giovedì 6 dicembre 2012

Splice (2009) | Recensione

Splice
Voto Imdb: 5,9
Titolo Originale:Splice
Anno:2009
Genere:Fantascienza / Horror
Nazione:Canada / Francia
Regista:Vincenzo Natali
Cast:Adrien Brody, Sarah Polley, Delphine Chanéac

Pericolosi esperimenti genetici con DNA umano, mostriciattoli, concezione un po' fallica del mondo, coppia di scienziati genialoidi che non trombano e quando lo fanno quasi non me ne accorgo, complessi di Edipo e di Elettra in un colpo solo, mito di Prometeo, multinazionali mediche senza scrupoli... il tutto frullato con un pizzico di horror e una sequenza vagamente erotica. Questo mischione è Splice, del regista Vincenzo Natali, italo-canadese che preferiamo ricordare per il suo unico film riuscito, Cube - Il Cubo. Dato che queste poche righe bastano per inquadrare il film, il cui risultato finale può essere sintetizzato con "Banalità a profusione", preferisco immaginarmi mentre scrivo una letterina al regista giusto per esprimere le mie rimostranze verso questo obbrobrio.

Lettera aperta al regista Vincenzo Natali

Caro Vincenzino,
ho letto che ci hai messo dieci anni a tirare fuori questo film. Tipo che l'hai lasciato nel cassetto perché dopo Cube - Il Cubo (1997) non avevi il grano e la tecnologia per realizzare Splice così come te lo immaginavi. Parliamoci chiaro: avevo buone aspettative perché Il Cubo mi era piaciuto parecchio per la sua originalità di fondo, per l'ottima realizzazione nonostante fosse low-budget e per il clima claustrofobico nonché alienante che lo caratterizzava. Ti scrivo perché vorrei chiederti una cosa, innanzitutto. Hai avuto DIECI anni per prendere la sceneggiatura, scriverla e riscriverla, insomma per migliorarla di giorno in giorno, per di più aiutato da altra gggente. Voglio dire, lo spunto di partenza non è davvero male. Ma proprio non capisco: perché alla fine di tutto questo lavoro è uscita questa chiavica allucinante? Ecco, te l'ho detto: non ti offendere, eh, anche se con questo film un pochino hai offeso l'intelligenza di noi spettatori. Ti preciso una cosa: non vado a sindacare sulle questioni morali che, in modo banale ma anche semplicistico, sollevi con questo film. Della moralità me ne impipo bellamente (così come ho scritto nella recensione di Codice Genesi). Io preferisco valutare il film dal punto di vista della trama, dei personaggi, della realizzazione tecnica. E nei primi due aspetti, proprio non ci siamo, con Splice.
La trama? Non che voglia raccontartela, immagino tu la conosca a menadito, ma dato che questa è una letterina aperta scrivo giusto due righe per il pubblico ludibrio. Ci sono Clive (Adrien Brody) e Elsa (Sarah Polley), due iper-scienziati-super-geniali, che stanno insieme e lavorano in un centro di ricerca avanzatissimo che si chiama N.E.R.D.
Cameretta nerd
Ora. Bello sto gioco di parole, eh? Nucleic Exchange Research and Development = NERD. Mi immagino le ore passate a trovare un significato decente per trasformare nerd in acronimo. Vincé, non è mica che volevi ammiccare ad un pubblico un po' geek, così, tanto per sembrare divertente? Altrimenti come le spieghiamo le ridicole magliette che Clive indossa per tutto il film? E i poster manga con cui tappezzi le pareti degli scienziati? Beh, io non ho riso manco per il cazzo. Sarò un nerd strano, ma col sottoscritto non hai minimamente fatto colpo. 
Ginger e Fred.
Dicevo. Clive ed Elsa giocano col fuoco anzi con il DNA. Creano dal nulla Fred e Ginger, due esseri falliformi (non voglio essere volgarotto, mi fermo qui. Vedere due simil-cazzoni che si muovono fa ridere. Ok, ho fatto un po' di preterizione, perdonami.) il cui unico scopo è fornire cellule staminali e tutto l'apparato genetico necessario per curare le Grandi Malattie del Mondo. Visto il successo dell'operazione, i due scienziati vogliono sperimentare col DNA umano. Ma la Compagnia non è così munita di spirito umanitario. Vuole fare soldi a vagonate. Subito. Ordina loro di lavorare su Fred e Ginger e ricavarci tutto il monetizzabile. Elsa e Clive s'incazzano, vanno avanti per la loro strada e mischiano un po' di geni umani, di rane / anfibi, di galline (oh, a me pare) e di non so che altre specie, e viene fuori questo mostriciattolo a due zampe e con una testa così. Visto che lavorano alla NERD e visto che due scienziati così genialoidi non hanno la fantasia per dare un nome decente a questo ROBO, decidono di chiamarlo nerd al contrario, ovvero Dren. Vincè. Potevi fare meglio, eh. Dren non si può proprio sentire. Fa proprio cagare come nome. Comunque Dren cresce a dismisura, e salta fuori che è una femmina. E pure vagamente gnocca. Peccato per quelle zampe alla ranocchia. Fin qui lo spunto è interessante, te lo concedo. Poi tutto precipita. Evito di raccontare altro per non incappare in spoiler ma, davvero, non succede più nulla di davvero sorprendente. A parte il fatto che Dren si tromba Clive e poi pure Elsa. Ops, spoiler assassino. Tranquilli, non è il finale. 
Purtroppo il grosso difetto della trama è proprio questo: non sorprende. Mentre guardi il film provi ad immaginare quale colpo di scena possa scompaginare tutti gli indizi che hai pedestremente disseminato qua e là. Invece nulla: nel film succede proprio tutto quello che ti aspetti che succeda. Finale incluso. E questo è un peccato mortale, soprattutto se te ne esci con un ibrido di film scientifico-fanta-scientifico e gli dai una spruzzatina di horror giusto per dare un contentino ai nerd. Non ci siamo, Vincè.
Ma l'aspetto peggiore, incredibile a dirsi, non è nemmeno la trama. Sono i personaggi.
Sarah Polley a sinistra. A destra,
dietro il suo naso, Adrien Brody.
Evito di ironizzare su naso di Adrien Brody. Ma davvero al casting non avevate nessun altro di decente per la parte? Non dico che Brody non sia un cattivo attore, tutt'altro. In S.O.S. Summer of Sam - Panico a New York di Spike Lee è fantastico, come pure nel film Il Pianista con cui vinse l'Oscar. Ma ora non è che vincere l'Oscar ti renda automaticamente perfetto per ogni parte che ti rifilino. Quindi, Vincé, davvero, la scelta di Brody è davvero infelice. Sarah Polley (me la ricordo nel bellissimo L'alba dei morti viventi di Zack Snyder) è più funzionale nella parte ma è proprio il personaggio di Elsa ad essere terribilmente irritante. Semplicemente non è credibile. Lei non vuole bambini. Ma, novella Eva, tenta Clive-Adamo a proseguire con lo scellerato esperimento. Eppoi ci mette il proprio, di DNA. Egocentrismo a manetta? Arriva Dren, e la tratta amorevolmente come la figlia che però non ha mai voluto. Mentre Clive, che un bimbo lo voleva, cerca di accoppare Dren in un parossismo di rifiuto perché "non è giusto". Poi, come per incanto, quando Dren raggiunge la maturità sessuale, ecco che i ruoli si ribaltano. Per giustificarsi dopo la trombata, Clive dice ad Elsa: "Abbiamo superato la distinzione fra ciò che è giusto e ciò che non lo è". Esticazzi, facile cavarsela così. La cosa più incredibile è che lei accetta questa ridicola scusa. Se Clive avesse detto: "... le cavallette..." sarebbe stato meglio. Non c'è proprio nulla di credibile in tutti questi cambiamenti di ruoli e personalità. Non dico che non si debba cambiare. Dico, Vincé, che si debba farlo su basi solide e credibili. Qui succede tutto in modo casuale e quasi senza il minimo perché.
Buona la resa di Dren.
Dopo che un po' ti ho massacrato il film, voglio darti un contentino: i complimenti per gli effetti speciali te li meriti tutti. La fotografia è ottima e la resa sia dei mostriciattoli che di Dren è davvero eccellente; da questo punto di vista è tutto assolutamente credibile. Molto più dei personaggi principali, ed è un vero paradosso. E' un peccato che tutti gli sforzi produttivi siano andati a favore dell'aspetto visivo, totalmente a discapito di tutto il resto. Splice è un film fondamentalmente noioso, che non terrorizza e che vorrebbe colpire con l'unica scena un po' forte solleticando la morbosità erotica del "bello del mostruoso". Buona, invero, la recitazione di Delphine Chanéac che interpreta Dren.


Caro Vincenzo, concludo questa letterina con una minaccia. Tira fuori un'altra cazzata come questa, e sei fuori.



Cordiali saluti da un fan deluso,
Giampy

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5
Ottimi spunti iniziali, svolti in modo pedestre e terribilmente banale e prevedibile.
Musiche: 5
Niente di memorabile. Musiche banalotte, che non comunicano tensione.
Regia: 7
Dal punto di vista tecnico, niente da dire: ottimo per la resa visiva, le inquadrature e gli effetti speciali.
Ritmo: 5
Un quasi horror che non terrorizza. Lento, compassato, non eccelle per il ritmo. Peccato capitale da manuale del cinema.
Violenza: 5
Povero coniglietto sbranato da Dren.
Humour: 4
L'effetto umoristico è dato dal naso di Brody e dalle sue ridicole magliette. Non propriamente quello che definirei un aspetto positivo.
XXX: 6,5
Dren si bomba Brody. Qui capisci che l'attrice modella è gnocca.
Voto Globale: 4,5
E' per me un film davvero sconclusionato, senza un perché e senza mordente. Personaggi poco credibili e svolgimento banale fanno sì che Splice sia un film dimenticabile.

martedì 4 dicembre 2012

Ong Bak 2 - La nascita del dragone (2008) | Recensione

Ong Bak 2 - La nascita del dragone
Voto Imdb: 6,1
Titolo Originale:Ong-Bak 2
Anno:2008
Genere:Azione / Arti Marziali
Nazione:Thailandia
Regista:Tony Jaa - Panna Rittikrai
Cast:Tony Jaa, Dan Chupong, Sarunyu Wongkrachang

Vado dritto al sodo, un po' come fa Tony Jaa con questo film.
Prendete il primo Ong Bak, toglietegli ogni orpello inutile (in pratica: lasciategli solo i combattimenti), eliminate i ralenty tipici di Prachya Pinkaew, ambientatelo nell'antica Thailandia anno 1432 o giù di lì, aumentate il budget, affidate la regia a Tony Jaa stesso, rendetevi conto che lui non ce la fa e chiamate in aiuto il suo mentore Panna Rittikrai, infilateci qualche elefante perché sennò non sarebbe un film di Tony Jaa e alla fine ottenete Ong Bak 2 - La nascita del dragone.

Già per il fatto che è ambientato nel XV secolo vi sarà chiara una cosa: questo film, a parte l'attore principale, non c'entra una beata fava col primo Ong Bak. Non è nemmeno un prequel. Potevano chiamarlo tranquillamente Te corco di botte in tutti i modi possibili ed immaginabili e te faccio pure male e non se ne accorgeva nessuno.

Il resto della recensione si basa su questa semplice proporzione matematica:

Ong Bak 2 : Signore degli Anelli = Primi 60 minuti di Ong Bak 2 : Tom Bombadil

Ve la leggo: i primi 60 minuti di Ong Bak 2 sono come la parte di Tom Bombadil nel Signore degli Anelli. Cosa intendo dire con questo? Ve lo spiego con una sola parola:

IL TEDIO

Vi giuro, mi sono sfracellato i maroni come non mai a guardare questi primi 60 minuti, in cui non succede NULLA. Sì, qualche sganassone, qualche scaramuccia qua e là, qualche accenno di trama attaccata con lo scotch giusto per dargli un minimo di credibilità, qualche flash back veramente inutile ed ignobile, ma credetemi, assolutamente non accade nulla. Stiamo parlando della quintessenza dell'inutilità. Esattamente come Tom Bombadil nel Signore degli Anelli. Sega via quelle 150 pagine, e non cambia nulla. Ok, cari fan tolkeniani: fate sbollire la rabbia e placate la vena pulsante sul collo; aspettate qualche minuto, insultatemi, poi continuate pure a leggere perché ho finito con questo paragone scellerato.

Ong Bak 2 parla di un ragazzino la cui famiglia reale è stata sterminata; viene raccolto e cresciuto come un figlio dal capo dei banditi, il quale gli insegna qualunque arte marziale gli passi per la testa: muay thai, ninjutsu,  capoeira, wushu e non so che altro. Il ragazzo, diventato uomo (Tony Jaa), decide che è ora di vendicarsi e di spaccare i culi grazie alle straordinarie capacità acquisite nel tempo. Massacra decine di sgherri mascherati da ninja thailandesi ma finisce che le busca di brutto da una specie di guerriero truccato da corvaccio fantasma (Dan Chupong). Sì, il film finisce così, con un cliffhanger degno della Telenovela Piemontese mandata in onda su Mai Dire Tv.

Vi ho liquidato la trama in poche righe perché, davvero, non c'è null'altro da dire. 
Siamo nel 2006, il successo di Ong Bak va oltre i confini thailandesi, il secondo film The Protector nel 2005 (ci torneremo, promesso) ha avuto uguale successo, e succede che Tony Jaa si stanca di essere trattato come un burattino dal regista Prachya Pinkaew. Trova un po' di fondi, e decide di fare il SUO Ong Bak. Con risultati assurdamente altalenanti. Dal punto di vista filmico, Ong Bak 2 non fa due ma duecento passi indietro. E' veramente pessimo nella sua costruzione globale. La trama è inesistente, le scene sono malamente collegate fra loro - segno che il lavoro di montaggio è stato fatto male - e spesso all'interno delle stessa scena la qualità dell'immagine, delle luci, della fotografia varia vistosamente: segno di rimaneggiamenti a posteriori. Diciamocelo: come regista, Tony Jaa ha toppato alla grande al punto che si narra che, in preda ad una crisi mistica, fosse scomparso per 2 mesi nella giungla mentre la produzione aveva fermato le riprese perché i fondi erano finiti. Per salvare la baracca viene chiamato Panna Rittikrai (che voi lettori attenti avete incrociato come regista nel film Born to Fight), mentore di Tony e grande coreografo di arti marziali. Tony Jaa fa pubblica ammenda, e in fretta e furia fa terminare le riprese del film, due anni dopo che il carrozzone era stato messo in piedi. Questa nota di colore serve a spiegare le grandi incongruenze del film e tutte le sue debolezze. E serve a spiegare il fatto che di lì a poco è stato annunciato il seguito Ong Bak 3, di cui vi parlerò in un'altra recensione.
Il punto di forza di Ong Bak 2 è dato sicuramente dai combattimenti. Qui non avevamo il minimo dubbio: la qualità è davvero elevata, e per di più non ci sono nemmeno i fastidiosissimi ralenty a cazzo che Pinkaew piazza in tutti i suoi film. Qui si bada alla sostanza, che in questo caso è il picchia forte, picchia duro

Ma, amici miei, questa volta non basta. Dopo un'ora di tedio, niente può risollevarmi dal torpore come è accaduto in questo caso. Ok, gli ultimi 40 minuti sono davvero spettacolari e valgono la pena di essere visti. Non come film, ma come videoclip. Ecco quindi il vero limite di Ong Bak 2. Non posso promuoverlo come film nella sua globalità, ma se vi armate di fast forward e passate alle scene clou, potrebbe anche riservarvi qualche piacevole sorpresa. La scena della rissa con lo stile della scimmia ubriaca (qui si scomoda un mostro sacro come il Jackie Chan anni '70), quella con il corvo fantasma, o ancora il combattimento Tag-Team con... un elefante (!!!) meritano assolutamente una visione. Il resto è fuffa, e la cosa mi dispiace perché i mezzi per fare il botto c'erano tutti. Bocciato.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 4
Inutile e pretestuosa. Ci sono pezzi di trama buttati a caso in flash back, ma che vengono dimenticati nel proseguimento della storia: roba da dilettanti allo sbaraglio.
Musiche: 5
Anonime. Accompagnano l'azione, ma non restano in mente, alla fine di tutto.
Regia: 5
Davvero povera, e per di più con qualche espediente da quattro soldi (prologo di 5 minuti riciclato nella sua interezza come flash back in mezzo al film: orrore!).
Ritmo: 5
E' la media fra il 2 dei primi 60 minuti e l'8 dei combattimenti finali.
Violenza: 7,5
Qui si premia non tanto lo splatter in sé (inesistente) quanto la qualità di combattimenti e coreografie, assolutamente all'altezza delle aspettative.
Humour: 0
Eliminata ogni traccia di humour. Il che non è necessariamente un male.
XXX: 0
Niente da segnalare.
Voto Globale: 5
Splendido come videoclip, ma solo per una sua minima parte. Come film è decisamente bocciato, un'occasione mancata per fare il vero salto di qualità. Dirò di più: la delusione è tanto più alta quanto maggiori sono le aspettative che non vengono mantenute.

sabato 1 dicembre 2012

Starcrash - Scontri stellari oltre la terza dimensione (1978) | Recensione

Starcrash - Scontri stellari oltre la terza dimensione
Voto Imdb: 3,7
Titolo Originale:Scontri stellari oltre la terza dimensione
Anno:1978
Genere:Fantascienza
Nazione:Italia
Regista:Lewis Coates (Luigi Cozzi)
Cast:Caroline Munro, Marjoe Gotner, David Hasselhoff, Christopher Plummer

Bello il modellino!
Io avevo l'espressione del tipo a destra.
(Sono i due protagonisti, per inciso)
Ok, questa mi è stata presentata quasi come una sfida (bella tosta) da parte di un amico, che qui saluto. Ho raccolto questa sfida con un pizzico di apprensione; preso il coraggio a piene mani, mi sono tuffato nella visione del film Starcrash - Scontri stellari oltre la terza dimensione. Devo ammetterlo: è stata un'esperienza che va al di là dell'umano. Lisergica, oserei dire.


Keywords: Trash, Cagata Micidiale, Gnocca. E potrei concludere qui la recensione, ma so già che i più esigenti di voi potrebbero rimanerci male, quindi cercherò di esprimere un parere su questa puttanata interplanetaria.

Qui siamo a Tropea. Giuro.
Partiamo da una breve presentazione del background, necessario per comprendere in pieno questa operazione. Siamo nel 1978. Il successo di Guerre Stellari è agli occhi di tutti. Prima del capolavoro di George Lucas, provare a pensare ad un film di fantascienza nel più puro stile space opera era probabilmente considerato un azzardo. La gente sarebbe corsa in massa a guardarlo? Guerre Stellari ha dato la risposta.
Starcrash è, a tutti gli effetti, la risposta italiana a Star Wars, a partire dal titolo internazionale. Principessa Leila? Pfui! Fischi per lei! Noi abbiamo Stella Star. Sissignori, nomen omen! Stella Star, una topa stella di prima grandezza interpretata dalla splendida Caroline Munro. Costei è nota per essere stata una Bond Girl (nel film 007 La Spia che mi amava, 1977, con Roger Moore e insieme all'altrettanto topa splendida Barbara Bach), mentre i fan più scafati se la ricorderanno in qualche produzione Hammer anni '70. Obi Wan Kenobi? Luke Skywalker? Ma per favore! Noi abbiamo due eroi in uno: l'immarcescibile Akton (un inguardabile Marjoe Gotner)! Eroico-cesso-paura senza un minimo perché, protagonista dai poteri speciali (per buona parte del film ci domandiamo spaesati quali siano e a cosa minchia servano) e che fa pure una fine ignobile. Darth Vader? Ahahahahahah! Ma non fateci ridere! Noi abbiamo il carismatico Conte Zarth Arn (Joe Spinell, che ha recitato in Taxi Driver, Il Padrino Parte II, Rocky, Rocky II... ecco, se mai in futuro dovessi pensare al Viale del Tramonto, da ora in poi mi verrà in mente il buon vecchio Joe), che quando muore fra esplosioni pirotecniche non fa altro che urlare "Sono il dominatore dell'universoooooooooooo!". Eppoi, rispetto alla saga degli Jedi, abbiamo un'amazzone che agli americani manca. Leila-Schiava? Ari-pfui! Noi ci abbiamo Nadia Cassini, ci abbiamo. Quattro a zero e tutti a casa.

A sinistra, Nadia Cassini. A sinistra, ho detto.
Ok, dopo aver letto queste righe deliranti e sconclusionate, vi vedo lì davanti al monitor, con l'espressione un po' interdetta mentre cercate di capire:
  • che pasticche ho ingerito;
  • cosa sia in realtà Starcrash.
Facciamo che riparto da capo, presentandovi la storia.

Siamo in una galassia lontana lontana. Il Conte Zarth Arn ha costruito una micidiale arma in grado di distruggere le menti degli uomini. Zarth Arn, l'avrete intuito, è un super cattivo, e vuole diventare il Dominatore dell'Universo. Questa arma, chiamata con un nome roboante tipo Cannone dell'Apocalisse (e già quando l'ho sentita nominare così, intorno alla fine del film tra l'altro, sono scoppiato a ridere come un deficiente), scusate, dicevo: questa arma è così GROSSA e POTENTE che è stata nascosta non IN ma DA un pianeta. Sì, avete capito bene. C'è però l'Imperatore del Primo Cerchio Stellare (sembra più il nome di un colpo segreto della Divina Scuola di Hokuto) che deve essere un fesso epocale perché non riesce a scovare questa arma così INTROVABILE, piccola com'è. Per stanarla invia un super incrociatore stellare, il quale però viene distrutto in un modo un po' confuso che credo di non aver capito bene (siamo intorno al quinto minuto e avevo già la palpebra calante, capitemi). Prima che l'astronave esploda come un uovo nel forno a microonde, vediamo tre moduli di salvataggio che svolazzano qua e là per lo spazio.
Finalmente entrano in scena i protagonisti! Stella Star e Akton. Sono due pirati dello spazio, poco di buono, contrabbandieri da quattro soldi che però sono inspiegabilmente nonché rispettivamente il Miglior Pilota della Galassia e il Migliore Navigatore dell'Universo. Sono inseguiti da Thor della Polizia Intergalattica, una specie di alieno spelacchiato il cui make up finisce improvvisamente da metà collo in giù. Ma non divaghiamo: Thor cattura i due pirati, che vengono condannati ai lavori forzati a vita su due pianeti diversi.
La fuga di Stella Star dal pianeta-prigione è un capolavoro dell'assurdo. Qui la vediamo finalmente nella divisa succinta che poi manterrà per buona parte del film: cosa buona e giusta, a prescindere. Stella Star sobilla gli altri schiavi (due sfigati di mezza età) che si ribellano. Nella sparatoria che ne segue, caratterizzata da splendidi raggi laser che sembrano dei rétini rossi appiccicati sulla pellicola, Stella Star si lancia fuori dalla prigione (?) e atterra in un canneto che fa tanto pianura padana (!). Sopra di lei la prigione esplode (non si capisce come), e sticazzi se muoiono tutti, carcerieri e prigionieri: Stella Star è salva, ed è quello che conta. Viene però ri-catturata da Thor che la porta direttamente dall'Imperatore della Prima Nerch...ehm, dall'Imperatore del Primo etc etc: in cambio della grazia, lei e Akton dovranno trovare l'arma, distruggerla e, già che ci sono, salvare il figliolo dell'imperatore, il Principe Raima, disperso durante la spedizione di ricerca.
Inizia così la Grande Avventura di Stella Star e Akton, che vengono affiancati dal robot umanoide Elle.

Nello classico stile comune alle grandi epopee avventurose di inizio secolo, seguiremo il randomico girovagare dei nostri eroi per la Galassia, mentre mano a mano rintracciano i tre moduli di salvataggio alla ricerca di qualche superstite. Visiteranno un pianeta rigoglioso e abitato dalle Amazzoni (la cui regina, come detto, è Nadia Cassini. Tre minuti tre di significativa presenza scenica). Approderanno su un pianeta totalmente ghiacciato e alla fine atterreranno su un pianeta dove saranno attaccati da esseri primordiali stile Pianeta delle Scimmie. Scoveranno pure Er Principe e salveranno la Galassia in un tripudio di combattimenti stellari, esplosioni e luci allucinogene (sì, l'allitterazione è voluta, so' poeta).

L'avrete intuito: la sceneggiatura sembra il parto di un pazzo rinchiuso in manicomio a cui qualcuno più sano di mente ha cercato di dare ordine, senza troppo successo. O in alternativa, un'altra tesi accreditata vuole che la sceneggiatura fosse stata scritta da un quattordicenne in preda ai primi ormoni dopo aver visto in successione Guerre Stellari e La soldatessa alle grandi manovre.
Al di là della trama che, se ben supportata da tutto il resto, potrebbe anche fare la sua porca figura, sono altre le cose che destano orrore e raccapriccio.

1) Le battute e le situazioni, ai limiti del demenziale.
Qui di seguito qualche esempio...
  • Dove è nascosto il pianeta segreto del Conte? A metà film a qualcuno arriva l'Illuminazione: sarà mica fra le famigerate Stelle Oscure Proibite? Con questo nome, non poteva venire in mente prima? Se si chiamano così, ci sarà un motivo.
  • E' fantastica la scena clou in cui Akton rivela i suoi poteri. Ricordate? Lui e Stella Star sono pirati e contrabbandieri. Ordunque: per necessità lui svela il suo potere, ovvero la capacità di guardare il futuro. Ecco la sua giustificazione per non averla mai usata prima: "E' una cosa contro la legge!". Lo confesso, avevo le lacrime agli occhi per il troppo ridere.
  • La situazione è disperata, l'astronave su cui si trovano gli eroi sta per esplodere e l'Imperatore se ne esce con: "Ho un asso nella manica: posso fermare il tempo!" Al che mi domando. Se hai questo ultrapotere... perché non lo usi contro il Conte, poi? Sei deficiente o cosa?
  • Pianeta ghiacciato: "Fai attenzione, la temperatura di notte scende di MIGLIAIA di gradi." Cioè, qui andiamo oltre lo Zero Assoluto. Oltre i limiti della fisica... magari potevano scoprire pure l'Antimateria, già che c'erano.
2) La recitazione.
Superpoteri senza un perché.
Qui siamo ben al di sotto del minimo sindacale. Siamo così in basso che gli attori stessi hanno preso la vanga e hanno iniziato a scavare di loro spontanea volontà. Caroline Munro che, diciamocelo, è gnocca di prima categoria (vedere contributo del Neurone Numero 4 a fine recensione), qui è assolutamente cagna. Anzi, cagna all'ennesima potenza: Livello Cagna Maledetta. Scena drammatica: inquadratura del suo volto sorridente. Scena action: primo piano del suo splendido sorriso (angolatura diversa). Scena surreale: primo piano dei suoi occhioni spalancati, si intravede il suo bel sorrisone. Scena comica: espressione sorridente ma corrucciata. E' evidente che Kristen Stewart ha preso lei come riferimento per Twilight, riuscendo nel tentativo di estremizzare tutto con la stessa, medesima assenza di espressione. Il suo Livello: Kristen Stewart, inarrivabile. Ma il problema non è solo Stella Star. Alla sua recitazione, la Nostra sopperisce con ben altri doti... cosa che fa anche Nadia Cassini, qui nelle succinte-ma-non-troppo vesti della Regina delle Amazzoni. Il problema sono tutti gli altri! Akton, per esempio: genuinamente osceno. Sembra un maniaco. Livello Raccapriccio Riccio. Il Conte? A parte sgranare gli occhi e urlare frasi ad effetto tipo "Il mondoèmmmmmmiooooo!" non va. Livello Dottor Zero. Si salva l'Imperatore Buono, un grandissimo Cristopher Plummer, l'unico attore degno di questo nome che, però, prende la parte così seriamente da risultare addirittura ridicolo se lo confrontiamo ai livelli degli altri attori. Livello Tutti insieme Appassionatamente.
A destra: è lui!
Sì, lo so che in realtà voi volete sapere di più sulla vera star di questo film... David Hasselhoff nella parte del Principe Raima. Il buon vecchio The Hoff: Idolo del sottoscritto ai tempi di Supercar. Al di là del fatto che viene accreditato in terza posizione fra gli attori principali ma compare solo negli ultimi venti minuti, ecco, in questo breve lasso di tempo ci rendiamo conto di quanto il suo sia un personaggio-fuffa. Ok, salva Stella Star. Ok, si rivela come Principino-di-sta-cippa. Il bello, però, è che lui interviene arrembante e... Akton mUore. A fare il lavoro sporco è sempre la nostra eroina. A salvare il culo alla galassia è Stella Star. Raima se ne sta lì, fa un combattimento con la spada laser dove si vede lontano un miglio che ha appena preso lezioni da qualche schermidore olimpico eliminato al primo turno perché quella postura plasticissima la vedi solo in pedana di fioretto (e qui risate a tutto spiano). E quando alla fine l'abbraccia in modo oltraggiosamente casto, la battuta migliore è del Robot Elle che sbotta con un: "E io che ci faccio qui?"

Insomma, quella battuta è roba di alta scuola, è puro meta-cinema. Le parole di Elle rimbombano nella nostra testa, al punto che inevitabilmente ci porremo questa domanda: "E noi che ci facciamo qui, davanti allo schermo, a guardare questa merda colorata?"

Non uso parole a caso. Ammirate questi bizzarri accostamenti di colore.
3) Gli effetti speciali.
Innanzitutto le astronavi non sembrano fatte col Lego, ma col suo cugino povero: il Duplo.
I raggi laser sembrano fatti col pennarello.
La scenografia non sembra: è tutta plastica e cartapesta. I palazzi di Megaloman al confronto sembrano realizzati dalla Industrial Light and Magic.
La fotografia è costruita attraverso bizzarri e psichedelici accostamenti di colore, il cui risultato è quantomeno azzardato. La galassia, per esempio, viene rappresentata come una distesa nera da cui fanno capolino stelle di tutti colori (per lo più tendenti a tinte shocking) e i pianeti sono palline da golf colorate. Addirittura in una scena, ottenuta mediante sovrapposizione di pellicole, vediamo delle nuvole che splendidamente compenetrano il fianco di una montagna. Ovviamente l'effetto è voluto, vuoi mettere le robe strane che vedi in questi pianeti esotici?
Mork... ehm, Stella Star
I costumi sembrano ottenuti usando la Maglieria Magica di Barbie e il domopak. I risultati migliori sono ovviamente su Stella Star, in un casto nonché onorevole costumino in due pezzi. Peccato che nel finale abbiano deciso di coprirla un po' di più, al punto che con quel vestito Stella Star sembra Mork di Mork & Mindy.
Er Titano de noartri
I mostri (Golem e Titani) sono fatti con la tecnica passo uno. Impossibile non ricordare i prodigi di Ray Harryhausen, il vero maestro della tecnica dello stop-motion il cui significativo contributo può essere visto in filmoni quali Sinbad, Scontro di Titani, L'Isola misteriosa ed altri. Fra l'altro vi suggerisco di recuperare l'Almanacco della Fantascienza 2009 di Nathan Never (Bonelli): c'è un interessante articolo proprio su Ray. Beh, scomodare questo mostro sacro è pura bestemmia: l'effetto ottenuto in StarCrash è tanto pedestre che sembra di vedere un film muto del 1915 a cui sono saltati dei fotogrammi dalla pellicola.

Potevamo stupirvi con effetti speciali. Non l'abbiamo fatto: usate la vostra immaginazione.

Il mondo è mio! Bwahahahah! Agh!
Anche solo preso singolarmente, ciascuno di questi difetti è in grado di annientare un film insieme allo sventurato spettatore che lo guarda. Immaginatevi quindi cosa sia Starcrash, che questi difetti li ha tutti insieme in un colpo solo. Roba da sterminio di massa. Ma... sì, c'è un ma! Questo risultato così sconclusionato, così orrido, così farsesco fa sconfinare il film nel Trash con la T maiuscola. La T, pian piano, lentamente, si trasforma in una C. Quella di Cult. Sissignori! Starcrash fa così cagare che fa il giro su se stesso e dopo l'ennesima volta che scoppi in una risata declamando: "Bella merda!" alla fine te ne esci con: "Che tavanata sublime!". Come spiegavo in altre recensioni, solo una piccola percentuale di spettatori riesce a trasfigurarsi e raggiungere il Nirvana delle Cagate Micidiali, quel limbo sospeso in cui la mente viaggia in uno strato lattiginoso dove tutto è ovattato e la faccia rimane resettata in un ghigno ebete nonché incredulo. Questo limbo porta a quella che potrei definire Accettazione. Non di se stessi (sarebbe chiedere troppo) ma dell'auto-convincimento di aver assistito ad un evento fuori del normale epperò brutto, talmente brutto, che poi alla fine ammetti: "Mi sono pure divertito..."

Actor's Studio.
Alla fine, ricordiamolo, quello che fa trasformare una merda in un cult è il Genio. Il film è intervallato da momenti di pura genialità che lascia storditi per il loro impeto e la loro genuina irruenza. Purtroppo non ci è dato sapere se la genialità fosse consapevole o se fosse solo frutto del caso o del budget ridicolo. Io una risposta ce l'ho, ma ho paura ad esternarla.

Come definire, se non con "Genio puro!" il set dell'astronave di Stella Star e Akton? Gli oblò sembrano occhi, la plancia i denti e la forma tutta è quella di un teschio. E il computer centrale? Un monoblocco plasticosissimo a forma di cervello!

E l'astronave base del Conte? Totalmente a forma di mano, con tanto di dita semoventi. Se in qualche scena avesse assunto la forma del ditone medio alzato, questo film avrebbe preso un 10 sparato: peccato che gli autori non abbiano osato. Ad ogni modo, questa astronave bizzarra ha fatto sì che alcune scene dell'attacco potessero richiamare quelle dell'assalto alla Morte Nera di Guerre Stellari.

Ed infine, il pezzo più bello del film: l'attacco dell'Imperatore al Conte. Fate attenzione alla genialità intrinseca degli autori. I soldati imperiali entrano nell'astronave nemica a bordo di... enormi SUPPOSTE dorate sparate! Queste sfondano muri e finestre (poi ci torniamo), si apre uno sportello e i soldati sbucano fuori sparando all'impazzata. Superbo, davvero superbo. Dicevo delle finestre: siamo nello spazio (lo ricordo, caso mai vi fosse sfuggito questo particolare), le SUPPOSTE sfondano le finestre dell'astronave e... tutto prosegue come se niente fosse! Nessuna decompressione, nessuno che muore per mancanza di ossigeno, solo esplosioni a non finire... tutto molto bello, tutto molto kitsch. Eppoi i buoni perdono questo scontro...

Infine, Starcrash è istruttivo! Puoi imparare cose nuove!
  • Nello spazio si nuota.
  • Nel futuro non si conta usando giorni e ore, ma quadranti e cicli.
  • Se vieni colpito ad un braccio, mUori. Anche se hai i superpoteri.
  • Prevedere il futuro non serve ad una cippa: ci sarà sempre un traditore che ti fregherà. E mUori.
  • Nelle astronavi spaziali puoi aprire le finestre per cambiare aria alle stanze. Tutte le mattine.
  • Lo Starcrash del titolo non è altro che prendere un'astronave gigantesca e lanciarla contro un'altra. Praticamente l'auto-scontro-stellare. I bambini del futuro si divertiranno così. Armi segrete? Cannoni dell'Apocalisse? Ma per favore. Un botto e via!
Stile libero nello spazio.
Nota di colore: Roger Corman ha avuto a che fare col film?
Sì e no. Non ha prodotto direttamente il film. Ma ha comprato i diritti per la sua distribuzione negli Stati Uniti dove, incredibilmente, ha avuto successo tanto quanto in Italia. La parola "successo" è usata in senso relativo, ovviamente. Roger Corman è famoso in tutto il mondo per aver prodotto e diretto film per lo più horror e fantastici low-budget.

La Domanda Finale. Starcrash è migliore o peggiore di Robotropolis?
Non scherziamo. E' così infinitamente peggiore che riesce a raggiungere con grande facilità il livello di Cult. Cosa che Robotropolis non fa. Quindi, secondo la Teoria del Nirvana delle Cagate Micidiali, Starcrash è talmente peggiore che alla fine vince e diventa migliore.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 4
La storia in sé non è un problema: ci sta anche. Peccato che la sceneggiatura sia una cosa davvero pietosa. Roba da sedersi su una panchina e piangere disperati.

Musiche: 7,5
Non l'ho scritto nella recensione, ma va detto che le musiche davvero ottime. Perle ai porci, mi viene da pensare. Le ha composte John Barry, pluri-premiato agli Oscar (Nata Libera, La Mia Africa, Balla coi lupi, Il Leone d'inverno...) e responsabile delle colonne sonore di molti film di 007 / James Bond
Regia: 3
Una realizzazione così pedestre è cosa davvero rara. Montaggio inesistente, fotografia degna di LSD e Polvere dell'Angelo, recitazione casereccia e così bassa che forse l'ho vista a questi livelli solo in "Superuomini, Superdonne e Superbotte".
Ritmo: 4
Al terzo minuto m'è calata la palpebra. Poi è arrivata Stella Star e il mio interesse s'è ridestato. Da quel momento il film scorre via liscio pur con qualche inciampo durante il percorso.
Violenza: 4
Ahahahahahahahahahaha! L'unico film in cui l'eroe mUore per una lieve ferita al braccio. Come se avessero voluto urlare agli americani: "Obi Wan Kenobi puppa!"
Humour: 8
Ok, durante la visione non sono state poche le risate grasse che mi sono fatto. Tutte involontarie perché il film è davvero r-i-d-i-c-o-l-o.
XXX: 4
Fan service a tutto spiano per Caroline Munro e Nadia Cassini. In realtà il film è ipercastigatissimo, non siamo nemmeno ai livelli di Barbarella.
Voto Globale: 3
Penso sia più corretto un s.v. (senza voto). Alla fine opto per 3: il Numero Perfetto. Questo film è una Perfetta Cagata Micidiale. Film assolutamente consigliato per una serata con amici, pop corn, birra e rutto libero.

Ed ecco il contributo del Neurone Numero 4: Caroline Munro tutta per voi! (Immagini da cliccare in buona/alta qualità)

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