lunedì 30 luglio 2012

L'ultimo dei templari (2011) | Recensione

L'Ultimo dei Templari
Voto Imdb: 5,3
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Titolo Originale:Season of the Witch
Anno:2011
Genere:Fantasy
Nazione:Stati Uniti
Regista:Dominic Sena
Cast:Nicholas Cage, Ron Pearlman, Stephen Cambell Moore, Claire Foy.

Ci sono dei fatti che dovete sapere subito su "L'ultimo dei templari":
1) È una cagatona immonda.
2) È un truffa verso gli spettatori, specialmente quelli italiani.
3) Nicholas Cage coi biondi capelli dorati è oggettivamente inguardabile.

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Notare l'espressività di Nicholas Cage. Da Oscar.
Sul fatto che sia una cagatona immonda sono certo che siamo o saremo tutti d'accordo. Il film parla di due crociati, il Biondo Nicholas Cage e Hellboy Ron Pearlman, che affettano gli infedeli in Terra Santa come se non ci fosse un domani. Un bel giorno il Biondo scende dal lato sbagliato del letto, si interroga dentro di sé e si rende conto che stanno facendo un massacro insensato. Lui e il suo amico Hellboy prendono armi e bagagli e disertano. Nel viaggio di ritorno vengono catturati e condotti in una città dove la peste sconvolge la popolazione. Il Biondo e Hellboy hanno un solo modo per redimersi e tornare liberi: scortare una donna, sospettata di stregoneria, al convento di non-ricordo-cosa. Sarà un viaggio dove i membri del party cadranno come mosche. E da qualche parte spunta fuori pure un demone.
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Gagliardoooooooouuuu!
Messa così scommetto che suona pure interessante, questo film. Ma no, le buone intenzioni del regista Dominic Sena (Codice: Swordfish, Fuori in 60 secondi) naufragano impietosamente a causa di una sceneggiatura veramente povera di sorprese e momenti topici, di uno svolgimento fiacco e senza verve, di una recitazione al di sotto del minimo sindacale, di effetti speciali mediocri al punto che Spawn, di quattordici anni prima, era decisamente migliore. E' evidente che Nicholas Cage abbia accettato il copione senza neanche leggerlo, ed è altrettanto evidente che quando l'ha letto abbia deciso di sbattersene le palle perché tanto andava bene così al regista. Ron Pearlman ha accettato a sua volta perché devono averlo incastrato con qualche minaccia torbida di cui non siamo a conoscenza - altrimenti non si spiegherebbe in altri modi la sua presenza in questo pastrocchio. O forse anche lui aveva qualche ingente debito di gioco da saldare a tempo zero, chissà. Non che si salvino gli altri attori: uno sfacelo proprio. Uno più dimenticabile dell'altro, a partire dalla presunta strega, finendo con l'inutile cameo di Christopher Lee.

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Povero Christopher Lee...
Tornando a bomba al secondo punto, vi spiego anche il perché questo film sia una truffa per gli spettatori.
Innanzitutto il titolo italiano è vergognosamente truffaldino: i Templari non c'entrano un cazzo con questa storia, qui si parla di semplici Crociati. Evidentemente i distributori italiani hanno pietosamente cercato l'effetto traino del film "Il Mistero del Templari", sempre con Nicholas Cage, che aveva riscosso un buon successo nel 2004. Inoltre la parola "Templari" è ultimamente più evocativa di "Crociati" per l'alone di mistero che tanta letteratura e cinematografia hanno fornito di recente. Ma poi... "Ultimo" di cosa? Non dei Templari - perché non c'entrano una fava - e nemmeno dei Crociati. Mica c'era solo lui. Non so, potrebbe rievocare qualcosa tipo L'ultimo dei Mohicani o L'ultimo immortale, o ancora L'ultimo boy scout (quello sì, un gran film!). Boh. Il titolo originale invece è Season of the Witch, letteralmente La stagione della strega... decisamente più indicato, no? Forse al cinema ci andava metà della gente, ma per lo meno non se ne sarebbe uscita incazzata come una biscia con la strisciante sensazione di averla presa nel deretano a causa di un film vomitevole e di un titolo volutamente fuorviante.
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La donna-strega-quella-là-insomma
Infine, il film ha pretese di ricostruire determinati eventi storici, ma svacca totalmente il periodo di almeno un centinaio di anni. Se poi lo consideriamo un fantasy, ok, ci può stare. Peccato che gli elementi sovrannaturali e fantastici siano sviluppati in modo veramente pedestre, al punto che avrei preferito un Nome della Rosa ambientato ai tempi degli Babilonesi. Forse mi sarei divertito di più.

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Il Biondo... ARGH!
Vogliamo parlare di Nicholas Cage biondo? Forse che voleva passare inosservato? O forse che voleva distrarre gli spettatori dallo spettacolo indecoroso cui andavano incontro, offrendone uno ancora peggiore? Meglio stendere un pietoso velo...

Datemi retta, evitatelo come la peste che flagella questa spazzatura cinematografica. E guardatevi The Barbarians, vi prometto molto più divertimento!

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5
Inutile, pretestuosa, senza sorprese.
Musiche: 5
Dimenticabili.
Regia: 5
Fiacca e senza inventiva. Discreta la fotografia.
Ritmo: 5
Lento come l'olio che sgocciola da una giara putrefatta.
Violenza: 5
Qualche affettamento qua e là. Niente di che.
Humour: 0
E' uno di quei film in cui Nicholas Cage si prende troppo sul serio, al punto da risultare terribilmente fastidioso.
XXX: 0
Potevano sfruttare la Strega per risollevare lo spirito del film, ma non hanno fatto neanche questo. Pfui, dilettanti!
Voto Globale: 4
Quattro secco senz'appello.

martedì 24 luglio 2012

The Raid: Redemption (2011) | Recensione


The Raid: Redemption
Voto Imdb: 8,0
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Titolo Originale:Serbuan maut
Anno:2011
Genere:Azione / Arti Marziali
Nazione:Indonesia
Regista:Gareth Evans
Cast:Iko Uwais,  Joe Taslim, George Ananda, Ray Sahetapy, Yayan Ruhian


L'ho trovatooooooooooooooo!!!! Kowabunga! Ecco il film definitivo del genere action!

Ma lo sarà ancora per poco. L'anno prossimo ne è previsto un sequel con un budget maggiore. E quello successivo, il terzo che ne chiuderà la trilogia. Non sto nella pelle già da ora.

Non so come iniziare questa recensione, perché sono tuttora esaltato come un caimano dopo la visione di The Raid: Redemption. Gli occhi sbarrati e lo sguardo vacuo unito ad un sorriso ebete durante i titoli di coda sono un ottimo biglietto da visita. Ve lo dico col cuore in mano: questo film spazza via qualunque altro film d'arti marziali. E lo fa in modo dirompente: ha le potenzialità per riscrivere un genere come Hard Boiled di John Woo aveva fatto nel 1992 con i polizieschi di Hong Kong. Così come nel 1992 c'era il prima e il dopo-Hard-Boiled, nel 2011 parte l'era del prima e del dopo-The-Raid. Senza se e senza ma. [1]

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Iko Uwais
Partiamo dal principio: il regista Gareth Evans, gallese di nascita e indonesiano di adozione, aveva sorpreso tutti con il suo lungometraggio d'esordio del 2009, Merantau. Mentre girava l'Indonesia per documentarsi sull'arte marziale Silat (che non ho la più pallida idea di cosa abbia di diverso dal Wushu o dal TaekWonDo o da CippaCheSchiantaLoSterno), s'imbattè in Iko Uwais. Formidabile performer, asciutto nello stile, buona presenza, atletico all'inverosimile. Gareth capì subito di aver scovato il nuovo Tony Jaa. Lo scritturò immediatamente per un film, e ci ricavò su Merantau. Di cui vi parlerò in qualche altra recensione, perché ora non vedo l'ora di parlarvi di The Raid. Vi basti sapere che Merantau fece il botto e permise al duo Evans-Uwais di pensare ad un altro film più spettacolare, più tosto, più adrenalinico... più tutto. I soldi per fare quello che avevano in mente davvero, il progetto Berandal, non bastavano ancora, pertanto ripiegarono su The Raid e, adesso che tutto il mondo s'inchina a questo risultato, Berandal è stato messo in cantiere come seguito diretto proprio di The Raid.

Ok, pappardella arzigogolata di presentazione finita. Qui di seguito parto in quarta con presentare quelli che, a mio parere, sono i punti di forza del film. Inizio con la trama, non perché sia il punto migliore, ma perché serve ad inquadrare meglio The Raid.

In genere, nel presentare questi film esordisco con una frase del tipo: "Della trama non me ne frega un cazzo, basta che si menino come ossessi.". Invero, potrei dirlo anche qui. Ma c'è un però. La trama, per quanto essenziale, è perfetta per giustificare:
  • Una location superba;
  • Una marea di sganassoni allucinanti;
  • Personaggi stereotipati, ma con un gran bel perché.
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L'inizio del macello...
The Raid (letteralmente "incursione") è riferito ad un assalto di un gruppo di poliziotti SWAT indonesiani al palazzo fatiscente di un potentissimo signore della droga. Mai nessuno, prima d'ora, era riuscito nell'intento di stanarlo. Né la polizia, né le bande rivali. Il boss tiene tutti in pugno con un espediente semplice: dà asilo a chiunque nel suo palazzo, però in cambio questi poveracci fanno da sentinelle e alla bisogna impugnano anche le armi per difendere il loro signore. In aggiunta a questo, il palazzo ha un fitto sistema di telecamere grazie alle quali il boss tiene tutto e tutti sotto controllo. La location è assolutamente fantastica. Pur avendo un budget ridotto, il team è riuscito a tirare fuori un coerente sistema di corridoi bui e malsani, saliscendi antincendio, appartamenti maleodoranti su più livelli, stanzoni ricolmi di oggetti pronti per essere fracassati. Tutto è finalizzato alle risse e agli scontri, e il teatro ottenuto è davvero perfetto per lo scopo. L'intero film è ambientato in questo palazzo e ovviamente tutto ha un inizio e una fine: ingresso ed uscita, come in un videogame.
La polizia riceve un ordine dall'alto e organizza la spedizione con l'incarico di pacificare tutti e tirare fuori, possibilmente vivo, il boss per processarlo e mandarlo in galera. Ignoro se in Indonesia ci sia la forca per questi tizi, ergo non mi sbilancio di più. C'è il tenente anziano, c'è l'ufficiale intrepido e coraggioso, c'è la recluta alla prima missione (Iko Uwais. Ocio!) che tutti sottovalutano.
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Iko mani di machete
L'incursione inizia bene: la polizia irrompe e nei primi 5 piani si svolge tutto perfettamente seguendo lo stesso modus operandi. Si entra negli appartamenti, si ammanettano i bifolchi, li si rende impossibilitati a parlare, e si procede sistematicamente di piano in piano. Solo che al quinto qualcosa va storto. Un bimbominkia riesce a dare l'allarme, e da questo momento il palazzo diventa un girone infernale dove pallottole, pugni come macigni e machete impazziti fioccano da tutte le parti. Lo scontro da tattico diventa una guerriglia, anzi un assedio disperato dove i poliziotti iniziano progressivamente a ridursi sempre più di numero. Inutile a dirsi, fra tutti svetta l'immenso Iko Uwais che fa cose impossibili e si dimostra er mejo. Ma Iko ha un segreto...
In mezzo a tutto questo bordello e non contento della sua superiorità, il boss ha due invidiabili luogotenenti: il Cervello e Mad Dog ("Cane Pazzo"). Il primo è la mente diabolica della sua organizzazione criminale, il secondo è il pazzoide che massacra tutti.

Ed è con l'introduzione di questi due personaggi che il film guadagna punti:
  • nella trama (grazie al Cervello)
  • negli scontri (grazie a Mad Dog)
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Mad Dog di Hard Boiled: un mito!
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Mad Dog di The Raid
(il bel... coff coff! virgulto a destra)
Sul primo non dico altro per evitare spoiler. Sul secondo dico solo che... rulla di brutto! Mad Dog è un personaggio assolutamente fantastico. Primo, perché è un omaggio all'omonimo Mad Dog di Hard Boiled (corsi e ricorsi! Ah, quanto adoro queste cose!). Secondo, perché tiene testa ad Iko Uwais ed è, insieme a lui, il protagonista degli scontri migliori. Leggendo poi i titoli di coda, si scopre il perché: proprio questi due attori sono anche i coreografi di tutti i combattimenti del film. E grazie al cazzo che sono fantastici! Terzo, perché Mad Dog è sì pazzo furioso nonché fulminato di cervello, ma ha un codice etico quasi cavalleresco: odia le pistole e preferisce scontrarsi lealmente in combattimento contro i nemici. Anche in inferiorità numerica.

In generale, i personaggi del film, pur rispettando i canoni del genere, risultano perfetti per la parte. C'è l'eroe con un segreto, c'è il cattivo romantico, c'è il cattivo bastardo, c'è il poliziotto corrotto, ci sono infine decine e decine di vittime sacrificali pronte a farsi male nei modi più assurdi. In una sola espressione: CARISMA A PACCHI, CAZZO!

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Svulazz svulazz
Dato che l'effetto di esaltazione non è ancora finito, analizziamo un po' anche i combattimenti. No, dai, non ce n'è bisogno. Penso che siano pericolosamente vicini al top che un film del genere possa offrire. Zero o infimo uso dei cavi. Zero ralenty, quelli tanto cari al cinema thailandese di Prachya Pinkaew e Tony Jaa. Spettacolarità estrema degli scontri. E soprattutto, verosimiglianza assurda. Sembra tutto reale. Sono intimamente convinto che metà degli stuntmen abbia passato due mesi di ospedale alla fine delle riprese... ma non ditelo troppo in giro! L'unico espediente irreale è il fatto che i personaggi continuino a massacrarsi di botte anche dopo aver ricevuto colpi che abbatterebbero un triceratopo incazzato... ma se cadessero tutti al primo colpo, il film durerebbe un quarto d'ora e non sarebbe divertente. Fra l'altro è interessante notare una sorta di evoluzione degli scontri. All'inizio la polizia e Iko Uwais cercano di non uccidere nessuno, perché in fondo sono i buoni. Ma poi, vaccaboia, l'istinto di sopravvivenza prende il sopravvento e la cattiveria scorre a fiumi in un crescendo davvero esaltante. Certe risoluzioni sono davvero truci, pur senza avvicinarsi allo splatter.

Permettetemi una nota di merito alla regia. Gareth Evans ci sa fare. Inquadrature sempre perfette, dinamiche al punto da seguire ogni azione; montaggio frenetico ma non videoclipparo; fotografia eccellente, in grado di trasmettere in pieno l'atmosfera malata del palazzo. Tecnicamente è un film che molte produzioni a sei zeri di Hollywood si sognano. Segnatevi queste parole! Ahug!

Infine, la versione internazionale è stata acquistata dagli Stati Uniti e presenta una colonna sonora rifatta  rispetto a quella indonesiana. Non avendo sentito l'originale non posso fare confronti, ma devo dire che il risultato finale è davvero eccellente. La musica non è come quella delle produzioni dii Prachya Pinkaew, ovvero techno messa a cazzo perché tanto rulla comunque. E' parte integrante dell'azione, e sottolinea in modo perfetto ogni sequenza. Pur essendo techno house rulla unz unz house. Fra l'altro è stata curata da Mike Shinoda dei Linkin Park. Estigrancazzi, scusate!

Io il film me lo sono sparato in indonesiano con i sottotitoli. Pare sia prevista una distribuzione italiana a cura degli stessi che hanno importato e tradotto Merantau. In fondo stiamo parlando di un film che ha raccolto consensi unanimi ovunque sia stato trasmesso: al Sundance Festival soprattutto, e a quelli di Toronto e Torino per quei fortunati che hanno avuto l'occasione di goderselo su grande schermo.

Fate l'impossibile per vederlo: non ve ne pentirete.

[1] Nota a piè di pagina. C'è chi considera A Better Tomorrow come pietra miliare di John Woo per il genere action. Dissento clamorosamente non tanto sulla qualità del primo hit di John Woo, quanto sull'impatto nell'immaginario collettivo: per me Hard Boiled è avanti anni luce. Anche più di The Killer, che è più manierista a suo modo.


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 6
Di solito è un 4. Qui c'è più sostanza del solito!
Musiche: 8
Non sono le solite sequenze campionate messe a cazzo. Sono parte integrante del film.
Regia: 8
Gareth Evans ci sa fare. Senza strabiliare con chissà quali innovazioni, riesce a non farsi scappare di mano il film. Perfetto.
Ritmo: 9
Rullacartoni dall'inizio alla fine senza attimi di pausa. Le sequenze non sono scollegate fra loro, tutto ha un senso e una logica.
Violenza: 9
La qualità dei combattimenti è assolutamente eccelsa.
Humour: 2
Uhm. No, è tutto fottutamente serio e fracassone.
XXX: 0
Non pervenuto.
Voto Globale: 9
NOVE. Enne O Vi E. Ha le potenzialità per entrare nella storia del cinema d'azione. Sì, sono esaltato. No, non cambio idea. Sì, merita tutto questo entusiamo.

Soliti Screenshot:
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sabato 21 luglio 2012

Yakuza Weapon (2011) | Recensione

Yakuza Weapon
Voto Imdb: 5,2
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Titolo Originale:Gokudô heiki
Anno:2011
Genere:Azione / Splatter
Nazione:Giappone
Regista:Tak Sakaguchi, Yūdai Yamaguchi
Cast:Tak Sakaguchi, Jun Murakami, Mei Kurokawa, Shingo Tsurumi


Mi sono sparato questo Yakuza Weapon principalmente per un motivo: è un film Sushi Typhoon, ed ero curioso di vedere fino a che punto questi folli cineasti sarebbero arrivati. Un esempio precedente qui recensito è Ninja contro Alieni, giusto per darvi un'idea di cosa sto parlando.

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L'omaggio del film al manga originale

Dicevo, pensavo di trovare un film malato di mente, ed è esattamente quello che ho visto. E mi è piaciuto più di altri film degli stessi tizi, perché è... meno malato di mente del solito, è più solido come film, e presenta qualche chicca davvero fantastica che vi spiegherò più sotto. Probabilmente chi apprezza gli eccessi alla Hell Driver o The MachineGun Girl qui non troverà pane per i suoi denti. Ovviamente prossimamente parleremo anche di questi due... uhm... gioiellini. Sì sì.

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Robottino con Kurumi (sinistra) e Sachiko (destra)
Yakuza Weapon è tratto dall'omonimo manga di Ken Ishikawa. In Italia e direi nel mondo il compianto mangaka (ci ha lasciati nel 2006) è conosciuto per la saga di Getter Robot, scritta e disegnata in collaborazione con Go Nagai. Io preferisco ricordarlo anche per Robottino, un capolavoro demente sottovalutato dai più, considerato un po' il cugino povero di Dr. Slump e Arale. Ma che ve lo dico a fare. Solo io posso apprezzare un cartone con protagonista un robottino pasticcione, il cui inventore è un depravato innamorato della poliziotta Sachiko e che fa di tutto per riuscire a sbirciarle sotto la gonna.

Divagazioni a parte, non avendo letto il manga originale di Yakuza Weapon, non saprei dire quanto il film sia fedele alla sua controparte disegnata. La storia è presto detta: come il titolo suggerisce, la Yakuza spadroneggia nella società giapponese dell'immediato futuro. Il protagonista, interpretato da Tak Sakaguchi, si chiama Shozo ed è uno yakuza vecchio stampo (una sorta di mafioso giapponese, anche se mi rendo conto di quanto sia riduttivo ed anche fallace descrivere con queste poche parole il fenomeno della mafia giapponese. Potete leggere su Wikipedia per farvi un'idea più precisa). Shozo però non è solo uno yakuza con un suo codice e una sua etica. E' un incredibile deviato mentale schizzato e iperviolento che risolve i problemi con cartoni allucinanti e chili di piombo sparati senza guardare niente e nessuno. Insomma, corrisponde perfettamente al profilo del protagonista ideale di questo Blog. Il padre di Shozo nonché capo-clan viene assassinato, pertanto il figlio viene richiamato in Giappone dal suo esilio in Vietnam (!). Con i suoi due neuroni in croce, Shozo deve capire chi è stato ad assassinare il padre, e deve allo stesso tempo rimettere in riga i fuoriusciti del clan che cercano di rovesciare la sua famiglia.
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L'ispirazione è evidente! Vai tranquillo e va'!
I due neuroni di Shozo, va detto, restano inerti per tutto il tempo. Il nostro non fa altro che muoversi da una casa all'altra, massacrare di botte gli incapaci e sottoposti, e porta così avanti la sua guerra privata nell'unico modo che conosce. Finché non incontra un pazzoide - ovviamente il responsabile di tutto il macello - che lo riduce in fin di vita.
Interviene il Governo giapponese che riporta in vita Shozo trasformandolo una vera e propria arma umana vivente: nel braccio destro viene impiantato un super-mitra e nel ginocchio viene inserito un lanciarazzi (ehi, chi ha detto Cyborg 004?). Da questo momento entra in gioco una follia smodata e la cattiveria dirompente di Shozo diventerà la protagonista indiscussa dell'ultima parte del film.

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Ratataatatatataaaaaaah! (didascalia dell'anno)
Leggendo i crediti, salta immediatamente all'occhio che ci sono due registi: l'attore protagonista Tak Sakaguchi e Yudai Yamaguchi. La coppia aveva già collaborato insieme con Versus e con Battlefield Baseball e Deadball (due film sul baseball in versione Sushi Typhoon... detto questo, detto tutto); inoltre singolarmente il primo aveva già diretto un capitolo di Mutant Girls Squad. Tutti film fuori di melone, indubbiamente. Ad ogni modo, la presenza di due mani diverse alla regia fa sì che il film si presenti idealmente diviso in due tronconi; la prima parte, diretta da Sakaguchi, ci mostra il personaggio Shozo che riempie la scena con serrati scontri di arti marziali. Questa parte è invero un po' traballante, soprattutto a livello di sceneggiatura, e a fare da collante fra le scene action c'è una sottotrama che poteva tranquillamente essere potata, quella dei complotti ai danni dei clan yakuza. La seconda parte, quella veramente malata, inizia quando Shozo diventa l'arma-yakuza non convenzionale. Qui la regia è decisamente più solida e compaiono fantastiche sequenze marchiate Sushi Typhoon nel midollo. Una su tutte vale da sola quasi l'intero film, ed è la chicca che vi anticipavo all'inizio della recensione: salta fuori dal nulla un piano sequenza di quasi cinque minuti dove Shozo irrompe nel covo dei cattivi e massacra decine e decine di vittime sacrificali con tutte le armi in suo possesso: calci, pugni, super-mitragliatrice, lanciarazzi e svariati altri oggetti contundenti; il tutto spostandosi di stanza in stanza fino a salire ai piani superiori dove poi avviene un altro scontro incredibile. L'intero piano sequenza ricorda molto quello più famoso presente nel film The Protector di Prachya Pinkaew con Tony Jaa: film che consiglierò spassionatamente in una futura recensione.

Anche lo scontro successivo di Yakuza Weapon è assolutamente degno di nota nonché malatissimo: il super-cattivo usa il corpo ignudo della sorella assassinata come Arma Finale Totale Globale facendo delle evoluzioni assurde che non possono non strappare qualche risata per l'assoluta insensatezza della scena.

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Tifenterò patrone ti monto! Bwah bwah! Bleargh!
In definitiva, Yakuza Weapon mi è piaciuto. Presenta molti difetti, ma si lascia guardare senza risultare tedioso, e soprattutto non gronda degli eccessi splatter tipici di altre produzioni Sushi Typhoon. Inoltre l'interpretazione di Tak Sakaguchi è davvero ottima: al di là delle scene d'azione, è fantastico sentirlo parlare con un accento così strampalato che perfino io, che di giapponese non capisco una cippa, ho trovato davvero spassoso. Un Sushi Typhoon incredibilmente promosso.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5
Inutilmente tediosa in alcuni punti.
Musiche: 6
Solita accozzaglia elettro-J-pop-Sushi-Typhoon-sarcazzo-cos'altro.
Regia: 6,5
E' un po' la media fra la prima parte, a mio avviso carente, e la seconda, davvero ottima e fuori di testa. Il piano sequenza fa salire notevolmente lo spessore tecnico del film che resta tuttavia una produzione low-budget.
Ritmo: 7
Scontri, scontri, dialogo, scontri, esplosioni, follie assortite, e ancora scontri. La ricetta funziona senza stancare troppo. Diciamo che, per fortuna, i registi non si sono fatti sfuggire di mano il film.
Violenza: 7
C'è un po' di tutto, basta leggere la recensione per rendersene conto.
Humour: 6,5
Potremmo definire il film un action-splatter-comedy. Ci sta.
XXX: 5
Al di là delle solite sequenze con scolarette che fanno tanto maniaco giapponese, il combattimento col corpo nudo di Izumi Cay è senz'altro degno di nota. E riesce a non essere eccessivamente volgare.
Voto Globale: 7
Film promosso. Ottimo Tak Sakaguchi, ottime alcune sequenze, soprattutto divertente e sufficientemente folle per una serata con birra e amici.


Screenshot vari:
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martedì 17 luglio 2012

The Barbarians & Co. (1987) | Recensione

The Barbarians & Co.
Voto Imdb: 4,2
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Titolo Originale:The Barbarians
Anno:1987
Genere:Fantasy / Commedia
Nazione:Italia / Stati Uniti
Regista:Ruggero Deodato
Cast:Peter & David Paul, Eva La Rue, Richard Lynch.

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L'orgoglio fatto DVD.
Noto anche con i titoli: "I Barbari" e "The Barbarians"

Iniziamo da questa foto. Sì, sono un orgoglione possessore del DVD di The Barbarians & Co.. Non un DVD qualunque: un fetido rip ottenuto da chissà quale VHS e sbattuto su disco nel 2001. Non avete idea (no, sicuramente no!) della gioia che pervase il mio corpicino quando vidi siffatto DVD in un cestone dell'ipermercato a 5€. Ricordo che in quel momento il tempo si era fermato e mi ero rivisto tredicenne mentre aspettavo trepidante la Prima Tv su Italia 1 di questo film, pronto a registrarlo su videocassetta sul mio nuovissimo videoregistratore Akai. Insomma, qui stiamo parlando di un piccolo pezzo della mia infanzia, mica pizza e fichi.

Lo splendore del menu del DVD in tutta la sua artigianalità:




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The Barbarians & Co. Ditemi se non è stiloso!

Cos'è The Barbarians & Co.?
Scegliete voi:
1) Un grandioso film Sword & Sorcery
2) Un perfetto connubio tra arte, cultura e folkore
3) Un fulgido esempio di genuino trash italiano mascherato da fantasy per mungere il successo di Conan il Barbaro, seguiti e cloni vari.



Ovviamente mi direte in coro che la 1 e la 3 sono risposte antitetiche.

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Barbarian su Commodore 64
Per me no. Per me The Barbarians & Co. è la perfetta unione di questi punti. E' un film oggettivamente orrendo che in molti etichettano come cagatona spaziale, ma così genuino da suscitare tenerezza. Chi non l'ha visto con gli occhi da tredicenne non può capire. Non voglio scomodare a sproposito parole come "capolavoro" o "grandioso", ma... Barbarians è Barbarians. Punto. E' l'arte del raccapriccio. O il raccapriccio fatta arte. Fate voi. A me francamente frega poco. Io a quei tempi giocavo con un caro amico a Barbarian su Commodore 64. Una specie di Street Fighter 2 ante litteram con spadoni e guerrieri invece che Chun Li e Blanka. Ci metteva un miliardo di anni a caricare, il combattimento durava pochi secondi, ma era tanta la soddisfazione quando sconfiggevi il nemico facendogli rotolare la testa a terra. Sempre in quegli anni avevo già visto Excalibur di John Boorman - ok, il paragone è quantomeno azzardato, ma sempre fantasy era ai miei occhi - ed ero reduce da Conan il Barbaro e Conan il Distruttore. Come potevo quindi ignorare il richiamo di un nuovo film che riassumeva un po' tutti questi elementi fantastici? (o meglio: avrebbe dovuto)

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Franco e Ciccio?!
Sempre con gli occhi di tredicenne, eccomi pronto a vivere questa mirabolante avventura. Il film inizia con una voce narrante che declama la storia della tribù dei Ragnik i quali, in epoche antiche dominate dalla spada e dalla magia, erano gli unici a godere del diritto di passaggio nelle terre e ad avere il Dono della Felicità (qualunque esso fosse...) grazie ad un magico rubino che essi, millenni prima, ottennero barattando una montagna d'oro. Senza più uno straccio di denaro ma felici come pasque, questi poveracci giravano il mondo in veste di saltimbanchi, maghi e scarti di un circo Barnum dei poveri. A tenerli uniti, la radiosa regina Canari. La regina stessa aveva accolto nei suoi carrozzoni due bambini fratelli gemelli, Kutchek e Gore, e la sorellastra Kara. Ovviamente ogni bella favola viene rovinata dal cattivo di turno: il guerriero Kadar che brama sia il rubino che la regina. Con un attacco fulmineo dove i saltimbanchi si difendono sputando fuoco, lanciando coltelli scrausi e gettando birilli in testa ai cattivoni che sembrano più a Franco e Ciccio che a formidabili predoni, Kadar fa prigioniera la Regina, la quale riesce però a far perdere le tracce del rubino. I gemelli vengono separati, gettati in una cava, e cresciuti e addestrati a diventare guerrieri. Con uno scopo: fare in modo che si uccidano a vicenda. Questo perché Kadar è un uomo d'onore: ha promesso a Canari che i gemelli non sarebbero morti né per mano sua, né per quella dei suoi uomini. Astuto come una faina.

Qui la voce narrante ci racconta di come i gemelli crescono vigorosi fino a diventare uomini. Per la precisione, il narratore dice: "Crebbero, ma non divennero uomini. Diventarono BARBARI."

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A Spartacus je fa una pippa.
Sissignori. Barbari. E' in questa frase del narratore che si respira in pieno lo spirito del film. Kutchek e Gore non sono uomini, non sono valenti condottieri, non sono eroi senza macchia. Sono BARBARI. Due enormi montagne di muscoli, grandi, grossi, garruli e terribilmente, incontrovertibilmente, adorabilmente DEFICIENTI.

Nel momento in cui Kutchek e Gore diventano BARBARI, il film cambia registro. Fantasy? Puah! Eroismo? Puah? Epica? Puah! No. Diventa il racconto delle gesta di due coglioni che ruttano, si esprimono a grugniti, sfasciano una taverna, si trombano l'harem del cattivone e, già che ci sono, salvano la loro tribù. Per fortuna ad aiutarli c'è Ismene (provvidenziale fu leggere quella "s" nel suo nome nei titoli di coda, giacché io capivo ben altra parola...) interpretata dalla giovanissima nonché bellissima Eva La Rue. Ismene è una fuorilegge imprigionata dai Ragnik per non si sa cosa ma, liberata dai BARBARI, sarà fondamentale per guidarli nella loro missione di ritrovare il Rubino e salvare la Regina

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Eva La Rue non è mai stata così splendida.
Grandiosa è la scena del loro scontro, e di come capiscono di essere i fratelli gemelli separati anni prima.
Dialogo:
Barbaro 1: - Tu che ci fai con la MIA faccia, lurido maiale?
Barbaro 2: - Sono tuo fratello gemello, pezzo d'un rincoglionito!
In coro: - Allora dobbiamo scappare!

Questa scena, che vi posto qui di seguito da un spezzone in lingua inglese trovato su Youtube, è la summa di tutto il film. C'è la preparazione allo scontro, c'è la fantastica musica synth di Pino Donaggio, c'è l'ambientazione, c'è il carisma a pacchi dei costumi e delle inquadrature, c'è il combattimento anche cruento (salta via la mano di uno spettatore! Woooaaahhhh!) [ricordatevi sempre il filtro degli occhi di un tredicenne!] E c'è la COGLIONAGGINE dei due. Fantastico. Ho lacrime di commozione ancora adesso.


Non vado avanti a raccontare la risibile trama, ma sappiate che i nostri incontreranno dei mostri che a vederli non potrete fare a meno di sbellicarvi dalle risate:
  • Una specie di lupo mannaro incrociato con gli alieni del Pianeta delle Scimmie
  • Un drago (WOAAAAAH!) che a definirlo ridicolo vuol dire fargli un complimento. E' un pupazzone raccapricciante che aggrotta le ciglia con sguardo libidinoso e che viene infilzato in una scena terribilmente comica a seguito della quale i nostri eroi entrano nelle sue viscere dopo essere stati cosparsi di slime, frattaglie e vernice di origine non ben precisata.

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Il Drago Libidinoso

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Il Lupo delle Scimmie

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Volevate vedere l'interno di un drago?

Barbarians è tutto qui. E' un prodotto Cannon Films, con tutto quello che ne consegue. Per me la Cannon è sinonimo di Missing in Action, American Ninja, Over The Top e I dominatori dell'universo (sì, il live action di He-Man). Detto questo, detto tutto. Barbarians è però un figlio di Ruggero Deodato. A sprazzi si vede la sua mano, sopratutto in qualche scena fintamente cruenta. D'altronde stiamo parlando del regista famoso per Cannibal Holocaust. Infine, Barbarians è anche un figlio del compositore Pino Donaggio famoso per le colonne sonore di Carrie - Lo sguardo di Satana e L'ululato. Qui il Maestro dà sfoggio di synth a manetta, fantasticamente anni '80 e orchestrato ottimamente da Natale Massara.

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Sguardo Basito F4.
Ancora qualche nota a margine.
Gli attori.

No, dai. Fanno tutti pietà. Il film è davvero recitato a livelli infimi, non si salva nessuno. Né i Gemelli Barbari, né la splendida Eva La Rue (sì, avevo una cottarella per lei... lascio parlare il Neurone Numero 4 più avanti), né la Regina Canari di cui vedete a fianco l'immensa espressività, né infine il grande Richard Lynch che purtroppo ci ha lasciati il 19 giugno scorso (2012).


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Richard Lynch. Stile da vendere, ci aveva.
Ricordo infine che Italia 1 dedicò un ciclo di film ai gemelli David & Peter Paul: so per certo di aver visto Double Trouble - L'uno contro l'altro praticamente gemelli e I babysitter.

Poi l'immeritato (?!) oblio.

Ecco a voi Barbarians & Co.. Una pietra miliare del Trash Assoluto.

E questa è una recensione fatta col cuore. Vogliatemi bene e non compatitemi! :)


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 4
No, dai, davvero?
Musiche: 8
Adoro il synth di Pino Donaggio. Adoro la canzone finale genuinamente anni '80. E' una signora colonna sonora, per i nostalgici dell'epoca.
Regia: 4
Sono combattuto. Poteva essere un gran film, ma il regista ha commesso un peccato mortale: dare carta bianca ai due gemelli. La loro improvvisazione ha portato a risultati imbarazzanti a livello di dialoghi ed interpretazione.
Ritmo: 5
Fantastico fino all'incontro/scontro fra i gemelli barbari. Poi diventa un'accozzaglia di scene senza senso dal ritmo fin troppo blando. Combattimenti privi di cattiveria e talvolta inutilmente lunghi.
Violenza: 5
La stragrande maggioranza degli scontri si risolve in risse degne di Bud Spencer e Terence Hill, con tanto di identici effetti sonori. Qualche tocco alla Deodato qua e là è comunque presente.
Humour: 7
Munitevi di pop corn e preparatevi ad una serata con amici ben predisposti alla visione. Non ve ne pentirete. Ovviamente a scatenare l'ilarità non sarà l'intelligenza della sceneggiatura, ma la demenza dei BARBARI e la tristezza del make up.
XXX: 3
Qualche tetta nell'harem.
Voto Globale: 8
E' un voto alla nostalgia. Al trash. Agli anni '80. All'umorismo involontario. Alla voglia di tornare tredicenni. Voi comuni mortali, dimezzatelo pure.


Ed ecco il contributo del Neurone Numero 4 sulla splendida Eva La Rue, che voi probabilmente conoscerete giusto per CSI: Miami.
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Infine, tutte le immagini su Barbarians:
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