giovedì 11 luglio 2019

Sharknado 6: L'ultimo Sharknado - era ora! (2018) | Recensione

Sharknado 6: L'ultimo Sharknado - era ora!
Voto Imdb: 3,6

Titolo Originale:The Last Sharknado: It's About Time
Anno:2018
Genere:Fantascienza, Catastrofico, Azione
Nazione:Stati Uniti
Regista:Anthony C. Ferrante
Cast:Ian Ziering, Tara Reid, Cassie Scerbo, Vivica A. Fox


Le cose più belle solo le grafiche pubblicitarie. Ehm.
C'è il titolo di una canzone dei Van Halen che riassume il senso di questa recensione: "Finish what you started". Ok, il tema della canzone è tutt'altro, ma il senso di fondo rimane; non potevo lasciare incompleta la saga di Sharknado e non potevo non recensire l'ultimo e conclusivo film della serie.

In una parola: dovevo.

Le cose belle: un esempio lo vediamo a destra.
Tutte le cose, belle o brutte, hanno una fine. Quando finiscono quelle belle, resta un retrogusto amaro, un senso di mancanza e di delusione unito alla dolce malinconia della nostalgia che avvolge tutto. Quando finiscono le cose brutte, si ha un senso di liberazione, di essersi tolti un peso, di respirare liberamente. Quando finisce Sharknado è un po' tutte le cose insieme... cinque anni passati in spensieratezza, a ridere delle cazzate inventate dagli autori, a piangere per la disastrosa recitazione degli attori, ad incazzarsi per come avrebbero potuto rendere una scena particolarmente orripilante a causa dell'inadeguatezza del regista e produttori, a spellarsi le mani per i colpi di genio disseminati qua e là. Già, cinque anni volati in un battibaleno: il primo è del 2013, il sesto del 2018, a chiudere (in)degnamente una delle saghe più folli, tristi, raffazzonate, mal recitate, pessimamente realizzate ma anche genuine del panorama televisivo low-budget degli ultimi anni.
Mi avete seguito fin qui? Nel dubbio, vi ripeto il concetto più importante: Sharknado 6: L'ultimo Sharknado - era ora! è veramente l'ultimo della serie. Sono certo che molti di voi tireranno un enorme sospiro di sollievo mentre altri si abbandoneranno a scene di sconforto ed emozione come le ragazzine innamorate di Val Kilmer nel film Top Secret!. Io, che devo mantenere un certo contegno, preferisco pattinare sul filo dell'obiettività e vi dico: finisce, è vero, e un po' mi spiace. Ma se la fine è quella a cui ho appena assistito, porco mondo, era davvero ora che il team di produzione la smettesse di raschiare il fondo del barile.

Prima di approfondire queste parole dure, parole dure di un uomo davvero strano, facciamo un passo, anzi cinque passi indietro. Prendetevi il vostro tempo e recuperate, se proprio avete voglia, le mie precedenti recensioni ai film del franchise in esame:
Fatto? No? Non vi biasimo.
Mantenendo fede alla trama sconclusionata del film, anche questa recensione sarà strutturata allo stesso modo, con diversi paragrafi scritti esattamente così come mi sono venuti in mente, senza che io mi sia preso la briga di trovare un filo conduttore. Ve lo meritate. Se lo merita Sharknado. Alla salute!


Ecco un fulgido  esempio di quello che vi sta aspettando...
Trama!
Nella malaugurata ipotesi in cui abbiate ripassato le puntate precedenti, sapete benissimo qual è lo spunto di partenza che tutti aspettavamo di vedere con l'inizio del sesto film. Se invece non lo avete fatto, ecco in vostro soccorso il mio buon cuore che vi dà un suggerimento: il quinto film, che sembrava davvero una fetecchia immane (e lo era, nonostante il roboante 7 che gli avevo giustamente regalato), si era concluso con uno strabiliante colpo di scena e la sfolgorante comparsa nientepopodimeno che di Dolph Lundgren nei panni di un adulto Gil, il figlio del protagonista Fin Shepard (Ian Ziering). Citando uno dei capolavori supremi della cinematografia mondiale di sempre (Ritorno al futuro, 1985), Gil invita Fin a seguirlo nel suo viaggio nel tempo per sistemare gli immani casini successi precedentemente.
Sharknado 6 parte proprio da qui: Fin è sicuro che, fermando in tempo il tempo, il sopravvento prenderà. Peccato che:
  • Fin venga sballotato nella preistoria
  • di Dolph Lundgren non si veda nemmeno l'ombra
Voce incazzata e con questa espressione sul volto!
Leggete bene il secondo punto con voce incazzata: ecco il primo, tremendo colpo basso di questo film, un tradimento alla fiducia che avevamo riposto grazie all'onestà e genuinità che da sempre avevano contraddistinto la serie. Come ben sapete, da spettatore non mi piace essere preso in giro, e il fatto che per vari motivi facilmente intuibili non siano state mantenute le fantastiche promesse di Sharknado 5, ha fatto sì  che la mia mente innalzasse una barriera grande tanto quanto quella dei Guardiani della Notte ne Il Trono di Spade per tutta la visione del film. E siamo solo al primo minuto di svolgimento, vi lascio immaginare il resto.
In breve, dal momento che davvero non ho voglia di raccontare nei dettagli una trama che non riserva la benché minima sorpresa perché ha pedestremente ricalcato lo stesso espediente narrativo del capitolo precedente, sappiate che:
  • Fin incontra nuovamente la moglie April (Tara Reid), Nova (Cassie Scerbo), Bryan (Judah Friedlander) e, più avanti, Skye (Vivica A. Fox), tutti personaggi che credevamo morti ma che Gil, con i suoi balzi temporali, ha malauguratamente riportato in vita.
  • Insieme alla rediviva April umana, Fin è sempre accompagnato dalla testa-cyborg della April non umana, scatenando ilari scenette di gelosia / triangoli amorosi / spunti potenzialmente geniali purtroppo gettati nel bidone dell'umido da una sceneggiatura troppo frettolosa e mal gestita. Ma di questo non avevamo dubbi, è il marchio di fabbrica della serie.
  • L'obiettivo degli eroi è quello di stroncare il primo sharknado di sempre in modo che non si possa più ripetere nel futuro. Un po' quello che Skynet voleva fare con Terminator, con le ovvie e debite proporzioni. (scusami Cameron, scusami)
  • Debellato lo sharknado preistorico, i nostri sono convinti di aver risolto tutti i problemi ma non si rendono conto che questi ultimi, in realtà, sono appena iniziati: il Condensatore (una grottesca citazione del Flusso Canalizzatore di Ritorno al Futuro, e questa sarà una delle sue innumerevoli citazioni disseminate nei novanta minuti scarsi di visione; peccato che chi ha adattato Sharknado 6 in italiano non abbia usato lo stesso termine italiano coniato da Emmett Brown, avrei apprezzato molto. Mi domando se chi ha fatto questo lavoro, abbia davvero colto la citazione - ma quanto cazzo è lunga questa parentesi? Mi sono perso.), dicevo il Condensatore fa le bizze e li spedisce in giro per il tempo / mondo, un po' quello che è successo a Boldi-De Sica nel film campione di incassi A Spasso nel Tempo. Ragazzi, con questa citazione possiamo chiudere l'Internet, mettere sullo stesso piano un mesto cinepanettone italiano e la saga di Sharknado è uno smacco totale.
  • Fin & Co. si ritroveranno quindi nella Camelot medievale, poi durante la Guerra di Indipendenza (con Washington e Franklin), nel selvaggio West, negli anni '50 e, infine, nel 2013, l'anno in cui tutto iniziò con il primo Sharknado. Nel mezzo anche una tappa nel 20013, in un futuro apocalittico in cui decine di cloni di April-cyborg vagano per le strade disabitate. Un vero incubo, lasciatemelo dire. Fra l'altro viene citato The Terminators, altro ignobile film della The Asylum.
  • Dai, dai, vi racconto anche il finale, che ve frega? Eh? Eh? Dopo tutti questi zompi nel tempo, il continuum spazio-temporale si frattura (insieme alle nostre balle) e si crea un mischione primigenio, il TIMENADO, che fa collassare l'universo conosciuto e resetta tutto a prima dell'arrivo del primo sharknado, conducendo il film ad un prevedibilissimo, banale e meschino lieto fine, con tutta la famiglia di Fin Shepard finalmente riunita senza macelli assortiti a rovinarne la sua esistenza. L'ultima frase di Fin non lascia ben sperare: "Ora siamo pronti per un reboot". Cala il sipario.
Mirabolante gioco di parole tra Fin (Shepard) e il The End francese...
[nota di Capitan Ovvio]

Momenti Memorabili!
Ma lo sappiamo, noi aspettiamo solo questo momento! Il momento dei momenti memorabili!
Come noterete, i punti sono davvero pochi, segno inequivocabile del turboprogressivo inaridimento delle idee.

Squalo mangia T-Rex
  • [Premio Speciale alla Migliore Scena del Film] Fin scivola sulla schiena di un dinosauro, esattamente come Fred Flintstone de Gli Antenati. Dal momento che questa scena avviene tipo al secondo minuto, beh, vi fa capire come gli sceneggiatori abbiamo deciso di sparare subito le cartucce migliori.
  • [Premio Speciale alla Migliore Uccisione] Motosega brandita da Fin come ai vecchi tempi, e squalo segato in due inarcandosi all'indietro. La migliore uccisione è carina, ma niente di particolarmente eclatante e che mi abbia fatto balzare in piedi come era successo in passato. Altro inequivocabile segnale di mancanza di idee. Ah, la decadenza. Ah, l'autocitazione e l'autoreferenzialità (la scena è un omaggio al secondo film)
  • [Premio Speciale alla Migliore Battuta] Ignobilmente smarrita nell'insufficiente adattamento italiano: "Let's do the time warp again" pronunciato da Fin tra un balzo temporale e l'altro.
  • Se siamo a Camelot con Merlino e Morgana, non può certamente mancare Excalibur! E come sarà mai fatta, la spada più famosa del mondo? Come una motosega, che domande! Qui ammetto di aver ghignato.
  • Squalo mangia T-Rex: non male come scena, avvenuta al terzo minuto di visione. C'è in giro una gif animata che la illustra nel suo splendore in risoluzione CGA 4 colori (non 4K, eh).
  • Se siamo su una spiaggia americana, non possiamo non salire su una tavola e surfare sulle onde. E in Sharknado gli squali possono tutto, incluso mangiarsi un surfer, spanciarsi sulla tavola e cavalcare le onde di sabbia e di mare. Tutto molto poetico.
  • Il TimeNado finale è una delle cose più fuori di testa dell'intera esalogia. Un pasticciatissimo sfondo viola elettrico simula l'implosione del multiverso mentre tutto collassa in un tripudio di squali, testa-di-April incastrata nelle fauci di un altro squalo, vortice con personaggi storici che si mischiano tra loro (Cleopatra, Confucio, Hitler, Muhammad Ali ed altri), il tutto mentre noi non stiamo più capendo una sega e all'improvviso l'universo esplode e si resetta. Così, de botto, senza un perché. Ma ammetto che in quel momento avevo già la palpebra calante, probabilmente se ora mi mettessi a riguardare gli ultimi minuti, dovrei riuscirlo a dargli un senso. Ma sapete una cosa? Certe volte è meglio rimanere nell'ignoranza, credetemi.
Malati di epilessia, chiudete gli occhi.
Ecco la psichedelica scena del TimeNado finale!

Camei Importanti!
Altro segno del cosmo-decadentismo della produzione è il fatto che i cameo, questa volta, pur essendo di buon numero... fanno pietà. Personalmente, di quelli nuovi ne ho riconosciuti davvero pochi (i primi quattro dell'elenco; gli altri sono stati ricavati da Wikipedia, lo ammetto senza ritegno alcuno).

I'm not gonna take this anymore. -> Twisted Sister
  • Il migliore, per distacco: Dee Snider dei Twisted Sister nei panni dello sceriffo che esclama "I'm not gonna take this anymore.", altra battuta persa nel doppiaggio italiano.
  • Tori Spelling. Qui una lacrimuccia, mamma mia come è invecchiata male. Se non vi dice niente, forse il nome di Donna in Beverly Hills 90120 dovrebbe farvi accendere la lampadina. Per i più sbadati, ricordo che Ian Ziering (Fin) interpretava Steve nello stesso iconico telefilm.
  • Bo Derek (la madre di April)
  • Gary Busey (avrebbero dovuto piazzarlo nella scena del surf, però! Non puoi sprecare così l'occasione di avere uno degli attori di Un Mercoledì da Leoni, che diamine. Qui riprende il ruolo del 3° film della serie, il padre pazzo di April.)
  • Altra re-union, questa volta da American Pie; il figlio Gil è interpretato da Chris Owen, che ha recitato insieme a Tara Reid nella saga comica di cui, ammetto candidamente, non ho mai visto un film. Curioso passare da Dolph Lundgren a Chris Owen: qui la presa in giro è palese e autoironica. Ma io sono incazzato lo stesso.
  • LaToya Jackson, sorellina di Michael, nella parte di Cleopatra.
  • Dexter Holland e Noodles degli The Offsprings.
  • Tanti altri che non conosco ma che in America sono famosi (tipo Neil deGrasse Tyson nella parte di Merlino, una sorta di Piero Angela americano, se ho capito bene.)
Viene anche riesumato il Mecha-Shark... mestizia...
Citazioni!
Alcune citazioni sono perfino apprezzabili, beccatevi una veloce selezione.
  • Ritorno al futuro (troppe citazioni, tanto che hanno pure stancato)
  • Rocky Horror Picture Show (battuta già citata sul Time Warp)
  • L'impero colpisce ancora (Skye viene intrappolata in un blocco di grafite come Han Solo)
  • La Storia Fantastica (Nova recita la frase: "Io sono Nova Clarke e tu hai ucciso mio nonno, adesso preparati a morire!", scimmiottando Inigo Montoya)
  • Deadpool 2 (nel 20013 Fin si domanda: "In quale seguito di Deadpool ci troviamo?", risposta alla scena di Deadpool 2 in cui il protagonista chiede a Cable, che viene dal futuro, "In quale Sharknado ci troviamo?")
  • Apollo 13 (in realtà il gioco di parole è solo nell'adattamento italiano, dove viene pronunciata la frase "Houston, abbiamo un problema", mentre in originale viene semplicemente detto "Abbiamo un problema")
Surf's up!
Classifica finale dei sei film!
Siamo quasi arrivati alla fine: prima di balzare alle conclusioni, voglio divertirmi a stilare una classifica di gradimento di tutti i film della saga: dal peggiore al migliore, ecco l'elenco a mio insindacabile giudizio.
  • Sharknado 6 - All'ultimo posto, proprio l'ultimo film: nelle conclusioni e nelle pagelle capirete il perché, non aggiungo altro. Maremma maiala che occasione sprecata, cazzo.
  • Sharknado 3 - C'è David Hasselhoff, ci sono tocchi geniali sparsi qua e là, c'è la migliore Nova di sempre (occhi a forma di cuoricino), c'è lo scrittore George R.R. Martin ucciso senza pietà... ma gli autori hanno avuto la pessima idea di aggiungere una trama al film, affossandone ogni pretesa di epicità.
  • Sharknado 4 - Gemini (altri occhi a forma di cuoricino), David Hasselhoff, Gary Busey, una matrioska di squali che ha scatenato applausi a scena aperta. Avrebbe meritato il podio ma...
  • Sharknado 5 - Il film, di per sé, è uno dei peggiori... ma il colpo di scena finale gli fa fare un balzo fino al gradino più basso del podio. Scusate se è poco, grazie Dolph!
  • Sharknado 1 - Il primo amore non si dimentica mai; è sicuramente il più raffazzonato, ma non è che poi in seguito la produzione si sia impegnata così tanto a migliorarne la resa. Ha l'indubbio merito di essere il film da cui tutto è partito, la piazza d'onore non può che essere sua.
  • Sharknado 2 - Per me resta il migliore della saga. Il più folle, il più geniale, il più stupido, il più ricco di cazzatone sparate in quantità e con la migliore scena di uccisione di squalo. 
Conclusioni!
Sharknado 6 pone la parola fine alla saga, e lo fa nel modo peggiore possibile. I colpi migliori sono stati sparati tutti nei primi venti minuti circa, poi il film si trascina stancamente fino al TIMENADO finale; nella parte centrale la noia prende impietosamente il sopravvento, nonostante le numerose scene d'azione si svolgano senza soluzione di continuità. Il ritmo resta elevato ma, dal momento che è stato usato lo stesso espediente narrativo del quinto film (bordello, sharknado, risoluzione, balzo nel tempo, nuovo bordello da sistemare e così via), l'effetto novità viene tragicamente a mancare. Mettendo da parte il fatto che gli autori se ne siano totalmente sbattuti le palle dei paradossi temporali (non vengono risolti, semplicemente accadono cose folli senza spiegazione e senza una corretta sequenza logica di causa-effetto), il film soffre di una imbarazzante mancanza di idee, che in fondo erano quelle che tenevano in piedi i capitoli precedenti. Voglio dire: già mi devo sorbire attori cani a recitare (Novahhhh, cuoricini sparsi), devo chiudere entrambi gli occhi di fronte ad una spiattellata, inorgoglita povertà realizzativa, devo infine rassegnarmi al fatto che non è stata mantenuta la promessa di Dolph Lundgren (ah, io non dimentico!)... se, insomma, devo ingoiare tutti questi rospi e mi togliete anche la gioia di vedere il lampo di genio, quello che tiene viva la mia attenzione, cosa cazzo rimane di Sharknado? La risposta, nell'immagine qui sotto.



Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 2,5
Traballante, inutile, tediosa, con l'aggravante di aver riciclato la stessa idea del film precedente. No, non ci siamo. Dove finisce l'autocitazione ed inizia il riciclo selvaggio dell'idea?
Musiche: 6
L'aspetto audio è sempre stato quello che si è salvato nella serie (idee idiote a parte, ovviamente). Qui non fa eccezione. Promosso.
Regia: 5
Diversi passi indietro: povertà realizzativa al suo top, pochi guizzi geniali. Mai come questa volta, il regista ha svolto il compitino senza strafare.
Ritmo: 5,5
Pur essendo indiavolato, il film non raggiunge la sufficienza, soprattutto a causa della noia che più volte ha fatto capolino. Formula abusata e che non ha più nulla da dire.
Violenza: 6
Siamo alle solite: nella mente di chi ha tanta fantasia, Sharknado è un film di una violenza inaudita. Ma quello che vediamo è troppo edulcorato causa povertà di mezzi e budget, oltre che per una buona dose di autoironia. La Asylum vi dà lo spunto, lo splatter dovete mettercelo voi con la mente e il cuore.
Humour: 6
Non si arriva mai a ridere veramente, ma qualche ghigno lo strappa.
XXX: 1,5
C'è Nova, torna pure Gemini nel finale, impossibile dare zero anche se non si vede una ciolla.
Voto Globale:
5,5
Ahi, ahi, ahi. La saga inciampa proprio sul finale. Avrebbe potuto concludersi col botto memorabile, invece termina nella mestizia più silente e banale, come una loffa spompa e nemmeno tanto assassina. È stato bello finché è durato ma, per pietà, basta. Basta così, la parola fine era giusto che venisse posta in qualche modo. Bocciato e destinato a cadere nell'oblio.

domenica 5 agosto 2018

Laserblast - L'uomo laser (1978) | Recensione

Laserblast - L'uomo laser
Voto Imdb: 2,6
Titolo Originale:Laserblast
Anno:1978
Genere:Fantascienza, Horror, Commedia, Drammatico
Nazione:Stati Uniti
Regista:Michael Rae
Cast:Kim Milford, Cheryl Smith, Roddy McDowall

Uno dei due alieni (animato in stop motion) Sarà la cosa migliore del film...
Ah, l'estate!
Il rimanere soli a casa per qualche giorno! Il non saper cosa fare! Il leggere le avvincenti trame dei film più improbabili e il sentenziare: "Ho scelto te!" di fronte a queste parole:
Laserblast B-movie in equilibrio tra fantascienza, orrore e commedia, divenuto col tempo piccolo oggetto di culto. Una regione desertica della California è teatro dell'insolito duello tra due extraterrestri e un umanoide armato di un fucile laser. Vincono gli alieni, ma dimenticano l'arma. Sarà l'adolescente introverso Billy Duncan a trovarla. Questa stravolgerà prima il suo corpo e poi la sua vita.
A scanso di equivoci, esordisco dichiarando pomposamente che Laserblast è una VERA MERDA. I lettori più affezionati avranno capito di cosa andrò a raccontare: in questo caso, possono correre in fondo alla recensione per leggere la risposta alla domanda più importante di tutte.

Se invece avete ancora un po' di pazienza, cerchiamo di capire insieme di cosa parla questa dimenticabilissima pietra miliare dei film a basso costo: ma facciamolo in fretta, sto cercando di scriverne la recensione prima che il mio cervello ne cancelli le tracce, anzi le sue scene stanno già iniziando a sbiadirsi nella mia mente...

Billy trova il fucile.
Deserto della California. Un tizio, armato di uno strano fucile attaccato al braccio, gira in preda al panico. Una coppia di alieni scende dalla loro astronave e lo attacca; lo scontro è breve e al contempo tristissimo: l'umanoide muore disintegrato (di lui rimane solo il fucile e una specie di collana che sembra il flacone del Pino Silvestre), gli alieni ammiccano contenti e... se ne vanno, lasciando la pericolosissima arma vicino ai resti bruciacchiati del povero disgraziato.
Stacco di scena. Conosciamo Billy Duncan, un biondo adolescente emblema del nerd sfigato senza palle: la mamma se ne va a divertirsi ad Acapulco, lasciandolo solo, e lui gira per questo tristissimo paesino senza nome ai confini del deserto dove il nulla avvolge tutto, e subisce angherie in successione da: il nonno burbero della sua fidanzata Kathy; due poliziotti strafatti di marijuana; due bulletti ancora più sfigati di lui che però lo menano ed insultano. Insomma: normale amministrazione, questa parte noiosissima serve per farci capire come Billy sia un'ameba destinato, prima o poi, a prendersi la sua inevitabile rivincita. Durante uno dei suoi girovagare per il deserto, a bordo del suo scassatissimo van, incappa nella radura dove è avvenuto il cruento scontro tra l'umanoide e gli alieni. Ovviamente cosa trova Billy? Il fucile e il collare Pino Silvestre! In preda all'euforia, assistiamo a DIECI MINUTI DIECI in cui l'attore finge di sparacchiare esaltato imbracciando quell'arma che avrebbe forse suscitato più terrore se imbracciata dall'action figure di Man-at-arms dei Masters of the Universe.
Billy trasfigurato dal Pino Silvestre
Altro stacco di scena, scende la notte e Billy, a contatto con il collare malefico, si trasfigura e diventa verde-bluastro (non ho capito il reale colore e vi assicuro che non sono daltonico), esattamente come l'umanoide del prologo, e fa esplodere la macchina dei bulletti che l'hanno insultato il giorno prima. Ok, avevano provato a violentare la ragazza Kathy, ma senza grande successo. La faccio breve: inizia un'escalation di violenza (rido) in cui Billy ucciderà in successione il dottore che l'ha visitato per capire cosa gli stesse succedendo (mi pare una mossa molto giusta e assennata), i due bulli, i poliziotti imbecilli e un po' di passanti assortiti, prima di arrivare ad un sorprendente, improvviso, letale epilogo: gli alieni che avevano dimenticato l'arma nel deserto vengono rimproverati dal loro comandante e ritornano sulla Terra per finire il lavoro lasciato incompiuto. In mezzo a questo, assistiamo ad una totalmente inutile sottotrama dell'ispettore dell'FBI che pare sospettare qualcosa e che si mette sulle tracce del misterioso assassino. Dai, vi racconto pure il finale per evitarvi ulteriori supplizi: Billy accoppa altra gente, sempre più trasfigurato in umanoide cattivo e, quando arrivano gli alieni, viene brutalmente ucciso dal loro raggio letale. Il film termina con il pianto della ragazza Kathy mentre abbraccia il corpo senza vita dello sfigato e mentre gli alieni soddisfatti se ne tornano dello spazio ANCORA SENZA AVER PRESO INDIETRO L'ARMA!
Niente sapremo dell'origine dell'arma e degli alieni, o dell'ispettore che tutto sembrava sapere ma che alla fine non è servito ad un cazzo, o del destino riservato a chi continua imperterrito ad usare quell'arma ridicola che sembra uscita dalla pubblicità low cost del Super Liquidator. Meglio così: non so se avrei retto ad altri dieci minuti di supplizi infarciti di spiegoni inutili.

Billy visitato dal dottore: il petto carbonizzato dal Pino Silvestre
Per capire come mai io abbia deciso di vedere questo abominio, non mi resta che analizzare la trama che ho letto e che mi ha spinto a premere su PLAY. Questa volta, però, adotterò un procedimento che oggi dovrebbe essere prassi professionale da adottare in ogni situazione: una sana dose di FACT CHECKING sulla pubblicità del film. Vediamo insieme quanto c'è di vero in quelle parole, apparentemente foriere di promesse allettanti, ma in realtà portatrici di falsità terrificanti.

Rileggete il paragrafo iniziale, poi tornate qui.

B-movie
E potrei già fermarmi qui. Ma quante volte un b-movie è in realtà stato degno di essere guardato? È solo così che l'impavido appassionato scopre gemme perdute e dimenticate, per poterle assaporare e divulgare a tutti. Non è quindi la parola B-movie a fermarmi, anzi, è uno sprone a proseguire. Ovviamente c'è una sana dose di masochismo in tutto questo, ma facciamo finta che non ci sia e andiamo avanti.
Laserblast è un B-movie? Uh, difficile rispondere. Nel senso che la lettera dovrebbe essere in un intorno tra "V" e "Z". È un film, così ha dichiarato Charles Band, la mente che l'ha partorito, addirittura fatto con zero budget. Ah, beh, pensate se ci avesse speso qualcosa: non credo se lo sarebbe perdonato, visto il risultato infimo a cui è arrivato.
Risultato Fact Checking: tecnicamente la dichiarazione è vera, ma il risultato è andato ben oltre ogni catastrofica previsione. Dico quindi che è FALSO.

In equilibrio tra fantascienza, orrore e commedia
Qui la risata si fa fragorosa. Tenendosi la panza con entrambe le mani e rischiando di soffocare per la troppa ilarità. L'equilibrio è una cosa che proprio manca, è un concetto talmente astratto da sparire sotto una gragnuola di stronzate infilate a forza tra una scena inutile e l'altra. Fantascienza: sì, ci siamo, il campo è quello e non c'è margine di errore. Orrore: sì, se pensi al risultato finale. No, perché mi rifiuto di catalogare le pedestri scene spaventose come spaventose. Commedia: se per commedia intendiamo due scene patetiche in cui i poliziotti della contrada californiana si fanno una canna, vuol dire che siamo messi male.
Risultato Fact Checking: ovviamente FALSO.

Divenuto col tempo un piccolo oggetto di culto
Ah, sì? Dove? Quando? Chi? Pur facendo fatica a digerirlo, questo status l'avevo accettato per un film come Buckaroo Banzai, che personalmente non ho apprezzato in quanto visto fuori tempo massimo, ma per il quale non si può negare l'impatto avuto sui fan dei film anni '80. Laserblast, arrivato prima ma nato già indietro di 20 anni almeno, può assurgere a piccolo mito solo quando si va a vedere le classifiche dei film peggiori di sempre, tipo quelle di IMDB, per ammirarlo saldamente nella Bottom 100 of all time. Non scherziamo.
Risultato Fact Checking: incontrovertibilmente FALSO.

Una regione desertica della California è teatro dell'insolito duello tra due extraterrestri e un umanoide armato di un fucile laser
Colpa mia, mi sono fatto fregare io. Leggendo "duello tra due extraterrestri e un umanoide", ho pensato subito ad un entusiasmante TRIELLO stile Sergio Leone ed ero già pronto a spellarmi le mani in applausi per la citazione di una delle migliori scene della storia della cinematografia mondiale (non sto scherzando, sono serio). Invece assistiamo ad una tristissima scena in cui due alieni fatti malissimo le cui tre dita delle mani sembrano dei penzolanti dildi, uccidono goffamente un umano con le mani e la faccia dipinte di bl... verde. Stop. Di avvincente non c'è nulla, assistiamo inermi ad una messa in scena dilettantesca, priva di ritmo, con effetti sonori ridicoli, con l'unico attore che è in realtà il responsabile degli effetti speciali prestato al personaggio giusto per l'occasione. La scena è nel deserto californiano e manca giusto il covone di paglia che rotola: idealmente ce lo metto io, come testimonianza del disagio a cui ho appena assistito. E, si badi bene, siamo solo al sesto o al settimo minuto di film.
Risultato Fact Checking: dal momento che la descrizione non è erronea anche se io l'ho interpretata male, non posso catalogarla come fuorviante, pertanto è da considerarsi VERA.

Armato di un fucile laser
Il fucile laser nella sua magnificenza.
Ecco, questa è la cosa più bella di tutto il film, tanto che pure il titolo, peraltro davvero indovinato, suggerisce chi sia il vero protagonista. Si tratta del fucile laser imbracciato dall'umanoide. Non sappiamo da dove arrivi, chi l'abbia costruito e il perché (e non lo sapremo nemmeno alla fine del film, tranquilli). Soprassediamo sul fatto che il livello della realizzazione, in una scala che va da Art Attack di Muciaccia e arriva a Carlo Rambaldi, raggiunge a stento il grado Maestro Mario Rossi dell'asilo che frequentavo da piccolo; piuttosto, sottolineiamo pure come il fucile sia il vero deus-ex-machina dell'intera realizzazione. Charles Band stesso ha raccontato in un'intervista come in realtà sia nato il film: prima è arrivato il titolo, e attorno ad esso il produttore ha cercato di mettere insieme le altre idee che nel frattempo gli erano venute in mente usando come temi la vendetta e la fantascienza (era uscito da poco Guerre Stellari, bisognava pure battere il ferro finché era caldo). Su questo aspetto ci torniamo dopo, con un'appendice su Charles Band e sul suo essere stato, inseme a Roger Corman, un antesignano povero della Asylum che molti di voi avidi lettori (occasionali) di questo blog conoscerete sicuramente.
Risultato Fact Checking: decisamente VERO.

Notare il tocco di classe: Billy fa esplodere l'insegna pubblicitaria di Star Wars...
Vincono gli alieni, ma dimenticano l'arma
Ecco. Già questa frase avrebbe dovuto farmi accendere un miliardo di campanelli d'allarme, ma d'altronde questo espediente narrativo, in un altro contesto, ha funzionato alla grande. Penso al fantastico telefilm Ralph SuperMaxiEroe, in cui degli alieni regalano a William Katt una fantastica tuta che dona poteri speciali, ma il protagonista smarrisce il libro delle istruzioni, causando così effetti comici e disastrosi per via dell'imperizia con cui sfrutta il costume. Ecco. Il fatto che in Laserblast gli alieni dimentichino l'arma (motivo per cui hanno ucciso l'umanoide) andandosene dalla Terra è una delle idiozie di trama più grandi che mi siano mai capitate di vedere in un film. E sì che di merda ne ho vista tanta, ma qui andiamo davvero lontani. Per quale cazzo di motivo dimenticano l'arma? Non si sa. Perché il loro capo, a metà film, gli fa capire di essere dei coglioni e tornare indietro a riprenderla? Non si sa. E non lo sapremo MAI. (hint: un aereo che compare nel prologo ci suggerisce che gli alieni siano scappati prima per non farsi vedere. Mi sembra una mossa troppo astuta per risultare credibile, ma con grande sforzo ci può stare).
Risultato Fact Checking: purtroppo VERO.

Sarà l'adolescente introverso Billy Duncan a trovarla.
Questi dovrebbero essere adolescenti minorenni.
Sì, girano conciati così per quasi tutta la durata del film.
Tecnicamente è tutto vero: Billy trova accidentalmente l'arma ed inizia ad usarla.
Ma vorrei porre l'attenzione su due parole che fanno pensare a cose che poi, guardando il film, sono diverse da quelle che avrebbero voluto essere le intenzioni del regista. 
Adolescente: sì, gli sceneggiatori ci fanno intuire che Billy sia un adolescente, in fondo vive ancora con la madre (anche se la sciura se ne va a caccia di uomini ad inizio film). Peccato che l'attore abbia l'aspetto di un trentenne. Vi assicuro che è stata una delle cose più stranianti a cui abbia assistito recentemente. Ci sono casi, nei telefilm soprattutto, in cui attrici maggiorenni interpretano le classiche teen ager, ma qui andiamo TROPPO oltre.
Introverso: no. Billy è uno sfigato di proporzioni cosmiche, è una nullità fatta tamarro (basta guardare come gira a torso nudo per tutto il film), ed è pure un perfetto imbecille, uno per cui sarà impossibile compartecipare emotivamente.
Risultato Fact Checking: suvvia, FALSO.

Questa stravolgerà prima il suo corpo e poi la sua vita.
Sì, questo è esatto. L'arma che d'improvviso diventa una sorta di coso demoniaco (non trovo una definizione più calzante, scusate il lessico da asilo) e che s'impossessa della mente e del corpo del protagonista, ha conseguenze devastanti per la trama (e per lo spettatore). L'arma diventa il mezzo con cui Billy dà libero sfogo alla sua repressa voglia di vendicarsi contro le terribili angherie (rido) a cui è stato sottoposto prima di allora. Ogni cosa, però, ha un suo prezzo, nel suo caso quello della vita. Mammia mia che tristezza dilagante.
Risultato Fact CheckingVERO.

L'orrenda locandina originale.
In conclusione, totale parità tra VERO e FALSO: quasi stento a crederci, ero pronto a massacrarlo a colpi di falso. Dunque, complimenti a chi ha scritto una tramina in grado di farmi vedere un film che, molto probabilmente, avrei accuratamente evitato. Laserblast è in definitiva un film dove due parole giganteggiano: NOIA e MINUTAGGIO. Non ha guizzi, non ha colpi di genio, è realizzato pedestremente ed è fottutamente noioso. Per minutaggio intendo proprio quello che ordina René Ferretti in Boris quando dirige Gli Occhi del Cuore 2: "Minutaggio!" La trama sbanda, non sai come proseguire? Inserisci una scena che allunga la brodaglia. Minutaggio! Due sequenze sono troppo simili tra loro? Inseriamo una scena inutile con dialoghi ridicoli scritti da un calciatore di calcio. Minutaggio! Il film stava per durare un'ora scarsa? Inseriamo una sequenza dove il finto-marmocchio gira nel deserto come un coglione a fare PUM PUM con la bocca. Minutaggio! In questo modo arrivi in scioltezza agli ottantotto minuti canonici per un film del genere, così da poter scrivere sulla locandina (terribile anch'essa, sottolineiamolo pure) che si tratta di un film e non di un corto/mediometraggio. C'è qualcosa che si salva, in definitiva? Sì, due cose: esplosioni. Ce ne sono, e pure fatte discretamente bene (auto, catapecchie, case). In secondo luogo, le animazioni fatte con la tecnica passo uno (stop motion) degli alieni. Tenendo presente il budget assente, è stato fatto un piccolo miracolo, ma purtroppo cinque minuti scarsi di film non possono alzare la media altrimenti catastrofica. 

Una delle tante esplosioni. (occhi a forma di cuoricino)
Laserblast è migliore o peggiore di Robotropolis?
Ahia, qui ho vacillato e anche molto pericolosamente. Laserblast è un film veramente noioso, fatto male, privo di senso, recitato col culo e pieno di dialoghi imbarazzanti. Ma ha due cose che mancano in Robotropolis: non ha mai dichiarato di essere diverso da quello che è in realtà. Ed ha un finale, di merda, ma ce l'ha. È un film che sale sicuramente sul podio dei peggiori da me recensiti, ma non scalza Robotropolis per questi motivi. Il voto è quasi lo stesso, siamo lì. Se volessimo fare un confronto con un altro film agghiacciante, peraltro dello stesso anno, potremmo farlo con Starcrash - Scontri stellari oltre la terza dimensione (qui recensito, cliccate sul titolo). Beh, Laserblast è perfino peggiore: non è un complimento. Starcrash te lo puoi vedere in una serata con amici all'insegna della goliardia, Laserblast ti fa provare solo tanta mestizia. È un film nato in un altro tempo, dove gli artigiani si arrangiavano come potevano e tiravano fuori prodotti onesti, anche brutti (questo è terribile) il tutto con zero soldi, tanta inventiva ed un pizzico di follia. Purtroppo il risultato finale non premia gli sforzi, e con queste parole possiamo calare il triste sipario su 88 minuti di tempo buttati letteralmente via.

Significati di un'inquadratura: il regista voleva farci vedere
il culo della madre o la Fiat 131 Familiare con cui va ad Acapulco?

Appendice: Charles Band e la sua casa di produzione Full Moon 
Laserblast ha un regista (Michael Rae) che non abbiamo mai sentito nominare prima e che non sentiremo più nominare dopo. La vera mente dietro la sua realizzazione è quella del produttore Charles Band, vero nome di Carlo Antonini, americano classe '51 figlio di italiani, che ha legato il proprio nome alla sua casa di produzione Full Moon che ha realizzato serie come Puppet Master, Prehysteria!, I Cavalieri interstellari e film cult come Re-Animator di Brian Yuzna. Il comune denominatore di queste produzioni è il budget ridotto / ridicolo destinato per le riprese. Alcuni di questi, come il film di Yuzna, sono diventati veri e propri cult mentre altri, invece, sono diventati esempi di film terribili ed inguardabili come Guerre di Robot, uno dei peggiori di sempre che mi  è capitato di guardarlo quando ancora esisteva Blockbuster: eoni fa... in realtà avrei voluto scrivere qualcosa in più sulla Full Moon (basta leggere l'elenco dei film prodotti), ma all'improvviso la voglia è andata via: PUFF! Come gli alieni di Laserblast. Una cosa però voglio dirvela: non dimenticatevi del titolo Guerre di Robot. (musica drammatica in sottofondo).


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 2
Lo spunto iniziale è molto interessante: un film di fantascienza con il tema della vendetta. Peccato che naufraghi miseramente nella mediocrità a causa di grossolane incongruenze e dialoghi scritti malissimo. Un disastro.
Musiche:
6,5
Le musiche composte da Richard Band (fratello del produttore), tutte su sintetizzatore, mi sono piaciute molto. È forse l'aspetto migliore del film, il che è tutto dire.
Regia: 3
Realizzato davvero male, Laserblast è un film traballante, dove nemmeno il montaggio e la fotografia si salvano. Ok che è un low cost prossimo allo zero, ma l'estetica e la tecnica non sono proprio di casa.

Ritmo: 2
Sinceramente, lo ritengo uno dei film più noiosi che abbia mai visto. Totalmente privo di ritmo e, al contrario, pieno di scene riempitive che rallentano ulteriormente una narrazione già insopportabilmente lenta di suo.
Violenza: 5
Laserblast sarebbe catalogato come horror, più per la tematica in sé che per quello che viene mostrato. A questo mi adeguo, il film presuppone violenza, quasi mai mostrata davvero.
Humour:
4
Ha delle scene che dovrebbero suscitare ilarità, ma con me hanno fallito miseramente. Evitate.
XXX: 1
Giusto perché c'è un festino in piscina con adolescenti (tutti attori ultratrentenni, ma noi facciamo finta di crederci)
Voto Globale:
2,5
Voto quasi uguale a Robotropolis, segno di una disarmante pochezza narrativa e inconsistenza tecnica. Se solo il film non fosse stato così terribilmente noioso, avrebbe strappato qualcosa di più; in tal caso, però, sarebbe durato una mezz'ora scarsa, perché di cose da raccontare alla fine non ce n'erano molte. Una VERA MERDA, dunque, dimenticabile e che non vale la pena di essere guardata. Andate tranquillamente oltre.

venerdì 9 marzo 2018

The Foreigner (2017) | Recensione

The Foreigner
Voto Imdb: 7,1
Titolo Originale:The Foreigner
Anno:2017
Genere:Thriller, Drammatico, Azione
Nazione:Stati Uniti, Regno Unito, Cina
Regista:Martin Campbell
Cast:Jackie Chan, Pierce Brosnan, Rufus Jones, Katie Leung

Jackie Chan: la maschera triste che accompagna tutto il film
Ecco un Jackie Chan che non ti aspetti in un film strano, sporco, lontano anni luce dalla comfort zone dei film action adatti a tutta la famiglia a cui da sempre l'attore ci ha abituati. The Foreigner è un film che ci svela diverse storie, tutte unite tra loro da un neanche tanto sottile filo rosso, anzi verde perché si parla di Irlanda, IRA e macelli assortiti.
Pierce Brosnan (Liam Hennessy)
L'inizio è uno di quelli che non passano inosservati. Quan (Jackie Chan) accompagna la figlia Fan (Katie Leung) in un negozio di vestiti di Londra, proprio quando una bomba esplode in strada uccidendo diversi passanti, tra cui proprio la ragazza mentre lo stesso Quan, pur malconcio, si salva. L'immagine del padre che abbraccia il cadavere ustionato di Fan è straziante e fa il giro della stampa e delle tv britanniche. L'attentato viene rivendicato da un fantomatico gruppo terroristico che si autodefinisce L'Autentica IRA. Passano i giorni e Quan non riesce a darsi pace: egli è un mite proprietario di un ristorante cinese a Londra, ma vive ossessionato dalla vendetta che lo divora dentro. Vuole giustizia e vuole i nomi di chi ha ucciso sua figlia. Prima si reca negli uffici di Scotland Yard, dove cerca di corrompere con una bella mazzetta di soldi (i risparmi di una vita intera) l'ufficiale Richard Bromley (Ray Fearon), ma ovviamente il poliziotto si rifiuta per ragioni di pubblica sicurezza, promettendo il massimo sforzo per scovare i terroristi. Poi si concentra su Liam Hennessy (uno strepitoso Pierce Brosnan), attuale Primo Ministro dell'Irlanda del Nord, con un burrascoso passato di militante dell'IRA, diventato nel tempo un politico alla ricerca del dialogo al posto delle bombe. Dopo giorni di stalking e appostamenti, prima telefonici e poi reali, Quan riesce a parlare a Hennessy, che nega ogni suo coinvolgimento. Ma il cinese non gli crede: è convinto che il politico gli nasconda qualcosa e che conosca veramente chi c'è dietro l'attentato. Lo stalking diventa ossessione e si trasforma in una letale minaccia. Prima gli fa saltare i cessi dell'ufficio con una brutale bomba artigianale come avvertimento, poi lo pedina facendogli capire di conoscere la sua amante (ovvio, no?), infine lo insegue nella casa di campagna fuori Belfast dove Hennessy era convinto di trovarsi al sicuro. Una semplice richiesta di nomi si trasforma quindi in una spietata caccia all'uomo, mentre intorno a loro il mondo britannico si trova nel pieno di una crisi vera e propria a causa di altri attentati del gruppo terroristico, di giochi e doppi giochi, tradimenti e politica ai piani alti in cui molti, se non tutti, sono costretti a sporcarsi le mani. E tutti, chi più, chi meno, hanno un passato oscuro che piano piano viene rivelato agli spettatori.
Una delle poche scene davvero action
The Foreigner, lo avrete capito, non è un film facile; è lento con improvvise accelerazioni, è politico e drammatico ma poco action, parla di intrighi e di nefandezze varie, e soprattutto si poggia su tre nomi attorno cui ruota tutto il resto: Pierce Brosnan, innanzitutto, che è il vero protagonista del film; Jackie Chan, che si è ritagliato un ruolo drammatico e diametralmente opposto al suo personaggio standard; infine, Martin Campbell, il regista del film. Partiamo da Hennessy: il personaggio è innanzitutto ben costruito, parte come pulito ma ben presto rivela lati oscuri dovuti al suo passato; può essere spietato o magnanimo, può voler davvero la pace ma è lucidamente convinto di poter perorare la causa irlandese con ogni mezzo. E, soprattutto, ha un'atroce pronuncia irlandese, vi suggerisco davvero di ascoltarlo in lingua originale perché Brosnan è stato davvero grandioso. Hennessy ha una moglie che forse non ama più, lei che in segreto lo accusa di non aver fatto nulla dopo la morte del fratello, combattente dell'IRA; ha un'amante che riserverà ovvie sorprese, e ha amici politici, ex-commilitoni, di cui pensava di potersi fidare. È a tutti gli effetti un uomo profondamente solo. Jackie Chan, nella parte di Quan, è invece strano. Non sorride mai, parla pochissimo (in fondo fa la parte dell'immigrato, anche se con cittadinanza britannica), agisce nel nome dell'ossessione che lo muove, la vendetta, tutto il resto non conta. Soprattutto, è un uomo abituato ad uccidere, e lo farà senza rimorsi particolari. Vi assicuro, questa maschera compassata e spietata, anche invecchiata, vi sorprenderà. Non è più Jackie, e posso aggiungere: era ora. Basta ruoli tristi in film altrettanto tristi a cui Chan ci aveva abituato, purtroppo, negli ultimi anni. Le scene action, chiaramente ben fatte, sono giusto un paio, c'è qualche acrobazia che un umano non riesce a fare ed un sessantenne Chan ancora sì, ma non si va oltre questo. Ci voleva un ruolo di rottura, ed è arrivato nel film giusto con il regista giusto. Che dire di Martin Campbell? Penso che i suoi lavori precedenti parlino da soli: Fuga da Absolom (1994), La maschera di Zorro (1998), Lanterna Verde (2011), per citarne alcuni; ma su tutti, GoldenEye (1995) e Casino Royale (2006), quest'ultimo a mio avviso uno dei migliori James Bond di sempre. Curioso notare come GoldenEye fosse il primo 007 con Pierce Brosnan, che Campbell si è ritrovato come co-protagonista in The Foreigner. La mano solida di Campbell si fa ben vedere: è un regista che non ama tanti fronzoli, è diretto, quasi asciutto; i suoi film lasciano spazio agli attori e ai personaggi, senza troppe lungaggini. Vi assicuro che è un pregio che io apprezzo molto. Complice una sceneggiatura appena discreta (ci torno), i personaggi prendono vita quasi da soli e riempiono le scene più delle sequenze action; il risultato finale è appunto strano, a tratti perfino noioso, ma mai banale. C'è un aspetto, per esempio che mi ha colpito molto, ed è uno dei motivi per cui alla fine questo film mi è piaciuto nel suo gioco di attrarmi e respingermi allo stesso tempo. I personaggi - tutti, e dico veramente proprio tutti - sono profondamente negativi, se con questo termine manicheo intendiamo il gioco della divisione netta tra buoni e cattivi. Sono umani, certo, hanno le loro debolezze e motivazioni esclusivamente personali ad agire, ma non ce n'è uno per cui potremmo dire "è un eroe, è quello per cui compartecipo emotivamente". Lo stesso Quan dimostra una spietatezza sorprendente nel perseguire il suo unico desiderio di vendetta (soprattutto nella scena finale - no spoiler, tranquilli). 
No spoiler, no resa dei conti finale - tranquilli.
The Foreigner, purtroppo però, non è tutto rosa e fiori e presenta alcuni difetti che ne minano la fruizione. Il primo, enorme, è la sceneggiatura, che presenta imprecisioni e sfondoni grossolani, oltre al fatto che richieda una enorme sospensione dell'incredulità: certi passaggi sono talmente forzati e poco plausibili da far sbottare in un "ma dai, non esiste!"; ci sono alcuni salti logici che poco funzionano e diverse scene sono appiccicate tra loro con uno scotch di bassa qualità, di quelli che trovi nei multistore cinesi di periferia: senza sminuire nessuno, spero che l'esempio renda l'idea! Il secondo difetto è una lentezza di fondo che, soprattutto nella prima parte, affossa il ritmo perché si è posta molta attenzione all'aspetto politico; d'altronde era fondamentale per darci la giusta dimensione di Hennessy ma, ecco, avrei gradito uno snellimento di questa parte. 
In conclusione: se vi aspettate il classico film alla Jackie Chan, resterete tremendamente delusi, anche se dubito possiate provare una delusione maggiore di quella data da film del calibro di Skiptrace - Missione Hong Kong (2016), Kung-Fu Yoga (2017), The Karate Kid - La leggenda continua (2011), Operazione Spy Sitter (2010), uno peggiore dell'altro dove il nostro Jackie dimostra l'inesorabile avanzare del tempo e, purtroppo, una scelta di ruoli non perfettamente di primo piano. Come ho scritto poche righe prima, The Foreigner è stata invece una scelta perfetta di ruolo, film, atmosfera: insieme a Pierce Brosnan in una delle migliori interpretazioni della sua carriera (vi sfido a contraddirmi), insieme ad una cupezza insolita, questo film potrebbe risultarvi una inaspettata sorpresa. Per me, promosso. (A La Moglie non è minimamente piaciuto, per esempio: altro punto a favore del film... ahr ahr ahr!)

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 4,5
La scrittura dei personaggi è ottima, ma la storia  presta il fianco a storture e forzature davvero fuori luogo e poco plausibili. Il che è un peccato, anche tenendo presente che non è nemmeno originale, in quanto adattata dal romanzo The Chinaman di Stephen Leather (1992).
Musiche: 6
Uhm, direi senza infamia e senza lode, nulla di particolarmente memorabile o, al contrario, di fastidioso.
Regia: 7
La mano di Martin Campbell c'è e si vede anche in questa produzione "minore", soprattutto se confrontata al Casino Royale di un decennio prima. Il compito lo porta a casa dignitosamente, confezionando un bel film, crudo, cupo, non propriamente serrato ma ben costruito.
Ritmo: 6,5
Parte col botto, rallenta di brutto, ha improvvise accelerazioni. È, in ogni caso, un film lento.
Violenza: 5
Ci sono alcune scene di forte impatto (Quan che abbraccia il cadavere ustionato della figlia su tutte), per il resto non è splatter anche se fioccano sparatorie e Jackie Chan si improvvisa nonno Rambo in una sequenza nei boschi.
Humour: 4
No, cambiate film se cercate le scene buffe.
XXX: 1
Non lo zero assoluto, ma poco da rimarcare.
Voto Globale: 7
Fossimo stati al liceo, questo sarebbe stato il classico voto 6/7 che odiavo tanto (dal sei al sette, cosa minchia voleva dire?) ma che in effetti un piccolo senso ai tempi ce l'aveva: potenzialmente un buon film, a cui manca quel piccolo tocco per fare un vero salto di qualità. Rispetto alla produzione recente sconfortante di Jackie, un grosso, bel passo in avanti, dove il Nostro dimostra di essere anche attore drammatico e non solo un funambolico attore action. Promosso.

lunedì 22 gennaio 2018

The Horde (2016) | Recensione

The Horde
Voto Imdb: 4,1
Titolo Originale:The Horde
Anno:2016
Genere:Horror, Azione
Nazione:Stati Uniti
Regista:Jared Cohn
Cast:Paul Logan, Costas Mandylor, Tiffany Brouwer, Sydney Sweeney, Vernon Wells

Il cast delle vittime designate. Quello a sinistra sta già sulle palle così.
Mi dolgo e mi fustigo da solo. Questo è quello che succede quando non mi informo prima di guardare un film. La scena è la seguente: mi ritrovo in una di quelle serate di svacco totale sul divano, la palpebra già calante, la pargola incredibilmente calma già a letto, La Moglie in studio a finire un lavoro. Risultato: TV completamente a mia disposizione con assoluta libertà di scegliere un film tutto per me. FIGATA TOTALE MEGA GALATTICA! Il mio problema, al solito, è che in queste situazioni vengo travolto dal vortice del "E ora cosa minchia mi guardo?", ci sono decine di film che vorrei vedere ma che poi salto, vuoi perché la scintilla deve ancora scattare o, peggio, si è già spenta prima ancora di iniziare, vuoi perché alcuni film parcheggiati vanno visti rigorosamente con La Moglie, vuoi perché di altri ancora, presenti in archivio solo perché sono stato colto da bulimia accumulatrice, leggo il titolo e il cervello risponde con un encefalogramma piatto (del tipo: "Che cacchio ci fa questo film qui?"). Fatto sta che, dopo mezz'ora di tanto penare, vengo catturato dal titolo The Horde (2016) e mi si accende una lampadina: QUESTO!
Vi spiego in dettaglio il processo mentale, così capirete meglio. Tempo fa vidi un horror francese dal titolo The Horde (2009) e, devo ammetterlo, mi piacque parecchio. Parlava di poliziotti buoni, di poliziotti corrotti e di zombie cazzuti che infestano un palazzo. Un bel film teso, serrato, diretto bene, recitato altrettanto bene, con ottimi effetti speciali, cattivo il giusto e carismatico come pochi. Mi son detto: "il titolo non è una coincidenza, questo deve essere l'ennesimo remake americano. Vediamo cosa sono riusciti a fare", pigio PLAY e... lo sapete già e ve l'ho raccontato più volte, io se inizio a vedere un film devo arrivarne per forza alla fine.
Non l'avessi mai fatto.
Il film francese non c'entra un emerito cazzo. Ma proprio per niente.
E sì che mi sarebbe bastato leggere i nomi dell'attore principale e del regista per capire a cosa sarei andato incontro, invece l'ho dovuto intuire guardando la sequenza iniziale.
Paul Logan.
Cazzo, no, Paul Logan. Non lo youtuber sfigato - sarebbe stato anche peggio - ma l'attore di un film brutto brutto brutto di cui tuttora porto i segni e che ho recensito qui: The Terminators. Il regista? Jared Cohn, conosciuto più per Atlantic Rim che per altri suoi lavori (forse giusto un po') più meritevoli, titoli del calibro di: Halloween Pussy Trap Kill Kill (2017), Little Dead Rotting Hood (2016), Evil Nanny (2016), 12/12/12 (2012), Bikini Spring Break (2012) e King Arthur and the Knights of the Round Table (2017). Ok, molti di questi titoli puzzano di Asylum da tutti i pori e The Horde non fa eccezione, pur non essendo una sua produzione. Mi sarebbe semplicemente piaciuto saperlo a priori, così sarei partito con la consapevolezza di guardarmi una cacatona epocale ma con l'anima in pace. O forse sarei andato dritto su Little Dead Rotting Hood, altro titolo parcheggiato in attesa di essere visto... chissà.
Ma sapete qual è la cosa peggiore di tutte?
In The Horde Paul Logan ha pure scritto la sceneggiatura.
Orrore e raccapriccio.
Raccapriccio e orrore.
Qui sembra quasi convincente, a dire il vero... (Paul Logan)
Guardatelo in faccia, il nostro Logan. Grande e grosso, due spalle e due braccia così che ti fan pensare subito alla parola steroidi (lui nega, è tutto naturale, sicuramente sarà così), sguardo mica tanto brillante... ce lo vedete a scrivere una sceneggiatura con doppia libidine con i fiocchi? Non parlo a livello di trama ma proprio di scrittura. Ce lo vedete, dico, ce lo vedete? Non che io voglia fare lo spocchioso (perfino Ben Affleck ha vinto un Oscar come sceneggiatore. Ben Affleck, ripetetelo insieme a me, scandendo bene le lettere: B-e-n A-f-f-l-e-c-k) ma, ecco, ritengo poco probabile che da uno come il buon vecchio Paul possa uscire uno script dove la trama sia sorprendente, i dialoghi frizzanti, la caratterizzazione dei personaggi originale e funzionale. Come? In realtà si è laureato in biochimica? Ostrega, questa non la sapevo. Penso allora che Paul avrebbe ottenuto risultati migliori nel campo della ricerca medica piuttosto che cimentarsi in film infimi e angoscianti. Il bello è che nelle interviste sembra pure un tipo simpatico e alla mano.
Non dilunghiamoci troppo, volete qualche esempio? Ecco qui!
La propostona scatta nei boschi.
Selina (Tiffany Brouwer) è una professoressa che decide di portare alcuni suoi alunni sfigati in una gita escursionistica fotografica (!) nei boschi. La ragazza è fidanzata con John Crenshaw (Paul Logan), un ex Navy SEAL che ha la segreta intenzione di farle la proposta di matrimonio in un ristorante romantico proprio in quel week-end. Selina non lo sa e tutta micettina puccettosa gli chiede di accompagnarla nei boschetti. Il bestione acconsente a malincuore, piglia il megamacchinone Chevrolet Tahoe sette posti e carica su la solita combriccola di teenager da film horror americano: Riley, lo stronzetto ricco single forse gay dotato di lingua tagliente (ne ha per tutto e tutti), Hailey (Sydney Sweeney), la verginella innamorata di Derrick, il buffone della classe; e la coppietta di arrapati Sheila e Chris, i quali partecipano alla gita con un unico scopo, quello di trombare. Delineato il cast di personaggi, vorrei proporvi un giochino del tipo: indovinate cosa succederà ai ragazzi! Barrate la risposta che, secondo voi, risulta la più corretta.
  • [A] Il film diventa un fantastico thriller ricco di colpi di scena dove la suspense la fa da padrona, noi assistiamo trepidanti alle vicende dei protagonisti con il cuore in gola e compartecipiamo emotivamente alle vicende dei poveri ragazzi, ciascuno con un background solido che permette una profonda empatia. L'eroe, quando interviene, lo fa con senso, criterio e soprattutto credibilità. I cattivi hanno delle reali motivazioni, potreste addirittura pensare "Cavoli, avrebbero anche ragione, peccato siano passati dalla parte del torto con le loro azioni". Il finale, sconvolgente, farà smascellare tutti dalla sorpresa e niente sarà più come prima. Venti nomination all'Oscar, sette vinti nei premi chiave, fra cui miglior film, miglior attore protagonista, miglior sceneggiatura originale, miglior regista, migliori effetti speciali.
  • [B] Nel bosco c'è una gang di cannibali mutanti capitanati dal condannato a morte ma evaso Cylus Atkinson (Costas Mandylor) che ha iniziato a produrre abusivamente metanfetamina da rivendere e diventare ricco sfondato. I ragazzi arrapati trombano, perciò muoiono subito. La verginella e la prof vengono rapite per essere violentate e con la prima ovviamente ci riescono pure. Lo stronzetto viene torturato a morte. Il clown è il secondo a morire, nessuno si ricorda come. Il protagonista si incazza come una bestia, fa un macello che la metà ne basta, salvando giusto le due ragazze, una illibata e senza graffi (la professoressa fidanzata, guarda caso), l'altra conciata male da buttare via (l'ex-verginella). La preda diventa predatore, uccide tutti inclusi quelli che si sospettava fossero buoni.
Uno dei macellai: Earl (Vernon Wells)
Se avete scelto [A] siete degli inguaribili ottimisti capitati sul blog sbagliato.
Se avete scelto [B] siete dei realisti disillusi che han capito benissimo come funziona la nicchia dei film horror a basso budget destinati al mercato dell'home video. I film di questa fetta di mercato si dividono in tre categorie:
  • Film con idee meritevoli, realizzati con onestà, magari pieni di difetti ma per i quali si è disposti a chiudere un occhio, a volte entrambi, perché c'è qualcosa dentro che li fa brillare di luce propria.
  • Film talmente brutti e fatti male da entrare nel Gotha delle Cagate Micidiali, quindi per questo motivo meritevoli di essere guardati e preservati nel tempo.
  • Film davvero brutti, pessimi nella realizzazione, disonesti, fatti però non così male da entrare nella storia, per i quali alla fine della visione l'unico pensiero rimasto è "Mamma mia, ho buttato via 90 minuti della mia vita."
The Horde, mi spiace ammetterlo, rientra nella terza categoria. Non c'è davvero un singolo aspetto per cui possa dire "Ok, è brutto ma almeno c'è...", semplicemente perché è pieno di "vorrei essere ma non posso."
Vorrei essere uno splatter / slasher / torture porn
Ci sono due sequenze dove i ragazzi vengono torturati dai cannibali, tra l'altro seguendo l'abusata regola del contrappasso che ci sfrangia i maroni dai tempi di Dante Alighieri. Il ragazzo antipatico parla troppo? Beh, gli strappiamo la lingua con le pinze. Poi gli seghiamo via una gamba, tanto per prolungare l'agonia. La ragazzina è verginella? La violentiamo con un mutante che sembra l'incrocio tra un Ent e un Teletubbies. Però, dai, le scene sono troppo ridicole e fatte in modo troppo pedestre per risultare credibili e strappare un gemito di orrore. Una nota di merito va nel non aver usato della inutile CGI, ma il risultato finale non è comunque sufficiente.
Vorrei sfruttare i cliché dei film horror per giocare con lo spettatore
Ma per favore. Non succede nulla di diverso da quello visto milioni di volte. Arrivati all'ennesima visione dei ragazzi stereotipati pronti per essere carne da macello, la voglia di vedere come va a finire ti passa via perché lo sai già dalla prima inquadratura. Nonostante i roboanti proclami di Paul stesso, che più volte ha dichiarato di aver voluto prendere questi stereotipi per apportare delle sorprendenti (!) variazioni. Se ci sono state, scusatemi, non me ne sono accorto, la colpa è sicuramente mia.
Vorrei avere un protagonista che spacchi i culi ai cattivi
No, non ci siamo. Paul Logan si impegna ma è pessimo in tutto. Non sa recitare. Non sa un cazzo di arti marziali, si vede da ogni movimento che è goffo: non basta qualche mossetta per risultare credibile, quando fai vedere che i tuoi passi sono incerti e non affondi il colpo sull'attore che hai di fronte. Intendiamoci, non dico che ci si debba fare male davvero come in The Raid o nelle produzioni  thailandesi con Tony Jaa, ma chiedo almeno il minimo sindacale in quanto a credibilità. All'inadeguatezza recitativa si aggiunge il piattume della caratterizzazione, perché John agisce senza pensare e senza chiedere. La mia ragazza è in pericolo? Ammazzo tutti, fanculo tutto il resto. Giusto un guizzo lo raggiunge nel finale dove risulta molto più bastardo di quello che dovrebbe essere l'eroe buono a cui siamo abituati. Oltre a questo, poco o nulla.
Vorrei avere un cattivo memorabile di cui tutti si ricorderanno
Quando in una storia c'è il solito eroe buono che risolve le situazioni, a salvare la baracca deve essere il personaggio antagonista, quello che muove tutte le ruote degli ingranaggi. Per quanto Costas Mandylor sia stato l'attore più bravo tra quelli del cast di questo film (noi lo ricordiamo per la saga di The Saw, mica pizza e fichi), è proprio il personaggio Cylus a risultare inutile e dannoso. Sei un criminale incallito, tieni a freno i mutanti dandogli in pasto i poveracci che capitano nel bosco, hai sogni di grandezza mettendo in piedi un laboratorio chimico abusivo nella giungla neanche fossi in Apocalypse Now e tutto quello che ti viene in mente è trombare la professorina? Dai, su, non c'è il minimo sforzo di costruire un personaggio decente e coerente.
Potevamo stupirvi con effetti speciali e colori ultravivaci...
... ma è venuta fuori una merda incommensurabile.

Regista: "Fai trasparire tutta la tua rabbia e il tuo disprezzo,
sii convincente come Anna Magnani nelle risaie!".
Lei:
Scusate l'ultima frase, ma non trovavo un modo migliore per riassumervela. Quello che, fra l'altro, mi lascia perplesso, è che leggo in giro più di una recensione in cui il film non viene stroncato così duramente perché in fondo avrebbe quella patina da horror / action anni '80, fatto con mestiere e tanta ingenuità. Io mi limito a scuotere la testa mestamente: a mio avviso, The Horde è un fallimento totale e non merita assolutamente che sia visto facendovi perdere il vostro tempo, magari vinti dalla curiosità di vedere a che livelli raggiunge la sua bruttezza. È un film che irrita e non lascia nulla dopo la visione, nemmeno il retrogusto amaro di quando assaggi una barretta di cioccolato fondente scaduta da cinque anni.

E quando guardi la data di scadenza, fai questa faccia qui. (Costas Mandylor)
The Horde è migliore o peggiore di Robotropolis?

Dai, ammettetelo, questa rubrica vi mancava, vero?
La risposta è secca: lasciate perdere, Robotropolis è su un altro livello, qualche piano più sotto, ormai è diventato un mito difficile da abbattere anche se sono certo che da qualche parte nel mondo ci sia il film definitivo che mi sta aspettando e che mi faccia rispondere con un enorme sì! al mio tormentone preferito. Ma non è questo il caso, The Horde non riesce né a scalzare Robotropolis dal trono dei film più brutti che io abbia mai visto, né a salire sul podio: insufficiente perfino in questo aspetto. Passate oltre, datemi retta!

Non si va oltre questa inquadratura, mi spiace deludervi.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 3
Non c'è nulla di originale, i dialoghi sono veramente imbarazzanti al punto da irritare profondamente.
Musiche: 4
Non ricordo nulla di memorabile nella musica o negli effetti sonori. Il vuoto a sette note.
Regia: 4
Fiacca, anonima, senza grossolani errori di montaggio, ma senza anima. René Ferretti è un'altra cosa.
Ritmo: 7
Il ritmo è l'unica cosa che si salva in The Horde... giusto quello.
Violenza: 6,5
C'è qualche scena che nelle intenzioni di Logan e Cohn avrebbe dovuto essere impressionante, purtroppo il bersaglio non viene pienamente centrato. 
Humour: 2
Non fa ridere né volontariamente né involontariamente.
XXX: 2
Non si vede nulla, qualcosa si lascia intuire.
Voto Globale: 3,5
Film troppo brutto per essere vero, ma non così brutto da poter salire sul mio podio personale. Il voto è la sintesi del mio giocare sporco: dandogli mezzo punto in più, gli ho impedito di ambire alla medaglia di bronzo, anche se in coabitazione con altri filmacci. Non merita nemmeno questo, fidatevi. Evitatelo e non cadete nel mio errore. Guardatevi piuttosto l'omonimo film francese, di ben altro livello.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...