venerdì 28 marzo 2014

Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione (1984) | Recensione

Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione
Voto Imdb: 6,1
Titolo Originale:The Adventures of Buckaroo Banzai Across the 8th Dimension
Anno:1984
Genere:Fantascienza / Commedia
Nazione:Stati Uniti
Regista:W.D. Richter
Cast:Peter Weller, John Lithgow, Ellen Barkin, Jeff Goldblum, Cristopher Lloyd

Buckaroo Banzai e i suoi amici

Giampy vs Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione: la storia di un baldo giovin ragazzo che si confronta con un film che molti americani e qualche italiano considerano un cult della cinematografia fantascientifica anni '80. Risultato: entrambi ne escono con le ossa rotte.

Ah, quegli occhiali sobri...
Esistono personaggi talmente perfetti che non sbagliano mai e risolvono tutto grazie alla propria intraprendenza ed intelligenza. Quelli che non devono chiedere mai e che rischiano di rasentare l'onnipotenza al punto da risultare irritanti. Permettetemi di dire che Buckaroo Banzai li batte tutti in quanto a sboronaggine. Cito liberamente dal cartello del film che appare durante i titoli di testa: Buckaroo Banzai (sì, è il suo nome. Forse) è uno scienziato, un neurochirurgo, un avventuriero, un famoso rocker chitarrista & frontman della band Hong Kong Cavaliers e protagonista dell'omonimo fumetto. Intendiamoci bene: non sto parlando del merchandise legato al film (altrimenti avrei aggiunto il videogame che ha tratto ispirazione proprio dal film), ma di cose dette o viste durante la pellicola. Sì, durante il film qualcuno legge un fumetto in cui il protagonista è lo stesso Buckaroo. Insomma, avete mai visto un neurochirurgo armato di chitarra elettrica che decide di fare un salto inter-dimensionale? E magari con l'intenzione di salvare il mondo? Se la risposta è sì, evidentemente conoscete già questo film. Se la risposta è no, lo state scoprendo adesso.
Il pick-up!
Il film inizia con Buckaroo Banzai che esegue un difficilissimo intervento chirurgico; il tempo di portarlo a termine con successo, ed ecco che lo vediamo pronto a compiere un'impresa mai vista prima. Il nostro Illuminato ha infatti elaborato uno speciale marchingegno in grado di varcare le dimensioni e l'ha montato su un pick-up della Ford (un modello F-350 per essere precisi). Il succo di questa impresa è lanciarsi contro una montagna con suddetta auto taroccata all'inverosimile per dimostrare che, al posto dello schianto, tutti vedranno la macchina sparire per poi ricomparire oltre la montagna. Grazie ad un balzo dimensionale. L'esperimento riesce (quasi) perfettamente e, a dimostrazione dell'avvenuto balzo, attaccato alla macchina c'è un ributtante organismo proveniente dall'ottava dimensione, proprio quella raggiunta da Buckaroo Banzai.
Il Dr. Lizardo (a sinistra)
L'esperimento ha risonanza mondiale e la notizia raggiunge il Supercattivone del film, il Dr. Emilio Lizardo, che evade dal manicomio criminale in cui era rinchiuso. Il suo obiettivo è semplice: impossessarsi del marchingegno e riuscire così ad andare nell'ottava dimensione. A fare cosa, non me lo ricordo, scusate. Ad incasinare il tutto ci sono gli alieni provenienti da questa dimensione, divisi in due razze: i Rossi e i Neri Rasta. Ah! Gli alieni sono tra noi, travestiti da umani, e non possiamo distinguerli. Solo chi resta folgorato da una cabina telefonica (!!! - così succede a Buckaroo) acquisisce il potere speciale di riconoscerli. Insomma, gli alieni sono in lotta fra loro e minacciano di distruggere la Terra. Toccherà a Buckaroo Banzai cercare di salvare il mondo con l'aiuto della sua banda, gli Hong Kong Cavaliers, insieme allo zoccolo duro di amici e fan che accorrono ad assisterlo. Come avete appena notato, la trama è un guazzabuglio incasinato all'inverosimile. Sembra, in effetti, che gli autori si siano calati d'acido prima di mettersi a scrivere le prime righe. E pure quelle successive.

Gli alieni.
Parlare in modo critico e dettagliato di un film simile è, forse, fatica sprecata. Buckaroo Banzai non ha chissà quali pretese; il regista e gli autori hanno voluto divertirsi (e penso l'abbiano fatto fragorosamente), e hanno inserito tutte le cazzate che venivano loro in mente. Del tipo: "Ci mettiamo questa bella anguria in una pressa, senza un motivo?", "Fiiiiigo dai facciamolo!". Oppure: "Facciamo che gli alieni cattivi, che sembrano brutti e cattivi ma che poi in realtà sono i buoni, assomiglino tutti a Bob Marley?", "Cazzo, subito! Genio! Genio!". Fossi stato in quegli anni, probabilmente anch'io avrei fatto lo stesso. Anzi, rettifico: lo farei pure adesso. Bisogna capire però se questo frullato di assurdità possa piacere anche agli spettatori. Quando uscì nei cinema americani nel 1984 il film fu un flop colossale, ma col tempo ha acquisito lo status di cult - esclusivamente in America - dopo il rilascio della versione home video. Non so se sia una causa o un effetto, ma l'elenco dei film che in seguito hanno citato Buckaroo Banzai è bello nutrito. E' un dato inequivocabile del fatto che il film abbia davvero lasciato un segno; ne cito alcuni, tenendo presente che l'elenco completo si trova qui. Mad Max oltre la sfera del tuono, Ritorno al futuro (il flusso canalizzatore!), Grosso guaio a Chinatown, Le ragazze della Terra sono facili, Essi vivono, Atto di forza, Fight Club, Matrix Reloaded. Niente male, nevvero?
Christopher Lloy e la sua espressione corrucciata.
Perché Buckaroo Banzai è un cult? Onestamente, non so darmi una risposta. Il film è oggettivamente brutto. Brutto nell'accezione che potremmo dare se dovessimo descrivere la figlia di Fantozzi. Eppure... ha un qualcosa di stranamente magnetico che cattura l'attenzione. Solo a sprazzi e per giunta troppo brevi. Ma qualcosa c'è, s'intravede. Il cast, per esempio: leggo i nomi, e scuoto mestamente la testa. Penso che questo film sia un incredibile esempio di come un cast ricco di nomi di spicco sia stato usato così malamente. Il protagonista è Peter Weller: tutti ce lo ricordiamo per Robocop; intorno a lui si muovono Jeff Goldblum (uno degli attori più riconoscibili, negatelo se ne avete il coraggio!), Ellen Barkin nel massimo del suo splendore, il sempre grandissimo Christopher Lloyd e soprattutto l'immenso John Lithgow nella parte del supercattivo Lizardo. Se escludiamo quest'ultimo, autore di una grandissima interpretazione, sono costretto a stendere un pietoso velo su tutti gli altri nomi appena elencati: la recitazione è agghiacciante. Sembra di assistere al filmino della recita dell'oratorio. Meglio, anzi peggio: paiono le scene scartate prima del montaggio finale... i dialoghi sono assurdi, le espressioni di sorpresa sembrano prese direttamente dalle foto delle pubblicità dei Big Jim di Topolino, le scene concitate sono coreografate in modo pietoso e dilettantesco.
Un inguardabile Jeff Goldblum
Per essere un film a basso/medio budget, gli effetti speciali non sono però da buttare via, anzi. Molte scene sono ben fatte e risultano godibili. A rovinare tutto, però, sono i costumi e quel look terrificante che marchia in modo indelebile il film come sottoprodotto genuinamente anni ottanta. Può essere il suo più grande difetto, ma anche il suo tratto più distintivo. Potrei quasi definirlo un "delirio visivo pop". Purtroppo a me non è bastato. Non basta una colonna sonora elettro-pop genuinamente eighties, non basta la follia generale di cui è permeato, non bastano gli effetti speciali che, per essere di quell'epoca, avevano dei colpi di genio. La somma delle parti, purtroppo, è stata un vero sfacelo. Compreso un montaggio pessimo e una sceneggiatura inesistente. La regia di W.D. Richter è oggettivamente da mani nei capelli (quelli di Lithgow). Non ringrazierò mai abbastanza Richter per aver, di fatto, firmato la sceneggiatura di Grosso Guaio a Chinatown, ma non posso dire che abbia realmente lasciato un solco nella storia come regista: finora ne ha diretto un altro, lo sconosciuto Surgelati Speciali (1991) di cui non so assolutamente nulla. Ok, ammetto la mia ignoranza. Va un po' meglio la sua carriera come sceneggiatore: oltre al citato cult di John Carpenter, Richter ha firmato Cose Preziose (dimenticabile film tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King), Brubaker (1980, con Robert Redford), A casa per le vacanze (1995, di Jodie Foster con Robert Downey Jr.) e Stealth - Arma Suprema (2005, di Rob Cohen).
Ellen Barkin, anzi la coscia di Ellen Barkin
Il colpo di grazia arriva con questa osservazione: mentre assistevo esterrefatto al film, mi è successa una cosa che mi capita davvero raramente. Non vedevo l'ora che Buckaroo Banzai finisse, mentre l'ansia di veder scorrere i minuti troppo lentamente mi corrodeva il cervello. Quando finalmente sono arrivati i fantastici titoli di coda (che valgono tutto il film, e che riassumono in tre minuti la quintessenza e la folle cialtroneria di Buckaroo Banzai), ho tirato un lunghissimo sospiro di sollievo. L'agonia è finita!, ho pensato, è finita in modo dignitoso ma, cazzo, non ne potevo più!
Ecco l'epitaffio su questo film: un cult suo malgrado, che con gli occhi di oggi diventa di difficile digestione.
Solito commento finale, a margine, sulla versione italiana. Per ignoti motivi, la dimensione citata nel titolo italiano è la quarta; sia nel titolo originale americano che nella traduzione italiana dei dialoghi, la dimensione effettiva è l'ottava. Spiegatemi il perché, vi prego. Forse la parola "ottava" allungava troppo il titolo? (di una lettera...) Forse hanno deciso che otto dimensioni erano troppe e le hanno dimezzate d'ufficio? Misteri dei distributori italiani.

Vorrei infine condividere con voi questa riflessione. Il mio giudizio finale sul film è una sonora stroncatura, ma... c'è un ma grosso come una casa e che pesa tanto quanto l'antimateria. Ho ripensato alla recensione che ho fatto sul film The Barbarians & Co. e mi si è accapponata la pelle. Per capire perché, vi invito a leggerla e di tornare qui subito dopo.
L'avete fatto?
Ecco la riflessione. Fino a che punto la nostalgia influenza i giudizi di una persona?
Ellen Barkin, anzi l'altra
coscia di Ellen Barkin.
The Barbarians non è certamente un film migliore di Buckaroo Banzai, anzi: è di una rozzezza e demenzialità quasi fuori scala. Eppure l'ho trattato con una certa indulgenza canaglia mentre una lacrimuccia scendeva sulla tastiera. Perché l'ho sentito mio, parte della mia stessa esistenza. Buckaroo invece sbuca dal nulla, pur essendo sempre figlio di quegli anni, eppure non mi appartiene e non mi ha comunicato niente. Solo un po' di sana follia e una sottile, bastarda voglia di prendere a ciabattate il televisore. Non c'è niente da fare, questo dimostra due cose: primo, che non sarò mai bravo a recensire un film che ho vissuto troppo in epoche lontane; secondo, che Buckaroo Banzai è invecchiato male, anzi malissimo. Insomma, io dico sempre: portiamo rispetto agli anziani. Tranne a quelli che intasano le poste di prima mattina o si mettono in coda alla banca quando io sono obbligato a prendere un permesso dal lavoro. Buckaroo Banzai è un po' il vecchietto scassaminchia che invece si improvvisa capocantiere a bordo strada, con le mani giunte dietro la schiena. Da osservare con un misto di pietà e tenerezza, mentre mentalmente gli dai un buffetto sulla guanciotta.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama:
4
Folle, assurda, inesistente, senza capo né coda. Frutto di LSD mischiato con vodka al melone.
Musiche:
7
Soundtrack inequivocabilmente anni ottanta: non posso non apprezzarla.
Regia:
5
Del fatto che ci fosse un regista, me ne sono accorto nei titoli di coda. Montaggio raccapricciante, scene scollegate, azioni con un rapporto di causa-effetto  totalmente casuale e per nulla giustificato. Un delirio.
Ritmo:
5
Non vedevo l'ora che il film finisse. Non è un buon biglietto da visita...
Violenza:
4
Non è violento e le scazzottate sono ridicole.
Humour:
7
E' un film profondamente cialtrone; riderete per alcune sue trovate e riderete per altre sue assurdità inaspettate. Indubbiamente è un film che diverte.
XXX:
1
Non metto zero solo in onore delle gambe di Ellen Barkin. Ho detto.
Voto Globale:
4,5
In tutta onestà, non è un film che consiglierei. Irritante a tratti a causa del protagonista, ansiogeno a causa della voglia di arrivare indenni alla fine. Ma sempre e comunque genuinamente anni ottanta. Se vi piace il suo spirito cialtrone e fumettoso, se ritenete che i vostri film preferiti abbiano un debito con Buckaroo Banzai, portatelo pure alla sufficienza. Con me, purtroppo, qualcosa si è inceppato e non ha funzionato.

martedì 25 marzo 2014

Snowpiercer (2013) | Recensione

Snowpiercer
Voto Imdb: 7,4
Titolo Originale:Snowpiercer
Anno:2013
Genere:Fantascienza / Azione
Nazione:Corea del Sud
Regista:Bong Joon-ho
Cast:Chris Evans, Jamie Bell, John Hurt, Tilda Swinton, Ed Harris

Rieccoci con Snowpiercer!
Sottotitolo: Assassinio (di massa) sull'Orient Express [1]

Incipit:
Siamo nel 2031. Il mondo intero è sconvolto da esplosioni di gas refrigeranti. Sulla faccia della Terra gli oceani erano scomparsi e le pianure avevano l'aspetto di desolati ghiacciai. Tuttavia, la razza umana era sopravvissuta. Su un trenino che fa ciuf ciuf in giro per il mondo.

Il paragrafo che avete appena letto è, pressapoco, il background di Snowpiercer, film sud-coreano di fantascienza liberamente tratto dal fumetto francese Le Transperceneige di Jacques Lob e Benjamin Legrand. Giusto per inquadrare meglio di cosa andremo a parlare, sappiate inoltre che:
  • Gli unici sopravvissuti umani sono finiti su questo treno dotato di motore perpetuo, in grado di alimentare all'infinito la locomotiva.
  • Il potente Wilford, che in anticipo aveva previsto l'arrivo della nuova glaciazione, è riuscito a costruire una ininterrotta linea ferroviaria che fa il giro del mondo. Il treno Snowpiercer (letteralmente, "rompighiaccio") è quindi in grado di compiere un giro completo del mondo in un anno (alla faccia di Phileas Fogg che due secoli prima ci è riuscito in 80 giorni. Forse Wilford non doveva affidarsi a Trenitalia...)
  • Il treno è un vero e proprio microcosmo e gli umani che ci vivono sono divisi in classi sociali: i poveracci in coda, i ricchi e aristocratici in testa.
  • Nel corso dei 17 anni di glaciazione ci sono state diverse rivolte degli abitanti dei vagoni di coda, tutte soffocate nel sangue.
Foto di gruppo dei poveracci protagonisti "I Buoni"
Il protagonista si chiama Curtis, è interpretato da Chris "Capitan America" Evans ed è cazzutissimo come non mai; si sente soffocare, in fondo al treno, e aspira a condizioni migliori per sé e i suoi amici. In seguito all'ennesimo sopruso dei militari aristocratici, che rapiscono alcuni loro bambini per motivi poco chiari, Curtis decide di passare all'azione ed iniziare la rivolta che da tempo covava; sarà aiutato dal vecchio saggio Gilliam (John "Kane" Hurt), dall'amico Edgar (Jamie "Billy Elliot" Bell) e dallo psicotico nonché drogato Namgoong Minsu (Song Kang-ho). Il manipolo di eroi inizia quindi un duro viaggio nel viaggio; di vagone in vagone i poveracci dovranno superare ostacoli, massacrare soldati nemici e sgominare gli aristocratici che vogliono fermare il loro folle desiderio di migliorare la propria esistenza. L'obiettivo è semplice: arrivare alla testa del treno perché chi comanda la locomotiva, comanda il treno (e quindi l'umanità intera, e quindi tutto il mondo).

- Di chi è questo?
- E' mio! E' mio! E' mio...
Carisma a pacchi.
Funziona, questo Snowpiercer? Sì e no. Diciamo che è un discreto tentativo di unire il cinema orientale con quello occidentale; il budget è uno dei più alti della storia del cinema sud-coreano - se non il più alto - e i risultati sono davanti agli occhi di tutti: cast internazionale di primo livello, effetti speciali notevoli - per quanto non appariscenti e ridondanti - e scenografie davvero fantastiche e d'impatto. Partiamo quindi dal comparto tecnico, che è sicuramente il punto forte di Snowpiercer. L'aspetto che più mi ha colpito è stata sicuramente la fotografia; i colori predominanti sono il bianco e il grigio degli esterni, mentre negli interni spiccano le tinte scure (verde, marrone, nero); è impossibile non notare, ovviamente, l'aumento della gamma cromatica che avviene durante il rocambolesco viaggio verso la testa del treno: i colori si fanno sempre più sgargianti e vividi, proprio a sottolineare l'opulenza ostentata dei vagoni più ricchi. Il tutto avviene in modo graduale e ben calibrato. Il film, va detto, vive di strappi e momenti di calma, con un'alternanza di dialoghi e scene velocissime dove la tensione esplode in un parossismo di concitazione e violenza; spesso gli spostamenti da un vagone all'altro richiedono un elevato tributo di sangue per entrambe le fazioni, e il regista non lesina sui particolari (anche se, sono convinto, lui avrebbe voluto osare di più). Le inquadrature e le sequenze seguono lo stesso ritmo ora concitato ora compassato della narrazione, segno che il regista Bong Joon-ho è uno davvero bravo: chi ha visto il thriller Memories of Murder (2003) e, soprattutto, l'horror The Host (2006) sa bene di chi stiamo parlando. Vi basti sapere che, insieme a Park Chan-wook (regista della trilogia della vendetta - fra cui l'osannato OldBoy - e produttore esecutivo dello stesso Snowpiercer) e Kim Jee-won (Two Sisters, Il buono, il matto e il cattivo, The Last Stand-L'ultima sfida) rappresenta un po' l'ondata nuova di talentuosi cineasti sud-coreani capaci di coniugare uno stile proprio e peculiare con buoni successi ai botteghini sia in patria che nel mondo. Anche l'interpretazione del cast è davvero di ottimo livello: Chris Evans, dismessi per un attimo i panni di Capitan America, ci ha fatto capire di essere un attore tutto d'un pezzo, capace di regalarci un personaggio intenso e tormentato; l'attore coreano Song Kang-ho, quasi un mostro sacro in patria, è semplicemente perfetto nella parte di Minsu. Ma, permettetemi di sottolinearlo, Tilda Swinton ci ha offerto uno dei personaggi più memorabili di questo 2013 finito da pochi mesi. La sua Mason, perfida e influente aristocratica, è disturbante, raccapricciante, genuinamente affettata ma capace di atti di inaudita crudeltà. Io sinceramente avrei considerato l'attrice almeno fra le nomination degli Oscar 2013. A chiudere gli aspetti positivi del film è senza dubbio l'audio. Io ho trovato la colonna sonora azzeccata e in grado di dare un tocco in più agli ambienti malsani che si respirano all'interno dei vagoni. Le musiche di Marco Beltrami sono una vera e propria garanzia di bravura e di adesione alle immagini.
Il problema di Snowpiercer, l'avrete notato, non risiede nel modo in cui si propone: il pacchetto audio-visivo-recitativo non ha praticamente pecche. I punti deboli, a causa dei quali il film a mio avviso non riesce a convincere appieno, sono due:
  • Sceneggiatura zoppicante
  • Momenti assurdi e senza senso aggiunti qua e là
Warning: SPOILER!
Oooooh ecco cosa c'è nella locomotiva!
La recensione senza spoiler finisce qui. Se avete già visto il film (o non ve ne frega una cippa - ma in tal caso, mi domando il perché abbiate letto fino a qui), potete proseguire nella lettura, altrimenti saltate a piè pari sul commento finale, che chiude la recensione.
Qualcuno ha detto che il film è lento e noioso in alcuni (molti?) punti. Per me non è propriamente vero. Lo dico spassionatamente, perché se un film è noioso io ho un inconfutabile metro di giudizio per stabilirlo: mi addormento secco. Sedia, divano, poltroncina... poco cambia. Con Snowpiercer non è successo. Certamente è un film lento, ma non noioso. Stiamo parlando di cinema orientale, e trovo che in molti casi il voler essere lenti ma non noiosi sia una sua caratteristica peculiare. Penso, ad esempio, al regista cinese Wong Kar-Wai e a due suoi film che ho apprezzato moltissimo: Hong Kong Express e In the mood for love; soprattutto il secondo, lento in modo quasi doloroso, ma caratterizzato da una fotografia splendidamente patinata, un montaggio virtuoso e una colonna sonora strepitosa e ossessiva. Il risultato finale mi ha tenuto imprevedibilmente incollato davanti allo schermo. Tutto questo preambolo mi serve per spiegarvi dove ha sbagliato Snowpiercer: non puoi - lo urlo! - NON PUOI costruirmi un film basato su un crescendo di tensione e deragliare (mai termine più consono) con un anti-climax quasi sul finale. Non puoi - NON PUOI, CAZZO! - interrompere il rush finale con un monologo di un quarto d'ora e spiegone annesso. Semplicemente, ammazzi lo spettatore. Rettifico: ammazzi sicuramente me. Caro Bong (evito battute sul nome), onestamente non ho capito se l'hai fatto apposta - in fondo, colpire lo spettatore con un anti-climax finale è tuo diritto farlo in quanto autore - o se ti sei piegato ad esigenze di sceneggiatura o produzione; ma con questo quarto d'ora hai ucciso il pathos del film. Poco importa se poi il film riprende con rinnovato vigore, poco importa se il finale non è nemmeno disprezzabile. L'omicidio, signori, è stato commesso. Voi spettatori e lettori che invece avete adorato questo aspetto, non picchiatemi: o sono io a non aver capito il film (e un certo modo orientale di fare cinema), o sono una mente troppo semplice. Ma dello spiegone non ne sentivo proprio il bisogno; se mi racconti un evento efferato e terrificante e lo fai soltanto inquadrando un tizio che biascica, beh, non mi colpisci per nulla. Non parlo del fatto che il non-visto spaventa più del-visto; dico che se un film è impostato con un certo taglio visivo, non puoi levarmi da sotto il naso un boccone succulento che aspettavo, dopo che hai stimolato la mia malsana curiosità. Significa che sei stronzo o che mi hai preso per il culo. Papale papale.
Forse dovreste riuscire a riconoscere il treno.
Il secondo aspetto negativo sono le accozzaglie di momenti assurdi messi in mezzo al film senza un vero motivo; forse perché facevano figo nella mente di regista e sceneggiatore, forse perché volevano raggiungere un certo minutaggio, forse perché nemmeno Bong lo sa. Ci sono alcuni buchi di sceneggiatura che potevano essere tranquillamente colmati sacrificando lo spiegone di cui sopra. Spiegatemi che cazzo significa la scena nel finale in cui uno dei due bambini sbuca dal nulla e si infila sul ponte di comando della locomotiva che si apre all'improvviso. Beh, quel bambino lo vediamo all'inizio del film, in questa scena, poi il nulla. Già ha più senso il bimbo che viene usato perché ha le mani piccole e serve come parte di ricambio vivente dei complessi meccanismi del motore perpetuo... mi si dirà che era una procedura d'emergenza e che il bambino era stato addestrato allo scopo: io non l'avevo mica capito, segno che la scena è fatta e raccontata male. Vogliamo parlare del cattivone antagonista che non muore mai, neanche fosse Squalo / Jaws di James Bond? O della scena ridicola in cui Curtis e il vorrei-essere-Jaws-ma-non-posso svuotano un caricatore intero contro un vetro infrangibile, quasi a fare a gara a chi ce l'ha più lungo? Dopo che è stato detto allo sfinimento che sul treno c'è drammatica penuria di munizioni... Perfino la micro-sottotrama dei bigliettini è stata sviluppata molto male. C'è il mistero di chi li ha scritti e del perché l'ha fatto; ma il protagonista quasi se ne sbatte la ciolla, al punto che quando viene fatta la rivelazione, beh, noi spettatori l'avevamo capito già da un pezzo e la nostra reazione è stata un misto fra: "Eh?" e "Esticazzi?" Vi lascio, infine, con una domanda oziosa posta da La Moglie, domanda della quale disconosco ogni paternità: "Appurato che sul treno ci sono giardinieri giapponesi e che in una scena si sente distintamente parlare in giapponese, perché a cucinare il sushi è un cuoco nero?"
Nota di demerito, infine, sulla pubblicità italiana: quando leggo espressioni roboanti del tipo "Lascerà il segno come Blade Runner o Matrix" (MyMovies) o "Uno dei migliori film di fantascienza dai tempi di V for Vendetta" (Ciak), ecco che i cosiddetti mi rotolano a valle. E' dal 1982 o giù di lì che tutti i film accostati dalla critica a  Blade Runner hanno fatto pietà. I casi sono due: o la critica non capisce un cazzo, o Blade Runner porta sfiga. Fate voi. Oh oh oh (immaginatemi mentre rido tenendomi la panza tipo Babbo Natale).

Commento finale
Equilibrio. Ecosistema. Manca giusto il Bigo.
Snowpiercer, a mio avviso, non è comunque un film banale. Non parla (solo) di lotta di classe, non è una (facile, pedestre) critica sociale. E' un film che ha come tema centrale l'equilibrio. L'equilibrio precario della razza umana, confinata su un mezzo di metallo che autoalimenta la sopravvivenza sua e di chi ci vive; equilibrio del microcosmo all'interno del treno; equilibrio delle singole celle (i vagoni), ciascuna delle quali è a sua volta un piccolo mondo a sé; infine, equilibrio imposto da Wilford come unico modo razionale e allo stesso tempo cinico, machiavellico, di perpetuare lo status quo. Qualcosa, ovviamente, romperà tutta questa catena di equilibri, e un regista pessimista come Bong sa come usare da detonatore uno dei suoi attori feticci: la bellezza interiore del film è tutta nelle sequenze di passaggio da un equilibrio all'altro. Peccato che questi ultimi siano stati ingigantiti da una sovrastruttura di cazzatone e momenti assurdi poco credibili che minano... proprio l'equilibrio generale del film. Ecco il vero difetto di Snowpiercer: non è un film equilibrato. E la cosa un po' mi spiace, perché bastava poco per trasformarlo in uno dei migliori film di genere del 2013. Promosso, quindi, ma con qualche riserva.

[1] Crediti per il sottotitolo. Autore: La Moglie

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5
Media fra lo spunto iniziale fantastico (dovuto al soggetto non originale del film) e il non perfetto bilanciamento dei vari momenti clou del film. Bella storia, qualche cazzatona di troppo, terrificante anti-climax quasi finale.
Musiche: 8
Splendida la colonna sonora di Marco Beltrami. L'ho trovata davvero indispensabile per una resa così ottimale dell'atmosfera. Promossa.
Regia: 8
Il regista è un grande, con la cinepresa ci sa davvero fare e i momenti di transizione da un vagone all'altro sono da scuola del cinema. Applausi.
Ritmo: 5,5
Non posso dare la sufficienza ad un film davvero lento. Come scritto in sede di recensione, è però un film lento ma non noioso. Gli scoppi di violenza e azione sono sicuramente strepitosi, ma si poteva fare meglio.
Violenza: 7
Violenza più psicologica che reale, ma alcuni scontri sono davvero efferati (l'assalto con le asce è un esempio perfetto). Ho la segreta convinzione che se il film fosse stato fatto totalmente in Corea, il regista si sarebbe spinto anche oltre.
Humour: 3
Film serio che si prende sul serio.
XXX: 0
Zero. Poi ci pensa Tilda Swinton ad uccidere ogni pretesa di libido...
Voto Globale: 6,5
Non riesco a dare di più, nonostante i suoi aspetti positivi perché, in fondo, è un film bilanciato male. Durante la visione l'ho apprezzato davvero tanto e l'ho seguito con passione; ma è uno di quei casi in cui, ripensandoci dopo, l'entusiasmo un po' scema a causa di troppe incongruenze. Peccato!

giovedì 9 gennaio 2014

Capitan Harlock (2013) | Recensione

Capitan Harlock
Voto Imdb: 6,4
Titolo Originale:宇宙海賊キャプテンハーロック Uchū Kaizoku Kyaputen Hārokku - Space Pirate Captain Harlock
Anno:2013
Genere:Animazione / Fantascienza / Space Opera
Nazione:Giappone
Regista:Shinji Aramaki
Cast:Shun Oguri / Gianfranco Miranda, Haruma Miura / Davide Perino, Miyuki Sawashiro / Valentina Favazza

Il cast di Capitan Harlock. Cliccare per vedere immagine in formato E di E-NOMME.

Capitan Harlock il film! Quale miglior esordio per il 2014? Uscito il primo gennaio, non potevo proprio perdermelo!

Disclaimer: questa recensione si dividerà in tre macro-sezioni: una introduttiva necessaria a chi non sa nemmeno di cosa si andrà a parlare; una seconda di commento al film in questione, senza spoiler; una terza, infine, più ad uso e consumo di chi il film l'ha già visto (conterrà quindi spoiler a manetta, ma può essere saltata da chi ancora non l'ha visto). Buona lettura, ordunque!

Parte prima: Capitan Harlock e Leiji Matsumoto

Da sinistra: Yattaran, Meeme, Yuki,
Tadashi, Harlock (serie del 1978)
Capitan Harlock ha segnato un'intera generazione, quella degli ultra-trentenni di oggi che ebbero modo di guardarlo in tv quando la Rai trasmetteva ancora cartoni animati di qualità; realizzato in Giappone nel 1978 sulla base dell'omonimo manga pubblicato un anno prima, in Italia Harlock è arrivato nel 1979 in prima tv su Rai 2; io che allora avevo appena 3 anni, ero sicuramente incollato alla tv ma di quel periodo non ricordo una cippa di nulla; ho però avuto la fortuna, nei primi anni '80, di recuperare ogni sorta di cartone giapponese, in repliche successive. Harlock è un'opera fantascientifica, che colloco nel genere Space Opera di cui l'autore Leiji Matsumoto è un esponente di spicco. Temi dominanti della space opera sono il romanticismo, il senso dell'avventura, le battaglie nello spazio e il viaggio come epopea e realizzazione di se stessi. Harlock raccoglie in sé tutti questi elementi. La storia parla di un carismatico pirata spaziale avvolto da una cappa di mistero e di aura mistica. Harlock lotta contro il sistema che sta flagellando un futuro piuttosto distopico in cui la Terra è un relitto privo di risorse a causa dello spietato sfruttamento che i terrestri hanno attuato nel corso dei secoli. Il governo e le macchine hanno soppiantato gli umani e i loro sentimenti. Il capitano ha un aspetto unico ed inconfondibile: mantello nero, cicatrice sul volto, benda nera sull'occhio destro, spada-pistola-laser al fianco e l'uccellaccio Tori-san sulla spalla; è sempre accompagnato dai fedelissimi membri dell'equipaggio: Yuki Kei, biondona ufficiale di bordo che il Capitano ha salvato da morte certa; Meeme, aliena senza bocca che si nutre solo di alcool, consigliera e voce della coscienza di Harlock; Yattaran, corpulento timoniere nonché comandante in seconda, uomo dalla battuta sempre pronta e appassionato di modellini; Tadashi, giovane quattordicenne che ne ha passate di cotte e di crude e che troverà asilo, rispetto e ideali sotto l'ala protettrice di Harlock. Altro personaggio importante, per quanto non vivente, è l'astronave Arcadia (erroneamente traslitterata dall'autore stesso come Alkadia): bandiera Jolly Roger perennemente issata, cassero con l'inconfondibile aspetto di quello di un veliero seicentesco, cannoni, rostri e una vera e propria anima contraddistinguono una delle astronavi più riuscite nel panorama della fantascienza d'animazione. E riuscitissima è la sigla italiana, forse una delle più conosciute e, a mio avviso, fra le poche a cogliere in pieno lo spirito dell'opera con poche efficaci frasi d'impatto: chi non ricorda "Il suo teschio è una bandiera che vuol dire libertà"? Grande merito va dato a Vince Tempera (compositore delle musiche) e Luigi Albertelli (scrittore del testo).
Galaxy Express 999
Tornando a Matsumoto, ecco qualche mia considerazione a margine sul suo operato che non tutti condivideranno. A mio avviso il Nostro è (stato) un grandissimo creatore di mondi e di personaggi, ma un pessimo narratore. Il suo stile è unico, distinguibile, con tanti pregi e notevoli difetti; se pensiamo ai suoi manga, non può non risaltare uno stile di disegno poco curato, soprattutto nella composizione delle figure umane; va decisamente meglio con il mecha design, dove il tratto si fa più pulito e preciso. Su tutto prevale un'aura di stile grezzo che personalmente non ho mai apprezzato. Ma ben peggiore resta lo svolgimento delle trame: lento, pomposo, basato più su ciò che viene raccontato dai personaggi che da vere e proprie tavole cinetiche che restano invece molto (troppo?) statiche e per certi versi infantili. Non posso non confrontare le sue tavole con quelle di un altro grande autore suo contemporaneo: Go Nagai. Prendete per esempio Devilman, del 1972: il suo tratto è forse addirittura peggiore, ma ogni disegno trasuda di cattiveria, anima, passione - cosa che con Matsumoto si perde a causa della sua freddezza.
Star Blazers /
Corazzata Spaziale Yamato
Però a Matsumoto va dato merito di aver creato un universo unico, con delle sue regole, e in cui molte sue opere si incrociano con spin off e camei davvero notevoli e per nulla forzati. A Matsumoto dobbiamo le saghe di Galaxy Express 999 e Queen Emeraldas, facenti parte dello stesso universo di Capitan Harlock; lo stesso La Regina dei mille anni, pur essendo ambientato nel 1999, apre un cerchio narrativo che proprio Galaxy Express chiude 800 anni dopo... diverso è il destino della Corazzata Spaziale Yamato (Star Blazers in Italia, nome ereditato dall'adattamento americano), in quanto ambientato qualche centinaio di anni prima dell'universo di Harlock, nel 2199; eppure Matsumoto è riuscito, in ogni caso, a far incontrare Harlock con il Capitano Avatar! Questo incontro epocale avviene della saga dell'Anello dei Nibelunghi, e più precisamente su un pianeta speciale, ai confini dell'universo, nel quale confluiscono e dal quale scaturiscono infinite linee temporali; in questo pianeta non esistono il passato o il futuro, ma un'unica dimensione zero dove coesistono infiniti universi paralleli. Soluzione probabilmente forzata, ma non si può non applaudire di fronte all'inventiva di Matsumoto.
La Regina dei mille anni
Nel tempo, soprattutto negli ultimi quindici anni, il Nostro ha ripreso più volte le sue opere più famose, riscrivendole, rivoltandole, trasformandole in seguiti, prequel e reboot senza soluzione di continuità ma tutte, sempre e comunque, con il suo inconfondibile stile. Si può modernizzare il tratto o la tecnica di animazione, ma l'io più profondo dei suoi personaggi è rimasto nel tempo immutato. Un altro tratto distintivo di questo prolifico autore è quello delle sue eroine: longilinee, filiformi e formose allo stesso tempo, biondissime e dai capelli lunghi, occhi da cerbiatto: scaltre, per nulla passive nel subire gli eventi, ma coraggiose, a volte letali e spietate, sempre e comunque parti attive dell'universo di Matsumoto. Memorabile è ad esempio la Principessa Aurora di Starzinger.
Starzinger
La vera fortuna di questo autore, a mio avviso, è stata la qualità delle trasposizioni animate dei suoi manga, i quali presentano spesso il problema di non avere una conclusione degna delle storie narrate. Prendiamo ad esempio Danguard Ace: il robottone, nel manga originale, compare per la prima volta addirittura solo nelle tavole finali! Le serie animate, a cui hanno collaborato professionisti protagonisti attivi della storia dell'animazione giapponese (Rintaro, Shingo Araki, Yasuhiko Yoshikazu, Kozo Morishita, Noboru Ishiguro) hanno in parte colmato questi buchi narrativi migliorandone le storie e, di fatto, consegnando all'immortalità i suoi personaggi più riusciti.

Danguard Ace. L'unico robot di Matsumoto, quasi
obbligato per contratto dalla TOEI a sfornarne uno.

Parte seconda: Capitan Harlock - Commento sul film [no spoiler]

Harlock e l'Arcadia sullo sfondo.
Ed eccoci quindi a questo Capitan Harlock 2013, in computer graphic, targato TOEI (è la produzione con il più elevato budget mai stanziato nella sua storia: 30 milioni di dollari, circa un terzo comunque delle produzioni americane Pixar / Dreamworks). Il Capitan Harlock in questione è a tutti gli effetti un reboot della serie di Matsumoto ed è una delle rare produzioni in cui l'autore non ha direttamente partecipato ma, fidatevi: regista e sceneggiatori l'hanno reso matsumotiano nel midollo. Nel bene e nel male.
La splendida Yuki Kei
Premessa doverosa, necessaria per chi poi pensa di trovarsi ad una brutta sorpresa: questo film non è centrato su Capitan Harlock (anzi, lui compare a margine e in poche - carismatiche! - scene) quanto sul mito di Harlock. Il Capitano è un simbolo, un ideale (libertà, sempre e comunque!), e questo è a mio avviso il tema centrale di tutta la narrazione. Il protagonista è un ragazzo, Yama, che viene arruolato nell'equipaggio dell'Arcadia, pronto ad unirsi al Capitano per combattere Gaia Sanction, l'Organizzazione mondiale (e anche di più) che governa i terrestri. Il pianeta Terra è off limits da cento anni e il Capitano combatte con tutte le forze la corruzione dilagante di Gaia con l'obiettivo di ridare ai terrestri la loro madre patria. L'intrepido Yama farà la conoscenza di Harlock, della splendida Kei (Yuki), Yattaran e di tutto il resto dell'equipaggio. Tutti però ignorano il segreto di Yama: lui è in realtà un agente al soldo di Gaia, con l'obiettivo di scoprire il segreto dell'Arcadia e della Dark Matter, il misterioso materiale che dà vita all'astronave... inoltre Yama è il fratello di Ezra, il Generale delle forze armate di Gaia... insomma, un bel macello. Non rivelerò altro per non rovinare la peraltro contorta trama del film.
Fuoco e fiamme! All'arrembaggio, aaaahhhrrrrrrrr!!!!
Come Icaro che si è bruciato spingendosi troppo vicino al sole, gli sceneggiatori hanno a mio avviso compiuto lo stesso errore: nel cercare di mettere tanta carne sul fuoco, hanno perso di vista la giusta rotta da dare al film, al punto che nella mia memoria è rimasto ben poco oltre al carisma, quello sì reso bene, di Harlock. Purtroppo la sceneggiatura è risultata troppo arzigogolata; non difficile da seguire, ma piena di scene inutili e fini a se stesse. Tutti gli altri personaggi, protagonista Yama compreso, sono poco soddisfacenti e non entreranno certo nella storia per il loro spessore. Non un grosso dramma se si viene sovrastati da un vero mito; peccato che lo stesso mito sia stato relegato in secondo piano. Intendiamoci: questo tipo di operazione a me non dispiace, a patto però che la storia funzioni. In mezzo a tutto questo, la lentezza della narrazione non aiuta per nulla. Capitan Harlock è fondamentalmente un film lento, noioso, prolisso, ricolmo di spiegoni e con un solo enorme colpo di scena piazzato a metà del film... scelta che, a mio avviso, distrugge il climax finale della storia, che si conclude in modo alquanto sgonfio e prevedibile. Insomma: personaggi poco memorabili, lentezza esasperante, trama inutile e piena di momenti anche assurdi (ne parlo nella terza sezione): si salva qualcosa? Certo! Due cose:
  1. Capitan Harlock (estigrancazzi...)
  2. L'aspetto tecnico
Carisma a pacchi.
Sul primo punto ho praticamente già detto tutto. Harlock è stato reso esattamente come me lo ricordavo io. Carisma a pacchi, voce profonda il giusto, figo in un certo qual modo, elegante e tragico al contempo, tenebroso e rassicurante nei momenti giusti. Un vero eroe romantico come Matsumoto l'ha ideato, ma ancora più dark.
Sul secondo punto va spesa qualche parola, e sono tutte di elogi nei confronti degli animatori. La qualità audiovisiva è davvero ai massimi livelli; il fotorealismo dei fondali, degli ambienti e degli oggetti è sbalorditivo. In apertura di film ero addirittura convinto di assistere ad un opera con vere riprese su cui sono state poi aggiunte le animazioni. Il design dell'Arcadia a me è parso particolarmente azzeccato nonostante le critiche arrivate da La Moglie e amici (secondo loro, con una forma troppo fallica. Eppoi dicono che la malizia è negli occhi di chi guarda...). Per me l'astronave è magnifica, cattiva al punto giusto e con quella dose di possanza che nella serie animata mancava. Il character design dei membri dell'equipaggio è fantastico; Kei è splendida, ma ancora migliore è stata la realizzazione di Yattaran, l'unico, fra l'altro, decente in tutte le espressioni facciali generate. Ecco, se proprio devo muovere una critica alla realizzazione tecnica è questa: siamo ancora lontani dai prodigi ottenuti con Gollum / Andy Serkis nel Signore degli Anelli. Nonostante la cura posta nei particolari, la mimica facciale dei protagonisti è ancora lacunosa e in molti punti non riesce a trasmettere il giusto pathos. Peccato, perché per il resto Harlock non ha nulla da invidiare alle mega-produzioni americane, anzi lo si potrebbe definire quasi un miracolo.
La cura dei particolari è davvero maniacale.
Altri due appunti a margine: ho visto il film rigorosamente in 2D e sono sempre più convinto della bontà di questa scelta e del fatto che il 3D sia solo una truffa. Capitan Harlock è peraltro un film molto dark nei contenuti e nelle immagini: l'uso degli occhiali 3D, che notoriamente abbassano ulteriormente la luminosità delle immagini, ne renderebbe la visione ancora più difficoltosa. Infine, un appunto sull'adattamento e sul doppiaggio italiano: il primo, a cura di Fabrizio Mazzotta, è appena appena discreto; orrendo l'adattamento dei cartelli iniziali, e con alcune scelte successive davvero poco condivisibili (prima su tutte l'utilizzo del termine Dark Matter al posto di Materia Oscura. Trovo lezioso, per non dire inutile, l'irritante vezzo di inserire parole inglesi a cazzo quando esistono termini italiani comunemente accettati.), ma per il resto senza infamia e senza lode. Buono invece il doppiaggio, a cura di Massimiliano Alto: azzeccata la scelta delle voci, Harlock su tutte.
Il commento finale non è però positivo: il film ha in verità ingigantito i difetti storici di Matsumoto, rendendone la visione a tratti indigesta; non tutto è da buttare via, grazie ad una realizzazione tecnica davvero strepitosa che però non basta per strappare una sufficienza al fotofinish. Sono altrettanto certo che qualche amante di Matsumoto rimarrà invece molto soddisfatto.

Parte terza: Capitan Harlock e la sua ridicola sceneggiatura [spoiler!]

La nuova Arcadia ricoperta di Materia Oscura. Per me è fichissima.
Ribadisco il disclaimer iniziale: questa sezione contiene spoiler come se piovessero, ritenetevi quindi avvisati!

Avrete capito, amici lettori, che a me la sceneggiatura non è proprio piaciuta. Per diversi motivi, che analizzeremo insieme.
Ezra. Con aria incazzosa vi sta dicendo:
OCCHIO AGLI SPOILER!
Innanzitutto il personaggio principale, Yama. Provo a ricostruire la sua debole personalità mettendo insieme i flashback e la storia principale. Si parte da una pretestuosa storia d'amore tra lui e Nami, una ragazza di cui è innamorato anche il fratello Ezra. La ragazza probabilmente ama Yama (che bella allitterazione!) e rifiuta Ezra. Ma... attenzione! Yama è un biologo che coltiva vegetali in una serra spaziale con la speranza di poterli farli crescere anche sui pianeti (uno a caso... la Terra?). Di fronte all'ennesimo insuccesso, Yama si incazza come una bestia e senza un perché fa esplodere la serra. O forse è solo un incapace. A causa dell'esplosione la ragazza è ridotta in coma vegetale (ah, il crudele destino!) mentre Ezra diventa paraplegico perdendo l'uso delle gambe. Yama vivrà il resto della sua esistenza con un prevedibile quanto immane senso di colpa. Ezra, capo delle forze armate di Gaia, sfrutterà questo tallone di Achille del fratello per mandarlo come agente segreto nell'Arcadia: "Tu sarai le mie gambe!". Yama sale a bordo e cade vittima del carisma di Harlock: "Ha ragione il pirata spaziale, Gaia è corrotta e deve morire! Libertà! Anche Ezra è in errore e deve essere convertito! Libertà!" Yama va dal fratello per farlo ragionare, e qui avviene il grande colpo di scena: Ezra rivela che la Terra azzurra che tutti vedono è in realtà un ologramma; il nostro amato pianeta è ridotto ad un ammasso di macerie radioattive privo di vita... e a ridurlo così è stato... Capitan Harlock! Cento anni prima, il futuro pirata era un ufficiale di Gaia che difendeva la Terra da non si sa cosa; un giorno Harlock si è reso conto che i rappresentanti di Gaia erano dei porci corrotti e, incazzato come una bestia, dalla troposfera li ha bombardati.
Yuki Kei (e due). Notare il tanga sopra il costume.
Ah, questa ira funesta che acceca tutti quelli che sono spinti da nobili ideali! Il bombardamento di Harlock è stato un tantino esagerato; al posto di distruggere tre misere astronavi, lui annienta l'intera Terra. Harlock muore (non si capisce come) e risorge allo stesso tempo grazie alla Dark Matter che ricoprirà la sua astronave trasformandola nell'Arcadia che tutti conosciamo e rendendo il pirata immortale. Questa rinascita serve ad espiare il suo terribile senso di colpa. In che modo? Piazzando cento bombe in altrettanti punti nevralgici della Galassia per farla collassare totalmente e far ripartire tutto da zero con una nuova rinascita. Ah beh, il ragionamento non fa una grinza! A seguito della rivelazione, Yama si convince che Harlock è un fottuto bastardo e decide di tornare sull'Arcadia per farlo ragionare (o accopparlo). Harlock, che tutto vede e tutto sa, fin dall'inizio del film conosce il segreto di Yama: si aspetta da lui un miracolo, una redenzione. Che avviene. Nell'arrembaggio Yama cambia nuovamente idea, aiuta Harlock a sfuggire da Gaia e ostacola Ezra. Cosa ha fatto cambiare idea a Yama? Ezra, accecato dall'ira a seguito di avvenimenti che è inutile riportare, poco prima aveva staccato la spina che teneva in vita l'amata Nami (ricordate?) e ha la brillante idea di dirlo al fratello. Ezra però non avrà il tempo di vivere per espiare la sua colpa: verrà ucciso (ALLE SPALLE!) da un colpo laser di Capitan Harlock. Yama, che non ha mai davvero odiato suo fratello (vale il viceversa, ovviamente), invece di prendersela con Harlock fa spallucce e lo segue in sala comandi. Qui Harlock si toglie la benda e la offre a Yama, in piedi sul timone. In questa scena avviene il passaggio di consegne dal vecchio Harlock al nuovo Yama-Harlock: l'Arcadia solcherà lo spazio con due Capitani a bordo.
Harlock e Meeme
Vi ho raccontato questa pappardella per puntare il dito contro i tre personaggi principali; Yama è una ridicola banderuola senza personalità che cambia idea ogni volta che un ciarlatano gli parla; come può questo personaggio così insignificante ambire a diventare addirittura il nuovo Harlock? Ezra agisce in modo irrazionale e poco coerente con la sua personalità di calcolatore e pianificatore: per quanto nell'essere umano l'irrazionalità sia una componente imprescindibile, diventa assurdo un cambio di registro della sua coerenza senza un reale motivo scatenante; Harlock, come già detto, è solo un simbolo, un deus-ex-machina che ha scatenato gli eventi cento anni prima in modo abbastanza ridicolo, e cerca di porre riparo al tutto in un finale altrettanto ridicolo.
Sempre parlando di ridicolaggine, la sceneggiatura riserva altri momenti assurdi.
Prendiamo l'attacco di Gaia con l'arma definitiva che dovrebbe annientare l'Arcadia: il Kaleido Star-system fa cilecca clamorosamente (invero, un'arma in grado di distruggere l'universo non riesce a colpire l'Arcadia) e il grande decano di Gaia tira fuori l'asso dalla manica: un'arma finale ancora più definitiva (sembrava di assistere a Dragon Ball) che trasforma Giove in una sorta di Morte Nera. Il primo raggio che viene sparato annienta parte della flotta di Gaia stessa: "Ops! Vabbé, era un tiro di prova... sparate ancora, mirate alla Terra e colpite l'Arcadia quando saranno allineate!" Il secondo colpo passa in mezzo alla Terra e all'Arcadia, mancando sia una che l'altra. Ora. L'astronave di Ezra, poco prima, si è schiantata contro l'Arcadia. Assistiamo ad un furibondo arrembaggio dove i membri di Gaia massacrano parte dell'equipaggio di Harlock. Poi veniamo a scoprire che in realtà lo schianto serviva a togliere l'Arcadia dalla traiettoria di Giove-Morte Nera: ma allora, caro Ezra, a che cazzo è servito l'arrembaggio se volevi salvare il Capitano? Inoltre non si spiega come, spostando l'Arcadia con l'urto, il raggio abbia mancato comunque la Terra: non è possibile pensare che l'urto abbia cambiato anche l'ellisse del pianeta. Qui i casi sono due: o c'è stato un clamoroso errore nell'adattamento italiano, o gli sceneggiatori hanno sbroccato definitivamente.
Yattaran e la sua grande espressività.
Vogliamo poi parlare di quella specie di alieni su cui disquisiscono amabilmente Yama e Kei mentre montano la bomba? Si vedono questi sgorbi che saltellano in pace qua e là. Kei afferma con sicumera: "Questi alieni così misteriosi hanno condotto alla pazzia lo scienziato che ha cercato di studiarlo". Beh, ora che me lo dici, io muoio dalla curiosità di conoscere. Esplosa la bomba... puff, degli alieni non se ne parla più e io rimango senza sapere nulla di loro; l'unico vero spiegone che mi aspettavo dal film, non me lo fanno. Questa è crudeltà. In fondo era prevedibile, ci troviamo di fronte ad una classica scena alla Matsumoto: si mostra un po' di fauna assurda di un pianeta preso a caso, senza un perché, e si va avanti come se niente fosse. Però poi quando inquadrano Meeme, dicono: "Meeme è l'ultimo esemplare dell'unica razza aliena con cui i terrestri hanno avuto un contatto." Eh? EH? E quei mostriciattoli allora cos'erano? Allucinazioni? Exogini in cosplay? O nutrie dei navigli milanesi sottoposte a radiazioni?
Una menzione finale va al fiore che Yama trova sulla Terra. Ovviamente un simbolo di rinascita. D'altronde, insieme all'espiazione delle proprie colpe, il secondo grosso tema del film è proprio quello della rinascita. Peccato che Yama, per far vedere il fiore all'intero universo, lo strappa e lo porta con sé in orbita. Io mi vedo una scena immaginaria di Heidi in cui la bimba, con non poca fatica, recide una Stella Alpina dal fianco di una montagna e il nonno la prende a roncolate sulle gengive perché il fiore è una specie protetta. Insomma, siamo lì. Quando, verso il finale, si vede l'Arcadia atterrare sul pianeta Terra, eccomi a tirare un sospiro di sollievo: c'è una macchia di fiori, quello di Yama non era l'unico! Ma l'ARCADIA ATTERRA CON I MOTORI ACCESI PROPRIO SOPRA QUEI FIORI! Dark Matter + motori a 1000° C, me lo immagino, portano a compimento l'empio atto perpetrato da Yama poco prima: l'inevitabile sterminio degli altri fiori rimasti sulla Terra.
Con questa immagine, che è la vera chiave di lettura nascosta del film (la morte della speranza), chiudo mestamente il campionario di cazzatone inserite nella sceneggiatura. Bestialità che possono essere il frutto di qualche mio fraintendimento (lo spero) o dell'insanità mentale degli scrittori Harutoshi Fukui e Kiyoto Takeuchi: il dibattito è aperto!

P.S.: Stanno arrivando (e spero arriveranno) commenti, da parte dei lettori più attenti, che chiariscono alcuni punti che evidentemente o non mi erano chiari o li ho esposti male; per correttezza non modifico nulla della recensione, ma rimando i chiarimenti alla lettura dei commenti :-)

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 4
Cervellotica, contorta, piena di errori e con personaggi incredibilmente poco coerenti. Una grossa delusione.
Musiche: 7
Musiche epiche come si conviene ad un'opera di questo genere. Ben composte e ben realizzate.
Regia: 7
Va detto che la qualità della realizzazione visiva è decisamente elevata, quasi fotorealistica. Peccato che i personaggi umani non risultino ancora perfetti, anzi sono animati in modo irrealistico soprattutto nelle espressioni facciali, alquanto lacunose.
Ritmo: 5
Lento, compassato, in molti punti addirittura noioso. Matsumoto all'ennesima potenza.
Violenza: 4
Non è un'opera propriamente violenta, almeno a livello grafico.
Humour: 4
Serio, troppo serio. Ridi solo se guardi il film in compagnia delle persone giuste, come è capitato a me. Ma ridi del film, il che non è propriamente un aspetto positivo...
XXX: 5
Fan service tutti dedicati a Yuki Kei. Ci ricorderemo a lungo dell'inutile scena con la doccia a gravità zero.
Voto Globale: 5,5
A molti, va detto, questo film è piaciuto. Per me è invece stata una grossa delusione. Soprattutto a causa di una trama assurda e del tradimento di una delle regole cardine di Matsumoto: sono mancati i personaggi, qui per nulla incisivi e anzi dimenticabili. Peccato.

giovedì 28 novembre 2013

Exploding Sun (2013) | Recensione

Exploding Sun
Voto Imdb: 3,2
Titolo Originale:Exploding Sun
Anno:2013
Genere:Fantascienza / Catastrofico
Nazione:Canada
Regista:Michael Robison
Cast:Anthony Lemke, David James Elliott, Julia Ormond, Natalie Brown.

Il cast principale: foto di gruppo, solitamente la cosa migliore di queste produzioni.
Un ben ritornato ai mappazzoni di serie Z su questa sede!

Con questa frase di apertura vi ho già inquadrato il soggetto di cui parleremo oggi. Exploding Sun è un film canadese del 2013, etichettabile come Vera Merda e candidato ad entrare nel Gotha del Nirvana delle Cagate Micidiali così tanto evocato nelle mie recensioni, dove filmoni del calibro di Robotropolis, Zombie Apocalypse, The Terminators et similia se la sono giocata a colpi di sceneggiature raccapriccianti, recitazioni canine, effetti speciali di cartapesta e musiche randomiche eseguite con la Diamonica Bontempi. Exploding Sun irrompe a gamba tesa con il chiaro intento di eclissare queste produzioni. Riuscirà nel suo intento? No, il film fa talmente cagare da fallire anche questo miserevole scopo. E' brutto, ma non così brutto da entrare nel campo del Trash con la T maiuscola. Non ha guizzi, non ha colpi di genio, si trascina stancamente con la sua dose strabordante di Zero Plausibilità e con quantitativi massicci di Espressioni Vacue da parte degli attori. E sì che le premesse c'erano tutte!
Riassunto di Sky on Demand: Atmosfera surriscaldata in un inedito film di fantascienza che paventa la peggiore delle catastrofi, con David James Elliott (Jag - avvocati in divisa). Un'astronave viene polverizzata da una tempesta solare. L'incidente innesca una serie di cataclismi a catena che rischiano di distruggere il pianeta Terra nel giro di 48 ore...
Trama più in dettaglio. No, davvero, la volete? Eccovi serviti! Anche perché altrimenti non saprei cosa dire del film, e voi non avreste un'idea di quanto sia orrendo. Eppoi vale sempre il concetto del: "voi dovete soffrire a leggere la trama esattamente come ho sofferto io nel guardare il film.". Se non volete spoiler, saltate l'intero paragrafone. Ma, credetemi, voi NON avrete voglia di vedere il film e non vi rovinereste nulla.

SPOILER ALERT!

I geni del marketing: quanto speri di guadagnarci spedendo
nello spazio 4 passeggeri, dato che i primi due sono i piloti?
Dunque. Abbiamo lo scienziato Craig, un genio dalla mente sopraffina e dotato di capacità relazionali prossime allo zero. D'altronde non rappresenterebbe lo stereotipo del Genio Disadattato. Craig inventa un super motore, chiamato Motore Scalare (eh?) in grado di far viaggiare le astronavi a velocità prossime a quella della luce. Il motore viene montato sull'astronave Roebling Clipper, che compirà il primo viaggio civile verso la Luna. Il Governo e la Nasa scelgono attentamente chi comporrà l'equipaggio: la super pilota Fiona (che sembra uscita dai G.I. Joe), la moglie del Presidente degli Stati Uniti (per far salire le calanti quotazioni del marito), Hernandez, un civile vincitore del concorso con in palio un biglietto, un ricco filantropo e il proprietario della stessa ditta aerospaziale. Insomma, un equipaggio raffazzonato senza il minimo criterio e senza una motivazione sensata che giustifichi la presenza anche di uno solo di loro. Ma procediamo oltre. Fra l'equipaggio c'è anche Denise, l'amante di Craig che ha il compito di raccogliere informazioni di prima mano necessarie agli studi del brillante ma stronzissimo fidanzato. Durante la fase di decollo, ecco che in sala di controllo compaiono Don Wincroft e Cheryl. L'atmosfera raggiunge temperature polari in un picosecondo: la donna è la ex di Craig nonché braccio destro del Presidente, l'uomo è un ex-pilota della NASA nonché l'ex migliore amico di Craig. E, bravi, avete indovinato: Craig ha ricevuto da costoro la combo "Migliore Amico ti tromba la Futura Moglie rovinandoti la vita.".
Momenti di tensione in sala di controllo. I galletti alzano
la cresta! Mentre dietro di loro si consuma il dramma...
Durante il viaggio, con la tensione a mille causata dalla presenza di Don (in pratica i due galletti passano il tempo a bisticciare facendosi i cazzi loro), l'astronave incappa in una serie di gravi turbolenze solari che ne potrebbero minare la sicurezza; proprio mentre Craig sta per impartire il fondamentale ordine "NON avviate il Motore Scalare, potreste rovinare tutto e finire dentro il Sole!", Cheryl interrompe le comunicazioni e passa le redini del comando a Don perché ritiene Craig inadatto ad affrontare l'imminente tragedia. Sull'astronave tutti invece recepiscono il messaggio "Accendente il Fottuto Motore Scalare!" ed ecco che la catastrofe si consuma davanti agli occhi di tutti: la Roebling viaggia sparata a 9000 chilometri al secondo e, per di più, noi spettatori veniamo brutalmente colpiti da una sequenza memorabile quanto una martellata sui coglioni in cui i membri dell'equipaggio, consapevoli della fine che troveranno, lanciano su SKYPE (cazzo, su SKYPE! NO, SUL SERIO: USANO SKYPE PER COMUNICARE SULLA TERRA! E per di più Skype deve essere più veloce della luce, perché la comunicazione avviene in tempo reale senza lag...), dicevo lanciano su SKYPE il loro ultimo saluto ai parenti rimasti sulla Terra.
Poteva forse mancare l'entrata in scena dell'equipaggio
in stile Armageddon dei poveri? No, non poteva!
Dopo venti minuti di tedio che terminano con un guizzo liberatorio, l'astronave si polverizza all'interno del Sole. Non contenti di ciò, gli arguti sceneggiatori hanno l'ardire di ipotizzare che il Motore Scalare, invero una particella subatomica se rapportato alle dimensioni del Sole, è in grado di innescare una serie infinita di esplosioni nucleari che, per l'appunto, faranno deflagrare il Sole distruggendo quindi l'intera galassia. Chi salverà la Via Lattea? Ovviamente DON! E come? I genialoidi affermano che basterebbe innescare un'esplosione uguale ma di polarità inversa per rendere il processo reversibile. Beh, dovete sapere che i militari hanno in precedenza segretamente rubato i progetti di Craig e in fretta e furia hanno costruito una replica del Roebling ad uso militare. Colpo di scena, nevvero? E chi lo piloterà? Ovviamente Don, addestrato all'uopo, e Craig, perché nel frattempo le prime letali radiazioni solari hanno messo a soqquadro il mondo intiero, annientando tutte le apparecchiature elettroniche e riportando i terrestri a condizioni primitive senza elettricità e luce. Ovviamente, mentre vediamo il prode duo decollare sullo shuttle in direzione del Sole, non possiamo fare a meno di domandarci:
- Ma come riescono in due a far decollare il Roebling 2 se per il primo c'era bisogno di un'intera sala di comando?
- Ma le radiazioni solari non avevano messo fuori uso tutte le apparecchiature elettroniche? Come cazzo ha fatto a decollare il Roebling 2?
Le domande, invero oziose, entrano ed escono dal cervello alla stessa velocità dello shuttle, che nel frattempo è già davanti al Sole; nel tragitto, i due Veri Uomini fanno pace (ci mancava la redenzione finale), anzi Craig, che ha perso l'amante, e pure l'ex ma ha riguadagnato la Vera Amicizia Virile, decide di sacrificarsi. E' troppo complicato spiegarvi come. La scena è questa:
Craig: - Don! Solo tu puoi pilotare l'aereo  e solo io sono in grado di attivare la bomba da scagliare contro il Sole. Mi lancerò nel Sole e tu tornerai a casa. [sì, i militari dentro l'aereo hanno, già che c'erano, costruito una Bomba Scalare. Non ridete. NdGP]
Don: - Ma...
Craig: - Addio!
Craig attiva la bomba schiacciando un bottone (io non sarei stato in grado, in effetti) posizionato su un pannello dotato della gigantesca scritta: EXPLODING DEVICE e si lancia nel Sole, neanche fosse stato il Dottor Stranamore a cavalcioni sulla bombona. Nello spazio, sottolineo. Vicino al sole e senza bruciarsi, sottolineo ulteriormente.
Don atterra sulla Terra in lacrime, il Sole non esplode e Cheryl piange la morte dell'ex mentre stampa un bacio-lingua-in-bocca a Don.
Titoli di coda.
Riassunto versione Giampy: Exploding Sun, di come una banale storia di corna metta a rischio l'intera Galassia.

Bella stronzata questo Exploding Sun, nevvero?
E non vi ho nemmeno raccontato le cose peggiori. 
Innanzitutto, il film dura DUE FOTTUTE LUNGHISSIME ORE. Di solito questi filmacci si fermano a 74 / 80 minuti. Qui raggiungiamo 120 minuti di tritamento di palle ignobile. Poi vengo a sapere che in altri paesi Eploding Sun è distribuito come una mini serie-tv in due puntate da 120 minuti l'una per un totale di 240 minuti di allucinazione siderale. Tremo alla sola idea, e per una volta (una sola) mi dico: toh, a noi italiani è andata meglio.
Negli aerei del futuro, il water e il sedile coincidono.
Notate, prego, l'intensità dello sforzo del capitano Fiona.
In secondo luogo, io vi ho raccontato in dettaglio la trama principale. Il film è in realtà costellato di sotto-trame lunghissime, tediose e incontrovertibilmente inutili. C'è il biondo che sembra la versione povera di Ian Ziering di Sharknado, che resta tutto il tempo alla scrivania ad aspettare le radiazioni, e poi scopri che è il figlio di uno di quelli morti sulla Roebling mentre sua madre (Julia Ormond, l'unico nome di spicco fra gli attori) fa la volontaria in un campo profughi in Afghanistan in cui deve affrontare infiniti problemi causati da Signori della Guerra, fuggitive ribelli e colleghi che si accorgono dopo giorni di avere gambe fratturate (!); c'è la sotto-trama della moglie del civile estratto a sorte per il viaggio inaugurale (che culo, Hernandez!), e lei è l'UNICA INFERMIERA di un'intera cittadina americana e deve fronteggiare la crisi perché ovviamente si presuppone che la gente impazzisca (ma non te lo fanno vedere); c'è infine la sotto-sotto-sotto-trama della figlia adolescente del Presidente degli Stati Uniti che riesce ad eludere la sorveglianza di NASA, CIA, FBI, Mossad, Scotland Yard e pure del SISMI perché in fondo tutti i sedicenni spaccaminchia del mondo sono incontrollabili e più pericolosi di Bin Laden. Poi la vedi che si era nascosta nella Sala Ovale.
Vogliamo parlare degli attori? Parliamone! I due nomi che probabilmente vi evocheranno qualcosa sono i già citati Julia Ormond, che conosciamo per Il Curioso caso di Benjamin Button, Vento di Passioni, Che - l'argentino e Marilyn. Don è interpretato da David James Elliott, noto per JAG - Avvocati in divisa; ha successivamente interpretato personaggi minori di molti telefilm, senza mai emergere nuovamente. Craig è Anthony Lemke, da sempre caratterista e mai protagonista in tutti film, anche famosi, in cui ha partecipato. Insomma, in generale, davvero poca cosa; non sempre la carriera è indice di bravura di un attore; ma in questo caso, più indizi fanno una prova.
Effetti Speciali anni '60
L'avrete capito: Exploding Sun è un ATROCE miscuglio di trame e sotto-trame che, tutte messe insieme, non fanno una storia decente nemmeno per un fotoromanzo anni '80. La recitazione non è purtroppo paragonabile nemmeno ai telefilm di fantascienza canadesi, che almeno una loro dignità ce l'hanno (parlo di Continuum, ad esempio, che è stata una bella sorpresa della scorsa stagione; perfino Capitan Power era recitato meglio!). Questo film è chiaramente un sottoprodotto di infima categoria fatto solo perché deve aver ottenuto qualche fondo statale; non riesco a trovare, altrimenti, un solo motivo valido per dare la "luce verde" ad un progetto così pessimamente ideato e così pedestremente realizzato. Gli effetti speciali non sarebbero nemmeno malaccio (evidentemente il poco budget a disposizione è stato speso tutto nella generazione dei raggi solari che perforano le città), peccato solo che tutte le scene all'interno dell'astronave soffrano della sindrome di Star Trek - La serie originale... che però ha più di 40 anni sulle spalle. Se mi chiedete se salvo qualcosa, la risposta è un secco, laconico: "No!". Di Exploding Sun non c'è nulla da salvare. Non c'è tensione, non c'è una storia originale, non c'è nemmeno la gnocca. Insomma, fatevi un favore: evitate di buttare via 120 minuti della vostra preziosa vita, perché se poi vedrete questo film, prima o poi finirete anche con il leggere questa recensione; e io avrò sulla coscienza altri 10 minuti della vostra preziosa esistenza buttati nel cesso. Non potrei mai perdonarmelo.

Exploding Sun è meglio o peggio di Robotropolis?
Questa è una bella domanda. Robotropolis è arrivato prima e gode di un indiscutibile vantaggio; certo è che Exploding Sun se la gioca bene ma, a suo favore, va detto, ha un finale con una sua coerenza e un aspetto visivo da non buttare via. Ad ogni modo, un film da evitare assolutamente.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 2
Ve l'ho raccontata in dettaglio, vi rimando al testo della recensione per approfondimenti. La trama è semplicemente orrenda.
Musiche: 4
Ah, c'erano pure le musiche? Non me ne sono minimamente accorto.
Regia: 4
Montaggio da telefilm, ulteriormente peggiorato dal fatto che la versione originale dura 240 minuti e, per forza di cose, ottenerne un film fruibile di 120 minuti senza sbavature è operazione molto difficile. Qui addirittura è stata fallimentare.
Ritmo:
5
Niente che raggiunga la sufficienza ma, forse, il ritmo (non certo frenetico) è l'aspetto più positivo del film. E' tutto dire, lo so.
Violenza: 3
La violenza è quella fatta nei confronti degli ignari spettatori...
Humour: 1
Eccessivamente serioso e senza nemmeno un pezzo da umorismo involontario come, ad esempio, il già evocato Sharknado.
XXX: 0
Il nulla cosmico, non si sono nemmeno sforzati, i maledetti.
Voto Globale: 3
Bocciato su tutta la linea, neanche un solo aspetto preso singolarmente riesce a raggiungere la sufficienza. E vi chiarisco qui, in sede di commento, come Exploding Sun sia talmente insulso da non riuscire nemmeno ad entrare nel Gotha del Nirvana delle Cagate Micidiali.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...