giovedì 29 gennaio 2015

The Last Days (2013) | Recensione

The Last Days
Voto Imdb: 6,1
Titolo Originale:Los Últimos Días
Anno:2013
Genere:Fantascienza / Thriller
Nazione:Spagna
Regista:David & Alex Pastor
Cast:Quim Gutiérrez, José Coronado, Marta Etura, Leticia Dolera

Anche la Spagna approda su "Quello che gli altri non vedono"!

Ah, scusatemi: buongiorno a tutti e perdonatemi per la mancanza di aggiornamenti negli ultimi mesi: vediamo di tornare un po' in carreggiata!

Scene di ordinaria Apocalisse a Barcellona. Notare la Fiat in primo piano...
Coincidenze? Non credo...

Dicevo: benvenuta Spagna! The Last Days, a dispetto del titolo internazionale inglese, è un film spagnolo in tutto per tutto: produzione (si parla di circa 5,5 milioni di euro), regia, sceneggiatura, attori ed ambientazione. Potremmo definirlo un film di fantascienza / catastrofico per via di quanto avviene durante la narrazione della storia.
Permettetemi una piccola digressione sul termine "catastrofico". Una trentina d'anni fa uscì una raccolta di racconti brevi di fantascienza curata da Isaac Asimov, intitolata proprio "Catastrofi!". Il titolo è il tema conduttore di tutti i racconti. Nella prefazione, Asimov spiega i motivi delle scelte dei singoli racconti (di autori del calibro di Ursula K. Le Guin, Arthur C. Clarke, Robert Silverberg, Fritz Leiber, Harry Harrison, Asimov stesso e tanti altri) e il perché della sequenza con cui li ha inseriti: si parte dalla distruzione dell'universo intero, passando a quella del Sole, della Terra per arrivare a quella della civiltà. Nonostante, visivamente, sia partito dalla distruzione più grande a quella più piccola, il libro è in realtà un'escalation di tutte le nostre più grandi paure, la peggiore delle quali è la sparizione della nostra civiltà e, quindi di riflesso, di noi stessi. Se riuscite a trovare questo libro, leggetelo: non ve ne pentirete.
Altra scena ben fatta: Barcellona come non l'avete mai vista....
Il film in oggetto parla dell'ultimo tipo di catastrofe prospettata da Asimov: la distruzione della civiltà. Siamo a Barcellona, in un futuro estremamente vicino (OK: giorni nostri). Con un montaggio che alterna il presente al passato prossimo, apprendiamo quanto segue: il protagonista, Marc, è un programmatore di una società informatica di Barcellona. Non ha nemmeno il tempo di scrivere dieci righe di codice per far vedere quanto è figo: subito arriva in ufficio il bastardo Enrique, soprannominato Terminator perché è il classico "tagliatore di teste" chiamato dalle aziende in difficoltà, con l'obiettivo di segare via quanti più poveracci possibili per risparmiare sui costi del personale. Enrique assegna a Marc un compito praticamente impossibile: terminare in un paio di settimane un programma che richiederebbe mesi di lavoro. Marc ingoia il rospo e prosegue nel suo banale tran tran casa-ufficio ad orari impossibili, mentre ad aspettarlo c'è Julia, la sua donna, che lui ama tanto. E con la quale lui ha differenze di vedute: non vuole saperne di diventare ometto adulto e di avere un figlio con lei perché... non si sente pronto. I precari equilibri di questa situazione neanche tanto idilliaca vengono spazzati via da uno strano morbo. La gente si comporta in modo sempre più strano, qualcuno decide di non uscire più di casa perché anche solo l'idea di trovarsi per strada potrebbe portare alla pazzia... o addirittura alla morte. Presto il morbo dilaga: prende il nome di "Panico", e si manifesta con una forma estrema di agorafobia a causa della quale basta uscire negli spazi aperti per morire stecchiti. Barcellona (e tutto il resto del mondo, si intuisce) impazzisce in pochissimo tempo. La gente si rifugia nelle viscere della terra e per spostarsi sfrutta i tunnel della metropolitana, che nel tempo ha assunto la forma e l'aspetto di una disgustosa baraccopoli. In questo contesto così inquietante, dove il paradigma casa-lavoro non ha più ragione di esistere, Marc ha un solo scopo: trovare una via per tornare a casa e ritrovare Julia, della quale non ha più notizie da quando si è stambucato nel buco del suo ufficio per finire quel fottutissimo programma per Enrique. Già, il buon vecchio Terminator: l'avrete già capito, a Marc un bastardo come lui serve come il pane. Per aver maggiori possibilità di raggiungere l'altra parte della città, stringe un patto proprio con Enrique: unire le forze e viaggiare lungo le reti fognarie e i binari interrati di Barcellona. 
Marc (sinistra), Enrique (destra)
The Last Days è dunque la storia del viaggio di due personaggi agli antipodi, ognuno con uno scopo da perseguire, mentre il delirio intorno a loro si manifesta in tutta la sua crudeltà. La miseria trasforma gli uomini in predatori e la legge del più forte diventa l'unica modalità che garantisca la salvezza; chi ha una pistola sopravvive, chi non ce l'ha soccombe. Semplice. Le premesse di questo film mi hanno ispirato parecchio, al punto da vincere il Demoniaco Loop del menu di Sky on demand. Ora tutti vi chiederete cosa sia questo morbo (siamo in tema, giusto?) che colpisce me in modo particolare. La scena è questa. Mi spaparanzo sul divano, con la ferrea intenzione di guardarmi un film in santa pace. Apro il menu con tutti i film in programmazione, inizio a scorrere i vari generi (Azione, Horror, Fantascienza, Thriller, Commedia... in questo rigoroso ordine), leggo le trame di decine e decine di film, e due ore dopo realizzo che il tempo buttato nel cesso nel cercare di scegliere un titolo l'avrei speso meglio premendo il tasto play a casaccio nella categoria "Indigestione Potente di produzione polacca". Il Demonio del Loop Infinito, stavolta, non ha colpito: la scintilla è scattata presto, e poi voi lo sapete già: basta premere Play ed è fatta, io il film lo porto a casa fino ai titoli di coda. Il più è arrivarci, a quel cazzo di Play.
Un centro commerciale distrutto... sempre lì, si va a finire...
The Last Days è un film godibile, decisamente imperfetto, ma che scorre via per buona parte della sua durata. La prima metà, va detto, è realizzata davvero molto bene. Il montaggio alternato presente/passato funziona benissimo e spiega con passaggi ben studiati come si è arrivati alla disperata situazione attuale. Una volta formato il Tag-Team Marc + Enrique il film va avanti da solo, quasi per forza d'inerzia; e forse questo è il suo più grosso limite. A metà narrazione i colpi migliori sono stati quasi tutti sparati, la situazione è chiara e resta solo un interrogativo: Julia è viva o no? Non vi rovinerò la sorpresa. Certo è che, Kenshiro ce lo insegna, se il protagonista si innamora di Julia, la Possente Stella della Sfiga lo colpirà nei modi più impensabili e tragicomici... l'ultima parte del film scorre quasi banalmente, e certe risoluzioni risultano alternativamente obbligate (quindi banali, appunto) o talmente assurde da rasentare il ridicolo (per chi l'ha visto, dico solo: Andrea. Guardandolo, capirete). Questo è un grosso peccato, perché le premesse erano sviluppate davvero bene. Parliamo degli attori? Ma sì, facciamolo, anche se non ne conosco mezzo. Il protagonista mi ha irritato a pelle, non saprei spiegarvi il perché. Penso che una salutare salva di schiaffi se la meritasse tutta. La spalla Enrique invece sprizza carisma da tutti i pori, e faccio i miei complimenti all'attore José Coronado per aver regalato un gran bel personaggio, nonostante poi alla fine risulti tagliato con l'accetta. Niente di che l'attrice che fa Julia, mentre probabilmente l'unico volto noto è quello dell'amica Andrea, impersonata da Leticia Dolera, che abbiamo già visto nel folle Rec 3 - La genesi. Peccato che il personaggio sia minore e che non abbia il benché minimo senso. Dal punto di vista registico, ho apprezzato moltissimo le transazioni di sequenza fra il presente e il passato: originali e ben studiate. I registi, i fratelli Alex e David Pastor, hanno in precedenza girato Carriers, film del 2009 con un tema molto simile a quello di The Last Days; al momento si sono fermati a firmare la sceneggiatura di Out of the Dark (2014), horror/thriller con Julia Stiles
I tunnel della metropolitana. Non male, come scenografia.
Alla fine funziona questo prodotto spagnolo? Io, in tutta sincerità, vi dico di sì, pur con qualche riserva. Il film scorre bene, avvince, ha un finale con una sua coerenza visiva e narrativa ben precisa nonostante alcune banalità nello svolgimento, ma in sostanza pecca di superficialità nei confronti di quello che a mio avviso avrebbe potuto essere il suo spunto più interessante. La deriva della società costretta a non uscire mai più all'aperto è soltanto abbozzata. Se ci fosse stato uno sviluppo maggiore e più puntuale, sarebbe diventato un filmone con i controcoglioni, mentre alla fin fine The Last Days non è altro che la storia di un viaggio (anche interiore) dove gli ostacoli sono i demoni della paura e del morbo. E dove il più grosso interrogativo sollevato dai protagonisti è: ha senso avere un figlio in un mondo andato a puttane e senza un domani? Tranquilli, la risposta viene data, in modo anche troppo didascalico, ma i registi non si sono tirati indietro e hanno detto la loro.
Quello che posso dirvi è: dategli pure una chance; potrà non piacere completamente, ma difficilmente si farà strada la viscida sensazione di chiedere la restituzione di 80 minuti del proprio preziosissimo tempo. E, al giorno d'oggi, non è poca cosa.

Il Neurone Numero 4 (vi mancava? Vi ricordate di lui?) ci lascia qualche testimonianza su Leticia Dolera. Così, tanto per gradire.





Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 6
Spunto iniziale molto interessante, perde di verve durante lo svolgimento della storia. Peccato, si poteva osare di più.
Musiche: 6
Niente di particolare da segnalare, nel bene e nel male.
Regia: 7,5
La qualità è altalenante: molto ben fatte alcune sequenze, terribilmente raffazzonati altri punti (probabilmente a causa di un budget estremamente ridotto)
Ritmo: 7,5
Non è un fulmine di guerra, ci sono certe fasi di stanca, ma è un film che quando parte arriva dritto fino al finale senza perdersi per strada.
Violenza: 6
Non è uno splatter, ma la terribile situazione causata dal morbo del Panico è comunicata in modo efficace.
Humour: 4
No, è un film serio. Ci saranno un paio di battute, ma niente di memorabile.
XXX: 4
Credo si sia intravista una zizza di Julia in un infuocato flash back. Credo.
Voto Globale: 7
Alla fine ho deciso di premiare The Last Days con un bel 7. Non è un film perfetto, ma il suo compitino lo esegue bene e lo porta a casa. Mezzo punto in più per lo spunto iniziale, che ho trovato originale ed interessante. Promosso.

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