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mercoledì 31 luglio 2019

Iron Sky: The Coming Race (2019) | Recensione

Iron Sky: The Coming Race
Voto Imdb: 5
Titolo Originale:Iron Sky: The Coming Race
Anno:2019
Genere:Fantascienza, Commedia, Azione
Nazione:Finlandia, Germania
Regista:Timo Vuorensola
Cast:Lara Rossi, Vladimir Burlakov, Kit Dale, Julia Dietze, Udo Kier

L'Ultima Cena dei Rettiliani... immagine suggestiva del film.
Non sempre, purtroppo, un budget maggiore è sinonimo di qualità superiore. Iron Sky: The Coming Race, seguito del primo Iron Sky - Saranno nazi vostri! (2012, recensito qui), ne è un perfetto esempio. Lo stavo aspettando da anni, sette per la precisione, e ci stavo sbavando copiosamente dopo che i primi trailer avevano iniziato a circolare, sapientemente diretti da Timo Vuorensola, lo stesso regista del primo film. Ma, ahimé, il risultato è stato davvero una dilusione di diludendo [cit. Joe Bastianich feat. Crozza]. Facciamo mezzo passo indietro per esporre ai neofiti di cosa stiamo parlando, perché siamo nel regno dei film low-budget a bassa diffusione nei circuiti nazionali ed internazionali e un minimo di spiegazione è quantomeno dovuta.
Correva l'anno 2012, quando nelle sale di alcuni paesi europei (Finlandia, Germania, Inghilterra e poche altre) uscì il primo Iron Sky, film nato da un progetto del 2006 e co-finanziato, tra i vari modi, anche attraverso piattaforme crowfunding grazie ad un gruppo di appassionati entusiasti. Il risultato diede ragione al finlandese Timo Vuorensola, regista nonché mente dell'intero progetto: recensioni relativamente positive, ottima risposta del pubblico e stato di cult guadagnato fra gli appassionati. Complice una scrittura intelligente e sarcastica, con la quale venivano messi alla berlina nazisti, americani, tedeschi, destrorsi e sinistrorsi, il film piacque parecchio ed era cosa ovvia et scontata, anche alla luce del finale pirotecnico, che prima o poi un seguito sarebbe arrivato.
Scene spaziali low-budget
E così è stato, fuori tempo massimo e con un budget enormemente più alto del predecessore, tanto che i produttori dovettero fare due campagne di crowfunding per racimolare i soldi necessari per chiudere almeno le riprese principali e la post-produzione. Ben sette anni sono passati dal primo film, e di acqua ne è passata sotto i ponti. Prima di addentrarci nei meandri della trama e delle conclusioni finali, io mi domando: caro Timo, ci hai fatto aspettare tutto questo bel tempo; te ne sei uscito con dei trailer che promettevano mari e monti (tutti ci ricordiamo Hitler-zombi a cavallo di un T-Rex, e un Gesù Cristo particolarmente incazzato), e poi il risultato finale è questa assurda, inconsistente accozzaglia di scene senza senso? La sensazione di essere presi per il culo non è più strisciante e, anzi, lascia il posto alla certezza quando iniziano a scorrere i titoli di coda e realizzi che alcuni nei personaggi inseriti nel trailer non sono nemmeno mai stati usati. (Gesù, appunto, ma anche Donald Trump... tanto che la frase di lancio del film era "Let's make Earth great again", palese presa in giro della campagna elettorale di Trump). Davvero, Iron Sky: The Coming Race è troppo brutto per essere vero e sembra non essere figlio della stessa produzione del predecessore... stento a crederci, eppure è proprio così.


Ecco cosa rimane della Terra dopo il finale del primo Iron Sky.
Trama! (con spoiler! Ma tanto non lo guarderete mai, che ve frega?)
La protagonista Obi Washington (Lara Rossi)
Dopo il catastrofico finale del primo Iron Sky, la Terra è diventata disabitata a causa delle radiazioni; i pochi umani sopravvissuti hanno trovato rifugio proprio su Neomenia, la base nazista sita sulla faccia nascosta della Luna, dando vita ad un miscuglio di coloni, nazisti e religiosi. La qualità della vita è pessima: gli abitanti vivono nel costante terrore che qualcosa vada storto e che la struttura prima o poi cada distrutta dai terremoti lunari, sempre più frequenti, o colpita da piogge di meteoriti. O autodistrutta dalla stupidità dei nazisti, chissà. La protagonista Obi Washington (Lara Rossi; stendiamo un pietoso velo sulla scelta del nome del personaggio), figlia di Renate Richter (Julia Dietze) e James Washington, è l'unica che si sbatte a tenere in piedi la struttura che sta cadendo a pezzi a causa dell'incuria, del menefreghismo e della povertà degli abitanti. Gli eventi subiscono una scossa quando sulla colonia piomba un'astronave di superstiti terrestri pilotata dal russo Sasha (Vladimir Burlakov); Obi vuole dare loro asilo mentre i Jobsisti, membri della setta devota al culto di Steve Jobs, ricchi ed elitari, sono contrari e chiedono l'espulsione dei profughi. Mentre si decide sul destino dei poveracci, Obi segue uno strano personaggio spuntato da nulla: questi non è altri che Wolfgang Kortzfleisch (Udo Kier) il Moon-führer nonché vecchio antagonista creduto morto, che le rivela di essere un Vril, antica razza di Rettiliani che colonizzarono la Terra ai tempi dei dinosauri. Kortz-coso regala ad Obi una speranza: un pezzo di Santo Graal in grado di curare e ringiovanire la madre Renate e la possibilità di raggiungere Agartha, la terra promessa nascosta nel nucleo della Terra, dove si sono rifugiati gli altri Vril ed unico posto in cui i terrestri possono rifugiarsi per sfuggire all'incombente distruzione della colonia sulla Luna. Illusa dalle infide parole del gerarca nazista, Obi, aiutata da Sasha, dall'amico Malcolm (Kit Dale) e dal guru dei Jobsisti Donald (Tom Green) vola in direzione di Agartha, dove scopre che i più grandi ed efferati criminali della storia terrestre erano in realtà dei Vril mascherati da umani: Adolf Hitler (sempre Udo Kier), Mao, Stalin, un Papa, il Presidente degli Stati Uniti Sarah Palin, Mark Zuckerberg, Margaret Thatcher, Bin Laden, Caligola ed altri che nemmeno mi ricordo più. La faccio breve: si scatena una gran bel bordello, Obi recupera il Graal, ritorna alla base inseguita dal rettile-Hitler, c'è qualche combattimento-parapiglia assortito, muoiono un po' di personaggi a caso, i superstiti vengono salvati grazie al colpo di genio di Sasha che riesce ad usare l'indistruttibile Nokia 3310 come trojan per effettuare un hack all'iPhone di Donald e che innesca una mega autodistruzione dell'astronave Vril. Eh? Ci avete capito qualcosa? No? Pazienza, in questo punto del film mi sono addormentato e sto cercando di ricostruire quello che ricordo, in pratica una ciolla di niente. Beh, alla fine Obi, Sasha e i terrestri buoni riescono a sconfiggere i nazisti ed iniziano un lungo viaggio in direzione di Marte, altro pianeta dove potrebbero trovare rifugio. Senza sapere che... OH MIO DIO CHE IDEONA NON CI AVEVA MAI PENSATO NESSUNO! sulla faccia nascosta del Pianeta Rosso c'è una base segreta sovietica con tanto di falce e martello ad illuminarla.


Uno dei momenti più attesi... Hitler in versione rettiliana.
Considerazioni sparse
I buffoni Jobsisti, devoti al culto di Steve Jobs
Ok, quanto ho vi ho appena esposto è un vero troiaio e ammetto placidamente di non essermi impegnato per renderlo più intellegibile. Ma è giusto e sacrosanto che dobbiate anche voi provare quella strana sensazione di non capire un cazzo nonostante l'apparente semplicità della situazione contingente. Ma al netto del paragrafo volutamente confusionario, concorderete con me su quale sia il vero, grosso problema di Iron Sky 2: una sceneggiatura inutilmente farraginosa, con situazioni inserite a forza senza un minimo criterio, alcune premesse accennate e poi dimenticate (tipo il Putin che compare all'inizio del film) e, in definitiva, una generale piattezza dei dialoghi e dell'inventiva. Là dove il primo Iron Sky aveva colpito e divertito grazie alla scrittura intelligente della sceneggiatura, qui il seguito naufraga ignobilmente soffocato dalle nefandezze appena descritte, solo perché il regista ha preferito concentrarsi sugli effetti speciali e sulla scenografia, aspetti per i quali non si è certamente risparmiato. Peccato che il risultato sia davvero disastroso: a scrivere gli infelici dialoghi è stato chiamato Dalan Musson, sconosciuto amico di Timo. Lo ripeto: sette cazzo di lunghissimi anni, dove avevate tutto il tempo di tirare fuori il meglio dalle idee folli che avevate in mente, aiutati fra l'altro dal gruppo di appassionati co-finanziatori, e siete riusciti a tirare fuori questa merda fumante? No, davvero, i miei più vivi complimenti, devo riconoscervi che non era facile bruciarvi il credito che vi eravate guadagnati, ma ci siete riusciti col botto.
Ma insomma, in questo film si salva qualcosa?
Sì, ma è poca roba in confronto allo sconfortante tedio che avvolge durante la visione; i diciassette milioni di euro di budget se ne sono quasi tutti andati in effetti speciali ed, in effetti (ahr ahr ahr gioco di parole, ahr ahr ahr), i risultati sono buoni anche se non fanno più gridare al miracolo. Iron Sky, pur con un budget più ridotto, aveva senz'altro colpito di più. Lo stesso Kung Fury (2015, al link c'è il film completo e ufficiale su YouTube, che vi consiglio di guardare), altro fulgido esempio di film low-cost indipendente nato quasi tutto dalla mente di una sola persona, David Sandberg, risulta visivamente superiore. Invece qui gli attori sembrano poco convinti nonostante l'encomiabile impegno di Lara Rossi; ma nel suo caso, è proprio il personaggio Obi a non funzionare; irritante, odioso e poco empatico, totalmente fuori parte non tanto per l'attrice quanto per l'inefficace costruzione del personaggio. Non si salvano nemmeno i comprimari, ridotti a macchiette inutili. Giusto Udo Kier, nel doppio ruolo di Kortz-kakkien e di Hitler, gigioneggia... ma ha poco minutaggio per poter reggere l'intero film sulle sue spalle. Purtroppo.


Una delle cose più belle del film: artwork che nel film non compare...
Scene da ricordare!
  • Un Jobsista viene giustiziato dal guru Donald perché ha compiuto il peggiore dei crimini: il jailbreak del suo iPhone. Questa scena in effetti è stata carina, ma purtroppo si regge su una serie di citazioni e battute già fatte in precedenza e che, in parte, riprendono quello che è avvenuto nel primo film. Non posso non sottolineare la poca inventiva degli autori.
  • I trailer. Ecco, quando arrivi a dire che la cosa più bella del film sono i trailer, inizi a capire che qualcosa non è andato per il verso giusto. Quattro i personaggi usati per irretire ed ingannare gli ignari fan del primo capitolo:
  • Il flashback in cui Kortz-minkien racconta il passato dei Vril quando arrivarono sulla Terra; anche in questo caso la scena è buffa e resa bene. Ma è purtroppo isolata e completamente slegata da tutto il resto. Adamo ed Eva erano in realtà due scimmie? Ahi, qui i creazionisti insorgeranno!
  • La riunione dei Vril ripresi come se fossero nell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Ok, citazione stra-abusata, ma nel marasma dell'inutilità di questo film, devo ammettere che ha funzionato.
  • Il Nokia 3310 reso come immortale ed indistruttibile strumento di un'epoca che non c'è più. Oh, idea carina, ma sono anni che su Internet ci sono meme e battute umoristiche su questo argomento; cari autori, benvenuti nel 2009...
  • Si vocifera di Lloyd Kaufman della Troma presente in un cameo. Non l'ho beccato, se qualcuno me lo dovesse confermare mi farebbe un grosso favore.
L'essere umano si estinguerà, ma lui sarà sempre lì, eterno ed indistruttibile.
Conclusioni & Commento
In molti casi, in passato, ho premiato film deficitari nella sceneggiatura ma ottimi dal punto di vista dell'aspetto tecnico; perché con Iron Sky 2 non avviene? Per rispondere alla domanda, permettetemi di chiarire un punto importantissimo: fateci caso, ma i film che ho premiato maggiormente, pur senza trama o ai limiti del minimo sindacale, vedevano veramente pochissimi dialoghi. Credetemi: un film senza trama funziona solo se i personaggi stanno muti, non dicono stronzate, o al massimo sparano sentenze mono-rigo. Altrimenti è veramente finita, vi verrà voglia di sterminarli tutti, dal primo all'ultimo. Non funziona nemmeno il frullato di teorie strampalate e storiche da cui il duo Timo/David ha attinto a piene mani: Santo Graal, Vril e i Rettiliani (concetti ripresi dal romanzo "The Coming Race" di Edward Bulwer-Lytton, 1871 - "La razza dell'avvenire" in italiano), la Teoria della Terra Cava, il mito di Agartha, Adamo ed Eva, ed altro ancora. Purtroppo non è che gettando fumo negli occhi dello spettatore le cose migliorino, anzi... si corre il rischio di peggiorarle. Iron Sky: The Coming Race è stata una delle occasioni più sprecate di sempre, lo dico senza timore di essere smentito.

Il tempo passa per tutti, anche per Julia Dietze (anche se qui è truccata)

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 3
Fa acqua da tutte le parti, la scrittura dei dialoghi è atroce e le idee più carine non sono nemmeno originali. Uno sfacelo unico.
Musiche: 5
Qui ammetto di essere andato in difficoltà. Come nel primo film, tutta la colonna sonora è firmata dal gruppo sloveno Laibach, noto agli appassionati del genere. La mia impressione, però, è che non si siano impegnati più di tanto; né la canzone iniziale, né quelle finali hanno lasciato il segno.
Regia: 6,5
Molto buona: la mano di Timo è ferma e pure valida, le immagini scorrono bene, gli effetti speciali pur non eccellendo si salvano. La resa finale è altalenante e non so quanto sia voluta: si passa da scene che paiono tratte da un blockbuster  di Hollywood, ad altre in stile The Asylum. Uhm, no, non lo prenderei come un grosso complimento.
Ritmo: 6
Il ritmo avrebbe potuto essere più elevato, ma a metà film tutto deraglia in mestizia, si perde il senso della storia e gli attori vagano spaesati da una scena idiota all'altra. A lungo andare questo porta solo ad una cosa: l'abbiocco letale che si tramuta in indifferenza.
Violenza: 5
C'è qualcosina, alcuni personaggi muoiono di morte violenta, ma... il tono generale è quello della commedia, anche se più serioso rispetto al primo Iron Sky (altro errore madornale! Sono state tradite le origini!)
Humour: 5
Il film non fa per nulla ridere, e nemmeno sorridere. Alcune citazioni intelligenti o spiritose funzionano ma sono troppo nascoste in un mare di mediocrità dilagante.
XXX: 0
Niente da segnalare.
Voto Globale: 4,5
Più parti con aspettative elevate date grazie a promesse poi non mantenute, più meriti di essere punito selvaggiamente da pessimi giudizi e da insanabile rancore. Iron Sky 2 è stato sicuramente una delle più cocenti delusioni degli ultimi tempi. Non sprecate il vostro tempo: recuperate il primo o, in alternativa, giocate all'omonimo board game, che merita senz'altro una prova. 

mercoledì 18 settembre 2013

Wrong Turn - Il bosco ha fame (2003) | Recensione

Wrong Turn - Il bosco ha fame
Voto Imdb: 6
Titolo Originale:Wrong Turn
Anno:2003
Genere:Horror
Nazione:Stati Uniti / Germania
Regista:Rob Schmidt
Cast:Eliza Dushku, Desmond Harrington, Emmanuelle Chriqui, Jeremy Sisto

Doverosa premessa: la frase "il bosco ha fame" è un'idea tutta italiana. Come purtroppo spesso accade, il titolo e/o il sottotitolo appiccicato dal distributore italiano è semplicemente osceno. Io questi titolisti improvvisati li picchierei a sangue con un'asse chiodata arrugginita portatrice di tetano [1]. Sarò malato io, ma l'espressione "il bosco ha fame" mi fa pensare ad una maledizione boschiva dove rami protervi si allungano minacciosamente come artigli, afferrando e prendendo a scudisciate gli sventurati che capitano nel bosco prima di mangiarseli con grande sollazzo per poi concludere il lauto pasto con gli omeri usati come stuzzicadenti da qualche Barbalbero ruttante e soddisfatto. Né più, né meno. Dato che gli autori del film sono più semplici e lineari, hanno solamente immaginato che una famiglia di cannibali mutanti si aggiri in suddetto bosco a caccia di vittime sacrificali. Scegliete voi qual è l'immagine migliore e passiamo a bomba a parlare di Wrong Turn, che in questo contesto potremmo tradurre come "Svolta sbagliata". La storia inizia con un ragazzotto che viaggia sparato su una Ford Mustang blu fiammante. Flynn studia medicina e, causa colloquio di lavoro fondamentale da sostenere, ha una fretta del diavolo e deve raggiungere un posto distante tipo tre o quattro fusi orari. Peccato che, ad un certo punto, un tir ribaltato blocchi la strada e il ragazzotto si veda costretto a prendere una deviazione in mezzo ad un bosco fitto e tenebroso della West Virginia. E ovviamente, prima di avventurarsi nella variante (i più svegli di voi avranno intuito a quale svolta alluda il titolo del film), Flynn incontra il classico benzinaio scalcinato da film horror dalla faccia orripilante e farfugliante le solite parole profetiche sul destino infausto che attende chi s'avventura in quella selva dimenticata da Dio. Da queste righe avrete già compreso l'accozzaglia di luoghi comuni di cui il film è infarcito. Attenzione, proseguite con la storia: per evitare di perdere ulteriore tempo, Flynn viaggia a velocità iper-super-sonica in mezzo a questa strada quasi sterrata. Poi gli viene in mente di cercare qualcosa in mezzo ai pedali o forse gli cade qualcosa di fondamentale tipo un CD, si distrae un attimo e... PATAPAMMMMMMM!!! Si schianta contro una Land Rover ferma in mezzo alla strada. Flynn scende dalla macchina (non si è fatto niente, e già questa è cosa incredibile), guarda la scena (entrambe le macchine da rottamare), vede che a bordo strada ci sono dei ragazzi con una faccia così: O_O (occhi spalancati e sguardo basito di chi non sa cosa sia piombato loro addosso) e dice loro: - Tranquilli, io al mattino cago soldi profumati, non preoccupatevi, pago tutto io! - E loro archiviano la Land Rover distrutta facendo spallucce e prendendo per buone le sue scuse. Tanto lui è ricco e paga tutto. Il che ci fa domandare perché cazzo avesse così fretta di andare ad un colloquio di lavoro in Culonia.
Ora. Non so voi. Sarà che sono italiano e quindi diffidente per natura se qualcuno mi sfonda un'auto. Ma se mai mi succedesse una cosa del genere, invece di accettare tale proposta, avrei massacrato di botte il tizio (tanto siamo in un mezzo ad un bosco sperduto, giusto?), poi FORSE gli avrei estorto qualche rassicurazione in più sul risarcimento dei danni. [2]
Indovinello: chi è la proprietaria dell'auto sfasciata?
Suggerimento: non è la tizia che si sta disperando.
Passiamo oltre, scusate la digressione. La scena è questa: due auto di valore distrutte, un fighetto sconvolto, una doppia coppia di ragazzi che potevano essere sull'incazzato andante ma che se ne stanno lì inebetiti e... da dietro la Land Rover una gnocca niente male che sbuca e si atteggia a capetta mentre declama: - Non è una foratura normale. Qui qualcuno ha intenzionalmente posizionato questa roba per bucarci le gomme" e getta per terra del filo-spinato-buca-gomme. Ora leggete bene cosa succede: convenevoli di un picosecondo e la gnocca (Jessie), Flynn e una delle due coppiette si staccano dal gruppo per tornare dal benzinaio scalcinato a cercare un telefono. Senza più pensare al pazzo squilibrato che ha gettato il filo spinato sulla strada. La coppietta proprietaria della macchinona invece resta a fare la guardia ai rottami. E i due cosa decidono di fare? Sì, bravi, avete indovinato. Trombano. E voi che conoscete a menadito il Manuale del Perfetto Film Horror, sapete cosa succederà nella scena successiva. Bravi: la coppietta mUore.
Pazzo squilibrato mutante cannibale scattante.
Evito di continuare il racconto del film: è evidente che nel bosco c'è qualche assassino efferato che in qualche modo attira la gente e la uccide per sfamarsi. Sì, si tratta dei cannibali citati nel paragrafo di apertura; per giunta costoro sono una allegra famigliola tipo quella del Mulino Bianco perché fra di loro si vogliono bene e mangiano una colazione sana e nutriente. I titoli di testa (e questa cosa mi sa che è sfuggita a molti) danno già un po' di indizi sul perché questo trio all'erta e pieno di brio è ridotto così male: vengono mostrati pezzi di filmati vintage e finti ritagli di giornale con cronaca locale che parlano di azzardati esperimenti genetici andati male. La storia quindi procederà su binari ben incanalati: una disperata lotta per la sopravvivenza da parte dei ragazzi contro questi umanoidi ributtanti ma agili al punto da usare arco e frecce, fucili e addirittura un carro attrezzi col quale trainare i rottami delle auto delle vittime.
Eliza Dushku. Non aggiungo altro.
Sempre parlando dei titoli di testa, tre nomi spiccano su tutti gli altri: il primo è quello del produttore, Stan Winston. Stiamo parlando di una delle più grandi personalità legate al mondo degli effetti speciali. Prima truccatore, poi artigiano ideatore di fantastici pupazzi animatronic, infine artefice degli effetti di filmoni come Aliens - Scontro finale, Terminator 1 e 2, Predator, Batman il ritorno, Jurassic Park, Titanic e molti altri. Insomma: un vero guru del settore, pace all'anima sua. La comparsa del suo nome nei titoli di testa di Wrong Turn mi aveva davvero fatto ben sperare. Il secondo nome è Eliza Dushku. Chi non segue Joss Whedon e i suoi telefilm probabilmente non l'avrà mai sentita nominare. A me il suo volto era familiare perché l'avevo seguita nell'interessante telefilm Dollhouse, chiuso prematuramente alla fine della seconda stagione per scarsi ascolti. Dollhouse ha in effetti fatto schifo a molti, mentre io l'avevo apprezzato per la sua originalità di fondo nonostante i suoi evidenti difetti di narrazione e di recitazione. Di Eliza ricordiamo anche la sua partecipazione a Buffy l'ammazzavampiri e Angel. Oh. Eppoi Eliza è gnocca. Peccato che la sua carriera non sia mai decollata veramente: altre piccole partecipazioni qua e là, un po' di filmacci horror recenti e poco altro, a parte qualche attestato nazionale in quanto rappresentante onoraria dell'Albania (terra d'origine della sua famiglia) nel mondo. Il terzo nome è quello di Desmond Harrington: non una stella di prima grandezza nel cinema, ma si è ritagliato nel tempo qualche ruolo di rilievo come quello del Sergente Quinn in Dexter e Jack Bass in Gossip Girl. Infine una nota a margine sul regista Rob Schmidt: costui aveva fatto vedere qualcosa di buono con il film Delitto + castigo a Suburbia, poi il nulla cosmico prima e dopo.
E' sicuramente successo qualcosa di aberrante. Ma i protagonisti sembrano
ben più interessati alle tette di Emmanuelle Chriqui. (click per ingrandire)
Tirando le somme: la storia è un frullato poco saporito di cliché triti e ritriti e presenta per di più delle scene un po' del cazzo; il cast, Eliza a parte, è infarcito di seconde linee prestate dai telefilm. Quali sono i suoi punti di forza, alla fine? Io ne ho visto uno solo: il make up dell'allegra famigliola e più in generale qualche effettaccio sparso qua e là. La mano di Stan Winston e della sua casa di produzione c'è e si vede. Alcune sequenze sono davvero ben costruite (per esempio, la scena in cui i ragazzi sono nascosti nel Mulino Bianco nella baracca dei pezzenti). La tensione funziona a sprazzi, ma non ho mai provato quella sensazione strisciante di terrore & raccapriccio che mi fa aggrappare ai braccioli del divano. Probabilmente la prova degli attori non ha aiutato, dato che il registro delle loro espressioni è più dalla parte del "Esticazzi?" che da quella della Convinzione Assoluta di quello che vedi. Al di là della storia banale, piatta e prevedibile (finale incluso), ci sono pure dei grossolani errori di sceneggiatura: primo su tutti, il carro attrezzi giallo, lasciato in un punto ben preciso del bosco, e magicamente ricomparso in un altro punto giusto perché lì serviva ai protagonisti e la sceneggiatura non prevedeva un piano B per cavarsi d'impiccio. Per non parlare di alcune scene concepite veramente male, tipo il salto che fanno da una capanna a millemila metri d'altezza per raggiungere un albero. Una roba che se l'avessi vista nel telefilm di Batman anni '60 avrei applaudito ben più convinto.
Wrong Turn ha però nel tempo conquistato una sua piccola nicchia tra i franchise horror: ne sono stati fatti ben quattro (4!) seguiti tutti usciti direttamente in home video senza passare dal cinema. L'allegra famigliola resta il tema centrale della serie, mentre l'elemento splatter / gore è stato progressivamente aumentato perché in fondo era l'unico vero aspetto positivo del capostipite; nel tentativo di cavare sangue dalle rape, i produttori hanno violentemente pigiato a tavoletta il pedale della truculenza macellaia a tutti i costi.
In definitiva: un film non eccezionale, canonico, senza guizzi ma neanche eccessivamente brutto: appena sufficiente. Non sempre seguire pedissequamente il Manuale del Perfetto Film Horror si rivela una scelta indovinata, soprattutto se nemmeno ti presti al gioco di sovvertire qualche regola data per assodata, in modo da sorprendere lo spettatore. Purtroppo in questo caso il regista ha scelto la strada più facile e sicura, che però ha indirizzato il film verso il viale del dimenticatoio: una vera e propria svolta sbagliata, se mi permettete l'ardito paragone col titolo.

[1] Per quest'affermazione, il rating della presente recensione è stato alzato a V.M. 14 (o R - Restricted se volete fare i fighi anglofoni).
[2] L'autore è in realtà un pavido pantofolaio e l'iperbole è una delle sue armi principali. Si è solo calato nell'atmosfera del film. Yo!

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 4
Banale, prevedibile, con grossolani errori di sceneggiatura. Il vero punto debole dell'intera produzione.
Musiche: 5
Quando non mi ricordo nulla delle musiche e non ho alcun commento in merito, significa che erano proprio anonime.
Regia: 6
Sufficiente. Riprese e qualità del montaggio sono giusti quanto basta. Ottimi gli effetti speciali, su questo non si discute.
Ritmo: 7
In effetti il film non ha punti morti. Ritmo sostenuto dall'inizio alla fine e momenti di tensione messi nei punti giusti: non male.
Violenza: 6,5
Devo dire che mi aspettavo qualcosa di più, ma le poche scene splatter non sono malaccio. Tranquilli, saranno dimenticate in fretta.
Humour: 3
Di umorismo c'è solo quello involontario.
XXX: 0
Niente da segnalare.
Voto Globale: 5,5
La buona qualità degli effetti speciali non basta a Wrong Turn per emergere dalla mediocrità generale in cui naviga. Peccato, per me doveva osare di più e cercare soluzioni meno banali per poter dire la sua.

giovedì 22 novembre 2012

Pandorum - L'universo parallelo (2009) | Recensione

Pandorum - L'universo parallelo
Voto Imdb: 6,8

Titolo Originale:Pandorum
Anno:2009
Genere:Fantascienza / Horror
Nazione:Stati Uniti / Germania
Regista:Christian Alvart
Cast:Dennis Quaid, Ben Foster, Antje Traue, Cung Le

Diciamolo, questa immagine fa scena come apertura di articolo.

Giusto per darvi un'idea.
Esistono alcuni retroscena che voi lettori non potete conoscere. Verità scomode e nascoste che tutti tacciono. Oggi, in via eccezionale e solo perché vi voglio bene, ve ne svelo una. Guardando Pandorum - L'universo parallelo, tu (tu generico) sottoscrivi un contratto. Anche se non lo sai, anche se non te ne accorgi. Poi ti viene voglia di parlare, di questo film, e come per magia ecco che i termini del contratto sbucano fuori dal nulla. Per poter recensire Pandorum, tu (tu recensore) devi fare due cose:
1) La Battuta
2) Vaccaboia, il déjà vu!

1) La Battuta
Pandorum? E che è? L'astronave della Bauli in periodo natalizio? [1]

2) Vaccaboia, il déjà vu!
E' un dato di fatto. Guardando Baulium [2] è impossibile non essere assaliti da quella sensazione che ti fa borbottare: "Uhm, questa scena mi ricorda qualcosa... ma certo!"
E man mano vengono in mente alcuni capisaldi della corrente fanta-horror recente e meno recente. Al primo posto cito "Punto di non ritorno" (Event Horizon), un gioiellino di Paul WS Anderson il quale, oh che coincidenza!, è qui produttore esecutivo. Il secondo titolo è "Dead Space": non un film ma un videogioco, guarda caso costellato di scene buie e claustrofobiche mentre orridi esseri sbucano dal nulla. Al terzo posto cito doverosamente "Alien" (sul quale non spreco altre parole) ed infine estraggo dal cilindro delle citazioni "The Descent", capolavoro horror di Neil Marshall che forse non tutti conoscono, ma che è senza ombra di dubbio meritorio di attenzione nonché un film fottutamente claustrofobico. Potrei aggiungere anche "Pitch Black" giusto perché entra nel calderone dell'horror fantascientifico (o della fantascienza orrorifica, fate voi), ma in realtà le somiglianze sono minori. Da ciascuno di questi titoli, Melegattium [3] prende a piene mani diversi elementi, li rimescola fra loro e dà origine ad un risultato finale sicuramente di tutto rispetto, pur non facendo dell'originalità il suo punto di forza.

Ecco, ora che ho rispettato il contratto, posso continuare a recensire scevro da altri obblighi.

Il dolce risveglio.
Di cosa parla Paluanium [3]?
Siamo nell'astronave Elysium, in viaggio verso Tanis, un nuovo pianeta dalle caratteristiche simili alla Terra. Povera Terra: sovrappopolata all'inverosimile e sull'orlo del collasso con i suoi 27 miliardi di abitanti. La scoperta di Tanis dà nuova linfa alle speranze dei terrestri di trovare una seconda patria. Ecco quindi la spedizione colonizzatrice sulla Elysium: 65.000 coloni in viaggio verso una nuova terra promessa. Per raggiungere il pianeta ci vogliono 123 anni luce. L'equipaggio deve quindi viaggiare in iper-sonno ed organizzarsi in turni di risvegli in modo da garantire una corretta navigazione. Quando però si svegliano prima il caporale Bower (Ben Foster) poi il tenente Payton (Dennis Quaid), questi si rendono conto che c'è qualcosa che non va: il settore dell'astronave in cui si trovano è deserto, il loro iper-sonno è durato molto più del previsto e il reattore è a rischio di collasso e deve essere riattivato manualmente. E per di più, a causa del lungo iper-sonno, si sono svegliati senza memoria e deve passare del tempo prima che i frammenti di ricordi si ricompongano in un flusso sensato. Insomma, sono cazzi amari se non si interviene subito. Bower si offre di andare in avanscoperta lungo gli opprimenti e tenebrosi corridoi della nave, mentre Payton coordina le sue mosse attraverso la console di comando. I problemi arrivano a grappoli quando Bower capisce che non sono soli: disgustosi esseri antropomorfi sbucano dal nulla e cercano di fargli lo scalpo; a salvarlo saranno Nadia (Antje Traue) e Manh (Cung Le), membri dell'equipaggio risvegliatisi da tempo, in turni diversi. Qual è la causa di questo macello? Chi o cosa c'è dietro? Qual è il segreto della Elysium e della Terra? Per non parlare del Pandorum, che è sempre in agguato, pronto a colpire chiunque. Ma cos'è il Pandorum? E' uno stato di allucinazione causato dall'iper-sonno, a causa del quale chi ne è colpito impazzisce, ha visioni e si comporta in modo assurdamente folle, ossessivo, delirante.

Alcuni protagonisti.
Dai, diciamocelo, questo spunto è interessante a prescindere: chi se ne frega se è un frullato di altri film ed altre trame. Se, come me, siete interessati al risultato finale, all'atmosfera, alla voglia di capire come va a finire (non che ci voglia un genio), beh, se di fronte all'ennesimo déjà ju fate spallucce e borbottate "esticazzi?!", allora questo è un film che potrà darvi delle soddisfazioni. Il regista Christian Alvart ha confezionato un film solido, potente, non esente da difetti (poi ci torniamo) ma coerente dall'inizio alla fine. E con una forza visiva davvero splendida. Il punto di forza di Baloccum [3] è sicuramente la scenografia. La resa dei corridoi della Elysium è assolutamente eccezionale, resa tale da un misto di set e di computer grafica. La scenografa concorre fortemente alla felice resa dell'atmosfera cupa, opprimente, malsana che si respira nell'astronave. In questo, il film è sicuramente debitore a Punto di non ritorno, come accennato al Paragrafo 2 del Contratto. I due protagonisti hanno poi reso davvero convincenti i loro personaggi: Dennis Quaid recita quasi tutto il tempo solo col volto e, sticazzi, è davvero bravo. Ditemi voi se riuscite a rendere in modo perfetto il personaggio del Tenente Payton standosene sempre seduti su una cazzo di sedia mentre il povero Bower il Pirla va a farsi il culo là fuori. Insomma, grande Dennis. E grande Ben Foster, assolutamente dentro la parte e totalmente credibile. Vogliamo poi parlare di Antja Traue? Attrice decisamente interessante, che fra l'altro ritroveremo nel film "Man of Steel" di Zack Snyder (il reboot di Superman per intenderci). Un altro aspetto positivo, che coinvolge sempre l'aspetto visivo, è il make-up a cura dello Stan Wilson Studio, davvero eccezionale anche se i mostri risultano alla fine troppo simili a quelli visti in The Descent. 

Dennis per tre quarti del film: così.
Sì, va bene, si è visto che il film ti è piaciuto. Ma è davvero questo gran capolavoro?
Ovviamente non è un capolavoro. La sua mancanza di originalità, che è un pregio quando fa sì che lo spettatore venga proiettato immediatamente nel suo mondo fantastico, è anche il suo più grande limite. In questo contesto diventa difficile se non impossibile sorprendere. La trama, in fin dei conti, risulta banale pur partendo da un ottimo cliché (i protagonisti che si risvegliano senza memoria in una situazione disperata in cui devono capire il perché e come salvare le chiappe) perché lo svolgimento è decisamente lineare e gli indizi disseminati fanno capire, con un certo margine di anticipo, quale potrebbe essere l'apparentemente imprevedibile sviluppo.
In secondo luogo, ci sono alcune pecche registiche e di fotografia che rovinano l'ottimo impatto visivo. Nelle scene di combattimento si abusa eccessivamente:
- degli scuri
- di riprese accelerate e ipercinetiche
Ecco un mostriciattolo.
The Descent, nevvero?
con il risultato che non si capisce un cazzo di quello che avviene sullo schermo. E a me questa cosa irrita profondamente. Io voglio essere sempre al centro, voglio vedere e capire tutto. Se questo non avviene, la prima cosa che faccio è insultare il regista. Che è un tedesco. E con i registi tedeschi non si scherza, anzi a volte si viene colpiti da brividi di terrore (chi ha detto Uwe Boll?) Mi rendo conto che accostare Uwe Boll a Christian Alvart per quest'ultimo possa suonare come un insulto: ben lungi da me pensare ad una cosa del genere. E neanche mi metto a scomodare il teutonicissimo e iper-tronfio Roland Emmerich. Quindi teniamoci buono questo Alvart.

Merita sì, perdincibacco.
In definitiva, Verganium [3] merita?
Per me, assolutamente sì. Se riuscite a passare sopra i difetti, è un film che può regalare intrattenimento puro e un'ora e quaranta di buona visione. Il film era stato pensato come la prima parte di una trilogia, ma purtroppo è stato un fiasco al botteghino, al punto che non ha nemmeno recuperato tutto il budget (Wiki parla di 33 milioni di dollari contro 20 di incasso). Peccato, niente seguiti. Evidentemente ci sono stati anche problemi di scarsa pubblicità, unito al fatto che è un film che in pochi si sono cagati; discorso a parte quello della distribuzione italiana: il film è del 2009, in Italia l'abbiamo visto al cinema nel 2010 inoltrato. Chapeau.

Promosso, in ogni caso.

Note a piè di pagina
[1] Ridono tutti. [4]
[2] Ragazzi, questa era davvero sottile.
[3] Almeno non mi potete dire che ho fatto pubblicità: sono imparziale, io.
[4] Cit. Rorschach [5]
[5] Se non l'avete colta, sollazzatevi qui: Figures in action


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 6
Ottimo spunto di partenza, per quanto sia un cliché abusato. Discreto e lineare nel proseguimento, con qualche leggero colpo di scena.
Musiche: 6,5
Ambient-garage-electro e non so cos'altro. Niente di eccezionale, va detto, ma adatto alle atmosfere che peraltro si basano più sugli effetti sonori che sulla musica.
Regia: 7
Davvero ottima; il punteggio è penalizzato da alcune scelte stilistiche che rendono incomprensibili le scene veloci.
Ritmo: 8
Un film che non stanca, con la giusta dose di mistero, suspense e accelerazioni horror piazzate nei punti giusti.
Violenza: 7
Un paio di scene anche splatter ben inserite nel contesto generale.
Humour: 2
Dai, che vi aspettate da un regista tedesco?
XXX: 2
Niente di niente, se non qualche inquadratura da fan-service sulla scollatura di Antje Traue. Tenetela d'occhio, parola di Neurone Numero 4.
Voto Globale: 7,5
Oh, a me è piaciuto. So che per molti non è stato così, evidentemente sono di bocca buona. Per me è un tentativo riuscito di mischiare anzi centrifugare molte tematiche tipiche del fanta-horror per ottenere un risultato finale soddisfacente.

giovedì 5 luglio 2012

Iron Sky (2012) | Recensione

Iron Sky
Voto Imdb: 6,4
Titolo Originale:Iron Sky
Anno:2012
Genere:Fantascienza / Commedia
Nazione:Germania / Finlandia / Australia
Regista:Timo Vuorensola
Cast:Julia Dietze, Udo Kier, Peta Sergente, Kym Jackson, Stephanie Paul, Christopher Kirby.



Nazisti sulla Luna? Apperò!

Mi verrebbe tanta voglia di fare discorsi amari sulla distribuzione dei film in Italia, ma preferisco andare oltre. Iron Sky è un film indipendente finlandese/tedesco/australiano, a budget relativamente basso (7,5 milioni di dollari sono pochi per un film di fantascienza), che è stato visto al cinema in diversi paesi europei, che è stato prodotto in parte con una modalità moderna (crowdfunding e collaborazione collettiva per nomi di personaggi e design CGI) e che in Italia, se non ci fosse Internet, nessuno si cagherebbe di striscio, manco incappandoci per sbaglio. Ad oggi, leggendo sul sito ufficiale, la distribuzione italiana è in fase di negoziazione, mentre il resto del mondo l'avrà già visto o starà per vederlo. A questo punto, temendo un adattamento osceno - trattamento riservato a film considerati minori, forse è quasi un bene che le cose stiano così... ecco, alla fine l'ho fatto... tristezza!

Dicevo, facciamo un passo avanti e parliamo di Iron Sky. Che ha corso un grosso rischio: partire con un bello spunto, e finire in vacca totale. Per fortuna il peggio non si è verificato ed è venuto fuori un gran bel film. Sì, sì, potete tirare un sospiro di sollievo. Va anche detto che è un film nerd fatto su misura per nerd. In questo caso, l'accezione nerd ha una connotazione positiva, lo scrivo a scanso di equivoci...

Ho il sospetto che se state leggendo questa recensione, un po' sappiate di cosa sto parlando. Se così non fosse, ecco qualche riga di presentazione: siamo nel 2018, la Presidentessa degli Stati Uniti (praticamente Sarah Palin) fa di tutto per essere rieletta e la sua campagna si poggia furbescamente su "Black Men on the Moon? Yes we Can!". In pratica spedisce astronauti sulla Luna, fra cui James Washington, un modello di colore, giust'appunto. Lì gli astronauti scoprono che sulla faccia nascosta della Luna c'è una base nazista a forma di svastica, insediatasi subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il momento è vicino, e i nazisti sono pronti per attaccare la Terra, manca giusto qualcosa per far muovere il loro supermegacomputer che a sua volta governa la Götterdämmerung, l'imponente astronave nazista. Quel qualcosa è uno smartphone, che purtroppo dura poche ore di batteria. Urge quindi una spedizione sulla Terra per recuperare altri smartphone e dare il via all'invasione.

Basetetesken. Didascalia stile boldidesica, uccidetemi.
Questa in breve la trama, all'interno della quale si muove Renate Richter (la bella Julia Dietze), insegnante esperta di "cose terrestri", Klaus Adler (il futuro Führer) e ovviamente il nero James Washington che dà il via un po' a tutto l'ambaradan. A dire il vero, la storia in sé non è neanche nulla di eccezionale o sorprendente: ben più interessanti sono i personaggi e le occasioni in cui spicca la satira o l'effetto farsesco. I nazisti sono dei perfetti imbecilli, gli americani forse anche di più, e un po' tutte le Nazioni Unite non è che facciano una gran bella figura. Intendiamoci: la satira è blanda, per quanto spiritosa, senza risultare eccessivamente impegnativa. Tutto il film è leggero, e non richiede grossi sforzi intellettivi o di riflessione. Con alcune scene o situazioni che raggiungono picchi di genialità, citiamo a titolo di esempio: il processo di albinizzazione del povero nero Washington (della serie: Michael Jackson era un povero dilettante); il film "Il Grande Dittatore" di Chaplin che viene presentato ai piccoli nazisti come un corto pro-führer (ovviamente sarà spassoso quando Renate vedrà il film per intero); quel "Noi veniamo in pace!" detto in pompa magna dai nazisti che dà un effetto straniante e comico; il congresso delle Nazioni Unite dove l'unica nazione, invero un po' sfigata, che non fa brutta figura è la Finlandia; ed altre ancora. E' cinema di evasione con qualche spunto intelligente qua e là. Visivamente parlando è fantastico, quasi non sembra di guardare un film a basso budget e alcune sequenze, soprattutto nella seconda parte, si avvicinano al livello delle superproduzioni di Hollywood. Magari non farà strappare risate fragorose - e non è neanche il suo intento - ma fa sorridere più e più volte.

Ti spiezzo in dueeeeee! 
In definitiva, penso che sia un gioiellino che meriterebbe una visibilità ben maggiore. Ed è la risposta positiva a chi crede che certe volte si debba osare un po' di più nel finanziare progetti che portano avanti qualche idea. No, l'allusione ai cine-panettoni-cazzate nostrani non è casuale. Fanculo a Boldi e DeSica, anzichenò.

Qualche annotazione a margine:
1) L'idea dei nazisti sulla Luna non è originalissima, per quanto si narri che lo sceneggiatore l'avesse sognata durante una tipica sauna finlandese. Beh, lo scrittore Robert A. Heinlein (quello di Fanteria dello Spazio / Starship Troopers che a sua volta ispirò in qualche modo Gundam) ci arrivò prima, precisamente nel 1947 col racconto Rocket Ship Galileo, pubblicato in italiano nel 1957 col titolo "Razzo G.2". Eppoi c'è pure Guzzanti col suo "Fascisti su Marte" del 2006.
2) Julia Dietze è gnocca. Parola del Neurone Numero 4.
3) Il film è pieno di citazioni. Lo Squalo, George Lucas, Mr Crocodile Dundee (no, non l'avevo colta), il colpo di genio di Washington che dichiara di aver giocato a tutta la serie di Wing Commander (qui sono morto dalle risate, ok, lo ammetto. Chi ha detto: "Neeeeeeerd!" ?! ), Il Dr. Stranamore, ed altri ancora. Su Imdb c'è la lista completa, e secondo me ce ne sono altre ancora.
4) C'è l'attore Udo Kier. Magari qualcuno lo riconoscerà, è lo Yuri di Red Alert 2. (ancora: "Neeeeeeeerd!"?!?)

Edit 2019: I miei tristi presagi si sono infine realizzati; Iron Sky è stato localizzato anche in italiano, e volete sapere quale (sotto)titolo è stato scelto? Iron Sky - sono nazi vostri! Ecco, l'ho detto. Ci sono volte in cui sarebbe meglio vivere nell'ignoranza, e questo lo è di sicuro. Mi chiedo, porco mondo, mi chiedo davvero che senso avesse dare un sottotitolo così idiota, quando nemmeno in originale ce ne era uno. Misteri della distribuzione italiana: sono pure certo che qualcuno apprezzerà l'ardito, delicatissimo, inutile gioco di parole. E così sia.


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 7
Carina l'idea dei nazisti sulla Luna, per quanto non originale; simpatico il suo svolgimento e tanta, tanta satira intelligente.
Musiche: 8
Musiche davvero belle ed evocative, perfette per questo film.
Regia: 7
Film compatto, ben fatto, ben recitato: assolutamente soddisfacente.
Ritmo: 6,5
Diciamo che il ritmo non è il suo forte, ma non stanca mai e si lascia guardare tranquillamente.
Violenza: 5
Poco da dire: battaglie e missili, ma senza una rappresentazione grafica esasperata.
Humour: 8
Non fa sbellicare dalle risate: più che ridere, fa sorridere. Intelligentemente. E per me è un pregio.
XXX: 2
Niente di che. Ammiccamenti, più che altro.
Voto Globale: 7,5
Ritengo sia un piccolo gioiellino che dovrebbe essere distribuito anche in Italia, con tutti i crismi, perché li merita. Purtroppo sono pessimista a riguardo...


Ed ecco gli immancabili screenshot sul film, uniti al contributo del Neurone Numero 4, che ci fornisce qualche immagine di Julia Dietze. D'oh!















lunedì 18 giugno 2012

[Micro-Recensioni] Flash Point (2007), Anonymous (2011)

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Flash Point (2007)
Azione / Arti Marziali, Tit. orig: Dou fo sin, Hong Kong, di Wilson Yip, con Donnie Yen, Louis Koo.

Il detective Ma (Donnie Yen) è un gran bel bastardo: terribilmente efficiente nel catturare i criminali, ma causa principale di danni collaterali ed infortuni a manetta sulle povere vittime. Una media di 2,8 ospedalizzati per ogni operazione è il suo invidiabile score. Mentre i superiori lo rimbrottano senza troppa convinzione, parte una pericolosa missione: incastrare tre fratelli criminali incalliti sui quali, come per Al Capone, non c'è uno straccio di prova. Serve un infiltrato ed un processo. No, il detective Ma non è l'infiltrato: lui semplicemente arriva, s'incazza e massacra tutti a colpi di arti marziali. Un'ultima mezzora imperniata su un grandissimo combattimento risolleva le sorti di un film d'azione altrimenti ordinario ma comunque godibile, sullo stile di altri polizieschi di Hong Kong. I fan di Donnie Yen possono però tirare un sospiro di sollievo: non si è mai visto così in forma e cazzuto come in questo film. Solo per fan.
Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 6 Musiche: 6
Regia: 7 Ritmo: 7
Violenza: 7 Humour: 4
XXX: 0 Voto Globale: 6


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Anonymous (2011)
Drammatico / Storico, Tit. orig: Anonymous, Gran Bretagna / Germania, di Roland Emmerich, con Rhys Ifans, Vanessa Redgrave, Joely Richardson.

Si narra che una notte il regista Roland Emmerich si fosse svegliato di soprassalto e avesse detto: - Sono stufo! Sono arcistufo di passare per il regista tronfio di Independence Day e Godzilla! Per quello che fa film catastrofici senza cuore e tutto effetti come L'Alba del giorno dopo (The day after tomorrow) e 2012! Mi sono rotto le palle di questi critici da quattro soldi che mi additano come l'Uwe Boll dei ricchi! Farò un film su Shakespeare e sul grande mistero che circonda la sua figura. Però lo faccio alla mia maniera, puppateeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!
Si narra altresì che la moglie lo avesse colpito con un mattarello sperando che rinsavisse, ma niente: il nostro Roland decise di produrre il film di tasca propria usando i ricavi dei film passati ed andò avanti imperterrito per la sua strada. Il film è stato un flop commerciale, ha riappacificato Roland con i critici e con Imdb (media 6,8: grasso che cola per il suo standard), ha fatto incazzare gli studiosi di Shakespeare e ha deluso i fan degli effetti speciali.
Il film è basato sulla teoria secondo cui il vero Shakespeare fosse Edward de Vere, Conte di Oxford il quale, vittima dell'ostracismo di moglie e società, non poteva pubblicare le sue opere in quanto si riteneva fosse un'attività vergognosa per una persona del suo lignaggio. William Shakespeare, attore di teatrro nonché noto spaccone ed ubriacone, si appropria così delle opere apponendo il proprio nome sui manoscritti del Conte ed inizia la sua cavalcata verso l'immortalità. Tra intrighi della corte della Regina Elisabetta I (interpretata da una grande Vanessa Redgrave) e piccoli colpi di scena, il film scorre via con lentezza pedante ed inesorabile (stiamo parlando di Roland Emmerich) ma senza mancare di un certo stile. Promosso anche dal sottoscritto, che inserisce Anonymous in questo blog giusto per la presenza del regista.
Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 8 Musiche: 7
Regia: 7 Ritmo: 4
Violenza: 4 Humour: 2
XXX: 0 Voto Globale: 7
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