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sabato 3 novembre 2012

Zombie Apocalypse (2011) | Recensione

Zombie Apocalypse
Voto Imdb: 4

Titolo Originale:Zombie Apocalypse
Anno:2011
Genere:Horror, Zombie
Nazione:Stati Uniti
Regista:Nick Lyon
Cast:Ving Rhames, Lesley-Ann Brandt, Gary Weeks, Johnny Pacar

Dite la verità, vi mancava un bel film Asylum, di quelli orridi e nati putrefatti prima ancora di uscire dalla sala montaggio? Eccovi serviti Zombie Apocalypse, zombie movie (ma dai?) assolutamente raccapricciante non tanto per gli zombie, quanto per la pedestre ed insulsa realizzazione.

Un gruppo dell'allegra combriccola
Andiamo con ordine: se avete letto la parola Asylum e siete sfuggiti a gambe levate, non posso biasimarvi. E purtroppo, in questo caso specifico, non provo nemmeno a cercare di fermarvi dicendovi: "Dai, dai, alla fine è un film con un suo perché, anche se mi sono sforzato peggio di Asterix con le sue 12 fatiche per trovargliene almeno uno". Quello che invece ho fatto pochi giorni fa con "Mega Python vs. Gatoroid", per esempio...

Esatto, ecco tutto il succo della questione. Zombie Apocalypse è un film senza un perché. 
Ving Rhames, Taryn Manning e Leslie-Ann Brandt
Se mi apostrofate con un: "Trovami almeno un motivo per guardarlo!", non posso fare altro che guardarvi con aria smarrita, espressione ebete sulla faccia ed encefalogramma piatto dipinto sulla fronte. E voi, gagliardamente, potreste addirittura dirmi che questa mia interpretazione zombiesca (sic.) è addirittura superiore a quella degli attori di questo film. E io, di rimando, non potrei fare altro che scrollare mestamente le spalle, dandovi tacitamente ragione. Sì, lo sconforto si è impossessato del sottoscritto dopo aver visto questa dimenticabile produzione. 

Notare la verve!
Non spreco neanche tanti caratteri per scrivervi la storia: di originalità non c'è minimamente traccia. C'è il solito virus che rende gli umani in zombie e c'è il solito gruppo di sopravvissuti che deve spostarsi dal Posto A al Posto B perché lì c'è la speranza di un Evento X che potrebbe salvarli. Durante il tragitto ci sono tanti incontri ameni e divertenti con zombie ed altri sopravvissuti, intervallati da WTF Moments (che, blandamente, vi rendo con un "momenti senza un perché" - che è un po' il tema principale di questa recensione). Un esempio? Ecco qui!

Il nostro gruppo incontra un manipolo di tre...arcieri sopravvissuti. Le copie sfigate di Daryl di Walking Dead, giusto per capirci. Il capo dei tre, tronfio ed impettito per il suo essere istruttore delle pulzelle da lui accompagnate e difese, se ne esce con una frase perentoria di questo tipo: "Usiamo gli archi perché sono letali e silenziosi. Però abbiamo poche frecce quindi, mi raccomando, raccogliete sempre quelle che scagliate! Cazzo!". La scena stacca e un secondo dopo tre zombie vengono uccisi in rapida successione da tre frecce. I nostri riprendono il cammino, scavalcano i cadaveri dei tre zombie... e nessuno raccoglie le fottutissime frecce!

L'espressione disgustata dell'attrice
dopo aver letto il copione.
Questa scena ridicola è un po' l'emblema di quanto sia raffazzonato il film. La sceneggiatura è stata probabilmente generata casualmente da un software che ha mischiato a casaccio un po' di frasi di zombie movie di 10 anni prima. Gli attori non recitano: parlano e camminano come se fossero in un centro commerciale. E non si salva nemmeno la presunta star del film, quel Ving Rhames che abbiamo imparato a conoscere in Pulp Fiction e in quel capolavoro action&trash di Con Air. Anzi, il buon vecchio Ving sembra quasi che sia incappato per caso sul set durante la produzione e che il regista lo abbia ripreso a sua insaputa. Peccato.

Vogliamo parlare degli zombie, che in ogni film di genere dovrebbero essere l'attrazione principale? Massì, facciamolo. Anzi no. Gli zombie fanno cagare. Come make up, innanzitutto. E come recitazione. Questo, per un altro errore di fondo della sceneggiatura / regia: ci viene detto, infatti, che gli zombie gggggiovani sono freschi, agili e scattanti; mentre quelli vecchi, più decomposti, sono lenti ed impacciati. Questo aspetto, purtroppo, si traduce in un'accozzaglia di gente che non sa se camminare o correre, e genera scene ridicole in cui si vede chiaramente che i protagonisti vogliono far credere di correre a perdifiato mentre gli zombie, a mezzo metro di distanza, camminano in modo grottesco. La sospensione dell'incredulità viene annientata in modo così micidiale da lasciare assolutamente esterrefatti e basiti.

Spoiler Assassino! Bwah ah ah!
E vi parlo anche dell'ultima scena: dopo questa recensione è impossibile che vi abbia fatto venire voglia di vedere questo film, pertanto non penso che mi possiate odiare per uno spoiler così da mentecatti. Quando in pratica i nostri arrivano al Punto X dove dovrebbe arrivare una nave che li conduca in salvo, compare la terrificante, orribile, feroce nonché fintissima... tigre zombie!!! Fatta in CG incredibilmente scadente, scattosa, innaturale e per niente robba-de-paura. Diciamolo pure: è stato un colpo di grazia davvero devastante. Anzi, no: una Babality alla Mortal Kombat.

Babality: immagini senza un perché.
Una cosa, però, va detta: è un film... uhm... solido. Lineare. Inizia in un modo, e finisce uguale. In altre parole: fa cagare dall'inizio alla fine. Con coerenza. Tutto sommato, Zombie Apocalypse non irrita. Lascia solo senza parole.

Lesley. Punto.
Alla fine, giusto il Neurone Numero 4 ha trovato un (uno!) buon motivo per guardare questo film: Lesley-Ann Brandt. Durante la visione del film, questa gnocca di prima categoria mi dava un senso di dejà-vu, e infine ho capito perché: è la stessa interprete di Naevia, la schiava innamorata di Crisso nel telefilm Spartacus - Sangue e sabbia. Fatevi però un favore: piuttosto guardatevi Spartacus al posto di Zombie Apocalypse... Naevia offre qualche spunto interessante in più.

Nota di colore finale. Zombie Apocalypse è migliore o peggiore di Robotropolis, che è diventato un po' il metro di paragone dei film Vera Merda qui recensiti? Risposta veloce veloce: non è peggiore. Il perché, lo spiego nel Pagellone!

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 2
Niente di nuovo. Niente di pregevole. Nessun guizzo. Nulla.
Musiche: 4
Assolutamente anonime. Cosa che non è successa con altri film Asylum, per esempio.
Regia: 4
La regia è di una povertà davvero sconcertante.
Ritmo: 6
Il ritmo, tutto sommato, c'è.
Violenza: 5
Poco apprezzabile, nonostante le premesse. In uno zombie movie mi aspetto di vedere gore a volontà. Cosa che qui non avviene.
Humour: 0
Qui boccio il film su tutta la linea. Manca di quell'autoironia presente invece in altri film Asylum. E manca anche dell'umorismo involontario che un po' ci fa guardare questi film.
XXX: 0
Guardatevi Leslie in Spartacus, che è meglio (voce da Puffo Quattrocchi)
Voto Globale: 3
Secco secco. Una monnezza totale, che riesce a non essere peggio di Robotropolis semplicemente perché non mi ha fatto incazzare come una bestia.

Intervento del Neurone Numero 4: Leslie-Ann Brandt.
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9 commenti:

  1. Buahuahuah l'ho appena visto e fa schifo ma talmente schifo che non trovo termini di paragone!

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  2. Bel film, peccato che venga disprezzato così ingiustamente !

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  3. Ma fa cagare davvero!!!! :D hanno provato a scopiazzare The walking dead... con scarsissimi risultati...

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  4. Altra serie inimmaginabile di risate grazie al nostro unico e solo blogger, al quale devo il superamento di tanti momenti di sconforto, annegati nello sghignazzo più puro!

    Un solo appunto: "... Che è meglio!" non è la frase tipica di Brontolone., ma di Quattrocchi! ;)

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    1. Ringrazio commosso per le tue parole! Per l'errore, non posso che cospargermi il capo di cenere e correre lesto a correggere... :)

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  5. Non so perché ma a me ha fatto ridere.



    La recensione intendo

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  6. A me ha fatto ridere.






    La recensione intendo

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  7. "Film" ridicolo, buffo si ma veramente ridicolo, condivido la recensione parola per parola. Gli zombie di questo film fanno
    tanto ridere per quanto fanno cagare

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  8. Film talmente ridicolo che se bisogna mettersi ad elencare le stronzate che accadono e cose senza senso ci mettiamo ci si diverte di più che a guardarlo

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