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martedì 18 ottobre 2016

The Wave (2015) | Recensione

The Wave
Voto Imdb: 6,7
Titolo Originale:Bølgen
Anno:2015
Genere:Azione, Catastrofico
Nazione:Norvegia
Regista:Roar Uthaug
Cast:Kristoffer Joner, Ane Dahl Torp

Ecco cosa potrebbe succedere in un fiordo norvegese...
L'idillio prima del disastro...
Non prendetemi per pazzo, ma fin da quando ero piccolo avevo una paura fottuta che un'ondata gigantesca si abbattesse nel paese in cui vivevo. Il fatto che suddetto posto si trovasse nel mezzo della pianura padana non mi tangeva minimamente, anzi rafforzava la mia convinzione: se mai avessi dovuto vedere arrivare una terribile ondata alle porte di Milano, significava che la fine del mondo sarebbe stata davvero dietro l'angolo. Oh, sono serio: se ci penso tutt'ora, alle ondate gigantesche, mi vengono i brividi e mi sudano le mani. Non capita di rado che, in riva ad una spiaggia, col cervello fritto dai raggi solari, mi soffermi a scrutare l'orizzonte con l'inconscio terrore di vedere il movimento della cresta di un'onda alta dieci piani e piena di schiuma; in questi momenti, il mio cervello inesorabilmente fa scattare il piano di salvezza: mi guardo in giro per vedere quali postazioni sopraelevate possano garantire un appiglio (solitamente non ce ne sono di così alte, le onde che mi immagino io sono discretamente enormi) e calcolo più o meno quanto tempo ci vorrà prima che la spiaggia venga travolta (dato che le mie onde sono alte più dei palazzi lungo il tratto ligure della via Aurelia, il fatto di poterle vedere sulla linea dell'orizzonte mi permette il lusso di concedermi almeno una decina di minuti di tempo per la fuga). Poi il grido "coccobbbelloooo!" mi risveglia di soprassalto ed io guardo grato il tizio col secchiello e la canotta pezzata perché mi ha distolto dai miei pensieri deliranti. Non saprei dire quali traumi infantili devo aver avuto sull'argomento in questione ma ricordo una puntata di Space Robot (Getta Robot) in cui i cattivi provocavano un'ondata enorme che travolgeva una città e, soprattutto, ricordo Conan il ragazzo del futuro, una serie animata di Hayao Miyazaki del 1978, tuttora tra le mie preferite di sempre, che ha come culmine dell'intero arco narrativo una gigantesca ondata causata dallo sprofondamento di un continente. Non parliamo poi degli infiniti film catastrofici, genere che adoro (probabilmente funziona come con gli horror: li guardo per esorcizzare le mie paure. Ora mi auto-fatturo questa analisi psicologica, grazie, grazie!).
Conan il ragazzo del futuro - onda
Senza andare troppo indietro nel tempo, ci sono scene spettacolari di grandi ondate in 2012 (di Roland Emmerich, 2009), The Day After Tomorrow (sempre di Roland Emmerich, 2004 - questo regista deve avere avuto il mio stesso trauma), Deep Impact (di Mimi Leder, 1998), San Andreas (di Brad Peyton, 2015) e... Un Mercoledì da leoni (di John Milius, 1978). Sì, sono riuscito ad infilarci questo film anche in siffatta recensione, d'altronde vediamo la storia dei protagonisti scandita nel tempo da diverse mareggiate che i nostri eroi affrontano sui loro surf con il sogno, realizzatosi, di cavalcare "the Big One", la più grande ondata di sempre. In fondo, è facile capire perché questo argomento faccia così tanta presa nell'immaginario collettivo: è la paura dell'ignoto, che non puoi controllare, più grande e più forte di te contro cui non potrai mai vincere ma a cui potrai giusto sopravvivere, se ti va bene.
Bando alle ciance: penso che alla fine di questo preambolo, più lungo della stessa recensione, vi sarà venuto un velato sospetto su quale possa essere l'argomento del film in oggetto. Di cosa parlerà mai The Wave? Beh, di sicuro non della Sagra del Gnocco Fritto sul Mincio.
L'arrivo dell'ondata non lascia indifferenti.
La prima cosa da sapere è che il film è una produzione completamente scandinava (regia e location norvegese con fondi anche svedesi e danesi) e che ha come dichiarazione d'intenti quella di non sfigurare nei confronti delle blasonate e già citate produzioni hollywoodiane. La seconda cosa da sapere è che la storia parte da alcune premesse storiche reali: nel 1934 una frana provocò uno tsunami nel fiordo di Tafjord, uccidendo 40 persone, incidente analogo a quello del 1905 che fece sessanta vittime; la stessa tragedia, si ipotizza, potrebbe succedere a Geiranger, paesino situato nell'omonimo fiordo. Immaginatevi uno di questo splendidi fiordi norvegesi, sovrastati da pareti alte anche mille metri, ed immaginate cosa potrebbe succedere se un fianco dovesse crollare finendo dritto sul mare: quale terrificante, roboante, inarrestabile ondata potrebbe venir fuori, soprattutto se diretta verso l'interno?
Qui il protagonista sembra astuto come una faina...
Il protagonista è Kristian (Kristoffer Joner, visto in Revenant - Redivivo di  Alejandro González Iñárritu), un geologo sposato con la milf Idun (Ane Dahl Torp, già vista in Dead Snow, recuperatelo perdinci! Qui la recensione.) e padre del ribelle-adolescente-testa-di-minchia Sondre e della piccola-ma-adorabile Julia. L'allegra famigliola si trova a Geiranger e Kristian è al suo ultimo giorno di lavoro come geologo esperto di frane e sismi: lo aspetta un lavoro più tranquillo in città e non in paese, anche se al soldo delle compagnie petrolifere. Ovviamente le Cose Brutte succedono sempre dopo i commiati: lui si accorge di alcuni valori anomali evidenziati dai sensori situati all'interno di una montagna e, dopo aver consultato dati analoghi di tragedie simili (viene citato anche il caso del Vajont), giunge alla terribile verità: la montagna sta per cedere e quando questo accadrà, il paese avrà solo dieci minuti di tempo per sfuggire al gigantesco tsunami che si genererà a causa della frana. Sapete cosa succede a tutte le Cassandre dei film catastrofici, vero? Nessuno se li caga manco per sbaglio, e lo stesso, inizialmente, avviene per Kristian. Poi la situazione precipita, lo tsunami arriva davvero e la tragedia si abbatte sul povero fiordo norvegese. Kristian dovrà tornare sul luogo del disastro per ricongiungersi alla famiglia, ma sarà un'impresa veramente difficile...
Da queste righe appare evidente che la dichiarazione d'intenti del regista Roar Uthaug non si limitasse solo agli effetti speciali sulla catastrofe; l'intero film sia adagia completamente su alcuni cliché consolidati, forse anche troppo, tipici del cinema di genere:
  • Il protagonista sa, prevede, lancia l'allarme, nessuno inizialmente lo ascolta;
  • La composizione della famiglia è sempre la stessa: lui un po' paranoide, lei dura, lo ama, ma litigano perché lui ha fatto una cazzata immane; il figlio maggiore, adolescente, è solo fonte di problemi; la figlioletta piccolina è l'unica che si fa domande sensate sul futuro della famiglia;
  • La tragedia arriva e il protagonista è l'unico in qualche modo preparato;
  • La catastrofe semina morte e distruzione e separa la famiglia del protagonista; nessuno dei componenti muore a causa del disastro;
  • Alcuni personaggi minori non riescono a gestire il panico e impazziscono andando totalmente fuori di testa; ma no, i nostri protagonisti reggono perfettamente alla spaventosa pressione psicologica della situazione disumana in cui sono precipitati;
  • Il protagonista parte alla ricerca della famiglia nonostante le condizioni avverse, sue e dei suoi cari;
  • [SPOILER ASSASSINO - evidenzia per leggere] Happy ending a manetta dopo scena altamente drammatica in cui tutto sembra perduto come lacrime nella pioggia (cit.)
#TEAM MILF IDUN
Insomma, è evidente: prendete un qualunque film catastrofico americano e noterete che la ricetta è sempre la stessa. Ogni tanto salta fuori una variante (di solito i genitori dei film americani sono divorziati o in procinto a farlo, cosa che qui non avviene anche se un'inquadratura ed una domanda ingenua della bimba lo lascerebbero perfino supporre), ma il risultato finale è sempre il medesimo. I capostipiti hanno dettato le regole e tutti, più o meno pedissequamente, ne hanno seguito i canoni, The Wave incluso. Uno potrebbe domandarsi: cosa differenzia questo film dagli altri appartenenti allo stesso filone? La risposta è molto semplice: la lingua, qui il norvegese. Per il resto, non c'è nessun'altra differenza. Se da un lato è facile intuire come questo sia il suo più grande difetto, dall'altro ne è anche un pregio e le promesse iniziali del regista sono state mantenute: The Wave non delude affatto le aspettative e la resa finale, effetti speciali inclusi, è all'altezza di film con budget infinitamente superiori (stiamo parlando di sei milioni di euro contro gli oltre cento di una produzione alla San Andreas, per fare un esempio). Le immagini sono nitide, la visuale su schermo bella stabile (niente parkinson-camera, olè!), il montaggio serrato e le transizioni tra una scena e l'altra ben eseguite. Buona la recitazione degli attori (così così il doppiaggio italiano, ormai in caduta libera - considerazione generale buttata gratuitamente in mezzo) e decisamente ottimi gli effetti speciali. In più segnalo, come valore aggiunto, la bellezza selvaggia e mozzafiato del paesaggio: ci sono alcune inquadrature davvero spettacolari, ed è solo merito della natura anche se regista e direttore della fotografia sono stati bravi a catturare il momento giusto per rendere giustizia ai fiordi.
Altro esempio della furia distruttrice...
Il film è idealmente diviso in tre parti distinte più o meno con la durata equamente distribuita: il pre-catastrofe, l'armageddon e il post-cataclisma. La prima parte è più di stampo europeo: molto lenta, ci permette di entrare nella psiche del protagonista e nelle dinamiche familiari, il tedio è dietro l'angolo ma il regista è stato bravo a fermarsi un attimo prima; la seconda è serratissima e da quando arriva lo tsunami che spazza il fiordo il film non si ferma più. La terza, che lascia spazio al dramma della ricerca in mezzo alle macerie, è bella tesa e mantiene il giusto livello di suspense fino alla sua inevitabile conclusione. La parte migliore, come spesso accade in produzioni simili, è quella appena precedente alla catastrofe: la lettura dei segnali premonitori, l'incombere dell'ineluttabile minaccia, il terrore che noi spettatori percepiamo perché sappiamo già quello che succederà. Poi, quando l'ondata arriva, l'effetto è stato per me travolgente. Un po' mi sono rivisto sulla spiaggia, intento a scrutare l'orizzonte in cerca della cresta. Solo che qui l'effetto è maggiore perché il danno è circoscritto ad un ambiente chiuso, piccolo, e per questo ancora più devastante.
Ed infine, ecco l'altra disgrazia (il figlio adolescente) :-)
Sarò estremamente sincero: questo film non ha niente, assolutamente niente di originale. La trama non sarebbe banale presa di per sé, ma rispecchia fin troppo fedelmente i cliché di tutti i film precedenti sullo stesso argomento; non innova e non aggiunge nulla di caratteristico o peculiare che lo distingua dalla massa. Ma c'è un "però": The Wave funziona benissimo. Nonostante tu sappia in anticipo quello che accadrà, non perché sei un precog ma perché senti che sarà così, nonostante tu sappia benissimo che il protagonista per forza di cose dovrà ricongiungersi alla famiglia... ecco, nonostante tutto il resto, il film emoziona. Detto di un film nordico può sembrare un ossimoro ma, davvero, The Wave si lascia guardare fino in fondo proprio grazie al suo ritmo e alla sua durata non eccessiva, appena 104 minuti: solitamente i catastrofici si avvicinano più alle tre ore che alle due ore, e questo è un pregio non indifferente. Per una volta, chiudo gli occhi e ascolto il cuore e non la mente: me lo sono goduto dall'inizio alla fine, mi ha lasciato appagato, non è infarcito di solenni cazzatone (oddio, magari qualcosa di inverosimile c'è, soprattutto nel finale, ma niente di paragonabile alla sboronaggine hollywoodiana) anzi, si dimostra perfino asciutto ed essenziale. Oddio, asciutto non è il termine migliore, vero? Promosso, anche come incoraggiamento verso un cinema europeo che nulla ha da invidiare alle produzioni americane, anche se la scelta di combatterlo ad armi (troppo) pari a molti farà storcere il naso. Ma il cinema non è solo razionalità, è anche emozione, e The Wave, con me, ci è riuscito in pieno.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 4
Davvero, non c'è nulla di originale nel film, a parte la location. Nulla. Nothing. Nada. Nichts.
Musiche: 7
La colonna sonora è azzeccata e sottolinea molto bene sia le fasi concitate, sia quelle drammatiche.
Regia: 8
Registicamente e tecnicamente, il film è confezionato davvero molto bene. Nulla da eccepire.
Ritmo: 7,5
Qualche punto in meno a causa della lentezza iniziale, poi arriva il disastro e il film si ferma solo con i titoli di coda.
Violenza: 6
Un paio di morti cruente che non ti aspetti, sapientemente piazzate nei punti giusti: il minimo sindacale per strappare un V.M. 12...
Humour: 5
C'è qualche battuta detta tra i personaggi, ma nulla di memorabile: ehi, stiamo parlando di humour scandinavo!
XXX: 0
Nulla da segnalare.
Voto Globale: 7,5
Indeciso se dargli punti in meno a causa della palese e totale mancanza di originalità e coraggio, premio forse in modo eccessivo ma consapevole il mestiere del regista, grazie al quale The Wave si lascia guardare fino alla fine col fiato sospeso. Bene così!

venerdì 17 luglio 2015

Dead Snow 2: Red vs Dead (2014) | Recensione

Dead Snow 2: Red vs Dead
Voto Imdb: 7,0
Titolo Originale:Død snø 2
Anno:2014
Genere:Horror, Commedia, Splatter, Zombie
Nazione:Norvegia
Regista:Tommy Wirkola
Cast:Vegar Hoel, Ørjan Gamst, Martin Starr

Quelli che potreste incontrare nelle lande norvegesi...
L'estate con gli Zombie nazisti continua! Woah!
Questa volta è il turno di Dead Snow 2: Red vs Dead, diretto seguito di Dead Snow, recensito anche in queste pagine. Mentre stavo riordinando il comodino di fianco al letto, ho trovato gli scarabocchi che il regista Tommy Wirkola ha vergato di sua mano nel progettare il film in questione, e per dovere di cronaca ve li riporto:
  • Squadra che vince non si tocca;
  • Nazi-Zombie spaccano tutto!
  • More of the same;
  • Facciamo contenti i nerd!
  • Con qualche risata.
"Questa mano po' esse de piuma o de fero... o de sangue."
Sviluppiamo il pensiero di Tommy per dargli una forma concreta. Partiamo dal primo punto: "Squadra che vince non si tocca". Tommy è reduce dal primo Dead Snow (2009), che ha stupito gli appassionati per il suo stile goliardico, per il suo prendere in giro alcuni stilemi del genere horror, e per alcuni sprazzi di genialità inseriti qua e là, il tutto condito da un dissacrante humour nero. Il (relativo) successo degli zombie nazisti gli spalanca le porte di Hollywood: Paramount Pictures e Metro-Goldwyn-Meyer, in co-produzione, gli assegnano la regia di Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe (2013), una parodia fanta-horror della celebre fiaba dei Fratelli Grimm. Nonostante la critica l'abbia stroncato, il film fa il botto e incassa 226 milioni di dollari in tutto il mondo. Wirkola, esaltato come un caimano, si sente pronto per dirigere a casa sua il seguito di Dead Snow, proprio quando gli studios americani annunciano il seguito di Hansel & Gretel per il 2016.
Isteria? O incapacità recitativa?
Dead Snow 2 parte esattamente dal punto in cui il predecessore termina. Piccolo riassunto: Martin e i suoi amici avevano inavvertitamente risvegliato dei soldati nazisti capitanati da Herzog, morti durante la Seconda Guerra Mondiale. I Nazi-Zombie fanno un gran macello, sterminando tutti gli amici inclusa la fidanzata di Martin, l'unico sopravvissuto. Fine riassunto. Martin, all'inizio di Dead Snow 2, scappa dal luogo del massacro senza accorgersi che il braccio decapitato di Herzog è finito dritto nella sua auto. Durante la fuga l'uomo si addormenta al volante ed esce fuori strada. Si risveglia in ospedale, dove apprende con inusitato ORRORE che nell'incidente ha perso il braccio e che i medici gli hanno attaccato quello di Herzog, credendolo suo. Ovviamente il braccio del gerarca nazista è fonte di nuovi macelli e tanti, tanti guai per Martin. Primo, perché Herzog parte alla caccia del suo braccio e con i suoi soldati si mette in movimento per fare quanto più macello possibile nelle campagne norvegesi. Secondo, perché Martin scopre di avere favolosi poteri speciali quando alza il braccio e... no, non diventa He-Man ma resuscita i morti, trasformandoli in docili (?) soldatini pronti ad ubbidirgli. La situazione precipita: il braccio posseduto di Martin mica se ne sta tranquillo col suo nuovo proprietario, anzi uccide un po' di gente assortita, causando la fuga del disgraziato dall'ospedale. Una delle vittime è il ragazzino Bobby, membro della famigerata Zombie Squad - i cacciatori di zombie! - che si mette in contatto con il fuggiasco, promettendogli aiuto. Purtroppo Martin non sa che la Zombie Squad è formata da tre sfigatissimi nerd americani. Il resto del film è un crescendo di delirio, massacri nazi-zombieschi e tanto, tanto black humour. La scena clou vede due battaglioni scontrarsi fra loro: da un lato un plotone dell'Armata Rossa risvegliato da Martin, dall'altro i Nazi-Zombie di Herzog. Ovviamente si scatena l'apocalisse: "Nazi-Zombie spaccano tutto!" è la frase che più riassume quello che succede nella seconda parte del film. Vedremo ovviamente squartamenti assortiti, un carro armato sguinzagliato per le pacifiche cittadine norvegesi e manovrato dalle goffe mani di zombie dementi, battute tristi ed infelici inserite in un contesto grottesco e divertente, e tanto altro ancora.
Vi ho raccontato gran parte del film, credo senza aver fatto spoiler enormi. La trama è un concentrato di situazioni assurde e folli, e la genialità di Wirkola e sceneggiatori raggiunge picchi qualitativi su cui non avrei mai scommesso. Ecco la spiegazione della terza frase: "More of the same". Dead Snow 2 è esattamente il primo film con un mucchio di idee in più. Tommy & Co. hanno violentemente pigiato sul pedale del "Cazzatone a go-go!". In mezzo a tutto questo furore goliardico, gli sceneggiatori hanno in qualche modo voluto omaggiare i nerd che, grazie al passaparola di Internet, hanno decretato il successo del primo Dead Snow. I membri della Zombie Squad sono di fatto i co-protagonisti del film: Daniel, il capo, è l'unico ragazzo che crede davvero alle parole di Martin; le ragazze, molto scettiche, si muovono più per spirito di avventura che per cacciare davvero gli zombie; Monica, in particolare, è un'appassionata di Guerre Stellari e infarcisce i suoi dialoghi con battute e citazioni tratte dalla saga creata da George Lucas. La stessa ragazza indossa la maglietta "It's a Trap!" con l'ammiraglio Ackbar, che il popolo nerd ha trasformato in meme planetario. Ecco quindi perché Wirkola ha deciso di "Far contenti i nerd!". Peccato, però, che tutta questa sotto-trama sia di una tristezza incommensurabile. Non è che noi nerd ci esaltiamo solo perché qualcuno cita pedestremente i nostri film preferiti, suvvia. O sì? Beh, tristezza a palate a parte per questa situazione che probabilmente è sfuggita di controllo al regista e sceneggiatori, non posso non apprezzare il black humour inserito in moltissime scene, che alleggerisce notevolmente il tono e lo spirito dell'intero film. Stiamo parlando di humour norvegese, eh. Che sarà sicuramente superiore, che so, a quello teutonico (non credo di aver mai visto in vita mia un film comico tedesco che mi facesse ridere), ma lontano dal farmi fare scroscianti risate a crepapelle... qualche situazione molto buffa, invero, c'è: ecco così spiegata la frase finale "Con qualche risata" del Wirkola-pensiero.

Posa da fighi degli Zombie Armata Rossa
Penso di avervi inquadrato nel modo migliore possibile questo film, perché di altre frecce nel suo arco non ce ne sono, ma quanto esposto sarà senz'altro sufficiente per farvi decidere se passare 90 minuti di visione spensierata. Eppoi DEVO (imperativo categorico) fare un applauso alla demenzialità della scena finale (sì, c'è uno SPOILER GROSSO COME UNA CASA - selezionare il testo col mouse per leggere) che vede:
  • Martin recarsi alla tomba della fidanzata Hanna;
  • Martin risvegliare Hanna col braccio di Herzog (sì, gli è rimasto attaccato);
  • Martin trombare Hanna in macchina in una scena che cita palesemente Titanic con la mano pigiata sul vetro dell'auto;
  • Il tutto accompagnato dalla canzone "Total Eclipse of the Heart" di Bonnie Tyler. E qui mi è partito spontaneo l'applauso nel mezzo del mio salotto: il testo della canzone sembra quasi accompagnarsi alle immagini che scorrono, fino a sfumare nei titoli di coda. Tutto molto grottesco e geniale... e tutto senza un vero perché.
Le due Zombie Squad e lo sfigato Glen (a destra)
In conclusione, il film è decisamente promosso: a me Wirkola piace, nonostante debba ancora sgrezzarsi in alcuni aspetti. Dal punto di vista registico Dead Snow 2 è ineccepibile e solido. La sceneggiatura presenta sfondoni e perfino degli errori concettuali clamorosi, ma lì per lì neanche ci si fa tanto caso. Gli effetti speciali e il trucco degli zombie sono eccellenti, d'altronde ci sono stati altri due film in precedenza per farsi le ossa. Peccato per l'aver strizzato troppo l'occhio ai nerd: per me l'effetto ottenuto è più da presa pel culo che un omaggio vero e proprio; peccato anche per i dialoghi veramente imbarazzanti, e per la scarsa capacità recitativa dei comprimari, non all'altezza del protagonista. Peccato, infine, per il magro incasso al botteghino americano: il floppone è stato notevole, nonostante il budget fosse davvero minimo. Per il resto, Dead Snow 2 è semplicemente folle e, a tratti, geniale. Date retta ad un povero pirla: se vi piace il genere, dategli una possibilità.


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5,5
Diciamolo, non è il punto forte del film, anche se qualche situazione non banale sia stata inserita.
Musiche: 6
Do un "sei politico": non ricordo le musiche in modo particolare, ma le ho trovate adatte allo svolgimento del film.
Regia: 7
Per me Tommy ci sa fare. A volte non sembra nemmeno di vedere un film europeo a basso budget, e questo merito gli va dato. Il taglio registico e la resa visiva reggono tranquillamente il confronto con altre produzioni più blasonate.
Ritmo: 7
Non ha tante fasi di stanca, che sono correttamente intervallate dalle scene in cui gli zombie combinano qualche casino. Mi è sembrato un film equilibrato.
Violenza: 7,5
Lo splatter arriva quando i Nazi-Zombie entrano in azione, e non poteva essere altrimenti. In fondo, è il motivo principale per guardare film dementi come questo...
Humour: 7
Nonostante l'umorismo nordico non sempre sia nelle mie corde, la sua leggerezza e la sua demenzialità meritano un sette vigoroso.
XXX: 0
Niente da segnalare (nonostante quello che ho raccontato nello SPOILER del corpo della recensione)
Voto Globale: 7
Dead Snow 2 è promosso su tutta la linea, a me è piaciuto anche più del primo pur avendo un effetto novità inevitabilmente inferiore. Se Wirkola avesse dato meno spazio alla Zombie Squad, il film avrebbe preso un voto anche più alto.

mercoledì 31 ottobre 2012

Troll Hunter (2010) | Recensione

Troll Hunter
Voto Imdb: 7,0

Titolo Originale:Trolljegeren
Anno:2010
Genere:Fantastico
Nazione:Norvegia
Regista:André Øvredal
Cast:Otto Jespersen, Hans Morten Hansen, Tomas Alf Larsen, Johanna Mørck

I protagonisti di questa storia.
Dopo aver visto questo documentario, ho deciso che io ai Troll ci credo. I Troll esistono veramente. E non sono i bimbiminkia o i provocatori nati che infestano Internet da quando hanno aperto le gabbie con la Rete a disposizione di tutti. Parlo proprio dei Troll, esseri mitologici vagamente antropomorfi tipici del Nord Europa. Fino a poco tempo fa si riteneva che fossero, appunto, solo frutto di leggende ed immaginazione. Ma finalmente, abbiamo le prove: esistono, cazzo! Non avevo dubbi! Non ci credete? Guardate Troll Hunter. Lo so, lo so, non sembra il titolo di un documentario, ma di un film stiloso. Ma basta iniziare a guardarlo, e i dubbi svaniranno come neve, anzi come troll al sole... 

Il prode Hans. Non sprizza carisma
da tutti i pori?
Dei ragazzi norvegesi iniziano a fare ricerche su alcuni cacciatori: sembra ci sia una moria di orsi, e i primi indiziati sono dei bracconieri del posto. Armati di telecamere e microfono, gli universitari partono ad intervistare questa gente finché non si imbattono in Hans. Il documentario ci mostra quello che Hans e i ragazzi vivono nei giorni successivi.
Hans è una specie di agente governativo norvegese. Ha il compito di... neutralizzare i Troll che escono dalla loro zona protetta e che sconfinano pericolosamente vicini ai centri abitati. Hans è anche una specie di eroe malinconico moderno. Sottopagato dal governo, costretto a vivere nell'ombra e nel pericolo costante, accetta di farsi riprendere per mostrare al mondo quanto sia pericoloso il suo lavoro e quanto veri siano i Troll. Lungo questo excursus vedremo Troll a tre teste, Troll puzzoni, Troll con nasi enormi, e Troll così enormi che ne vedi solo le zampe. La cosa che più mi ha incuriosito è che questi esseri terribilmente incazzosi fiutano e riconoscono a distanza i cristiani. E se li trovano, sono dolori...

Fulminato!
Vogliamo parlare della realizzazione tecnica? Beh, visto che è tutto vero, non ha senso parlare di effetti speciali, chevvelodicoafare? Possiamo parlare del montaggio, sicuramente schizofrenico che alterna momenti di pausa a momenti frenetici e concitati (quando compaiono i troll, ovviamente). Oppure possiamo parlare del fatto che le riprese sono fatte da telecamere su spalla, ergo bisogna abituarsi all'immagine traballante stile The Blair Witch Project, cosa che può anche provocare mal di mare ai non avvezzi. Oppure ancora, possiamo parlare dei momenti emozionanti che, di tanto in tanto, fanno capolino: l'ultimo Troll, ad esempio, così mastodontico che mi ha fatto trattenere il fiato al punto che mi sembrava che i ragazzi fossero sotto un Camminatore AT-AT imperiale. O la scena della caverna dove all'improvviso, nel silenzio e nell'oscurità, i nostri si trovano in mezzo ad un nugolo di Troll inferociti. Infine, non possiamo non citare la cornice entro cui questo documentario si muove: i boschi e le montagne norvegesi offrono sprazzi di bellezze paesaggistiche davvero notevoli.

Botte da Troll
Parlando invece delle persone di cui assistiamo le gesta, posso affermare che i ragazzi hanno poca personalità. Sono tre persone comuni, normali universitari catapultati in un ambiente selvaggio e ostile. Il cacciatore di troll Hans ha sicuramente ben altro carisma. Burbero, di poche parole, dai modi spicci e decisi ma che sicuramente sa fare bene il suo sporco lavoro. Hans è un po' il vero protagonista di questo documentario. Certamente vedere i Troll suscita curiosità ed interesse, ma ai miei occhi è apparso più interessante comprendere che vita fanno i Troll Hunter. Devi girare da un bosco all'altro. Cospargerti di grasso di Troll per mascherare l'odore di umano. Non devi essere cristiano. Devi far sì che il Troll sia colpito dalla luce del sole in modo da provocarne la pietrificazione. Devi armarti di strani fucili e potenti torce a raggi ultravioletti in modo da cacciarli anche di notte. Devi vivere alla giornata, ma non puoi scappare: il governo ti segue, copre le tue tracce, maschera il macello che combini e ti fa addirittura compilare moduli assurdi ad ogni uccisione di Troll. Tutto molto... quotidiano e bizzarro, non trovate? 

La scena della caverna.
In conclusione, Troll Hunter è da vedere? Io dico di sì. Dovreste farlo, in modo da togliervi i prosciutti dagli occhi e credere che il fantastico esiste davvero, come queste bestie folkloristiche norvegesi. D'altronde, che esistano lo dice anche il primo ministro norvegese nel finale del filmato, parlando del Troll Field...



Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 6
Qualche buco di sceneggiatura, ma tutto sommato credibile. Interessante lo spunto di partenza: costruire un mockumentary su delle bestie mitologiche norvegesi.
Musiche:
8
In realtà non ci sono musiche, sarebbe perciò più corretto dare un s.v. (senza voto). Gli effetti audio sono però davvero ben fatti, anzi sorprendenti. Il voto quindi va a questo aspetto.
Regia: 8
E' un film a basso budget rispetto ad altre colossali produzioni americane (Cloverfield su tutte). Ma il regista ha fatto davvero miracoli soprattutto con gli effetti speciali. Lo stile da documentario a lungo andare può però stancare, soprattutto se proprio non riuscite a farvelo piacere in partenza.
La recitazione, va detto, è però ai minimi termini, si salva giusto Hans. I ragazzi non hanno purtroppo personalità: evidentemente è un aspetto che al regista non interessava mostrarci.
Ritmo: 6
Non è per nulla indiavolato, anzi è costellato di molte pause e momenti di stanca. Però quando compaiono i Troll, sono cazzi amari per tutti...
Violenza: 5
Non aspettatevi splatter, iperviolenza, cattiveria gratuita. Solo bestiacce puzzolenti e molto molto molto brutte.
Humour:
5
Qualche battuta qua e là, ma l'atmosfera generale è mediamente nonché costantemente seriosa per tutto il film.
XXX: 0
Nulla da segnalare.
Voto Globale: 7
Un piccolo gioiellino. Non è un capolavoro, ma l'ho trovato estremamente godibile e ben fatto. Un plauso al regista, che ha sfornato un ottimo prodotto nonostante le difficoltà del caso e il basso budget a disposizione.

sabato 16 giugno 2012

Dead Snow (2009) | Recensione

Dead Snow
Voto Imdb: 6,4
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Titolo Originale:Død snø
Anno:2009
Genere:Horror / Splatter / Zombie
Nazione:Norvegia
Regista:Tommy Wirkola
Cast:Charlotte Frogner, Stig Frode Henriksen, Bjørn Sundquist, Ane Dahl Torp, Jenny Skavlan

"What is more evil than a zombie? A Nazi-zombie!"
[Tommy Wirkola, il regista]
Ecco il film ignorante che aspettavo! Prendete i classici teen-ager sfigati che vanno in un rifugio dimenticato da Dio fra le montagne innevate norvegesi e fateli interagire con un'orda di cadaveri-nazisti-non-morti (i Nazi-zombie, per l'appunto). Il risultato finale è quello che si vede nella seconda metà di Dead Snow.
Il tripudio dell'inutilità...  in quanti
ci eravate cascati? Confessate!
Vi ricordate gli occhialini a raggi-x pubblicizzati negli anni '80? Quelli che promettevano di farvi guardare oltre le tende (e i vestiti) delle vicine? Esatto, proprio quelli. Peccato che alla fine si rivelassero totalmente inutili. E' esattamente quello che la trama si dimostra per questo film: totalmente inutile. Senza che suddetta inutilità sia necessariamente un fattore negativo: come riuscire a frullare insieme molti cliché tipici del film di genere senza alla fine risultare noiosi o suscitare lo sbuffo: "Che palle, l'ho già visto!"?
Qui troviamo:
  • i protagonisti che si recano in una baita sperduta nelle montagne, lontani da ogni forma di civiltà;
  • i cellulari che non prendono;
  • il vecchio psicopatico che compare dal nulla e che terrorizza le vittime sacrificali con la storia raccapricciante di quanto successe anni prima proprio in quel posto;
  • quelli che trombano e che mUoiono per primi;
  • i protagonisti che dimostrano tutta la loro triviale genialità dividendosi a più riprese, perché così "aumentano le probabilità di sopravvivere" (cit.), mentre la storia dei film horror ci insegna esattamente il contrario. Ovviamente.
  • una variante di zombie: non lenti e impacciati, ma feroci e cazzuti. Se avete mai giocato a Oblivion o Skyrim, riconoscerete in questi zombie i draugr della mitologia scandinava.
Il regista conosce tutti questi elementi, sa quello che vuole il suo pubblico, e glielo spiattella sul grugno. Con un ghigno divertito. E' lì che ci guarda da dietro la macchina da presa e ci urla: volete gli zombie? Io ve ne faccio vedere a pacchi, e per di più con la divisa nazista. Volete del sano splatter? Ho comprato litri e litri di sangue finto, lo uso tutto e in omaggio vi faccio vedere pure budella e cervelli come se piovessero. Il tutto contrastato dalla candida bianca neve, così non potete lamentarvi della fotografia! Volete scene raccapriccianti? Io vi cito Peter Jackson, Sam Raimi, George Romero, mutilazioni assurde e soprattutto la sega elettrica! Volete la gnocca? Beh qui siamo norvegesi, ne abbiamo a volontà ma... puppa! Lulù l'angelo tra i fiordi me la tengo per me, gne gne gne. Dai, non prendetevela, visto che sono buono e che sta andando di moda, vi aggiungo gratis un po' della tipica comicità scandinava. Ah ah ah! 

Ecco, in sintesi, cosa è e cosa non è questo film. Io vi ho avvisati. Un film solido, a tratti divertente, grottesco, da godersi in compagnia di amici e pop-corn.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5
Solida, per quanto canonica. E' un film sugli zombie, suvvia.
Musiche: 6
Rock norvegese (!)
Regia: 7
Citazioni a go-go, più alcune scene geniali!
Ritmo: 7
Sarebbe un 6 per la prima mezzora (lenta), diventa un 8 quando arrivano gli zombie. 7 è la giusta media.
Violenza: 8
Ci siamo! Scene alla Splatters (gli Schizzacervelli, Peter Jackson) per intenderci.
Humour: 6,5
C'è chi lo definisce un comedy-horror. Secondo me la componente comica è meno evidente, ma qualche scena volutamente ridicola c'è.
XXX: 2
Qualcosina. Poi in questi film, chi tromba mUore.
Voto Globale: 7
Una bella sorpresa, senza dubbio. Certo, è consigliato solo per gli amanti del genere, ma merita una chance.

Ecco qualche screenshot in alta risoluzione:
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