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mercoledì 23 gennaio 2013

Adam Chaplin (2010) | Recensione

Adam Chaplin
Voto Imdb: 5,3
Titolo Originale:Adam Chaplin
Anno:2010
Genere:Splatter / Ultraviolento
Nazione:Italia
Regista:Emanuele De Santi
Cast:Emanuele De Santi, Valeria Sannino, Alessandro Gramanti

Alzi la mano chi ha visto Fist of the North Star (1995), il film americano di Ken il Guerriero e ha esclamato disgustato: "E' una cagata PRIMORDIALE!". Io l'ho alzata, e da allora sono sempre stato in (vana) attesa di un lungometraggio live-action che rendesse giustizia al mio mito Kenshiro. Forse che i tempi sono giunti grazie a questo Adam Chaplin? 

Cosa vi fa venire in mente questa posa?
Vedo molti di voi aggrottare le sopracciglia, mentre dubbiosi vi chiedete cosa minchia centri Charlot con Ken il Guerriero. Ci penso io ad illuminare le vostre ottenebrate menti. Primo, il Chaplin di Charlot è Charlie. Adam non c'entra un cazzo. Ho semplicemente fatto una battuta orrida, giusto per stare in tema col film e con la recensione. Secondo, questo è un film ITALIANO a bassissimo budget. Non esagero se dico che è costato infinitamente meno di Fist of the North Star. Terzo, ovviamente non ha nulla a che fare con Kenshiro, ma è di sicuro il film che più gli si avvicina in quanto a resa visiva, estremizzandone per altro l'aspetto splatter e sanguinolento.

A scanso di equivoci:
1) E' un film che ho catalogato come Ultraviolento. Qui ci sono litri anzi tonnellate di sangue, sbudellamenti, interiora, mutilazioni, morti non violente ma - appunto - ULTRAVIOLENTE. Una roba grottesca che può essere accostata, ad esempio, ai film più estremi di quei registi pazzi della Sushi Typhoon, il Tokyo Gore Police di Yoshihiro Nishimura su tutti. Senza dimenticare un altro film spesso accomunato a queste produzioni, Riki-Oh: The Story of Ricky (Hong Kong, 1991).
2) Non è un film per stomaci deboli. Può essere apprezzato, diciamo, da meno dell'1% di chi incappa in questo Blog. Ergo non mi sfavate la minchia a dirmi che Adam Chaplin è una cagata pazzesca: lo è, e lo sarà per il 99% della popolazione mondiale. Grazie e arrivederci.
3) E' un film estremamente povero. Ma povero povero povero. Di mezzi e di recitazione. Ma non di idee. Quelle ci sono in abbondanza, come i litri di sangue che scorrono dal primo all'ultimo minuto.

Esempio molto soft della citata ultra-violenza.
Di cosa parla Adam Chaplin?

Vedete il piccolo demone?
La trama non è lineare (non ridete), quello che vi sto raccontando è la ricostruzione di alcuni flashback che, di tanto in tanto, interrompono la narrazione del film. Adam Chaplin è un tizio dall'aspetto di un culturista. Ha una moglie che, non si sa come, ha un ultra-debito con Denny, un cattivo ultra-sfigurato che è di fatto il boss della Heaven Valley (il paese americano - non ridete - in cui è ambientata la storia). Denny cosa fa? La accoppa ultra-bruciandola viva (solo chi ha visto, può ultra-capire). Adam Chaplin s'incazza come una bestia e fa un patto con una sottospecie di demone che da quel momento in poi albergherà nella sua spalla destra. Grazie a questo patto, Adam diventa ultra-cattivo e uccide tutti quelli che gli si parano davanti finché non si sarà consumata la sua atroce ultra-vendetta.

Vi presento Denny, il cattivone.
Questa risibile trama non è che l'esile pretesto che permette al regista-attore-compositore (sì, Emanuele De Santi ha curato praticamente tutto in questo film, colonna sonora compresa) di mettere in scena dei combattimenti assolutamente folli, deliranti, violenti, splatter. Attaccateci la parola "Ultra-" a tutti questi termini e forse avrete una vaga idea di quello che ne è venuto fuori. Non a caso, il genere che più si accomuna a questo film è quello dei già citati Sushi Typhoon dove l'eccesso è l'unica vera regola cui attenersi. Il resto è irrilevante. Così come il realismo. Volete vedere un pugno che fa esplodere una testa? Eccovi accontentati! Volete vedere un tizio impalato su per il *bip* e sventolato come una bandiera? [1] Ecco anche questo! E che ne dite della fantastica Mossa dei Cento Colpi di Hokuto dove il protagonista scaglia una caterva di pugni talmente veloci che neanche li vedi - o meglio, li vedi raffigurati come una rosa di cento pugni che colpiscono simultaneamente il malcapitato - e che sfracellano il volto fino a ridurlo ad un ammasso macilento di carne? C'è pure questo, insieme ad arti spezzati, costole strappate, fontane di sangue, etc etc etc. Insomma, fate uno sforzo di fantasia e pensate a tutto il campionario del Perfetto Manuale dello Splatter.

Insomma, l'avete capito: il fine ultimo di questo film è mettere in scena gli effetti più raccapriccianti, e bearsene in pose da ultra-figo. Che vi devo dire? I ragazzi della NecroStorm in questo sono stati davvero bravissimi! Al punto che hanno sviluppato autonomamente una tecnica di riprese nominata H.A.B.S. (Hyperrealistic Anime Blood Symulation). Questa tecnica sostituisce la ridicola CGI e il ridicolo effetto spruzzo-di-sangue-rosa-che-sembra-acqua tanto cari ai giapponesi della Sushi Typhoon, e rende il risultato finale davvero convincente, come se - a detta loro - guardaste un anime splatter trasformato in film. Se lo guardate con il benevolo occhio del "accetto questo irrealistico estremismo", s'intende.

Dopo che per alcuni paragrafi ho parlato bene di alcuni aspetti di questo film, soffermiamoci sul resto, prima che veniate colti dall'irrefrenabile impulso di andare a guardarlo. Ah, mi rivolgo a quell'ipotetico 1% di cui sopra, eh.
Esempio di location povera ma stilosa.
Qui di positivo non c'è davvero nient'altro. Attenzione però: il discorso si fa spinoso, perché non è possibile non tenere conto dei pochi mezzi che la produzione aveva a disposizione. La recitazione è davvero infima, soprattutto da parte dei comprimari. Questo aspetto è però aggravato dal doppiaggio, assolutamente osceno. I produttori stessi l'hanno ammesso: un doppiaggio in studio avrebbe comportato costi che da soli avrebbero coperto i due terzi di tutto il loro budget, e per forza di cose hanno dovuto arrangiarsi come potevano. Peccato. Poi, chiaramente, pur con tutto l'entusiasmo del caso, non posso non sottolineare come il film sia infarcito di ingenuità, buchi di sceneggiatura, dialoghi da terza media, trama assurdamente esile. Non si può pretendere di ambientare il film in un paesino americano se poi gli attori parlano con accento romano-abruzzese e lasci l'inquadratura di un'auto sì modificata ma con una palese targa italiana. 

Una nota sulla distribuzione italiana: beh, non c'è. Il film è auto-prodotto e auto-distribuito direttamente dal sito della NecroStorm. Nessuno in Italia ha preso il coraggio a due mani per distribuirlo. Neanche nel settore direct-to-video. Il produttore Giulio De Santi (fratello di Emanuele) in questo è stato chiaro: il film ha avuto oltre 15.000 vendite in tutto il mondo, di cui... 40 in Italia. Ecco, Adam Chaplin è apprezzato dappertutto tranne che in terra italica. Questo dato fa molto riflettere, e in questo senso è comprensibile lo sfogo del De Santi.

Un altro cattivo (a destra) è un mix fra Ultimate Warrior e
un membro qualunque dei Kiss.
Insomma, cerchiamo di contestualizzare e relativizzare il tutto: in termini assoluti, è facile cadere nell'errore di considerare Adam Chaplin una CAGATA PRIMORDIALE. Adam Chaplin è in realtà una CAGATA STILOSA. Io per questo lo premio. Le scelte registiche ci sono. La necessità aguzza l'ingegno, no? De Santi ha scelto pochissime location, ma le ha valorizzate con discreti giochi di luci e ombre e con inquadrature atte a mascherare la povertà della messa in scena; l'atmosfera è resa ottimamente dalla tesa colonna sonora, un bel miscuglio di musiche elettroniche; certi passaggi sono volutamente lenti, per dilatare il tempo e lo spazio e... ma va a cagare! Cosa sto dicendo! Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Adam Chaplin NON vi piacerà. Io ne ho parlato bene, perché l'ho relativizzato. Con i pochi mezzi a disposizione, la NecroStorm ha tirato fuori un prodotto che... sì, diverte, nonostante i suoi enormi ultra-difetti.

Riassumo la chiave di lettura del mio pensiero:
Contestualizzato: sto parlando di nicchia nella nicchia. Di un film di difficile collocazione, non certo un horror a tutti gli effetti, ma splatter / gore.
Relativizzato: come già detto, con i pochi mezzi era difficile pretendere di più.

Insomma: un film non per pochi, ma per pochissimi. A me è piaciuto. Ultra-relativamente, s'intende.

Fonti che mi hanno aiutato:
Sito ufficiale NecroStorm
Splattercontainer - sezione Adam Chaplin

[1] Geniale citazione di un cult intramontabile, I Guerrieri della Notte. Ho detto tutto.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 3,5
No, dai, non c'è trama. Quel poco che c'è, è reso farraginoso a causa del gioco di flashback e flashforward inseriti qua e là.
Musiche: 8
Posso dirlo? Lo dico! Non me l'aspettavo! A me la colonna sonora è piaciuta abbestia. L'ho trovata davvero azzeccata per il tipo di film.
Regia: 5
Apprezzo la buona volontà. Apprezzo.le soluzioni adottate per ovviare al budget ultra-ridotto. Facciamo che 5 è la media tra alcune trovate ultra-geniali e alcune cadute di stile ultra-pietose.
Ritmo: 6
Meno indiavolato di quello che si può supporre, a causa di alcune sequenze troppo lente che un po' fanno il verso a Sergio Leone ma che mi danno l'impressione di voler allungare la brodaglia. Scusa Sergio se ti ho scomodato in questo contesto.
Violenza: 9,5
Non do 10 perché... non so, mi aspetto che qualcuno, prima poi, alzi l'asticella dell'ULTRA-VIOLENZA e così sarei costretto a dargli 11. Qui di violenza ce n'è a pacchi e in abbondanza. Quello cercavate, quello trovate in Adam Chaplin. Il resto è fuffa.
Humour: 5
Assolutamente zero humour, se non quello involontario di certe scene ingenue e ridicole.
XXX: 0
Zero.
Voto Globale: Ultra-5
Minchia. Non so davvero che voto dare, alla fine. Adam Chaplin mi è piaciuto, e questo presuppone un voto superiore alla sufficienza. Ma allo stesso tempo, è un film troppo di nicchia, troppo estremo, troppo raffazzonato. Quindi invento un nuovo voto. ULTRA-CINQUE. E' una nuova scala di valori. E' un film insufficiente, ma troppo Ultra- per finire nel limbo del dimenticatoio. Ecco.

sabato 1 dicembre 2012

Starcrash - Scontri stellari oltre la terza dimensione (1978) | Recensione

Starcrash - Scontri stellari oltre la terza dimensione
Voto Imdb: 3,7
Titolo Originale:Scontri stellari oltre la terza dimensione
Anno:1978
Genere:Fantascienza
Nazione:Italia
Regista:Lewis Coates (Luigi Cozzi)
Cast:Caroline Munro, Marjoe Gotner, David Hasselhoff, Christopher Plummer

Bello il modellino!
Io avevo l'espressione del tipo a destra.
(Sono i due protagonisti, per inciso)
Ok, questa mi è stata presentata quasi come una sfida (bella tosta) da parte di un amico, che qui saluto. Ho raccolto questa sfida con un pizzico di apprensione; preso il coraggio a piene mani, mi sono tuffato nella visione del film Starcrash - Scontri stellari oltre la terza dimensione. Devo ammetterlo: è stata un'esperienza che va al di là dell'umano. Lisergica, oserei dire.


Keywords: Trash, Cagata Micidiale, Gnocca. E potrei concludere qui la recensione, ma so già che i più esigenti di voi potrebbero rimanerci male, quindi cercherò di esprimere un parere su questa puttanata interplanetaria.

Qui siamo a Tropea. Giuro.
Partiamo da una breve presentazione del background, necessario per comprendere in pieno questa operazione. Siamo nel 1978. Il successo di Guerre Stellari è agli occhi di tutti. Prima del capolavoro di George Lucas, provare a pensare ad un film di fantascienza nel più puro stile space opera era probabilmente considerato un azzardo. La gente sarebbe corsa in massa a guardarlo? Guerre Stellari ha dato la risposta.
Starcrash è, a tutti gli effetti, la risposta italiana a Star Wars, a partire dal titolo internazionale. Principessa Leila? Pfui! Fischi per lei! Noi abbiamo Stella Star. Sissignori, nomen omen! Stella Star, una topa stella di prima grandezza interpretata dalla splendida Caroline Munro. Costei è nota per essere stata una Bond Girl (nel film 007 La Spia che mi amava, 1977, con Roger Moore e insieme all'altrettanto topa splendida Barbara Bach), mentre i fan più scafati se la ricorderanno in qualche produzione Hammer anni '70. Obi Wan Kenobi? Luke Skywalker? Ma per favore! Noi abbiamo due eroi in uno: l'immarcescibile Akton (un inguardabile Marjoe Gotner)! Eroico-cesso-paura senza un minimo perché, protagonista dai poteri speciali (per buona parte del film ci domandiamo spaesati quali siano e a cosa minchia servano) e che fa pure una fine ignobile. Darth Vader? Ahahahahahah! Ma non fateci ridere! Noi abbiamo il carismatico Conte Zarth Arn (Joe Spinell, che ha recitato in Taxi Driver, Il Padrino Parte II, Rocky, Rocky II... ecco, se mai in futuro dovessi pensare al Viale del Tramonto, da ora in poi mi verrà in mente il buon vecchio Joe), che quando muore fra esplosioni pirotecniche non fa altro che urlare "Sono il dominatore dell'universoooooooooooo!". Eppoi, rispetto alla saga degli Jedi, abbiamo un'amazzone che agli americani manca. Leila-Schiava? Ari-pfui! Noi ci abbiamo Nadia Cassini, ci abbiamo. Quattro a zero e tutti a casa.

A sinistra, Nadia Cassini. A sinistra, ho detto.
Ok, dopo aver letto queste righe deliranti e sconclusionate, vi vedo lì davanti al monitor, con l'espressione un po' interdetta mentre cercate di capire:
  • che pasticche ho ingerito;
  • cosa sia in realtà Starcrash.
Facciamo che riparto da capo, presentandovi la storia.

Siamo in una galassia lontana lontana. Il Conte Zarth Arn ha costruito una micidiale arma in grado di distruggere le menti degli uomini. Zarth Arn, l'avrete intuito, è un super cattivo, e vuole diventare il Dominatore dell'Universo. Questa arma, chiamata con un nome roboante tipo Cannone dell'Apocalisse (e già quando l'ho sentita nominare così, intorno alla fine del film tra l'altro, sono scoppiato a ridere come un deficiente), scusate, dicevo: questa arma è così GROSSA e POTENTE che è stata nascosta non IN ma DA un pianeta. Sì, avete capito bene. C'è però l'Imperatore del Primo Cerchio Stellare (sembra più il nome di un colpo segreto della Divina Scuola di Hokuto) che deve essere un fesso epocale perché non riesce a scovare questa arma così INTROVABILE, piccola com'è. Per stanarla invia un super incrociatore stellare, il quale però viene distrutto in un modo un po' confuso che credo di non aver capito bene (siamo intorno al quinto minuto e avevo già la palpebra calante, capitemi). Prima che l'astronave esploda come un uovo nel forno a microonde, vediamo tre moduli di salvataggio che svolazzano qua e là per lo spazio.
Finalmente entrano in scena i protagonisti! Stella Star e Akton. Sono due pirati dello spazio, poco di buono, contrabbandieri da quattro soldi che però sono inspiegabilmente nonché rispettivamente il Miglior Pilota della Galassia e il Migliore Navigatore dell'Universo. Sono inseguiti da Thor della Polizia Intergalattica, una specie di alieno spelacchiato il cui make up finisce improvvisamente da metà collo in giù. Ma non divaghiamo: Thor cattura i due pirati, che vengono condannati ai lavori forzati a vita su due pianeti diversi.
La fuga di Stella Star dal pianeta-prigione è un capolavoro dell'assurdo. Qui la vediamo finalmente nella divisa succinta che poi manterrà per buona parte del film: cosa buona e giusta, a prescindere. Stella Star sobilla gli altri schiavi (due sfigati di mezza età) che si ribellano. Nella sparatoria che ne segue, caratterizzata da splendidi raggi laser che sembrano dei rétini rossi appiccicati sulla pellicola, Stella Star si lancia fuori dalla prigione (?) e atterra in un canneto che fa tanto pianura padana (!). Sopra di lei la prigione esplode (non si capisce come), e sticazzi se muoiono tutti, carcerieri e prigionieri: Stella Star è salva, ed è quello che conta. Viene però ri-catturata da Thor che la porta direttamente dall'Imperatore della Prima Nerch...ehm, dall'Imperatore del Primo etc etc: in cambio della grazia, lei e Akton dovranno trovare l'arma, distruggerla e, già che ci sono, salvare il figliolo dell'imperatore, il Principe Raima, disperso durante la spedizione di ricerca.
Inizia così la Grande Avventura di Stella Star e Akton, che vengono affiancati dal robot umanoide Elle.

Nel classico stile comune alle grandi epopee avventurose di inizio secolo, seguiremo il randomico girovagare dei nostri eroi per la Galassia, mentre mano a mano rintracciano i tre moduli di salvataggio alla ricerca di qualche superstite. Visiteranno un pianeta rigoglioso e abitato dalle Amazzoni (la cui regina, come detto, è Nadia Cassini. Tre minuti tre di significativa presenza scenica). Approderanno su un pianeta totalmente ghiacciato e alla fine atterreranno su un pianeta dove saranno attaccati da esseri primordiali stile Pianeta delle Scimmie. Scoveranno pure Er Principe e salveranno la Galassia in un tripudio di combattimenti stellari, esplosioni e luci allucinogene (sì, l'allitterazione è voluta, so' poeta).

L'avrete intuito: la sceneggiatura sembra il parto di un pazzo rinchiuso in manicomio a cui qualcuno più sano di mente ha cercato di dare ordine, senza troppo successo. O in alternativa, un'altra tesi accreditata vuole che la sceneggiatura fosse stata scritta da un quattordicenne in preda ai primi ormoni dopo aver visto in successione Guerre Stellari e La soldatessa alle grandi manovre.
Al di là della trama che, se ben supportata da tutto il resto, potrebbe anche fare la sua porca figura, sono altre le cose che destano orrore e raccapriccio.

1) Le battute e le situazioni, ai limiti del demenziale.
Qui di seguito qualche esempio...
  • Dove è nascosto il pianeta segreto del Conte? A metà film a qualcuno arriva l'Illuminazione: sarà mica fra le famigerate Stelle Oscure Proibite? Con questo nome, non poteva venire in mente prima? Se si chiamano così, ci sarà un motivo.
  • E' fantastica la scena clou in cui Akton rivela i suoi poteri. Ricordate? Lui e Stella Star sono pirati e contrabbandieri. Ordunque: per necessità lui svela il suo potere, ovvero la capacità di guardare il futuro. Ecco la sua giustificazione per non averla mai usata prima: "E' una cosa contro la legge!". Lo confesso, avevo le lacrime agli occhi per il troppo ridere.
  • La situazione è disperata, l'astronave su cui si trovano gli eroi sta per esplodere e l'Imperatore se ne esce con: "Ho un asso nella manica: posso fermare il tempo!" Al che mi domando. Se hai questo ultrapotere... perché non lo usi contro il Conte, poi? Sei deficiente o cosa?
  • Pianeta ghiacciato: "Fai attenzione, la temperatura di notte scende di MIGLIAIA di gradi." Cioè, qui andiamo oltre lo Zero Assoluto. Oltre i limiti della fisica... magari potevano scoprire pure l'Antimateria, già che c'erano.
2) La recitazione.
Superpoteri senza un perché.
Qui siamo ben al di sotto del minimo sindacale. Siamo così in basso che gli attori stessi hanno preso la vanga e hanno iniziato a scavare di loro spontanea volontà. Caroline Munro che, diciamocelo, è gnocca di prima categoria (vedere contributo del Neurone Numero 4 a fine recensione), qui è assolutamente cagna. Anzi, cagna all'ennesima potenza: Livello Cagna Maledetta. Scena drammatica: inquadratura del suo volto sorridente. Scena action: primo piano del suo splendido sorriso (angolatura diversa). Scena surreale: primo piano dei suoi occhioni spalancati, si intravede il suo bel sorrisone. Scena comica: espressione sorridente ma corrucciata. E' evidente che Kristen Stewart ha preso lei come riferimento per Twilight, riuscendo nel tentativo di estremizzare tutto con la stessa, medesima assenza di espressione. Il suo Livello: Kristen Stewart, inarrivabile. Ma il problema non è solo Stella Star. Alla sua recitazione, la Nostra sopperisce con ben altri doti... cosa che fa anche Nadia Cassini, qui nelle succinte-ma-non-troppo vesti della Regina delle Amazzoni. Il problema sono tutti gli altri! Akton, per esempio: genuinamente osceno. Sembra un maniaco. Livello Raccapriccio Riccio. Il Conte? A parte sgranare gli occhi e urlare frasi ad effetto tipo "Il mondoèmmmmmmiooooo!" non va. Livello Dottor Zero. Si salva l'Imperatore Buono, un grandissimo Cristopher Plummer, l'unico attore degno di questo nome che, però, prende la parte così seriamente da risultare addirittura ridicolo se lo confrontiamo ai livelli degli altri attori. Livello Tutti insieme Appassionatamente.
A destra: è lui!
Sì, lo so che in realtà voi volete sapere di più sulla vera star di questo film... David Hasselhoff nella parte del Principe Raima. Il buon vecchio The Hoff: Idolo del sottoscritto ai tempi di Supercar. Al di là del fatto che viene accreditato in terza posizione fra gli attori principali ma compare solo negli ultimi venti minuti, ecco, in questo breve lasso di tempo ci rendiamo conto di quanto il suo sia un personaggio-fuffa. Ok, salva Stella Star. Ok, si rivela come Principino-di-sta-cippa. Il bello, però, è che lui interviene arrembante e... Akton mUore. A fare il lavoro sporco è sempre la nostra eroina. A salvare il culo alla galassia è Stella Star. Raima se ne sta lì, fa un combattimento con la spada laser dove si vede lontano un miglio che ha appena preso lezioni da qualche schermidore olimpico eliminato al primo turno perché quella postura plasticissima la vedi solo in pedana di fioretto (e qui risate a tutto spiano). E quando alla fine l'abbraccia in modo oltraggiosamente casto, la battuta migliore è del Robot Elle che sbotta con un: "E io che ci faccio qui?"

Insomma, quella battuta è roba di alta scuola, è puro meta-cinema. Le parole di Elle rimbombano nella nostra testa, al punto che inevitabilmente ci porremo questa domanda: "E noi che ci facciamo qui, davanti allo schermo, a guardare questa merda colorata?"

Non uso parole a caso. Ammirate questi bizzarri accostamenti di colore.
3) Gli effetti speciali.
Innanzitutto le astronavi non sembrano fatte col Lego, ma col suo cugino povero: il Duplo.
I raggi laser sembrano fatti col pennarello.
La scenografia non sembra: è tutta plastica e cartapesta. I palazzi di Megaloman al confronto sembrano realizzati dalla Industrial Light and Magic.
La fotografia è costruita attraverso bizzarri e psichedelici accostamenti di colore, il cui risultato è quantomeno azzardato. La galassia, per esempio, viene rappresentata come una distesa nera da cui fanno capolino stelle di tutti colori (per lo più tendenti a tinte shocking) e i pianeti sono palline da golf colorate. Addirittura in una scena, ottenuta mediante sovrapposizione di pellicole, vediamo delle nuvole che splendidamente compenetrano il fianco di una montagna. Ovviamente l'effetto è voluto, vuoi mettere le robe strane che vedi in questi pianeti esotici?
Mork... ehm, Stella Star
I costumi sembrano ottenuti usando la Maglieria Magica di Barbie e il domopak. I risultati migliori sono ovviamente su Stella Star, in un casto nonché onorevole costumino in due pezzi. Peccato che nel finale abbiano deciso di coprirla un po' di più, al punto che con quel vestito Stella Star sembra Mork di Mork & Mindy.
Er Titano de noartri
I mostri (Golem e Titani) sono fatti con la tecnica passo uno. Impossibile non ricordare i prodigi di Ray Harryhausen, il vero maestro della tecnica dello stop-motion il cui significativo contributo può essere visto in filmoni quali Sinbad, Scontro di Titani, L'Isola misteriosa ed altri. Fra l'altro vi suggerisco di recuperare l'Almanacco della Fantascienza 2009 di Nathan Never (Bonelli): c'è un interessante articolo proprio su Ray. Beh, scomodare questo mostro sacro è pura bestemmia: l'effetto ottenuto in StarCrash è tanto pedestre che sembra di vedere un film muto del 1915 a cui sono saltati dei fotogrammi dalla pellicola.

Potevamo stupirvi con effetti speciali. Non l'abbiamo fatto: usate la vostra immaginazione.

Il mondo è mio! Bwahahahah! Agh!
Anche solo preso singolarmente, ciascuno di questi difetti è in grado di annientare un film insieme allo sventurato spettatore che lo guarda. Immaginatevi quindi cosa sia Starcrash, che questi difetti li ha tutti insieme in un colpo solo. Roba da sterminio di massa. Ma... sì, c'è un ma! Questo risultato così sconclusionato, così orrido, così farsesco fa sconfinare il film nel Trash con la T maiuscola. La T, pian piano, lentamente, si trasforma in una C. Quella di Cult. Sissignori! Starcrash fa così cagare che fa il giro su se stesso e dopo l'ennesima volta che scoppi in una risata declamando: "Bella merda!" alla fine te ne esci con: "Che tavanata sublime!". Come spiegavo in altre recensioni, solo una piccola percentuale di spettatori riesce a trasfigurarsi e raggiungere il Nirvana delle Cagate Micidiali, quel limbo sospeso in cui la mente viaggia in uno strato lattiginoso dove tutto è ovattato e la faccia rimane resettata in un ghigno ebete nonché incredulo. Questo limbo porta a quella che potrei definire Accettazione. Non di se stessi (sarebbe chiedere troppo) ma dell'auto-convincimento di aver assistito ad un evento fuori del normale epperò brutto, talmente brutto, che poi alla fine ammetti: "Mi sono pure divertito..."

Actor's Studio.
Alla fine, ricordiamolo, quello che fa trasformare una merda in un cult è il Genio. Il film è intervallato da momenti di pura genialità che lascia storditi per il loro impeto e la loro genuina irruenza. Purtroppo non ci è dato sapere se la genialità fosse consapevole o se fosse solo frutto del caso o del budget ridicolo. Io una risposta ce l'ho, ma ho paura ad esternarla.

Come definire, se non con "Genio puro!" il set dell'astronave di Stella Star e Akton? Gli oblò sembrano occhi, la plancia i denti e la forma tutta è quella di un teschio. E il computer centrale? Un monoblocco plasticosissimo a forma di cervello!


E l'astronave base del Conte? Totalmente a forma di mano, con tanto di dita semoventi. Se in qualche scena avesse assunto la forma del ditone medio alzato, questo film avrebbe preso un 10 sparato: peccato che gli autori non abbiano osato. Ad ogni modo, questa astronave bizzarra ha fatto sì che alcune scene dell'attacco potessero richiamare quelle dell'assalto alla Morte Nera di Guerre Stellari.


Ed infine, il pezzo più bello del film: l'attacco dell'Imperatore al Conte. Fate attenzione alla genialità intrinseca degli autori. I soldati imperiali entrano nell'astronave nemica a bordo di... enormi SUPPOSTE dorate sparate! Queste sfondano muri e finestre (poi ci torniamo), si apre uno sportello e i soldati sbucano fuori sparando all'impazzata. Superbo, davvero superbo. Dicevo delle finestre: siamo nello spazio (lo ricordo, caso mai vi fosse sfuggito questo particolare), le SUPPOSTE sfondano le finestre dell'astronave e... tutto prosegue come se niente fosse! Nessuna decompressione, nessuno che muore per mancanza di ossigeno, solo esplosioni a non finire... tutto molto bello, tutto molto kitsch. Eppoi i buoni perdono questo scontro...

Infine, Starcrash è istruttivo! Puoi imparare cose nuove!
  • Nello spazio si nuota.
  • Nel futuro non si conta usando giorni e ore, ma quadranti e cicli.
  • Se vieni colpito ad un braccio, mUori. Anche se hai i superpoteri.
  • Prevedere il futuro non serve ad una cippa: ci sarà sempre un traditore che ti fregherà. E mUori.
  • Nelle astronavi spaziali puoi aprire le finestre per cambiare aria alle stanze. Tutte le mattine.
  • Lo Starcrash del titolo non è altro che prendere un'astronave gigantesca e lanciarla contro un'altra. Praticamente l'auto-scontro-stellare. I bambini del futuro si divertiranno così. Armi segrete? Cannoni dell'Apocalisse? Ma per favore. Un botto e via!
Stile libero nello spazio.
Nota di colore: Roger Corman ha avuto a che fare col film?
Sì e no. Non ha prodotto direttamente il film. Ma ha comprato i diritti per la sua distribuzione negli Stati Uniti dove, incredibilmente, ha avuto successo tanto quanto in Italia. La parola "successo" è usata in senso relativo, ovviamente. Roger Corman è famoso in tutto il mondo per aver prodotto e diretto film per lo più horror e fantastici low-budget.

La Domanda Finale. Starcrash è migliore o peggiore di Robotropolis?
Non scherziamo. E' così infinitamente peggiore che riesce a raggiungere con grande facilità il livello di Cult. Cosa che Robotropolis non fa. Quindi, secondo la Teoria del Nirvana delle Cagate Micidiali, Starcrash è talmente peggiore che alla fine vince e diventa migliore.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 4
La storia in sé non è un problema: ci sta anche. Peccato che la sceneggiatura sia una cosa davvero pietosa. Roba da sedersi su una panchina e piangere disperati.

Musiche: 7,5
Non l'ho scritto nella recensione, ma va detto che le musiche davvero ottime. Perle ai porci, mi viene da pensare. Le ha composte John Barry, pluri-premiato agli Oscar (Nata Libera, La Mia Africa, Balla coi lupi, Il Leone d'inverno...) e responsabile delle colonne sonore di molti film di 007 / James Bond. 
Regia: 3
Una realizzazione così pedestre è cosa davvero rara. Montaggio inesistente, fotografia degna di LSD e Polvere dell'Angelo, recitazione casereccia e così bassa che forse l'ho vista a questi livelli solo in "Superuomini, Superdonne e Superbotte".
Ritmo: 4
Al terzo minuto m'è calata la palpebra. Poi è arrivata Stella Star e il mio interesse s'è ridestato. Da quel momento il film scorre via liscio pur con qualche inciampo durante il percorso.
Violenza: 4
Ahahahahahahahahahaha! L'unico film in cui l'eroe mUore per una lieve ferita al braccio. Come se avessero voluto urlare agli americani: "Obi Wan Kenobi puppa!"
Humour: 8
Ok, durante la visione non sono state poche le risate grasse che mi sono fatto. Tutte involontarie perché il film è davvero r-i-d-i-c-o-l-o.
XXX: 4
Fan service a tutto spiano per Caroline Munro e Nadia Cassini. In realtà il film è ipercastigatissimo, non siamo nemmeno ai livelli di Barbarella.
Voto Globale: 3
Penso sia più corretto un s.v. (senza voto). Alla fine opto per 3: il Numero Perfetto. Questo film è una Perfetta Cagata Micidiale. Film assolutamente consigliato per una serata con amici, pop corn, birra e rutto libero.

Ed ecco il contributo del Neurone Numero 4: Caroline Munro tutta per voi! (Immagini da cliccare in buona/alta qualità)

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martedì 17 luglio 2012

The Barbarians & Co. (1987) | Recensione


The Barbarians & Co.
Voto Imdb: 4,2

Titolo Originale:The Barbarians
Anno:1987
Genere:Fantasy / Commedia
Nazione:Italia / Stati Uniti
Regista:Ruggero Deodato
Cast:Peter & David Paul, Eva La Rue, Richard Lynch.

Noto anche con i titoli: "I Barbari" e "The Barbarians"

Iniziamo da questa foto. Sì, sono un orgoglione possessore del DVD di The Barbarians & Co.. Non un DVD qualunque: un fetido rip ottenuto da chissà quale VHS e sbattuto su disco nel 2001. Non avete idea (no, sicuramente no!) della gioia che pervase il mio corpicino quando vidi siffatto DVD in un cestone dell'ipermercato a 5€. Ricordo che in quel momento il tempo si era fermato e mi ero rivisto tredicenne mentre aspettavo trepidante la Prima Tv su Italia 1 di questo film, pronto a registrarlo su videocassetta sul mio nuovissimo videoregistratore Akai. Insomma, qui stiamo parlando di un piccolo pezzo della mia infanzia, mica pizza e fichi.

Lo splendore del menu del DVD in tutta la sua artigianalità:




The Barbarians & Co. Ditemi se non è stiloso!
Cos'è The Barbarians & Co.?

Scegliete voi:
1) Un grandioso film Sword & Sorcery
2) Un perfetto connubio tra arte, cultura e folkore
3) Un fulgido esempio di genuino trash italiano mascherato da fantasy per mungere il successo di Conan il Barbaro, seguiti e cloni vari.

Ovviamente mi direte in coro che la 1 e la 3 sono risposte antitetiche.


Barbarian su Commodore 64
Per me no. Per me The Barbarians & Co. è la perfetta unione di questi punti. E' un film oggettivamente orrendo che in molti etichettano come cagatona spaziale, ma così genuino da suscitare tenerezza. Chi non l'ha visto con gli occhi da tredicenne non può capire. Non voglio scomodare a sproposito parole come "capolavoro" o "grandioso", ma... Barbarians è Barbarians. Punto. E' l'arte del raccapriccio. O il raccapriccio fatta arte. Fate voi. A me francamente frega poco. Io a quei tempi giocavo con un caro amico a Barbarian su Commodore 64. Una specie di Street Fighter 2 ante litteram con spadoni e guerrieri invece che Chun Li e Blanka. Ci metteva un miliardo di anni a caricare, il combattimento durava pochi secondi, ma era tanta la soddisfazione quando sconfiggevi il nemico facendogli rotolare la testa a terra. Sempre in quegli anni avevo già visto Excalibur di John Boorman - ok, il paragone è quantomeno azzardato, ma sempre fantasy era ai miei occhi - ed ero reduce da Conan il Barbaro e Conan il Distruttore. Come potevo quindi ignorare il richiamo di un nuovo film che riassumeva un po' tutti questi elementi fantastici? (o meglio: avrebbe dovuto)

Franco e Ciccio?!
Sempre con gli occhi di tredicenne, eccomi pronto a vivere questa mirabolante avventura. Il film inizia con una voce narrante che declama la storia della tribù dei Ragnik i quali, in epoche antiche dominate dalla spada e dalla magia, erano gli unici a godere del diritto di passaggio nelle terre e ad avere il Dono della Felicità (qualunque esso fosse...) grazie ad un magico rubino che essi, millenni prima, ottennero barattando una montagna d'oro. Senza più uno straccio di denaro ma felici come pasque, questi poveracci giravano il mondo in veste di saltimbanchi, maghi e scarti di un circo Barnum dei poveri. A tenerli uniti, la radiosa regina Canari. La regina stessa aveva accolto nei suoi carrozzoni due bambini fratelli gemelli, Kutchek e Gore, e la sorellastra Kara. Ovviamente ogni bella favola viene rovinata dal cattivo di turno: il guerriero Kadar che brama sia il rubino che la regina. Con un attacco fulmineo dove i saltimbanchi si difendono sputando fuoco, lanciando coltelli scrausi e gettando birilli in testa ai cattivoni che sembrano più a Franco e Ciccio che a formidabili predoni, Kadar fa prigioniera la Regina, la quale riesce però a far perdere le tracce del rubino. I gemelli vengono separati, gettati in una cava, e cresciuti e addestrati a diventare guerrieri. Con uno scopo: fare in modo che si uccidano a vicenda. Questo perché Kadar è un uomo d'onore: ha promesso a Canari che i gemelli non sarebbero morti né per mano sua, né per quella dei suoi uomini. Astuto come una faina.

Qui la voce narrante ci racconta di come i gemelli crescono vigorosi fino a diventare uomini. Per la precisione, il narratore dice: "Crebbero, ma non divennero uomini. Diventarono BARBARI."

A Spartacus je fa una pippa.
Sissignori. Barbari. E' in questa frase del narratore che si respira in pieno lo spirito del film. Kutchek e Gore non sono uomini, non sono valenti condottieri, non sono eroi senza macchia. Sono BARBARI. Due enormi montagne di muscoli, grandi, grossi, garruli e terribilmente, incontrovertibilmente, adorabilmente DEFICIENTI.



Nel momento in cui Kutchek e Gore diventano BARBARI, il film cambia registro. Fantasy? Puah! Eroismo? Puah? Epica? Puah! No. Diventa il racconto delle gesta di due coglioni che ruttano, si esprimono a grugniti, sfasciano una taverna, si trombano l'harem del cattivone e, già che ci sono, salvano la loro tribù. Per fortuna ad aiutarli c'è Ismene (provvidenziale fu leggere quella "s" nel suo nome nei titoli di coda, giacché io capivo ben altra parola...) interpretata dalla giovanissima nonché bellissima Eva La Rue. Ismene è una fuorilegge imprigionata dai Ragnik per non si sa cosa ma, liberata dai BARBARI, sarà fondamentale per guidarli nella loro missione di ritrovare il Rubino e salvare la Regina

Eva La Rue non è mai stata così splendida.

Grandiosa è la scena del loro scontro, e di come capiscono di essere i fratelli gemelli separati anni prima.
Dialogo:
Barbaro 1: - Tu che ci fai con la MIA faccia, lurido maiale?
Barbaro 2: - Sono tuo fratello gemello, pezzo d'un rincoglionito!
In coro: - Allora dobbiamo scappare!

Questa scena, che vi posto qui di seguito da un spezzone in lingua inglese trovato su Youtube, è la summa di tutto il film. C'è la preparazione allo scontro, c'è la fantastica musica synth di Pino Donaggio, c'è l'ambientazione, c'è il carisma a pacchi dei costumi e delle inquadrature, c'è il combattimento anche cruento (salta via la mano di uno spettatore! Woooaaahhhh!) [ricordatevi sempre il filtro degli occhi di un tredicenne!] E c'è la COGLIONAGGINE dei due. Fantastico. Ho lacrime di commozione ancora adesso.


Non vado avanti a raccontare la risibile trama, ma sappiate che i nostri incontreranno dei mostri che a vederli non potrete fare a meno di sbellicarvi dalle risate:
  • Una specie di lupo mannaro incrociato con gli alieni del Pianeta delle Scimmie
  • Un drago (WOAAAAAH!) che a definirlo ridicolo vuol dire fargli un complimento. E' un pupazzone raccapricciante che aggrotta le ciglia con sguardo libidinoso e che viene infilzato in una scena terribilmente comica a seguito della quale i nostri eroi entrano nelle sue viscere dopo essere stati cosparsi di slime, frattaglie e vernice di origine non ben precisata.

Il Lupo delle Scimmie

Il Drago Libidinoso

Volevate vedere l'interno di un drago?

Barbarians è tutto qui. E' un prodotto Cannon Films, con tutto quello che ne consegue. Per me la Cannon è sinonimo di Missing in Action, American Ninja, Over The Top e I dominatori dell'universo (sì, il live action di He-Man). Detto questo, detto tutto. Barbarians è però un figlio di Ruggero Deodato. A sprazzi si vede la sua mano, sopratutto in qualche scena fintamente cruenta. D'altronde stiamo parlando del regista famoso per Cannibal Holocaust. Infine, Barbarians è anche un figlio del compositore Pino Donaggio famoso per le colonne sonore di Carrie - Lo sguardo di Satana e L'ululato. Qui il Maestro dà sfoggio di synth a manetta, fantasticamente anni '80 e orchestrato ottimamente da Natale Massara.

Sguardo Basito F4.
Ancora qualche nota a margine.
Gli attori.
No, dai. Fanno tutti pietà. Il film è davvero recitato a livelli infimi, non si salva nessuno. Né i Gemelli Barbari, né la splendida Eva La Rue (sì, avevo una cottarella per lei... lascio parlare il Neurone Numero 4 più avanti), né la Regina Canari di cui vedete a fianco l'immensa espressività, né infine il grande Richard Lynch che purtroppo ci ha lasciati il 19 giugno del 2012.


Richard Lynch. Stile da vendere, ci aveva.

Ricordo infine che Italia 1 dedicò un ciclo di film ai gemelli David & Peter Paul: so per certo di aver visto Double Trouble - L'uno contro l'altro praticamente gemelli e I babysitter.


Poi l'immeritato (?!) oblio.

Ecco a voi Barbarians & Co.. Una pietra miliare del Trash Assoluto.

E questa è una recensione fatta col cuore. Vogliatemi bene e non compatitemi! :)


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 4
No, dai, davvero?
Musiche: 8
Adoro il synth di Pino Donaggio. Adoro la canzone finale genuinamente anni '80. E' una signora colonna sonora, per i nostalgici dell'epoca.
Regia: 4
Sono combattuto. Poteva essere un gran film, ma il regista ha commesso un peccato mortale: dare carta bianca ai due gemelli. La loro improvvisazione ha portato a risultati imbarazzanti a livello di dialoghi ed interpretazione.
Ritmo: 5
Fantastico fino all'incontro/scontro fra i gemelli barbari. Poi diventa un'accozzaglia di scene senza senso dal ritmo fin troppo blando. Combattimenti privi di cattiveria e talvolta inutilmente lunghi.
Violenza: 5
La stragrande maggioranza degli scontri si risolve in risse degne di Bud Spencer e Terence Hill, con tanto di identici effetti sonori. Qualche tocco alla Deodato qua e là è comunque presente.
Humour: 7
Munitevi di pop corn e preparatevi ad una serata con amici ben predisposti alla visione. Non ve ne pentirete. Ovviamente a scatenare l'ilarità non sarà l'intelligenza della sceneggiatura, ma la demenza dei BARBARI e la tristezza del make up.
XXX: 3
Qualche tetta nell'harem.
Voto Globale: 8
E' un voto alla nostalgia. Al trash. Agli anni '80. All'umorismo involontario. Alla voglia di tornare tredicenni. Voi comuni mortali, dimezzatelo pure.


Ed ecco il contributo del Neurone Numero 4 sulla splendida Eva La Rue, che voi probabilmente conoscerete giusto per CSI: Miami.


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