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giovedì 16 dicembre 2021

Il giorno sbagliato - Unhinged (2020) | Recensione

Il giorno sbagliato - Unhinged
Voto Imdb: 6,00

Titolo Originale:Unhinged
Anno:2020
Genere:Thriller
Nazione:Stati Uniti
Regista:Derrick Borte
Cast:Russell Crowe, Caren Pistorius, Gabriel Bateman


"Chiedi scusa!"

Come disse Gino Bartali: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”
Fonti non confermate mi dicono che avesse pronunciato queste parole dopo aver visto Il giorno sbagliato - Unhinged. Giuro!
Beh, in attesa di scoprire se i servizi segreti deviati ci hanno preso o se mi hanno passato una notizia infondata corredata di babbi da mangiare in un autogrill discutendo di rinascimento in stati dittatoriali, diciamo che sono comunque parole che ben si adattano a questo film. Unhinged è tutto sbagliato, dall’inizio alla fine, e la cosa mi spiace moltissimo perché è coinvolto un attore che ho sempre apprezzato, Russell Crowe.
Un giorno sbagliato può capitare a chiunque, intendiamoci.
Allo sfigato che imbrocca la fila giusta nel giorno in cui distribuivano la sfiga.
A Capitan Uncino quando si fa il bidet con la mano sbagliata.
A Luca Giurato quando azzecca un congiuntivo.
A chi si imbatte in questo film e in questa recensione.
Vai di trama! 
No, ma facciamo esplodere una casa, cosa sarà mai?
Tom Cooper (Russell Crowe) è decisamente incazzato e disturbato. Un bel giorno impugna un martello e una tanica di benzina, va a casa dell’ex-moglie e compie un massacro, uccidendo lei e il nuovo fidanzato. Non contento, incendia la casa e inizia a girare indisturbato per la città. Non lo vede nessuno (!), pertanto può deambulare per la cittadina come se niente fosse successo; a fare cosa, non si sa. E poi c’è la protagonista Rachel (Caren Pistorius), cronica ritardataria, piena di problemi personali e che sta iniziando le pratiche di divorzio dal marito. Ha un figlio adolescemo a metà tra il saputello irritante e il bimbominkia nerd in perenne modalità non-rompermi-le-palle. Quella stessa mattina, imbottigliata nel traffico e alle prese con una telefonata di lavoro in cui minacciano di licenziarla perché ha stancato con i suoi ritardi e, tra l’altro, in preda all’ansia perché sta accompagnando il figlio a scuola con un altrettanto ovvio ritardo mostruoso, Rachel ha l’ardire di suonare il clacson inveendo proprio contro Tom Cooper, il quale le ordina di chiedergli scusa, cosa che lui, con affettata e dilagante gentilezza, ha già provveduto a fare. E lei come risponde?
 
Lo insulta con tanto di dito medio. 
La protagonista col bimbominkia
Chi non lo farebbe in un momento di stress nel mezzo del traffico cittadino? È un atto catartico, lo faccio pure io stando ben attento a tenere i finestrini chiusi perché se è vero che gli altri guidatori sono miei nemici, è altrettanto vero che gli insulti che lancio loro non è così fondamentale che vengano davvero recepiti, è solo uno sfogo. Anche se ogni tanto mi indico la bocca urlando “LO CAPISCI IL LABIALE, STRONZO? EH? EH?” Insomma, non prendiamoci in giro, l’arte italica dell’insulto al volante è sacra e intoccabile, è un classico italian-state-of-mind come il “Ma vaffanculo” al casello automatico che ti dice “Arrivederci!”.
 
Il problema è che in Unhinged non siamo in Italia e che Tom Cooper non è un casello automatico, è proprio uno stronzo psicopatico. E non la prende affatto bene, anzi, a dirla tutta in lui scatta la follia omicida, tanto ha appena accoppato l’ex-moglie, cos’altro ha da perdere?: Rachel - e tutti quelli che la circondano - devono morire, semplice e lapalissiano. Inizia una corsa serrata in cui la tizia verrà perseguitata dallo psicopatico, il quale la seguirà con una non indifferente scia di sangue. 
Lo spunto iniziale, che richiama in qualche modo l’iconico Un giorno di ordinaria follia con Michael Douglas con una spruzzatina di Criminal Minds e di Duel, è invero interessante e il ritmo è serrato con poche pause tra una scena e l’altra. L’interpretazione di Russell Crowe torna ad essere convincente nella parte negativissima del villain ma… ma… ecco il grosso “ma”. 
La sceneggiatura. Ve lo dico col cuore: è scritta davvero con una parte anatomica piuttosto morbida che non comprende le mani e nemmeno i piedi. 
Due le criticità più evidenti:
  1. il personaggio di Rachel è particolarmente odioso e insignificante, tanto che risulta impossibile immedesimarsi e prenderne le difese. Che ce la faccia o non ce la faccia, alla fine mi è diventato del tutto irrilevante. Posso capire che abbiano voluto rappresentarla come “una di noi”, con mille problemi irrisolti, ma è nelle scelte che fa che crolla ogni empatia nei suoi confronti. Vedi punto successivo.
  2. la credibilità degli eventi narrati è prossima allo zero. Rachel compie una serie impressionante di decisioni sbagliate che rendono la sospensione dell’incredulità davvero difficile da digerire. Per non parlare della sequela inenarrabile di cazzatone assolutamente poco plausibili infilate a forza come quando cerchi di chiudere il trolley prima di salire su un volo Ryanair. O mentre cerchi di chiudere questa cappelliera:

 

Cucù, il cellulare dov'è?
Scusatemi, torniamo al film. Qualche esempio illuminante? Tom Cooper, senza che nessuno alle telecamere di sicurezza se ne accorga e senza che noi lo vediamo perché lo capiremo da una scena successiva, va nella piazzola di un benzinaio, ruba il cellulare dall’auto di Rachel e lo scambia con il suo. A pensarci bene, già di per sé quest’atto è una stronzata galattica, ma diamogli il beneficio del dubbio. Poi, mentre è alla guida del suo pick-up, Tom inizia a chiamarla, a fare foto per inquietarla meglio e, UDITE UDITE, a fare transazioni bancarie e finanziarie sul conto di lei (GIURO!). Il tutto senza aver dovuto sbloccare il telefonino o superare le misure di sicurezza di cui anche il più scrauso degli smartphone del 2020 è senz’altro dotato. E sapete una cosa? Lei che ha in mano il cellulare del pazzo, potrebbe fare una cosa semplicissima. Andare dalla polizia, dire loro: “Questo psicopatico mi sta inseguendo, mi è venuto addosso con il macchinone (GUARDA QUI CHE BOTTA!) e ha scambiato il mio cellulare con il suo, qui c’è tutto l’elenco delle chiamate, così potete risalire al suo nome, rintracciarlo SUBITO E FARLA FINITA!” No. Lei scappa per la città. E Tom Cooper continua imperterrito nella sua follia distruttiva. Legge il calendario di appuntamenti che la ritardataria cronica minuziosamente tiene nel cellulare, e… ah! Scusate, qui mi tocca aprire una parentesi: lo trovate plausibile che una persona così disorganizzata come la protagonista si segni tutto-tutto-tutto sul calendario dello smartphone? Dicevo, Tom Cooper legge del prossimo appuntamento e va in un ristorante a scambiare due convenevoli con il tizio che avrebbe dovuto parlare con Rachel. Poi lo uccide davanti a tutti e si allontana dal ristorante senza che nessuno lo insegua o urli dal terrore, anzi qualcuno lo riprende col cellulare invece di chiamare gli sbirri, ah che bella critica al mondo di oggi. Succede così: prima gli sfascia una tazza sul naso, poi gli sbatte la fronte sul bordo del tavolo tenendolo per il cravattino e infine lo infilza al collo con un coltello per spalmare il burro. Tutto normale, giusto? Poi piglia e se ne va, sale sulla macchina e continua a seminare morte e a inseguire Rachel. La scena è di un surreale assurdo, tanto che in alcuni punti, mentre Tom parla con Rachel e mentre uccide il tizio già insanguinato, si vede sullo sfondo la gente che si fa gli affari suoi come se niente fosse.
Vogliamo anche parlare del fatto che quando salgono sulla macchina si mettono sempre la cintura rispettosi del codice stradale, ma poi Tom e Rachel parlano al cellulare guidando senza nemmeno mettere il vivavoce? Diseducativissimo! Io chiamerei il MOIGE e il Codacons, tutto ciò è inaccettabile!
Questa mano po' esse piuma o fero...
 
No, in un film del 2020 non devo aspettarmi queste cazzate, non esiste proprio! Io sono il primo ad ignorare la credibilità delle cose se inserite in un contesto fracassone dove c’è la gara a inserire la smargiassata più tamarra (chi ha detto Fast & Furious? Cuoricini sparsi). Ma qui, dove tutto è serio, dove c’è appena sfiorato il lodevole tentativo di inserire una trama con il super cattivo sporco maschilista violento e retrogrado che ce l’ha a morte con gli avvocati divorzisti americani, mi aspetto una maggiore attenzione ai dettagli. Se da un lato l’interpretazione di Russell Crowe si salva - è perfino ingrassato per entrare meglio nella parte, penso che lo farei pure io con sommo gaudio, intendiamoci - e comunque sappiate che non è tutta panza, la sua, perché ha usato una protesi per accentuare la ciccia, dicevo dall’altra parte ben poco altro si salva. Il ritmo è serrato, è vero, ma sono sequenze senza un minimo senso logico. Lo stesso genere di film non è ben inquadrabile: è un thriller? È uno slasher? È una denuncia al sistema divorzista americano? Secondo me è un desolante insieme di tanti “vorrei ma non posso” senza però riuscire a eccellere in nessuno dei generi a cui si è accostato.
"Scusi ho una domanda, può rispondere?"
Giusto per aggiungere una critica non richiesta, parliamo del titolo italiano. Spesso le logiche dei distributori italiani sono imperscrutabili: talvolta lasciano il titolo originale, talvolta lo cambiano con altri termini inglesi (perché?), a volte usano un titolo italiano semplice, altre volte ancora si inventano titoli che non c’entrano una mazza, in qualche raro caso hanno addirittura affossato un film causa titolo infelice (ogni riferimento a “Eternal sunshine of the spotless mind” / “Se mi lasci ti cancello” è puramente casuale). In questo caso la versione italiana ha il titolo originale “Unhinged”, che qui possiamo tradurre come “lo squilibrato”, “il pazzo”, e una frase italiana: “Il giorno sbagliato”. Non posso definirlo un errore, ma chi l’ha scelto ha (deliberatamente o meno non si sa) spostato il focus; “lo squilibrato” del titolo originale è l’antagonista interpretato da Russell Crowe che, di fatto, è il vero protagonista della storia; mentre “il giorno sbagliato” è riferito a quello della vittima di turno, colei che ha la sventura di incontrare Tom Cooper. E, implicitamente, è riferito anche a noi che abbiamo visto il film, mi pare ovvio.
In conclusione, il film parte bene, è pure un discreto low-budget secondo i canoni hollywoodiani, ma naufraga a causa della scarsa plausibilità degli eventi narrati. Ed è un peccato, perché ha la giusta cattiveria, alcune scene sono perfino discretamente forti (non è un horror, sto relativizzando), ma gli manca l’intera sovrastruttura che lo sorregga solidamente. Incompiuto e poco plausibile. Russell, perché l’hai fatto?
 
Il pick-up
 


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 4
Come spiegato nella recensione, la sceneggiatura è il vero punto debole del film. Lo spunto iniziale era decisamente interessante, ma lo sviluppo successivo lo ha mestamente affossato.
Musiche: 6
La colonna sonora non ha nulla di memorabile. MA! Segnalo una cover di “Don’t fear the Reaper” eseguita dai Keep Shelly In Athens, duo indie greco che eccelle nella childwave, un electropop rallentato spruzzato di effetto nostalgia per gli anni Ottanta. Di primo acchito mi ha fatto cagarissimo (scusate la spocchia da boomer) ma nei riascolti successivi l’ho apprezzata.
Regia: 6
Il regista Derrick Borte viene dalla scena indie, di per sé non è nemmeno un male perché alcune scene, soprattutto quelle più forti, sono ben fatte. L’impressione è che avrebbe potuto osare di più, invece si è limitato a fare il compitino. La poca attenzione nel montaggio ha fatto il resto.
Ritmo: 7
Se c’è una cosa che non manca nel film è il ritmo. Pur costellato da cazzatone mirabolanti, la tensione non scende mai, fino ai titoli di coda. È sicuramente il maggior pregio di Unhinged.
Violenza: 6,5
Certe scene sembrano tratte da uno slasher ma non posso dire altro per non spoilerare troppo.
Humour: 0
Totalmente assente.
XXX: 0
Nulla da segnalare.
Voto Globale:
5
Per me il film è bocciato. Intendiamoci: la pagnotta la porta a casa dignitosamente, ma il suo voler essere troppe cose senza mai davvero centrare il punto in ciascuno di esse è un grosso limite. Se poi aggiungiamo che la sceneggiatura è davvero pietosa perché inserisce pezzi assurdi e privi di senso in un contesto serio e con una sua logica interna, ecco, per me l’equilibrio non regge al punto da lasciarmi un po’ basito, un po’ insoddisfatto… senza eccellere in nessuno dei casi, ovviamente.



























giovedì 28 gennaio 2021

The VelociPastor (2018) | Recensione

The VelociPastor
Voto Imdb: 5,1

Titolo Originale:The VelociPastor
Anno:2018
Genere:Commedia, Horror, Azione
Nazione:Stati Uniti
Regista:Brendan Steere
Cast:Gregory James Cohan, Alyssa Kempinski, Daniel Steere
Doug, il prete-dinosauro

"Jesse, ascolta qui, ho un'idea geniale, porco mondo!"
"Sentiamo. Non mi fido delle tue idiozie." Jesse sospira vistosamente.
"No, no, stavolta ci siamo! Ero in bagno, mi sono chinato e con la testa ho colpito lo spigolo del lavandino..."
"Hai visto lo schema del Flusso Canalizzatore?"
"No, imbecille, ho solo tirato giù tante madonne... ma ho visto l'illuminazione!"
"Ovverossia?"
"VelociPastor!"
"..."
"..."
"Scusa?"
"Veloci-Paaaastor.", Brendan scandisce bene le lettere. "Fusione tra Velociraptor e Pastore."
"Chissà perché ho il sospetto che sia una stronzata epocale?"
"Senti qui", Brendan non lo ascolta nemmeno, ha gli occhi illuminati e la fantasia che galoppa. "Un pastore, inteso come prete - non un cane! - acquisisce il superpotere di trasformarsi in un dinosauro cattivissimo, salverà la vita di una prostituta la quale si innamorerà di lui e gli indicherà la via. -Tu userai il potere per uccidere le persone cattive! - gli dice la ragazza. -Ma sono un prete!-, risponde lui. -No, no!-, replica lei. -Non un prete. Un VelociPastor!-"
Brendan Steere finisce di parlare e osserva l'amico Jesse Gouldsbury.
"Il nome sembra fico." l'amico inizia ad annuire pensieroso. "Suona bene."
"Immagina la locandina, so che ci riesci. Disegno di un dinosauro cattivissimo, feroce, con i denti insanguinati. Primo piano del prete con gli occhi spalancati da rettile, le mani artigliate come un T-Rex e un gioco di ombre che ci fanno vedere sul suo volto un dualismo bene-male... e la scritta VELOCIPASTOR in primo piano, con la "T" che diventa una croce. Immagina questa parola sulla bocca di tutti. Farà un effetto passaparola dirompente! Il finto trailer omonimo che ho diretto nel 2011 era diventato virale, è l'occasione giusta per trasformarlo in un lungometraggio."
"VelociPastor..." Jesse lo ripete più volte, si vede che inizia a prenderci gusto. "Sai che tutto sommato?"
"Dai, produciamolo!" Brendan saltella come i bambini piccoli quando sono emozionati e sanno che stanno per ottenere un regalo extra-budget dai genitori.
"Non abbiamo molti soldi..." bofonchia Jesse pensieroso.
"Basteranno."
"Posso tirare su 35.000$ malcontati... volevo comprarmi un Dodge Charger..."
"Comprati un Dodge Caravan del '93 e con quello che rimane produciamo il film. Non te ne pentirai."
"Non correre. Mi stanno venendo in mente diverse condizioni..."
"Accetto!"
"Ma devo ancora elencarle! Non è detto che ti piaceranno!"
"Dai, dai, spara!"
"Voglio un sacco di ninja."
"Ok."
"Ma cinesi."
"Jesse, i ninja sono giapponesi..."
"Pensa in grande! Il nuovo mercato è la Cina! Quindi voglio dei cazzo di Ninja cinesi!"
"O... ok..."
"Li voglio anche sulla locandina, attireranno la gente! E saranno i cattivi, i ninja spacciatori di droga."
"È una condizione impegnativa, ma te la inserisco agevolmente in sceneggiatura... senti qui altri punti di interesse."
"Vai, vai, spara." Jesse ormai è rapito, lo ascolta attentamente.
"Ci sarà un esorcista."
"D'altronde è un film con preti e dinosauri-demoni..." l'amico annuisce vigorosamente.
"E voglio un prete anziano che faccia da guida."
"Stanno diventando un po' tanti personaggi, però..."
"Dai, lo interpreterà mio padre, non dirà mai di no."
"Ok. Altro?"
"Musica rock anni Ottanta! A MANETTA!"
"I diritti costano tanto, Brendan."
"Una manciata di band indie che facciano grunge punk-pop va benissimo. E... attenzione! Ci sarà una scena potentissima con protagonista il vecchio prete! Ambientata nel Vietnam!"
"Non è che stiamo un po' esagerando, Brendan?"
"Jesse, niente di tutto questo ha senso. Ma, credimi, è quello che vorrà la gente."

I due protagonisti, Carol e Doug.

I due amici confabulano ancora un po', dopo di che si stringono la mano: accordo raggiunto, si parte con il film. Brendan ha già pronta la sceneggiatura che sarà piena di dialoghi d'effetto; non contento, oltre che co-produttore sarà regista e curerà il montaggio. Jesse invece supervisionerà la realizzazione lasciando di fatto carta bianca all'amico. Ha visto il suo lungometraggio d'esordio horror Animosity (2013) e gli è piaciuto molto. Entrambi sanno che non sarà facile, le location sono quelle che sono e renderle credibili (soprattutto la parte in Vietnam) non sarà una passeggiata.
"Sai che ti dico, Jesse? Facciamo che ce ne sbattiamo la ciolla e usiamo lo stesso bosco fuori Manhattan, cambiando angolo di ripresa, per spacciarlo come location per Cina, Stati Uniti e Vietnam?"
"Cosa vuoi che ti dica? Sei tu il regista."

Il dinamico duo inizia a pensare al casting. Come attore principale hanno l'ok entusiasta di Gregory Cohan.
"Ascolta." gli dice Brendan appoggiandogli le mani sulle spalle. "Il nostro film non è demenziale ma deve far ridere. Da te voglio un'interpretazione intensa, non comica ma che faccia ridere con la serietà delle tue espressioni. Devi essere comico facendo il serio sapendo di essere comico ma senza dirlo apertamente allo spettatore. Ci riuscirai?"
"Brendy, non ho capito un cazzo di quello che hai detto"
"Fai Leslie Nielsen."
"Ok, chiaro! Ci sto. Però voglio una scena di sesso, altrimenti niente da fare."
"Ma sei un prete!"
"NO! Non un prete. Un VELOCIPASTOR!" Gregory sgrana gli occhi, mostra i denti ed inizia a ringhiare.
Brendan ride e dà una pacca all'amico. "Sei già entrato nella parte, bravissimo. Sapevo di poter contare su di te."
Poi contattano Alyssa Kempinski, che aveva già partecipato al film precedente di Brendan. "Senti Aly, abbia..."
"Sono dei vostri, Brendan tu sei un genio e non vedevo l'ora di fare un altro film con te. Ma stavolta ho anch'io delle condizioni per partecipare."
Brendan alza gli occhi al cielo. Cosa sono tutti questi ricattini? Mica stiamo puntando all'Oscar!
"Devo fare la parte di una prostituta. E ok, in fondo l'ha fatto anche Jamie Lee Curtis in Una poltrona per due. Però la mia Carol deve essere una praticante avvocatessa-dottoressa. Ah, e niente nudo."
"Beh, niente di così impegnativo..."
"E deve saper menare i ninja."
"Uhm..."
"Facciamo che dopo la trombata col VelociPastor diventa anche lei una VelociPastorella?"
"Così suona un po' porno..." s'intromette George, già bello ingrifato.
"Aly, facciamo una via di mezzo, tu improvviserai, farai credere che potresti diventare una dinosaura pure tu e che acquisirai certi poteri... però non ti trasformerai mai."
"Anche perché..." Jesse, il neo-produttore, tossisce leggermente. "... col budget a disposizione, non abbiamo molta scelta per il dinosauro, ne potremo avere solo uno, non di più. Sommessamente vorrei suggerirti un approccio alla Spielberg ne Lo Squalo: il pericolo non si vede mai ma lo si percepisce, perché è così che si incute paura nello spettatore, facendo leva sulla paura dell'ignoto e dell'invisibile."
"Sì, sì, tutto fico e da manuale del perfetto regista." Brendan scatta in piedi battendosi il petto con urla belluine. "STRONZATE! Noi non dobbiamo far paura." replica sprezzante. "Perciò voglio che il dinosauro SI VEDA."
"Sapevo che avresti detto così." Jesse sospira nervosamente. "Ho già fatto l'ordine online."
"Ordine?"
"Sì, del costume. Mica vorrai farlo in CGI? Non abbiamo il budget. Ho acquistato un costume."
George, l'attore, inizia a rabbrividire. E non per il freddo.
"Co... costume?"
"Hai presente i sentai, i telefilm giapponesi tipo Megaloman, Koseidon e Ultraman dove ci sono pupazzoni di dinosauri con dentro l'omino che li muove? Ecco."
"Beh, quelli erano bei costumi..."
Jesse distoglie lo sguardo. "Sì, artigianali, ben fatti, molto giapponesi... io ne ho trovato uno, era un'offerta irrinunciabile... su... su..." la voce si affievolisce fino a spegnersi.
"Su...?" lo incalza Brendan.
"Su Wish."
"Oggesuggiuseppemmaria." Brendan, George e Alyssa si mettono la mano sulla faccia, sconsolati.
"Questa è la produzione, ragazzi, si prende quel che passa il convento..."
"Ti stai divertendo con questi giochi di parole, vero?"
"Ovvio. Ho già pronta la frase di lancio, ascolta qua: Welcome to Christ-aceous Period!"
"GENIO! F4!"
I quattro ridono nervosamente ed iniziano la produzione.

Il resto è storia.
Ora. Non so se le cose siano andate esattamente così, ma non credo di essere andato tanto lontano dalla realtà.
La produzione deve comunque aver funzionato, perché in qualche modo il film ha fatto il giro del mondo ed è arrivato dritto sparato fino a casa mia. Potevo forse sottrarmi?
Ammetto di aver iniziato la visione con queste due convinzioni, il trovarmi di fronte a:
  • un filmdemmerda
  • un film serio e serioso
Potevamo stupirvi con mirabolanti
effetti speciali, e invece...
Sul primo punto un po' ci ho preso, sul secondo... per nulla. L'ho capito fin dalla prima scena: Doug (il prete interpretato da George) termina un sermone, esce dalla chiesa e saluta i genitori che gli sorridono dall'altro lato della strada. Ma una terribile esplosione (che non ha il minimo senso in quel momento e in quel contesto) li uccide. Vi domanderete: "Wow, inizio col botto, in tutti i sensi!" Ma potete immaginare il mio sbigottimento di fronte alla sequenza in cui, al posto delle fiamme e dell'esplosione, compare una scritta "VFX: CAR ON FIRE" (effetti speciali di macchina in fiamme). Lo sguardo disperato di Doug, che ricorda un po' quello di Schwarzenegger in Atto di Forza, è abbastanza eloquente e grottesco. Sconvolto, il nostro va in cerca di conforto dal prete senior (il presunto babbo del regista, lo ricordiamo), che gli dice: "Per trovare te stesso devi fare un lungo viaggio, devi raggiungere un posto dove non troverai Dio."
Cambio di scena, inquadratura di un bosco che ha tutto l'aspetto di quello dietro casa, e la didascalia "CINA".

Ammetto di aver riso, ed ecco che in quel momento ho capito che avrei assistito ad una roba sì atroce, ma fuori di testa. E sarà così fino alla fine, è inutile che mi dilunghi a raccontare la trama, in fondo è stata raccontata tutta nel dialogo tra regista e produttore: in Cina Doug accoglie in sé il superpotere di diventare un dinosauro, torna negli USA e una sera salva davvero la prostituta da fine certa. Il mattino dopo entrambi si risvegliano svestiti nel letto, e il dialogo tra i due è una roba davvero surreale:

Carol: [voce roca] "Questa notte è stata... stupefacente."
Doug: "Oh. [faccina compiaciuta] Bene. In tutta onestà, lasciami dire che non succederà più."
Carol: "Puoi starne certo."
Doug: "Oh. È andata così male?" [faccina delusa guardandosi il pacco]
Carol: "È stato... strano."
Doug: "Oh."
Carol: "Dai, è successo tutto così velocemente. Mi sono spaventata, penso di essermela fatta pure addosso!"
Doug: "Ah, quindi anche per te è stata la prima volta?"
Carol: "Sì."
Doug: [espressione imbarazzata] "Come ti ho già detto, io sono un prete, non dobbiamo raccontarlo in ..."
Carol: "Momento, momento! Di cosa stai parlando?"
Doug: "Di cosa stai parlando TU?"
Carol: "Del fatto che sei diventato un dinosauro e ti sei mangiato un tizio."
Doug: "Oh. Eh? COSA?"
Carol: "COSA?"

Insomma, grazie a Carol, Doug accetta la propria condizione e il ruolo nuovo: salvare le anime e placare la propria fame animalesca uccidendo i tizi cattivi, partendo proprio dal responsabile che aveva ucciso i suoi genitori il quale, casualmente, andrà nella sua chiesa a confessare i propri peccati. La scena in effetti è abbastanza ridicola: 
Doug: "Quali peccati vuoi confessare, figliuolo?"
Frankie: "Ah, accidenti, da dove partire? Immagino che potremmo coprire gli ultimi... quattro giorni? Ho rubato caramelle a un bambino, poi l'ho gettato nel fiume - così non poteva fare la spia, ovviamente - poi, ah, beh, faccio il pappone, produco droga e la spaccio, ho assassinato un paio di vecchi davanti ad una chiesa... ecco cos'ho fatto, padre."
Doug, giustamente, s'incazza, il suo braccio diventa quello di un Velociraptor e uccide in modo cruento Frankie (ma noi non vedremo quasi nulla, a parte la protesi di gomma a forma di artiglio letale che sbuca dal confessionale in compensato che il legno dell'IKEA al confronto è mogano massiccio).

No, volete che mi dilunghi? Ho già scritto fin troppo.

Posa plastica e stilosa e, alle spalle, ninja cinesi
VelociPastor (mi raccomando la "P" maiuscola) è tutto qui, ha il grandissimo pregio di durare settanta minuti in croce (ahr ahr ahr), è un film raffazzonatissimo ma fatto con un certo stile. Per dirne una, il regista, a riprese terminate e prima di svilupparla, ha preso la pellicola e l'ha messa in un forno a 90° per una decina di minuti per darle una colorazione leggermente vintage. Le scritte e le didascalie, fatte in giallo bello carico, richiamano i filmacci anni Settanta e Ottanta. Alcune scene hanno un montaggio alla Crank!, con lo schermo diviso in tanti riquadri, ciascuno dei quali si sofferma su un dettaglio della stessa scena. Le tecniche di ripresa ricordano molto i grandi classici italiani horror, parliamo di Lucio Fulci e Lamberto Bava, di cui Brendan è fan dichiarato. Altre fonti di ispirazioni per le tecniche di ripresa e per l'uso della musica sono stati due anime, Neon Genesis Evangelion e FLCL (Furi Kuri). Insomma, c'è una discreta cura nonostante l'atmosfera generale sia quella da film amatoriale girato nello scantinato. L'ironia diventa un mezzo per ovviare alle carenze tecniche e di bugdet. Non hai i costumi da veterani del Vietnam? Non importa, bastano pantaloni verdi e camicia mimetica, se poi indossi scarpe da ginnastica moderne chi vuoi che se ne accorga? Stai impersonando un chirurgo di fama mondiale? Basta che indossi un camice dismesso, uno stetoscopio e il faretto sulla fronte e il gioco è fatto. VelociPastor è pieno di questi accorgimenti troppo idioti e troppo brutti per sembrare veri, e non viene fatto nulla per mascherarli da ciò che sono in realtà.

Il film funziona, ma solo fino a un certo punto. La trama non è interessante, anche se certe battute (soprattutto quelle irriverenti) fanno pensare ad una scrittura più fine di quel che sembri; ma è pressoché impossibile provare empatia per i personaggi o seguire col cuore in gola le loro vicende. Guardi il film, ogni tanto affiora una risata a denti stretti e hai la certezza che dopo i titoli di coda presto ti dimenticherai di quello che hai appena visto. Un aspetto veramente positivo, però, c'è: la colonna sonora SPACCA DAVVERO, scritto tutto in maiuscolo! Non conoscevo mezza band, ma mi sono ripromesso di recuperare qualcosa della loro produzione, soprattutto dei Math The Band, dei quali nel film c'è la canzone Didn't have the time to think. Da ascoltare, decisamente carina.

Dato che avrete già sbirciato il voto finale e avrete aggrottato le sopracciglia, rispondo immediatamente alla Domanda delle Domande: VelociPastor è migliore o peggiore di Robotropolis? Dai, leggendo la recensione è chiarissimo: è brutto, davvero brutto, fa sghignazzare, ma fa un giro su se stesso per entrare nell'Olimpo delle Cacatone Dichiarate, il girone dedicato ai film nati consapevolmente per far schifo e crogiolarsi in questa consapevolezza. Quindi, sì, VelociPastor è migliore di Robotropolis, ed è costato probabilmente un decimo il che, se vogliamo, lo pone non uno ma due piani più in alto.

Ecco in tutto il suo splendore il costume recuperato su Wish.

Nota che renderà qualcuno felice, tutti gli altri indifferenti: è stato annunciato un seguito (anzi, due) con lo stesso cast e un budget di uno, massimo due milioni di dollari (ci aggiriamo al livello Asylum, giusto per fare un paragone). Il seguito sarà soltanto ideale, perché sarà ambientato nel 1800 in Australia con, udite, vampiri e vampiresse lesbiche. E il rimando all'inglese Lesbian Vampire Killers è pressoché immediato! Attendiamo fiduciosi (ma non trepidanti)... 


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5
Ma cosa puoi dire di fronte ad una tale accozzaglia di idiozie e scene scalcagnate? Niente, assolutamente niente. Giusto ad un pazzo poteva venire in mente l'idea di trasformare un prete in un dinosauro. E ad un altro pazzo quella di produrre siffatta idea, aggiungiamo...
Musiche: 8
La colonna sonora mi è piaciuta parecchio, scelta di brani azzeccatissima con musiche ben fatte ed orecchiabili. Quasi quasi ora me le vado anche a recuperare per ascoltarmele in macchina...
Regia: 6
Sono buono, premio alcune scelte non banali (anche se scopiazzate), più che altro perché realizzate con una povertà di mezzi agghiacciante. È in situazioni come queste che puoi vedere del potenziale, magari per Brendan è ancora presto ma... mai dire mai.
Ritmo: 6
Ha dei momenti di stanca (la scena dell'esorcista mi ha un po' annoiato), ma ha il grandissimo pregio di durare solo settanta minuti. Scorre via che è un piacere.
Violenza: 4
Media tra quello che avresti voluto vedere (6) e quello che vedi davvero (2). Potenzialmente splatter, il film alla fine si riduce in qualche bicchiere di vernice rossa (neanche secchio) e protesi gommose che fanno solo ridere i polli. Volutamente, certo, ma l'effetto è lo stesso.
Humour: 6
Non strappa risate roboanti, ma giusto qualche ghignata a denti stretti. Non si poteva, onestamente, chiedere di più.
XXX: 1
Film molto casto, non metto zero solo perché in un punto c'è un Doug visibilmente barzotto.
Voto Globale: 3/7
Dal tre al sette. Che cazzo di voto è mai questo, direte? Mi sembra il voto più corretto da dare, un punteggio senza senso per un film senza senso. The VelociRaptor va visto (oddio, "va visto" non è il termine migliore) con lo spirito giusto, quello goliardico in compagnia di amici per farsi mezza risata. Non resterà niente dopo la visione, solo il senso vacuo del "Ho davvero buttato nel cesso settanta minuti della mia vita per guardare questa roba?". Io vi dico solo che alla fine della visione mi sono sentito un uomo diverso, migliore. Quindi, sì, ne è valsa la pena.

giovedì 21 gennaio 2021

Ava (2020) | Recensione

Ava
Voto Imdb: 5,4

Titolo Originale:Ava
Anno:2020
Genere:Azione, Thriller, Spionaggio
Nazione:Stati Uniti
Regista:Tate Taylor
Cast:Jessica Chastain, John Malkovich, Colin Farrell, Common


Ava-Jessica Rabbit?

Questo film ha avuto una gestione alquanto problematica: rimasto in naftalina per un annetto buono dopo le riprese e con un cambio di regista in corsa. In tanti puntano i riflettori sulla gestazione, e c’è un motivo ben preciso: questi fattori hanno fatto sì che, nonostante l’impegno di Jessica Chastain, Ava sia una fetecchia non molto ben riuscita. Via il dente, via il dolore: Jessica, in veste di produttrice, tre anni fa decide di fare la sua versione di Atomica Bionda (recensito qui), in fondo se c’è riuscita Charlize Theron, perché non può farlo pure lei? Si trova il regista e sceneggiatore Matthew Newton e presto inizia la produzione. Peccato che suddetto regista, emerito stronzone, rimane coinvolto in accuse di molestie sessuali e, non contento, ammette di aver menato la propria fidanzata. La Chastain viene accusata di opportunismo ed incoerenza... perché proprio lei, nota attivista del movimento #metoo, si è affidata ad un personaggio così abietto? Newton si farà da parte (o lo obbligano a farlo, la sostanza non cambia) pur rimanendo nei crediti per la sceneggiatura, e viene rimpiazzato da Tate Taylor, un onesto mestierante che porta a casa la direzione del film, con un risultato finale non molto soddisfacente. Ora vi faccio il battutone del secolo: in che modo hanno fatto piazza pulita del primo regista? Urlando "AVA COME LAVA!". Volevo dirlo fin dai titoli di testa. Sipario.


Ci vuole sempre un dialogo sulle sponde di un lago e canna da pesca...

Trama!
Ava (Jessica Chastain) ha avuto un passato di tossicodipendenza e alcolismo. Otto anni prima, toccato il fondo, riesce ad uscirne arruolandosi nell’esercito. Tornata a casa, viene presa sotto l’ala protettrice di Duke (John Malkovich), che la addestra e la trasforma in una letale assassina. Ovviamente Ava è la migliore. Tutto andrebbe bene, se non fosse che ella ha il brutto vizio di parlare con le vittime designate: “Cosa hai fatto per meritarti questo?”, chiede loro, come a volersi lavare la coscienza. Altrettanto ovviamente, il suo atteggiamento non piace al boss dell’organizzazione Simon (Colin Farrell) che, stanco del suo modus operandi, all’improvviso decide di volerla morta. Così, di botto, contro il parere di Duke. Ava, inoltre, non è solo problematica di per sé, deve pure ricucire i rapporti disastrati con la famiglia, in particolare con la sorella Judy e con la madre (Geena Davis). Dulcis in fundo: il fidanzato che lei mollò otto anni prima sparendo dalla circolazione, ora è il promesso sposo della sorella.

Quadretto familiare: Ava, Judy e Mamma Geena

Commento!
Il film racconta due storie che s'intrecciano tra loro, quella della vita segreta di Ava per via del "lavoro" che fa e quella del dramma sentimental-familiare, secondo una formula che avrebbe voluto essere originale nelle intenzioni ma che, a lungo andare, si impantana in una accozzaglia di tristi luoghi comuni, ulteriormente appiattiti da una sceneggiatura che mette il pilota automatico senza brillare in alcun modo. Il confronto con il diretto concorrente e ispiratore Atomica Bionda è inevitabile e purtroppo è impietoso per diversi fattori, vediamo quali.
  • Scene action. Sono discretamente coreografate, ma non hanno l’impatto di quelle del film con Charlize Theron. L’attrice sudafricana si era allenata come una bestia insieme a Keanu Reeves e ad un team di preparatori per mesi interi, Jessica no. E la differenza si vede. Lo stesso apporto registico è su piani totalmente diversi: Tate Taylor esegue il compitino, mentre David Leitch era riuscito a confezionare un prodotto stilisticamente unico e ben fatto, con l'aggiunta della chicca del finto piano-sequenza di oltre dieci minuti.
  • Accantonata la deriva action, spostiamoci su quella thriller, nello stile dei vari Jason Bourne con Matt Damon: ma anche no, grazie. Non c’è alcun vero colpo di scena, troviamo solo qualche intermezzo interessante, presto naufragato a causa della mancanza di idee e dalla mediocrità generale di chi ha scritto la sceneggiatura.
  • Vogliamo parlare della storia familiare? L’unico personaggio decente è la madre interpretata da Geena Davis (ottimo lavoro del casting, la trovo credibilissima), ma presto le varie vicende di Ava-Sorella-Madre-Fidanzato-di-entrambe diventano stucchevoli e ai limiti del melò. Detto in altre parole: non ce ne frega una beata fava.
  • Ci provano anche, a citarlo, Atomica Bionda, con una sottotrama inutile con Joan Chen nei panni di una boss di una bisca clandestina che all’occorrenza si trasforma in discoteca dove ci si sballa sotto i colpi di raggi ultravioletti dei proiettori… ma è solo minutaggio che allunga la brodaglia, senza il minimo senso e che non aggiunge nulla alla storia.

Colin Farrell... che spreco, qui!
In definitiva, Ava avrebbe potuto osare di più, ma non decolla per colpa di una sceneggiatura ai limiti dell’indecente. Questo è un peccato, perché l’interpretazione di Jessica Chastain è ottima - almeno nelle parti drammatiche - e anche John Malkovich e Colin Farrell danno il loro contributo… ma purtroppo non basta, anzi l’impressione è quella di un generalizzato spreco del cast a disposizione.


La cosa più ridicola di tutte? Un finale quasi aperto che lascia supporre la realizzazione di un seguito che non verrà mai fatto. (segnatevi queste parole, sono nato per essere smentito). In questo inizio di 2021 Ava è stato acquisito da Netflix ed è nella top 10 dei più visti: non so se è per mancanza di valide alternative o se è per la bella locandina, ma non riesco a spiegarmi il successo che sta avendo. Intendiamoci, non è completamente spazzatura, ma Ava difficilmente vi strapperà un applauso ai titoli di coda.

 

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5
Semplice, lineare, banale. Solida ma non sorprendente.
Musiche: 6,5
Buona colonna sonora synth, ci sta bene anche se i pezzi non sono memorabili.
 
Regia: 5
Anonima.
Ritmo: 7
Probabilmente il punto forte del film perché non ci sono pause, a parte quelle relative alle vicende familiari. Ma in fondo ti ci abitui e passi oltre.
Violenza: 6,5
Coreografie action nella media e uno scontro bello cattivo messo in atto (non aggiungo altro per non fare spoiler)
Humour: 4
Poco da segnalare
XXX: 0
Accontentatevi di qualche bel primo piano di Jessica con le parrucche.
Voto Globale: 5
Mi aspettavo davvero molto di più, il film mi ha deluso perché non ha nulla di nuovo, non emerge e si impantana in inutili sottotrame a cui non frega niente a nessuno. Ava è un'occasione sprecata, ancor di più se confrontato con un film simile decisamente più riuscito (Atomica Bionda).

martedì 31 marzo 2020

Morte a 33 giri (1986) | Recensione

Morte a 33 giri
Voto Imdb: 5,8
Titolo Originale:Trick or Treat
Anno:1986
Genere:Horror
Nazione:Stati Uniti
Regista:Charles Martin Smith
Cast:Marc Price, Tony Fields, Lisa Orgolini, Glen Morgan
Li riconoscete? Ozzy, Tony Fields e Gene Simmons...
ecco un buon motivo per vedere il film (l'unico?)

Ci sono ricordi che rimangono a lungo sopiti nella mente per poi riaffiorare così, all'improvviso, senza un perché, di botto; magari sotto la doccia, o durante una passeggiata, o mentre chiacchieri con amici coetanei a rinvangare sul passato, oppure ancora imbottigliati nel traffico dell'ora di punta in Tangenziale Est. Come spesso mi succede, questa volta sono in meditazione zen sul Trono di Ceramica. E come un fulmine a ciel sereno, nel silenzio tombale che circonda l'immobile e catatonica realtà di questi giorni così assurdi ed inquietanti, una vocina mi strilla: "Oh, bella zio, te lo ricordi lo Zio Tibia?" [1]
Cazzo, sì!
Zio Tibia in tutto il suo... ehm... splendore
Lo Zio Tibia, quel pupazzo marcissimo che anticipava le notti horror di Italia 1 durante la mia adolescenza... certo che me lo ricordo, fa parte di quel mosaico di ricordi di un periodo che vorrei poter rivivere all'infinito come se mi trovassi in un lunghissimo "giorno della marmotta". Alcune tessere del mosaico sono ovviamente mancanti, sono dunque costretto a leggere su Wikipedia per rinfrescare la memoria: ecco il titolo che ricordavo, Venerdì con Zio Tibia, la seconda stagione che andò in onda nell'estate del 1990. Ripercorro l'elenco dei film trasmessi, facendo una spunta mentale su tutti quelli che ricordo di aver visto... magari non necessariamente in quell'occasione ma, ecco, per gran parte dei casi, sì: Venerdì 13, Chi è sepolto in quella casa, episodi assortiti di Ai confini della realtà, L'ululato, Brivido e... Morte a 33 giri. Gli occhi si fermano su quel titolo, ci rimugino sopra aggrottando le sopracciglia, infine arriva l'illuminazione. Ecco un tassello mancante! Vacca boia, è proprio vero, l'ho visto una volta sola, quella notte del 7 settembre 1990, e col tempo ho finito col rimuoverlo nonostante abbia lasciato un buon ricordo in me. Beh, quale migliore occasione per rimestare in questo paiolo di ricordi e vedere se è vero quello che ho creduto di aver dimenticato? Recupero il titolo, pigio su play e... wow! Colonna sonora da urlo! Metal a profusione! Il protagonista è il classico sfigato che le prende da tutti, ma... aspetta, ha una faccia che credo di aver già visto. Cedo alla curiosità, metto in pausa, faccio una ricerca sul cast e... ma è Skippy, l'amico di Alex in Casa Keaton. È proprio lui, carramba che sorpresa! Sorrido scuotendo la testa e riprendo la visione.
Trama!
Poteva forse mancare la cameretta iper-metal-accessoriata?
Eddie "Ragman" (Marc Price) è il solito adolescente sfigato di metà anni '80, appassionato di heavy metal (tra le copertine dei suoi 33 giri e i poster nella cameretta troviamo Megadeth, Anthrax, Judast Priest, Twisted Sister, Mötley Crüe, Ozzy Osbourne, KISS e altri che non ricordo) e per questo motivo pesantemente bullizzato dai soliti stronzi deficienti del liceo. Il più grande idolo di Eddie è Sammi Curr (Tony Fields), controverso artista metal uscito proprio dal suo stesso liceo, che inneggia a riti satanici, sgozza pitoni sul palco per berne il sangue, si presenta come un misto di Rob Halford e Ozzy ed è seguito da orde di ragazzini, tanto che in molti lo definiscono l'ultimo cavaliere dell'Apocalisse o qualcosa del genere. Durante uno dei soliti giorni tristi trascorsi a scuola, Eddie subisce una pesantissima umiliazione da parte del bullo Tim; a nulla valgono i tentativi degli amici Roger (Glen Morgan) e Leslie (Lisa Orgolini), tipica gnocca colta dallo spirito della crocerossina ed inspiegabilmente invaghita del nerd: dalla bocca di Eddie, Tim riceve una bruciante invettiva: "Non so come, non so quando, ma te la farò pagare!".
"Il disco è tuo!" - Gene Simmons sa essere molto ambiguo
(e qui assomiglia a Billy Crystal in Harry ti presento Sally)
Mentre tutti ci domandiamo cosa ci possa essere di così terrificante nell'insignificante minaccia del poveraccio, e proprio mentre Eddie scrive una commovente lettera da fan a Sammi Curr, arriva la notizia della morte del cantante, arso vivo in un rogo dell'hotel in cui alloggia. Sconvolto dalla notizia, Eddie va a trovare l'amico Nuke (Gene Simmons), un DJ radiofonico della sua cittadina, che conosceva personalmente Sammi. Visto lo stato del ragazzo, il DJ gli fa uno splendido, inaspettato regalo: il 33 giri inedito dell'ultimo album di Sammi, che sarà trasmesso in anteprima nella notte di Halloween. Incurante dello sguardo inquietante di Nuke, Eddie torna a casa felice, mette il disco sul piatto e si rende conto che c'è qualcosa che non va. Avvezzo a nozioni di riti esoterici, prova a riprodurre il disco al contrario, ed ecco che si svela l'arcano. Grazie a quel disco, è possibile evocare lo spirito demoniaco di Sammi, che promette il compimento della vendetta di Eddie. A farne le spese per prima sarà la tipa di Tim, la quale per poco non ci lascia le penne, e poi Tim stesso, salvo per un soffio da una morte orrenda. Spaventato dalla piega che stanno prendendo gli eventi, Eddie prova a rompere l'incantesimo ma una serie fortuita di avvenimenti farà accadere l'esatto opposto, l'evocazione di Sammi che compare in tutto il suo furore metallaro, mezzo volto riarso dal rogo, cipiglio luciferino, labbra nere come le piume di un corvo. E per Eddie inizia una corsa contro il tempo, l'impossibile missione di fermare il demone che inizia a seminare il terrore nella solita anonima cittadina americana durante la notte delle streghe.
La cattiveria di Sammi Curr ritratta nel poster nella cameretta di Eddie
Commento!
Ed evocazione, infine, fu!
Lo ammetto, ho cercato di abbellire la trama per renderla più interessante, ma sappiate che così non è. La storia è semplice, a tratti ingenua, per nulla spaventosa e ricca di cliché della filmografia horror di quegli anni, il tutto senza il minimo cenno di splatter o uccisioni cruente. Questo aspetto mi ha lasciato alquanto spiazzato, ad essere sincero; un po' i ricordi offuscati del quattordicenne che ero, un po' la convinzione che ci doveva pur essere un motivo per cui questo film è diventato nel tempo un piccolo cult, ma mi aspettavo litri di sangue e uccisioni fantasiose a ritmo di un sano metal. Invece il film ha preso un'altra direzione, rendendolo quasi divertente da vedere nonostante non abbia nulla di comico ma soltanto un (retro)gusto kitsch. Morte a 33 giri diventa quindi un simpatico omaggio agli stereotipi horror e al metal, mantenendosi leggero e innocuo, nonostante alcune (poche) scene degne di essere ricordate. Gli effetti speciali sono abbastanza dozzinali e pacchiani, l'interpretazione degli attori è appena sotto il livello della decenza tranne quella di Tony Fields, davvero convincente nei panni di Sammi Curr, ma c'è un punto a favore del film che, davvero, s'innalza impetuoso ed offusca tutto il resto:
IL METALLO.

Nella forma e nelle note dei Fastway, band britannica che ha firmato tutti i pezzi della colonna sonora. Oggi come oggi, se appena appena vi piace il genere, penso che quei pezzi siano da recuperare per ri-ascoltarli in macchina a volume sostenuto. Per il resto non c'è molto altro da aggiungere, il film scorre via senza che vi lasci la sensazione di aver buttato 100 minuti della vostra preziosa esistenza, ma nemmeno senza lasciare un segno indelebile nella memoria. Musica a parte, ci sono però un paio di osservazioni da fare...


Mirabolanti effetti speciali

Scena Cult 1
Le scene cult
  • La più interessante è verso il finale; lo spoiler è minimo ma necessario. Sammi Curr irrompe finalmente durante il ballo della scuola, esattamente a mezzanotte di Halloween, e lo fa nel modo più plateale possibile. Tra lampi e fulmini sbuca dall'impianto della band insignificante che sta suonando in quel momento, prende il posto del front-man ed inizia a schitarrare come un forsennato. Il pubblico, convinto che si tratti di un convincente travestimento di Curr (oggi diremmo "cosplay"), si esalta come non mai ed inizia a ballare indemoniato. Al culmine dell'estasi, Sammi fa partire delle mega saette dalla chitarra, che carbonizzano quelli della prima fila, iniziando una sana, cruenta carneficina. Come anticipato, non c'è nulla di splatter, anzi la sequenza è pure ridicola nella sua innocenza... ma agli occhi di un esagitato quattordicenne che doveva ancora vedere Nightmare (sono arrivato dopo), quello era tutto. 
  • All'inizio Eddie deve subire una brutta umiliazione da parte del bullo, a causa del quale finisce nudo come un verme nella palestra delle ragazze... e mentre cerca pateticamente di scappare con le chiappe al vento, la cheerleader stronzetta riesce a fargli una foto con una polaroid. Ammetto di aver sghignazzato: oggi il tizio sarebbe stato riempito dai flash degli smartphone, ma nemmeno ieri avrebbe potuto salvarsi dal pubblico ludibrio. Cambiano i tempi, cambiano i mezzi, ma l'idiozia umana regna sempre sovrana!
  • La tv locale trasmette il sermone di un reverendo, che si scaglia contro il satanismo e il pessimo influsso del metal sulle menti deboli dei giovani. Aguzzi lo sguardo e, quando realizzi chi è l'attore, scoppi in una bella risata. Genio! Stiamo parlando di Ozzy Osbourne, ovviamente.
Ozzy Osbourne nei panni del reverendo.
Il cast
Ai tempi erano tutti insignificanti (camei a parte), ma alcuni attori, in un modo o nell'altro, successivamente hanno lasciato il segno. Vediamo chi o come:
  • Se siete stati attenti, avrete intravisto il nome di Gene Simmons durante il riassunto della trama. Direi che non ha bisogno di ulteriori presentazioni: il bassista dei KISS ha fatto da attore in altri mitici film, non posso non ricordare Runaway (di Michael Crichton con Tom Selleck) e Detroit Metal City (film demenziale giapponese, che ho recensito qui)
  • Ozzy Osbourne. L'ho citato nel punto precedente, non aggiungo altro.
  • Marc Price (Eddie). Marc ha legato il suo nome praticamente solo a Skippy di Casa Keaton. Tante altre parti minori ma per me, fan di Alex (Michael J. Fox), quel telefilm avrà sempre un piccolo posticino nel cuore, splendida sigla inclusa.
  • Tony Fields (Sammi Curr). Ballerino, è stato memorabile in A Chorus Line e in alcune partecipazioni ai videoclip di Michael Jackson (Thriller e Beat It) prima di lasciarci prematuramente nel 1995.
  • Glen Morgan (l'amico Roger). Questo è stato in realtà l'unico suo ruolo come attore; Morgan è oggi un acclamato sceneggiatore a cui dobbiamo la saga di Final Destination e gran parte degli episodi della serie cult X-Files insieme al creatore Chris Carter.
  • Doug Savant (Tim il bullo).  Chi l'ha seguito, lo avrà sicuramente riconosciuto nelle prime cinque stagioni di Melrose Place (era Matt)
  • Il regista Charles Martin Smith: nato come attore (American Graffiti, Starman, un ruolo minore ne Gli Intoccabili), ha esordito alla regia con questo film e, in seguito, ha firmato successoni come: l'episodio pilota di Buffy l'ammazzavampiri, Air Bud, L'incredibile storia di Winter il delfino 1 e 2...
Alex (Michael J. Fox) e Skippy (Marc Price) in Casa Keaton

Conclusioni
Morte a 33 giri merita dunque una visione? Devo riconoscere, ahimè, che questo film ha un target molto circoscritto: l'adolescente degli anni '80 (e forse '90), e chi oggi era adolescente in quegli anni. Dubito fortemente che possa piacere a giovani di oggi, l'horror ha cambiato faccia più volte e questo film è troppo leggero, banale ed ingenuo, troppo ancorato al suo essere anni '80, senza grosse pretese o spunti memorabili per chi vuole qualcosa di forte. In poche parole, è invecchiato male, non è minimamente attuale ma, se vi riconoscete nel target di riferimento, potrà ancora farvi passare una serata in relax e moderato divertimento. Un punto a favore, lasciatemelo aggiungere, è il titolo italiano, che ho trovato molto azzeccato, più del titolo originale (Trick or Treat), banale richiamo ai dolcetti e scherzetti della notte di Halloween.
Un film più recente che riprende le sue atmosfere, le estremizza risultando altrettanto godibile con l'aggiunta di una violenta dose di splatter a delle cattive citazioni metal, è Deathgasm (2015), che consiglio spassionatamente agli amanti del genere.

[1] La mia vocina interiore è tamarra, dovreste averlo capito da un pezzo.

Leslie (Lisa Orgolini) e gli inspiegabili occhi a cuoricino verso il protagonista.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5
Banalotta, piena di cliché e pochi spunti memorabili. Diciamo che non è proprio il suo forte.
Musiche:
8
La colonna sonora dei Fastway è fantastica, ed è assolutamente il punto di forza dell'intera produzione. Da ascoltare più volte, ovviamente deve piacervi il genere (direi glam metal?)
Regia: 6
Budget ridicolo: difficile fare di meglio, sinceramente. Ma certe ingenuità e diverse prove di attori poco convincenti non lo rendono un film memorabile.
Ritmo: 6,5
Scorre via che è un piacere, aspetto che ho decisamente apprezzato.
Violenza: 5
Potenzialmente avrebbe potuto diventare un film memorabile e distruttivo, ma la leggerezza con cui scorre via gli impedisce di raggiungere un punteggio più elevato.
Humour: 5
Oddio, non fa ridere volontariamente, qualche scena provoca un leggero tremolio delle labbra... ma non esageriamo, suvvia.
XXX: 6
Fan service gratuito in un paio di scene, come da contratto per un horror di quegli anni.
Voto Globale: 6
Mi sento buono, la sufficienza la regalo per avermi fatto divertire, per il gustoso omaggio al metal di quegli anni, per qualche idea carina e ben realizzata. Ma difficilmente Morte a 33 giri può essere definito una pietra miliare del genere, nonostante oggi sia diventato un mini-cult per i non più giovani.
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