martedì 3 febbraio 2015

Vampiri dagli abissi (2013) | Recensione

Vampiri dagli abissi
Voto Imdb: 3,3
Titolo Originale:Bering Sea Beast
Anno:2013
Genere:Fantascienza / Horror
Nazione:Stati Uniti
Regista:Don E. FauntLeRoy
Cast:Cassie Scerbo, Brandon Beemer, Jaqueline Fleming, Jonathan Lipnicki

Disclaimer per i seguaci del Piccolo Bon Ton: questa recensione è particolarmente incazzata. Se il blando turpiloquio qui contenuto disturba la vostra delicata sensibilità, evitate di proseguire. I TeleTubbies sono lì che vi aspettano a braccia aperte!

Lo sconforto degli attori traspira da questo intenso primo piano.

Ci sono delle volte in cui sarebbe meglio ascoltare quei piccoli segnali che ti pizzicano il cervello e ti dicono: "Non farlo! Non farlo! Non far...". E ci sono delle volte in cui ignori scientemente proprio quei segnali e poi te ne penti amaramente. Un po' come quando stai per attraversare di corsa un prato con la speranza di non pestare una merda di cane. O come quando individui con precisione chirurgica una fila alla cassa del supermercato perché è chiaramente la più veloce. O come quando leggi la trama di Vampiri dagli abissi, un miliardo di campanelli d'allarme squillano all'unisono in modalità "MINCHIATONA ALERT" e tu, imperterrito, ignori tutto perché, sì, tu sei un genio, la sai lunga e di errori non ne fai mai. Poi finisce che nella boazza ci sprofondi e l'unica cosa che ti resta da fare è buttare via le scarpe mentre imprechi in sumero arcaico; la coda alla cassa si blocca mestamente perché lo stronzo davanti a te ha messo nel carrello un articolo non prezzato e mezzo personale del supermercato sta sclerando per trovare il codice giusto; e Vampiri dagli abissi è una merda tale per cui il Rimpianto del Tempo Perduto ti farà creare aforismi così roboanti  che finiranno nelle miriadi di condivisioni di Baci Perugina & Gattini su Facebook. Se pensate di notare una vaga nota di risentimento nelle mie parole, vi dico col cuore in mano: sì, ci avete preso!
Cassie Scerbo is not impressed.
Tramina giusto per aggiungere un po' di caratteri e prolungare la tortura. Siamo in Alaska, in qualche isola remota in zona Stretto di Bering, dove le condizioni climatiche sono proibitive, di esseri umani ce ne sono pochi e quelli che incontri sono appena appena più simpatici dei liguri nelle località di villeggiatura della Riviera di Ponente. Owen è un giovanotto che viene dalla civiltà ed è appena stato assunto da una famiglia locale, composta da: Babbo (non ricordo il nome), la figlia Donna (Cassie Scerbo), il fratello Joe, più un campionario di gente tranquillamente sacrificabile. Questa allegra combriccola scandaglia i fondali marini perché convinta che lo stretto di Bering sia il Nuovo Klondike: tante pepite d'oro sono lì che aspettano, annidate fra murene, granseole, sogliole e bestie assortite del mar-del-sarcazzo. Durante una battuta di caccia, un tizio che forse è lo zio, forse un amico fraterno del babbo, si immerge e viene trucidato da una bestia mai vista prima: un Vampiro degli Abissi! Questi esseri, che si pensava appartenessero solo ad una leggenda locale, sono simili alle mante, ma con la capacità di volare fuori dall'acqua, con una miriade di denti acuminati, con una coda velenosa e con un mantello che alla bisogna le avvolge come se fossero dei piccoli Dracula sottomarini.
Il Terrificante Conte Dacula.
Il Conte Dacula al confronto è più terrificante di Predator a cui hanno impiantato i geni di un Velociraptor. Questa uccisione mette in moto una serie di avvenimenti che non provo nemmeno a spiegarvi e che portano alla trucidazione di umanità assortita. Vi basti sapere che fra i vari personaggi sbuca la biologa marina Megan che da anni è sulle tracce dei Vampiri degli Abissi e che, per completare i suoi studi e conoscere il nemico, impone di non uccidere il primo esemplare trovato. Ah, quale fatale errore! D'altronde il più grande insegnamento dei film horror è che nulla si può contro l'imbecillità umana.
Vampiri dagli Abissi è un film SyFy (primo campanello d'allarme), tv-movie (secondo campanello d'allarme), a basso budget (terzo campanello d'allarme) con Cassie Scerbo come protagonista (quarto campanello d'allarme) e un voto medio imdb del 3,3 (qui nessun campanello, il mio cervello sorvola su questo punto). Già dal primo dialogo ho capito a cosa sarei andato incontro. Ma voi lo sapete, no? Ho premuto Play. E per contratto, vado avanti fino alla fine.

Un Vampiro dagli Abissi mentre recita l'Amleto. Ah, la dignità perduta!

Dicevo del primo dialogo. Che è andato più o meno così:
Owen il belloccio si presenta, appena sbarcato: - Salve, sono il nuovo arrivato per quel posto che avete offer...-
Tizio del posto, mugugno che suona pressappoco così: - Belin. Loda ö mà ma stanni a cà. [1]
Owen, indicando Cassie Scerbo: - Lei è la tipa che mi ha offerto il posto?
Tizio del posto: - Fòscia. [2] -
Owen, con sguardo da furbetto: - Però! Magari me la dà anche, che dici?
Tizio del posto: - Dà retta a me: l'ommu u l'è cumme u cravettu: o u meue zuenu o u divente beccu. [3]

Quasi non credevo alle mie orecchie. Già per essere il primo dialogo del film (e quindi una sorta di benvenuto allo spettatore) è di una tristezza infinita; l'inverosimiglianza delle battute di Owen hanno solamente completato l'opera. Da quando ti presenti ad un forestiero e gli chiedi se la tizia è disponibile? Capirei fosse stato un porno, ma non è questo il caso.
Seconda situazione ai confini della realtà: la studiosa Megan trova il cadavere della prima vittima (ricordate? Tipo lo zio o l'amico fraterno del babbo). Megan si reca dall'allegra famigliola.
Megan: - Scusate, ho trovato questo cadavere, è vostro?
Donna: - Belin, fòscia. [2]
Megan: - Non avete denunciato la scomparsa?
Donna, a muso duro: - Ma una manica di cazzi tuoi, no?
Invero, l'assurdità di questo dialogo (ovviamente le battute non sono propriamente queste, anche se garantisco sul fatto che il senso sia rimasto intatto nella sua brutalità) è tale per cui ho passato il tempo con gli occhi sgranati:
1) Megan trova un cadavere e non batte ciglio.
2) Donna apprende che lo zio (o l'amico fraterno del babbo) è morto, e non batte ciglio.
3) L'unica preoccupazione di Donna è che nessuno sappia della morte del tizio (lo zio o l'amico fraterno del babbo) perché c'è in corso un'asta per comprare il pezzo di mare dove si presume ci sia il filone d'oro e dove, dettaglio tutt'altro che trascurabile, è schiattato proprio il tizio (l'amico o lo zio fraterno del babbo, insomma, avete capito).
Poi per fortuna dal cadavere escono fuori tanti vapirelli che seminano zizzania e il dialogo ha una sua naturale conclusione. Ma l'irrazionalità dei protagonisti e l'assurdità dei dialoghi è un peccato mortale che non si dovrebbe mai e poi mai compiere... nemmeno in una produzione di serie Z.
Terza scena assurda: radio e tv locali iniziano a strillare sul fatto che è in arrivo una tempesta di quelle per cui lo Stretto di Bering è così famoso. Inizio a sfregarmi le mani e mi dico: - Che bello, la classica situazione in cui oltre ai mostri c'è il bordello del tornado che isola i protagonisti, obbligati a superare le avversità della Natura mentre i mostri li decimano a poco a poco! -
Scena successiva: il tornado è passato, non è successo un cazzo di niente.
In sottofondo, s'ode un abitante del posto che mugugna: - Tanta tremadda, poca ceuvadda. [4]
Quarta scena assurda con SPOILERONE ANNESSO! OCIO! PAURA! GOMBLODDO!!11!1!
La studiosa Megan mUore durante il combattimento finale. Sapete una cosa? Non me ne sono minimamente accorto! Son dovuto tornare indietro per capire cosa fosse successo, perché di punto in bianco non la vedo più tra i personaggi. E, sì, per un microsecondo si vede che fa una brutta fine... e la storia va oltre, come se non fosse successo nulla.

Alien mi fa una potente pippa.
Ok, non mi dilungo ulteriormente: non penso sia necessario fornirvi altre prove di quanto questo film sia uno dei peggiori che mi sia mai capitato di vedere. La sceneggiatura è terrificante. La recitazione è di pari livello. Pensavo che Cassie Scerbo fosse una gnocca (l'avete già vista! In Sharknado! Quinto campanello d'allarme inascoltato!) con capacità recitative almeno a livello "Base". Invece qui è proprio una cagna. Talmente cagna che il suo essere gnocca qui svanisce come i Vampiri colpiti dai Bazooka di Luce (vedere una foto qui in giro). Sugli altri attori stendo un velo pietoso, i nomi non mi dicono niente e non ho nemmeno voglia di andare a vedere su Imdb se hanno fatto qualcos'altro di noto. Gli effetti speciali sono da raccapriccio. Per altri film del genere ho usato termini di paragone quali "Commodore 64", "ZX Spectrum" o "Atari VCS". Qui siamo a livelli ancora più infimi: Pelota della Polistil. Non c'è assolutamente niente che si salvi dallo sfacelo più desolante. Fatevi un favore, sul serio: evitate questo film come la peste. E' talmente brutto che non entra nemmeno nel Gotha delle Cagate Micidiali.

Può solo ambire al paragrafo successivo.

Video Games Polistil. Mejo della PS4.

Vampiri dagli abissi è migliore o peggiore di Robotropolis?
E' la prima volta che mi sento in estrema difficoltà nel rispondere a questa domanda. Il voto finale, che sicuramente avrete già sbirciato, è il medesimo. Quindi è quantomeno allo stesso livello. Ma c'è una cosa che lo rende leggerissimamente migliore di Robotropolis: ha un finale e non una desolante schermata nera. Sticazzi, scusate se è poco.

Vampirello imbrattato di sangue. Miiiiii che ppauuuura, il Conte Draaaaaacula!

SPOILER SUL FINALE (altamente filosofico e con una delle Grandi Domande dell'Umanità)
I protagonisti rimasti in vita (Owen, Donna, Joe il fratello) viaggiano su un motoscafo mentre il tramonto rosso fuoco inonda l'inospitale Stretto di Bering. Owen sorride: Donna ha risposto in modo ambiguo alla sua domanda. Gliela darà. Ma si riferiva all'offerta di lavoro, o a...? [puntini di sospensione] L'esterrefatto spettatore rimarrà con questo grosso interrogativo non svelato. Alla sua malata fantasia il compito di trovare una risposta degna.

L'Arma Definitva. Cowabungaaaaaaaa!

Note
[1] Loda il mare o stai a casa
[2] Forse!
[3] L'uomo è come il capretto: o muore giovane o fatalmente diventa becco (cornuto).
[4] Tanto tuonare, poca pioggia.

Cassie Scerbo preferiamo ricordarla così.



Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 3
Al di là della prevedibilità della storia e al di là della location che è sicuramente interessante, la sceneggiatura è assolutamente agghiacciante. Un compendio di cazzatone che non dovrebbero mai essere inserite, neanche nel filmino delle vacanze delle medie.
Musiche: 4
Se c'erano, non me ne sono minimamente accorto. Sarà stato il solito score composto inserendo note a casaccio in qualche sequencer elettronico freeware.
Regia: 4
Piatta, senza guizzi, incapace di cavare sangue dalle rape. Il nulla elevato a nulla.
Ritmo: 6
Perlomeno non manca di ritmo. Ogni sequenza d'azione è intervallata da un dialogo inutile e tedioso che spiega il background dei protagonisti. Dei quali, va detto, non ce ne frega un emerito cazzo.
Violenza: 5
Ha un sacco di potenziale inespresso, questo film. L'idea dell'incubazione è presa di peso da Alien ma è resa in modo talmente grottesco che sembra di assistere all'omicidio di Teddy Ruxpin.
Humour: 0
Non fa minimamente ridere, né volontariamente, né involontariamente. Semplicemente, lascia esterrefatti gli spettatori.
XXX: 0
Meglio non sprecare materiale interessante per questo film...
Voto Globale: 2
Due. Come Robotropolis. Quindi la Merda Fatta Film. Senza dignità, senza guizzi, talmente brutto che nella classifica dei film più brutti arriva solo secondo, rendendo Robotropolis tuttora inarrivabile.

giovedì 29 gennaio 2015

The Last Days (2013) | Recensione

The Last Days
Voto Imdb: 6,1
Titolo Originale:Los Últimos Días
Anno:2013
Genere:Fantascienza / Thriller
Nazione:Spagna
Regista:David & Alex Pastor
Cast:Quim Gutiérrez, José Coronado, Marta Etura, Leticia Dolera

Anche la Spagna approda su "Quello che gli altri non vedono"!

Ah, scusatemi: buongiorno a tutti e perdonatemi per la mancanza di aggiornamenti negli ultimi mesi: vediamo di tornare un po' in carreggiata!

Scene di ordinaria Apocalisse a Barcellona. Notare la Fiat in primo piano...
Coincidenze? Non credo...

Dicevo: benvenuta Spagna! The Last Days, a dispetto del titolo internazionale inglese, è un film spagnolo in tutto per tutto: produzione (si parla di circa 5,5 milioni di euro), regia, sceneggiatura, attori ed ambientazione. Potremmo definirlo un film di fantascienza / catastrofico per via di quanto avviene durante la narrazione della storia.
Permettetemi una piccola digressione sul termine "catastrofico". Una trentina d'anni fa uscì una raccolta di racconti brevi di fantascienza curata da Isaac Asimov, intitolata proprio "Catastrofi!". Il titolo è il tema conduttore di tutti i racconti. Nella prefazione, Asimov spiega i motivi delle scelte dei singoli racconti (di autori del calibro di Ursula K. Le Guin, Arthur C. Clarke, Robert Silverberg, Fritz Leiber, Harry Harrison, Asimov stesso e tanti altri) e il perché della sequenza con cui li ha inseriti: si parte dalla distruzione dell'universo intero, passando a quella del Sole, della Terra per arrivare a quella della civiltà. Nonostante, visivamente, sia partito dalla distruzione più grande a quella più piccola, il libro è in realtà un'escalation di tutte le nostre più grandi paure, la peggiore delle quali è la sparizione della nostra civiltà e, quindi di riflesso, di noi stessi. Se riuscite a trovare questo libro, leggetelo: non ve ne pentirete.
Altra scena ben fatta: Barcellona come non l'avete mai vista....
Il film in oggetto parla dell'ultimo tipo di catastrofe prospettata da Asimov: la distruzione della civiltà. Siamo a Barcellona, in un futuro estremamente vicino (OK: giorni nostri). Con un montaggio che alterna il presente al passato prossimo, apprendiamo quanto segue: il protagonista, Marc, è un programmatore di una società informatica di Barcellona. Non ha nemmeno il tempo di scrivere dieci righe di codice per far vedere quanto è figo: subito arriva in ufficio il bastardo Enrique, soprannominato Terminator perché è il classico "tagliatore di teste" chiamato dalle aziende in difficoltà, con l'obiettivo di segare via quanti più poveracci possibili per risparmiare sui costi del personale. Enrique assegna a Marc un compito praticamente impossibile: terminare in un paio di settimane un programma che richiederebbe mesi di lavoro. Marc ingoia il rospo e prosegue nel suo banale tran tran casa-ufficio ad orari impossibili, mentre ad aspettarlo c'è Julia, la sua donna, che lui ama tanto. E con la quale lui ha differenze di vedute: non vuole saperne di diventare ometto adulto e di avere un figlio con lei perché... non si sente pronto. I precari equilibri di questa situazione neanche tanto idilliaca vengono spazzati via da uno strano morbo. La gente si comporta in modo sempre più strano, qualcuno decide di non uscire più di casa perché anche solo l'idea di trovarsi per strada potrebbe portare alla pazzia... o addirittura alla morte. Presto il morbo dilaga: prende il nome di "Panico", e si manifesta con una forma estrema di agorafobia a causa della quale basta uscire negli spazi aperti per morire stecchiti. Barcellona (e tutto il resto del mondo, si intuisce) impazzisce in pochissimo tempo. La gente si rifugia nelle viscere della terra e per spostarsi sfrutta i tunnel della metropolitana, che nel tempo ha assunto la forma e l'aspetto di una disgustosa baraccopoli. In questo contesto così inquietante, dove il paradigma casa-lavoro non ha più ragione di esistere, Marc ha un solo scopo: trovare una via per tornare a casa e ritrovare Julia, della quale non ha più notizie da quando si è stambucato nel buco del suo ufficio per finire quel fottutissimo programma per Enrique. Già, il buon vecchio Terminator: l'avrete già capito, a Marc un bastardo come lui serve come il pane. Per aver maggiori possibilità di raggiungere l'altra parte della città, stringe un patto proprio con Enrique: unire le forze e viaggiare lungo le reti fognarie e i binari interrati di Barcellona. 
Marc (sinistra), Enrique (destra)
The Last Days è dunque la storia del viaggio di due personaggi agli antipodi, ognuno con uno scopo da perseguire, mentre il delirio intorno a loro si manifesta in tutta la sua crudeltà. La miseria trasforma gli uomini in predatori e la legge del più forte diventa l'unica modalità che garantisca la salvezza; chi ha una pistola sopravvive, chi non ce l'ha soccombe. Semplice. Le premesse di questo film mi hanno ispirato parecchio, al punto da vincere il Demoniaco Loop del menu di Sky on demand. Ora tutti vi chiederete cosa sia questo morbo (siamo in tema, giusto?) che colpisce me in modo particolare. La scena è questa. Mi spaparanzo sul divano, con la ferrea intenzione di guardarmi un film in santa pace. Apro il menu con tutti i film in programmazione, inizio a scorrere i vari generi (Azione, Horror, Fantascienza, Thriller, Commedia... in questo rigoroso ordine), leggo le trame di decine e decine di film, e due ore dopo realizzo che il tempo buttato nel cesso nel cercare di scegliere un titolo l'avrei speso meglio premendo il tasto play a casaccio nella categoria "Indigestione Potente di produzione polacca". Il Demonio del Loop Infinito, stavolta, non ha colpito: la scintilla è scattata presto, e poi voi lo sapete già: basta premere Play ed è fatta, io il film lo porto a casa fino ai titoli di coda. Il più è arrivarci, a quel cazzo di Play.
Un centro commerciale distrutto... sempre lì, si va a finire...
The Last Days è un film godibile, decisamente imperfetto, ma che scorre via per buona parte della sua durata. La prima metà, va detto, è realizzata davvero molto bene. Il montaggio alternato presente/passato funziona benissimo e spiega con passaggi ben studiati come si è arrivati alla disperata situazione attuale. Una volta formato il Tag-Team Marc + Enrique il film va avanti da solo, quasi per forza d'inerzia; e forse questo è il suo più grosso limite. A metà narrazione i colpi migliori sono stati quasi tutti sparati, la situazione è chiara e resta solo un interrogativo: Julia è viva o no? Non vi rovinerò la sorpresa. Certo è che, Kenshiro ce lo insegna, se il protagonista si innamora di Julia, la Possente Stella della Sfiga lo colpirà nei modi più impensabili e tragicomici... l'ultima parte del film scorre quasi banalmente, e certe risoluzioni risultano alternativamente obbligate (quindi banali, appunto) o talmente assurde da rasentare il ridicolo (per chi l'ha visto, dico solo: Andrea. Guardandolo, capirete). Questo è un grosso peccato, perché le premesse erano sviluppate davvero bene. Parliamo degli attori? Ma sì, facciamolo, anche se non ne conosco mezzo. Il protagonista mi ha irritato a pelle, non saprei spiegarvi il perché. Penso che una salutare salva di schiaffi se la meritasse tutta. La spalla Enrique invece sprizza carisma da tutti i pori, e faccio i miei complimenti all'attore José Coronado per aver regalato un gran bel personaggio, nonostante poi alla fine risulti tagliato con l'accetta. Niente di che l'attrice che fa Julia, mentre probabilmente l'unico volto noto è quello dell'amica Andrea, impersonata da Leticia Dolera, che abbiamo già visto nel folle Rec 3 - La genesi. Peccato che il personaggio sia minore e che non abbia il benché minimo senso. Dal punto di vista registico, ho apprezzato moltissimo le transazioni di sequenza fra il presente e il passato: originali e ben studiate. I registi, i fratelli Alex e David Pastor, hanno in precedenza girato Carriers, film del 2009 con un tema molto simile a quello di The Last Days; al momento si sono fermati a firmare la sceneggiatura di Out of the Dark (2014), horror/thriller con Julia Stiles
I tunnel della metropolitana. Non male, come scenografia.
Alla fine funziona questo prodotto spagnolo? Io, in tutta sincerità, vi dico di sì, pur con qualche riserva. Il film scorre bene, avvince, ha un finale con una sua coerenza visiva e narrativa ben precisa nonostante alcune banalità nello svolgimento, ma in sostanza pecca di superficialità nei confronti di quello che a mio avviso avrebbe potuto essere il suo spunto più interessante. La deriva della società costretta a non uscire mai più all'aperto è soltanto abbozzata. Se ci fosse stato uno sviluppo maggiore e più puntuale, sarebbe diventato un filmone con i controcoglioni, mentre alla fin fine The Last Days non è altro che la storia di un viaggio (anche interiore) dove gli ostacoli sono i demoni della paura e del morbo. E dove il più grosso interrogativo sollevato dai protagonisti è: ha senso avere un figlio in un mondo andato a puttane e senza un domani? Tranquilli, la risposta viene data, in modo anche troppo didascalico, ma i registi non si sono tirati indietro e hanno detto la loro.
Quello che posso dirvi è: dategli pure una chance; potrà non piacere completamente, ma difficilmente si farà strada la viscida sensazione di chiedere la restituzione di 80 minuti del proprio preziosissimo tempo. E, al giorno d'oggi, non è poca cosa.

Il Neurone Numero 4 (vi mancava? Vi ricordate di lui?) ci lascia qualche testimonianza su Leticia Dolera. Così, tanto per gradire.





Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 6
Spunto iniziale molto interessante, perde di verve durante lo svolgimento della storia. Peccato, si poteva osare di più.
Musiche: 6
Niente di particolare da segnalare, nel bene e nel male.
Regia: 7,5
La qualità è altalenante: molto ben fatte alcune sequenze, terribilmente raffazzonati altri punti (probabilmente a causa di un budget estremamente ridotto)
Ritmo: 7,5
Non è un fulmine di guerra, ci sono certe fasi di stanca, ma è un film che quando parte arriva dritto fino al finale senza perdersi per strada.
Violenza: 6
Non è uno splatter, ma la terribile situazione causata dal morbo del Panico è comunicata in modo efficace.
Humour: 4
No, è un film serio. Ci saranno un paio di battute, ma niente di memorabile.
XXX: 4
Credo si sia intravista una zizza di Julia in un infuocato flash back. Credo.
Voto Globale: 7
Alla fine ho deciso di premiare The Last Days con un bel 7. Non è un film perfetto, ma il suo compitino lo esegue bene e lo porta a casa. Mezzo punto in più per lo spunto iniziale, che ho trovato originale ed interessante. Promosso.

venerdì 22 agosto 2014

Sharknado 2 - The Second One (2014) | Recensione

Sharknado 2 - The Second One
Voto Imdb: 4,8
Titolo Originale:Sharknado 2 - The Second One
Anno:2014
Genere:Azione / Catastrofico
Nazione:Stati Uniti
Regista:Anthony C. Ferrante
Cast:Ian Ziering, Tara Reid, Vivica A. Fox, Kari Wuhrer, Mark McGrath

Squali in metropolitana? Ebbene, sì! E questo non è nulla...
Doverosa premessa: del primo Sharknado ho detto tutto nella recensione ad esso dedicato. Vi consiglio una lettura veloce, tanto per farvi una piccola rinfrescata alla memoria, anche se difficilmente - se bazzicate questo blog e questo genere di filmoni - non saprete di cosa sto parlando.


Il cosplay più geniale mai escogitato.
Sharknado 2: The Second One nasce sull'onda dell'entusiasmo (!) generato dal primo film; è l'esempio di come si possa sfornare un seguito all'altezza delle aspettative (!) con pochi soldi e con il riciclo della stessa, geniale, premessa iniziale arricchita da molti più ingredienti per rendere la portata più saporita. La storia è più o meno la stessa: uno sharknado è un tornado talmente potente da risucchiare orde di squali inferociti, che poi si diletta a devastare le città, un po' come fanno i kaiju di Godzilla e Pacific Rim; nel primo film la devastazione ha colpito Los Angeles, nel seguito lo sharknado arriva a New York. Fin Shepard (Ian Ziering) e la moglie April (Tara Reid) sono in viaggio su un aereo diretto a New York. A nessuno passa per la mente che forse forse  la coppia porti un pochino sfiga. Infatti, l'aereo viene colpito da uno sharknado in un tripudio di citazioni che vanno da Ai confini della realtà a L'aereo più pazzo del mondo. Fin Shepard riesce ovviamente a farlo atterrare (pur non avendo mai afferrato una cloche in vita sua) mentre a New York nessuno crede alla calamità che sta per arrivare. E, va detto, a nessuno viene in mente come sia possibile incontrare uno sharknado sulla terra ferma, dal momento che il volo Los Angeles - New York non preveda tratte sul mare. Ma andiamo avanti!
La testa rotolant... eh?
Quando però il tornado arriva sulla città e stacca la testa della Statua della Libertà (non !, ma !!!) che rotola allegramente per le vie cittadine spiaccicando ignari newyorkesi come mosche, e quando di sharknadi non ce n'è uno solo ma ben tre che hanno deciso di convergere tutti a Manhattan, beh, i cazzi si fanno decisamente amari e solo Fin cercherà di risolvere la questione con l'aiuto di una ex-fiamma (Vivica Fox) e una rediviva moglie a cui era stata asportata la mano da un morso squalesco nella mattinata ma che nella sera stessa è agile e scattante (e con un make up impeccabile in ogni occasione), pronta ad affettare fauna ittica varia.
Scusate, è stato più forte di me ed è farina
del mio sacco. Notare il tocco di classe, prego.
Avrete capito da queste righe che Sharknado 2 è un film che non si prende minimamente sul serio e che cerca di sparpagliare in giro il più alto numero possibile di idee deliranti e fuori di testa. Con quali risultati? Sicuramente... esilaranti. Perché il film è tanto folle e geniale nelle sue idee, quanto pedestre e raffazzonato nella sua realizzazione, e non potrebbe essere altrimenti dal momento che stiamo parlando di una produzione The Asylum. Lasciatemi però dire una cosa: anche se tecnicamente il film è di una povertà raccapricciante (gli effetti grafici sono davvero orrendi, perfino il film delle Winx è fatto meglio) e la recitazione è ad un livello da taglio delle vene per l'imbarazzo nei confronti degli attori e comparse, ecco, il regista è riuscito a compiere un miracolo di non poco conto: il ritmo e il montaggio sono davvero ottimi! Il film scorre via che è un piacere e le avventure assurde di Fin si susseguono una dopo l'altra a velocità vorticosa, esattamente come gli squali che volano da tutte le parti, ora semplicemente mordicchiosi, ora infiammati a mo' di molotov con pinne e denti acuminati (sì, avete letto bene). Vorrei però rassicurarvi: Sharknado 2 è e resta un film abominevole, un fulgido esempio di trash all'ennesima potenza con, appunto, una marcia in più rispetto a prodotti simili. A mio avviso, Sharknado 2 supera il predecessore riuscendo ad essere "più film" e ancora più cazzaro. Il mio giudizio non può che essere positivo, a patto che si rispettino le solite condizioni che permettano di goderselo nel modo migliore: scollegare il cervello, regredire mentalmente ad una età non superiore ad una cifra, magari con l'aggiunta di un tasso alcolico che faccia scaturire una sana risata senza senso.


Will Wheaton (e moglie). Stima imperitura per quest'uomo!
Detto questo (e la recensione potrebbe essere già finita così), non posso non citare un aneddoto che rappresenta un po' l'anima di Sharknado 2. Avete presente Will Wheaton? Il bambino prodigio in Stand by Me, rilanciato poi da Star Trek Next Generation prima di attraversare anni di oblio e che oggi ogni tanto, oltre a lavorare in tv e sul web, compare in The Big Bang Theory dove interpreta se stesso in un ruolo sì secondario ma adorabile? Ecco, stavo guardando l'episodio 23 della settima stagione di questa fantastica sit-com quando in una scena si vede proprio Will che esclama: "Ho un provino per Sharknado 2!". Lì per lì mi son detto: ecco la classica battuta di Big Bang Theory che sfrutta i fenomeni nerd del momento (sì, io ho riso di gusto). Poi, quando finalmente ho messo le mie mani pacioccose sul film, ecco che in una delle sequenze iniziali appare... proprio Will Wheaton! Ovviamente si tratta di un cameo in cui fa una bruttissima fine, ma questa è stata la prima delle tante risate di gusto che mi sono fatto durante la visione. Esatto, Sharknado nel giro di un anno è diventato un (piccolo) fenomeno di nicchia, al punto che il seguito, dotato di un budget leggerissimamente superiore al primo, contiene numerosi cameo di star o presunte tali pescate a piene mani da precedenti produzioni televisive e di serie B o addirittura dal passato e che qui hanno spesso un ruolo che in qualche modo richiama quello per cui in precedenza sono diventati famosi. Qualche nome? 
Tanya Adams (Kari Wurher)
in Red Alert 2. *sospiro*
Innanzitutto il grande Robert Hays (l'indimenticato Ted Striker, pilota d'aerei nei due film L'aereo più pazzo del mondo e seguito), Kelly Osbourne, Judd Hirsch (star del telefilm '70 Taxi), Billy Rae Cyrus (beh oggi conosciamo di più la figlia Miley), il wrestler Kurt Angle, Judah Friedlander (lo abbiamo visto in 30 Rock), Kelly Ripa (presentatrice USA) e altre personalità strettamente legate al mondo televisivo americano (rapper, meteorologi, sportivi vari). Nel cast principale abbiamo invece i confermati Ian Ziering (l'unico che ci crede davvero) e Tara Reid, affiancati da Vivica A. Fox (ce la ricordiamo in Kill Bill e Independence Day) e Kari Wuhrer (per me sarà sempre l'Agente Tanya Adams in Red Alert 2, videogame del 2000). Confermato anche il regista del primo film, Anthony C. Ferrante, per la serie "squadra che vince non si tocca". D'altronde, probabilmente il convento non è che passasse di meglio.

Qui finisce la recensione senza spoiler. Se avete voglia di vedere il film, fermatevi pure e al limite riprendete la lettura dopo la visione. Oppure proseguite pure a leggere se non temete lo SPOILER SELVAGGIO o se siete certi che non vorrete mai sprecare un'ora e mezza della vostra preziosa vita con la visione di Sharknado 2. Quindi vi avviso: da qui in poi, SPOILER COME SE PIOVESSERO SQUALI HALLELUJAH!

Squali-Molotov. Lo so che non ci crederete.
In realtà il disclaimer mi serve come pretesto per sviscerare i tre punti di forza del film. Perché alla fine questo file merita il mio plauso? Per il montaggio, per il gioco delle citazioni e per le CAZZATONE A PROFUSIONE.

Gli squali arrivano a New York. Tremate, poveri stolti.
  • Il montaggio. Non pensavo fosse possibile, ma è fatto decisamente bene. Stento a credere che dietro ci siano gli stessi tizi del primo film. Non c'è un attimo di pausa, le cazzate si susseguono a ritmo davvero vertiginoso senza inutili tempi morti. Non avete idea di quanto avrei voluto essere presente ai brainstorming della produzione. Dialoghi di questo tipo devono essere stati all'ordine del giorno:
    • Sentite, ci sono questi squali che piovono... e ci siamo spostati a New York! Per cosa è famosa N.Y.?
    • ... (secondi di silenzio imbarazzato)
    • ... a... a New York ci sono gli alligatori giganti nelle fogne!
    • Bingo! E se facessimo che un alligatore si mangia un poveraccio e subito dopo arriva uno squalo che si mangia l'alligatore in un boccone?
    • Cazzo! GENIO! F4! (e giù pacche sulle spalle e high five a manetta. Fra una birra e l'altra.)
Cosa vi ricorda questa scena?
  • Il gioco delle citazioni. Ce ne sono a raffica. In molti si saranno annoiati del citazionismo fine a se stesso e probabilmente avranno pure ragione. Ma qui mi sono divertito un mondo a cercare di riconoscerle! Ecco un elenco parziale - molte le ho prese al volo, altre me le sono (ri)scoperte leggendo in giro.
    • Ai confini della realtà. Uno squalo appare sull'ala dell'aereo e distrugge un motore mentre il protagonista osserva attonito, incerto se credere o meno a quello che ha appena visto.
    • L'aereo più pazzo del mondo. L'attore di Ted Striker fa il pilota dell'aereo. Basta solo questo.
    • Frogger. Sì, il videogame. Mi sono capottato dalle risate quando Fin si trova circondato dall'acqua con gli squali che gli girano intorno. Ad un certo punto il personaggio esclama: - Frogger! - e attraversa la strada inondata balzando di squalo in squalo!
    • L'armata delle tenebre e la Casa 2, citati a più riprese: prima con la sega elettrica, poi con il braccio di Tara Reid che si trasforma in una letale arma ammazza-squali grazie ad una... sega circolare.
    • Billy Rae Cyrus è un dottore, personaggio da lui interpretato nel telefilm Doc trasmesso anche su Canale 5. (no, non l'avevo riconosciuto, tranquilli)
    • Lo Squalo. I nomi dei nuovi co-protagonisti richiamano quelli del primo film di Spielberg.
    • Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba di Kubrik (quando Fin cavalca lo squalo come Peter Sellers ha fatto con la bomba)
    • Ritorno al futuro. La scena del fulmine sull'Empire State Building mentre Ian e Vivica reggono i cavi dell'alta tensione.
    • Non l'avevo colta, ma la scena durante i titoli di coda in cui Ian Ziering mangia da solo un pezzo di pizza è un palese richiamo alla scena finale simile in The Avengers.
    • Guerre Stellari! Vivica Fox bacia Ian Ziering e gli dice "E' un portafortuna!" (ovviamente l'originale è il "For luck!" detto dalla Principessa Leia a Luke Skywalker). Non l'ho colta sul momento, e me ne dolgo abbondantemente.
La migliore scena di tutto il film. EPIC WIN!
(suvvia, chiudete un occhio per la gommosità dello squalo...)
  • Le cazzatone! Le cazzatone! Qui se ne contano in quantità smisurata... io vi citerò solo le più eclatanti, il web è pieno di elenchi dei momenti assurdi in Sharknado 2...
    • Per tutto il film Fin e cognato se la menano col fatto che un tempo si facevano chiamare il Dinamico Duo, il primo Batman e l'altro... (Robin non viene mai nominato). In una scena dal pathos intenso e drammatico, in cui tutta la famiglia è intrappolata (fuoco che arriva dall'alto, squali incazzati dal basso), i due se ne escono di nuovo con il "Ricordi i tempi del Dinamico Duo? Facciamolo! Spacchiamo i culi!". Il cognato avanza e urla allo squalo che li blocca: "Ehi, SQUALO! Guarda qua!". LO SQUALO SI VOLTA, DISTRAENDOSI, e Fin con un balzo prende l'ascia antincendio e lo accoppa inesorabilmente. Io sono letteralmente caduto dal divano.
    • All'inizio del film la moglie di Fin ha pubblicato un libro, "Come sopravvivere ad uno Sharknado". Il libro viene sfogliato per fare un autografo - con calligrafia oscena in stampatello - fatto più o meno a metà (e già ci sarebbe da ridere per questo) ma la cosa esilarante è che dall'inquadratura si capisce che in realtà il tomo è... UN MANUALE DI UN TABLET SAMSUNG! Qui un'immagine che prova questa affermazione. Hanno speso tutto il budget per i cameo, evidentemente... Ah, per la cronaca: quel libro è davvero in vendita (!)
    • In un negozio di attrezzi e utensili si vende senza problemi il NAPALM. Mi immagino quali allegri barbecue si facciano i newyorkesi...
    • E altrettanto ovviamente, al figlio viene in mente l'idea geniale di usare suddetto NAPALM con un plasticosissimo SUPER-LIQUIDATOR. Già immagino come gli si fonderà fra le mani... ma soprassediamo.
    • Il tornado stacca la testa della STATUA DELLA LIBERTA' che rotola liberamente per la città, distruggendo tutto e falciando teste senza pietà. E riesce sicuramente anche a fare qualche curva stretta. Epico.
    • Il tornado arriva in città. Non c'è niente di meglio che prendere un pick up, scoprirne il contenuto ovvero TRE seghe elettriche, accenderle tutte e lanciarle nel vortice, che le acchiappa al volo e le fa roteare furiosamente mentre le lame affettano squali come se fossero di burro. GENIALE. Ero basito con la mascella a terra. Giuro.
    • Fin parla alla moglie che è in ospedale, senza una mano che le è stata appena asportata da uno squalo. Sapete cosa le dice? Lo sapete? "Amo', in futuro quando vuoi aiutare qualcuno, ricordati di non dire: - Posso darti una mano? - ". No, ragazzi, avevo le lacrime! LE LACRIME!
    • Il film è ambientato a LUGLIO, fuori dallo stadio di New York i personaggi hanno cappotti pesanti mentre vediamo alberi senza foglie e METRI DI NEVE accumulata per terra. Già, le riprese erano effettivamente state fatte in inverno. Peccato che poi inquadrano l'interno dello stadio, con lo speaker che annuncia la sospensione della partita causa nevicata mentre C'E' UN FOTTUTO SOLE COSI'.
    • Ian Ziering cavalca, anzi surfa gli squali. Il tutto mentre un'esplosione lo sbalza a centinaia di metri per aria; durante la caduta riesce, in ordine, a: trovare una motosega svolazzante e squartare un po' di squali; acchiappare una catena con spuntone (!) con cui infilza un altro squalo per cavalcarlo e, appunto, surfarlo; dirigere suddetto squalo verso l'Empire State Building ed infilzarlo sul pennone. Beh. I miei più sinceri complimenti per l'inventiva! Mi sono alzato in piedi ad applaudire ed urlare frasi sconnesse tipo "King Kong puppami la fava!"
La CAZZATONA SUPREMA! COWABUNGA!
Beh, amici estimatori del trash, cosa aspettate? Correte a vederlo! Non ve ne pentirete. Tutti gli altri: passate pure oltre. Non sapete cosa vi perdete, e purtroppo so che non volete saperlo. Quindi in realtà, noi e voi, siamo contenti così.

P.S.: Già confermato Sharknado 3 per l'anno prossimo...

L'unica scena degna in cui è presente Tara Reid. 

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama:
6
Obiettivamente: la trama è ridicola e solo per questo meriterebbe un 3. Ma le sue idee folli, geniali e totalmente prive di senso valgono da sole un 9. Quindi media aritmetica: 6. Sì, ho riciclato voto e battuta della recensione del primo film. D'altronde stiamo parlando di un seguito, no?
Musiche:
6,5
Il fatto che i crediti iniziali contengano la ballata di Sharknado comparsa nei titoli di coda del primo film vale da solo l'ampia sufficienza. Leggetevi la recensione di Sharknado per capire di cosa sto parlando...
Regia:
5
Un notevolissimo balzo in avanti rispetto alla desolazione del primo disastroso film. Ovviamente non ci siamo ancora se ragioniamo con occhio critico, ma non posso non premiare la buona volontà. E il regista stesso ci regala un cameo (è lo sfigato crooner con la chitarra che canta in metropolitana).
Ritmo:
8
Indiavolato e senza pause. Esattamente quello che chiedo ad un film del genere. Semplicemente, il lavoro è stato davvero sorprendentemente ottimo.
Violenza:
8
Il voto è chiaramente un'esagerazione, ma voglio rendere l'idea: in quale film trovi nugoli di squali volanti che sbucano dal nulla e spiaccicano le teste umane in un tripudio di sangue putrido fatto con pessima CGI?
Humour:
7,5
Si ride con e delle cazzatone presenti nel film. Alla fine, è il vero motivo per cui qualcuno potrebbe guardarsi Sharknado. Obiettivo ampiamente centrato.
XXX:
0
Cercate altrove...
Voto Globale:
7
Se la pensate come me, il 7 è d'obbligo. Se il genere non fa per voi o se volete valutare il film con la ragione e non con il cuore, il voto può andare tranquillamente da 0 a 4 a seconda del vostro gusto personale. Per quanto mi riguarda, Sharknado 2 è riuscito ad essere migliore del primo, e per questo io lo premio abbondantemente. Non c'è nemmeno bisogno del paragrafo finale: "E' meglio o peggio di Robotropolis?"

domenica 3 agosto 2014

The Raid 2: Berandal (2014) | Recensione

The Raid 2: Berandal
Voto Imdb: 8,3
Titolo Originale:The Raid 2: Berandal
Anno:2014
Genere:Azione, Arti Marziali
Nazione:Indonesia
Regista:Gareth Evans
Cast:Iko Uwais, Arifin Putra, Yayan Ruhian, Oka Antara

Il cast completo di The Raid 2: Berandal

Carissimi, riemergo da un oblio durato troppo tempo! Questo grazie al seguito di uno dei film action più sensazionali degli anni scorsi: The Raid: Redemption, la cui recensione si trova qui. Vi consiglio di andare a leggerla, anche solo per una rinfrescata di memoria e per capire le (grosse) differenze che il seguito, The Raid 2: Berandal, ha comportato.
Come vi raccontavo nell'altra recensione, Berandal è il film di cui il regista gallese Gareth Evans aveva già scritto buona parte della sceneggiatura e delle coreografie; il poco budget a disposizione fece sì che tutta la produzione venisse dirottata su Redemption. Mai scelta fu più felice! Successo di critica e di pubblico (in senso relativo: per una realtà come questa, cinque milioni di dollari di incassi sono grasso che cola), diritti per un remake targato USA e regista e attore principale proiettati nell'olimpo della nicchia action / arti marziali. I tempi e i soldi per la produzione di Berandal erano maturi, ed eccoci qui a commentare la nuova fatica di Gareth & Iko.
Il primo dato che salta all'occhio è la durata: 150 minuti, due ore e mezza. Berandal è un film lunghissimo, forse troppo (ci torniamo su), e qui nasce il primo grosso timore, anzi terrore: non è che per caso al regista è venuta in mente la sciagurata idea di fare un film più autoriale per dare spazio a dialoghi, sceneggiatura, sofismi e cazzate assortite snob? Tranquilli, risponderò anche a questa domanda.
Il secondo aspetto che risalta subito è che, tolti i primi dieci minuti di raccordo (il film inizia un paio d'ore dopo la fine di Redemption), Berandal può essere tranquillamente considerato un film a sé stante. Il che non è necessariamente un male: è evidente lo sforzo del regista nel cercare di distaccarsi il più possibile dal primo film! Se da un lato Redempion giocava su spazi chiusi e ristretti (un palazzo) e si sviluppava nell'arco di ventiquattro ore, dall'altro Berandal gioca su spazi aperti e una narrazione molto più dilatata con, addirittura, un salto in avanti di due anni nel giro di pochi minuti.
Perdonatemi, ogni volta che leggo Yuda
mi viene in mente costui... (da Ken il Guerriero)
La primissima inquadratura del film, di stampo quasi sergioleoniano, non è stata scelta per caso: ripresa dall'alto di un campo di coltivazione, macchine in lontananza in avvicinamento e il lento incedere di alcuni personaggi, troppo lontani per poterli riconoscere. Per cinque minuti buoni ci domandiamo cosa diavolo stia succedendo, poi la violenza improvvisa: sparo e sangue a fiotti. Si tratta di un'esecuzione. La vittima è il fratello di Rama (il poliziotto protagonista sopravvissuto del primo film). Questo evento scatena il resto degli avvenimenti: Rama (Iko Uwais) ha come scopo l'arresto di Bejo (l'esecutore del fratello) per compiere così la vendetta. Rama cambia identità (ora si chiama Yuda) e si fa portare in prigione per stringere amicizia con Ucok, il figlio testa calda di Bangun, il capo di una banda in forte ascesa a Jakarta. Bangun potrebbe essere la persona giusta per avvicinarsi a Bejo e farlo fuori. Nella prigione succede il finimondo (due scene di combattimento MAGISTRALI nel giro di venti minuti) e accade l'imponderabile; Rama / Yuda vi rimarrà per due anni invece che due mesi e, all'uscita, sarà accolto da Ucok, che lo considera un amico. Lentamente, molto lentamente, la vendetta di Rama si mette in moto, mentre intorno a lui si consumano intrighi, uccisioni, risse, dialoghi, risse, doppiogiochi, risse, parole parole parole, autoscontri, risse fino ai quaranta minuti finali che spazzano via qualunque altro film di arti marziali con due combattimenti ravvicinati semplicemente DA URLO. Sì, la trama è questa e non vi racconto altro.
Rissa nel fango della prigione!
Passiamo all'analisi del film. Se guardi The Raid 2, significa che chiedi solo una cosa: botte da orbi. E se guardi il secondo, significa che hai adorato il primo. Ecco. Il vero grosso problema di Berandal è proprio il confronto con Redemption. Sono due film totalmente diversi e il solito gioco delle aspettative potrebbe rovinare parte della visione del seguito. Berandal ha uno svolgimento decisamente più dilatato e ha lasciato spazio a molti dialoghi. Gareth Evans, evidentemente, ha voluto fare un film... più film, se mi passate questa espressione. In Redemption c'è un assalto quasi suicida contro il palazzo di un signore della droga; l'azione è frenetica, incessante e si sente tensione a pacchi. C'è poco spazio per la costruzione dei personaggi e per i dialoghi: è quasi un carosello di scontri efferati. Da storia del cinema, intendiamoci. Berandal invece ha voluto avvicinarsi ad un cinema più classico, più simile a quello di Hong Kong e degli yakuza-movie giapponesi: sono evidenti alcuni richiami a John Woo (Face/Off e Hard Boiled nello specifico) e a Infernal Affairs, per esempio. Io che ho guardato il seguito praticamente all'oscuro di trama e produzione, sono rimasto spiazzato da questo cambio di registro. Ci ho dovuto ragionare su per apprezzare lo sforzo del regista. Fare un secondo The Raid uguale al primo con qualche soldo in più sarebbe stata un'operazione troppo scontata e banale; Evans ha senz'altro voluto alzare l'asticella e fare qualcosa di simile ma diverso allo stesso tempo. Mi rivolgo a te, lettore che hai adorato Redemption: Berandal va visto una seconda volta per essere apprezzato per quello che è, una volta che ti sei tolto dagli occhi il primo film. Purtroppo va detto che, a mio parere, il cambio di registro non ha completamente giovato al film. Se fosse durato una mezz'ora in meno, ecco, allora avremmo urlato al capolavoro. Ma ci sono troppe scene inutili, dialogate e addirittura altre troppo fuori contesto. Una sforbiciata a queste era secondo me doveroso: non avrebbe intaccato il respiro più ampio della narrazione e avrebbe accelerato il ritmo generale dello svolgimento. La qualità degli scontri e delle coreografie è invece sbalorditiva. Il pregio di Evans, nonché il suo tratto distintivo è questo: riesce ad escogitare scontri grandiosi, riprendendoli in modo visivamente vicino alla perfezione. Niente tremolio da parkinson-camera tanto in voga oggi, telecamere posizionate in posti assurdi e spazi ristrettissimi (il primo scontro è un 1 vs 15 nel cubicolo dei cessi della prigione. Da manuale del cinema, e siamo solo al decimo minuto). Un altro incredibile scontro avviene all'interno di un'auto e la telecamera si sposta da un finestrino all'altro, dai sedili posteriori a quelli anteriori senza soluzione di continuità! Fenomenale! Incurante del rischio di fare spoiler (vi avviso), vi elenco qui di seguito gli scontri più fenomenali del film; anche uno solo di questi non sfigurerebbe in una produzione hollywoodiana con un budget più alto di cinquanta volte. Ma noi queste scene ad Hollywood non le vedremo mai: lì non ci sono stuntmen incuranti del dolore, non ci sono scene riprese effettuate con assoluto e totale sprezzo del pericolo, magari senza assicurazioni invadenti...
  • Scontro Rama/Yuda vs 15 sgherri nei bagni della prigione.
  • Rissa totale globale fra detenuti e altri detenuti, poi fra detenuti e poliziotti. Sotto la pioggia battente, in un mare infinito di fango che rallenta i movimenti e li rende goffi; non a tutti, ovviamente.
  • Scontro allucinante nel magazzino fatiscente di un vecchio produttore di film a luci rosse e spacciatore di droga. Armi da fuoco e calci volanti si alternano a velocità inaudita.
  • Rissa in un ristorante con tanto di piastre di cottura usate per adagiare delicatamente i volti delle povere vittime.
  • Forsennato inseguimento fra automobili, mentre all'interno delle quali volano sganassoni e ginocchiate da fratture multiple.
  • Doppio scontro finale negli ultimi quaranta minuti: prima il triello fra Rama e Hammer Girl e Baseball Guy, poi il fantastico combattimento contro l'Assassino (lo sgherro di Bejo) in venti minuti di follia crescente, scena che ha richiesto ben dieci giorni di riprese.
Hammer Girl
Ecco, parliamo degli ultimi tre personaggi nominati: Berandal ha avuto anche una sbandata che qualcuno ha definito un po' manga. Hammer Girl è una ragazza sordomuta che uccide gli avversari usando due martelli; con la punta piatta frantuma tutto, con il lato togli-chiodi squarcia i poveri malcapitati. Baseball Guy usa invece una mazza da baseball metallica e spacca le teste lanciando le palline con precisione letale. L'Assassino è invece esperto di arti marziali indonesiane e si avvale dell'aiuto di lame curve micidiali con le quali strappa letteralmente le guance dei poveracci che ostacolano il suo cammino.
Baseball Guy: sfigato ma letale...
Manga o meno, questi scontri sono fra i più epici, cattivi, violenti, di esecuzione magistrale che io abbia mai visto. Soltanto nel primo The Raid c'è uno scontro superiore. Mad Dog vs 2. A proposito di Mad Dog! L'attore (nonché coreografo ufficiale di entrambi i film insieme ad Iko Uwais) ha una parte anche nel seguito, nonostante il personaggio fosse diverso. Yayan Ruhian merita rispetto! Peccato che la sua parte fosse una di quelle che io avrei tolto nel montaggio finale...
Nota finale sulle musiche: elettroniche, per nulla invasive ma adatte allo scopo e che, in alcuni casi, accompagnano l'azione in modo sublime. Nello scontro finale c'è un perfetto connubio di crescente violenza visiva e crescente cattiveria musicale fino all'esplosione conclusiva. In quel momento ero vicino all'estasi, sappiatelo. 
Yayan Ruhian, il Mad Dog del primo film. Qui irriconoscibile!
Commento finale: Berandal è un grande film, su questo non ci piove. Non piacerà alle ragazze appassionate di film sentimentali, non piacerà agli snob intellettualoidi, non piacerà agli amanti delle seghe mentali di Nolan. Ma per chi adora l'action e l'arte marziale con totale sprezzo del pericolo e del dolore, ecco, questo è un film che nel tempo diventerà una pietra miliare e un nuovo termine di paragone. Il voto l'avrete già sbirciato: Redemption aveva preso nove, Berandal non va oltre il sette e mezzo. Questo perché è un film imperfetto, funestato da una durata eccessiva, da dialoghi inutili e da scene senza senso. Redemption aveva una coerenza di fondo, Berandal a volte si perde per strada. Questo è un peccato, ma lo considero veniale. Ben vengano i tentativi del regista di migliorarsi anche battendo strade diverse da quelle conosciute. Tutto fa brodo, anche gli errori, se questi servono a sfornare il capolavoro definitivo supremo, che sarà The Raid 3. Io ci spero e ci conto!

L'epico ed indimenticabile scontro finale con l'Assassino.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 6,5
La trama è sicuramente articolata per essere un action estremo. Non ci sono colpi di scena eclatanti, ma fa il suo dovere.
Musiche: 7
Niente Shinoda come era avvenuto nel primo film, ma il risultato è buono comunque. Musiche non invasive ma adatte allo scopo, con punte di eccellenza nel combattimento finale.
Regia: 8
Le qualità tecniche e registiche sono indubbiamente di alto livello, sopratutto se si tiene conto del budget ridicolmente basso rispetto a produzioni analoghe americane. La fotografia è eccellente e le immagini sono sempre chiare.
Ritmo: 6
E' la nota dolente di Berandal. A parte un inizio scoppiettante e un finale travolgente, la parte centrale è troppo intervallata di parti inutili e dialoghi soporiferi che rallentano eccessivamente il ritmo. Niente svolta autoriale del regista, per fortuna, ma si poteva equilibrare meglio.
Violenza: 9
Gli scontri sono il motivo principale per cui guardare questo film: e da questo punto di vista, le aspettative sono tutte soddisfatte. Ottimo lavoro di coreografia e di infermeria, dato che sicuramente gli stuntmen si sono fatti malissimo in più di una occasione...
Humour: 2
Film fottutamente serio! Punto.
XXX: 1
Poco o nulla da segnalare.
Voto Globale: 7,5
Berandal è un grandissimo film: combattimenti supremi, azione esaltante, senso di appagamento finale. Peccato per l'eccessiva durata che, di per sé, non sarebbe stato un problema se non ci fossero state troppe scene piene di dialoghi inutili. Promosso ma non all'altezza del primo. A mio giudizio.

venerdì 28 marzo 2014

Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione (1984) | Recensione

Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione
Voto Imdb: 6,1
Titolo Originale:The Adventures of Buckaroo Banzai Across the 8th Dimension
Anno:1984
Genere:Fantascienza / Commedia
Nazione:Stati Uniti
Regista:W.D. Richter
Cast:Peter Weller, John Lithgow, Ellen Barkin, Jeff Goldblum, Cristopher Lloyd

Buckaroo Banzai e i suoi amici

Giampy vs Le avventure di Buckaroo Banzai nella quarta dimensione: la storia di un baldo giovin ragazzo che si confronta con un film che molti americani e qualche italiano considerano un cult della cinematografia fantascientifica anni '80. Risultato: entrambi ne escono con le ossa rotte.

Ah, quegli occhiali sobri...
Esistono personaggi talmente perfetti che non sbagliano mai e risolvono tutto grazie alla propria intraprendenza ed intelligenza. Quelli che non devono chiedere mai e che rischiano di rasentare l'onnipotenza al punto da risultare irritanti. Permettetemi di dire che Buckaroo Banzai li batte tutti in quanto a sboronaggine. Cito liberamente dal cartello del film che appare durante i titoli di testa: Buckaroo Banzai (sì, è il suo nome. Forse) è uno scienziato, un neurochirurgo, un avventuriero, un famoso rocker chitarrista & frontman della band Hong Kong Cavaliers e protagonista dell'omonimo fumetto. Intendiamoci bene: non sto parlando del merchandise legato al film (altrimenti avrei aggiunto il videogame che ha tratto ispirazione proprio dal film), ma di cose dette o viste durante la pellicola. Sì, durante il film qualcuno legge un fumetto in cui il protagonista è lo stesso Buckaroo. Insomma, avete mai visto un neurochirurgo armato di chitarra elettrica che decide di fare un salto inter-dimensionale? E magari con l'intenzione di salvare il mondo? Se la risposta è sì, evidentemente conoscete già questo film. Se la risposta è no, lo state scoprendo adesso.
Il pick-up!
Il film inizia con Buckaroo Banzai che esegue un difficilissimo intervento chirurgico; il tempo di portarlo a termine con successo, ed ecco che lo vediamo pronto a compiere un'impresa mai vista prima. Il nostro Illuminato ha infatti elaborato uno speciale marchingegno in grado di varcare le dimensioni e l'ha montato su un pick-up della Ford (un modello F-350 per essere precisi). Il succo di questa impresa è lanciarsi contro una montagna con suddetta auto taroccata all'inverosimile per dimostrare che, al posto dello schianto, tutti vedranno la macchina sparire per poi ricomparire oltre la montagna. Grazie ad un balzo dimensionale. L'esperimento riesce (quasi) perfettamente e, a dimostrazione dell'avvenuto balzo, attaccato alla macchina c'è un ributtante organismo proveniente dall'ottava dimensione, proprio quella raggiunta da Buckaroo Banzai.
Il Dr. Lizardo (a sinistra)
L'esperimento ha risonanza mondiale e la notizia raggiunge il Supercattivone del film, il Dr. Emilio Lizardo, che evade dal manicomio criminale in cui era rinchiuso. Il suo obiettivo è semplice: impossessarsi del marchingegno e riuscire così ad andare nell'ottava dimensione. A fare cosa, non me lo ricordo, scusate. Ad incasinare il tutto ci sono gli alieni provenienti da questa dimensione, divisi in due razze: i Rossi e i Neri Rasta. Ah! Gli alieni sono tra noi, travestiti da umani, e non possiamo distinguerli. Solo chi resta folgorato da una cabina telefonica (!!! - così succede a Buckaroo) acquisisce il potere speciale di riconoscerli. Insomma, gli alieni sono in lotta fra loro e minacciano di distruggere la Terra. Toccherà a Buckaroo Banzai cercare di salvare il mondo con l'aiuto della sua banda, gli Hong Kong Cavaliers, insieme allo zoccolo duro di amici e fan che accorrono ad assisterlo. Come avete appena notato, la trama è un guazzabuglio incasinato all'inverosimile. Sembra, in effetti, che gli autori si siano calati d'acido prima di mettersi a scrivere le prime righe. E pure quelle successive.

Gli alieni.
Parlare in modo critico e dettagliato di un film simile è, forse, fatica sprecata. Buckaroo Banzai non ha chissà quali pretese; il regista e gli autori hanno voluto divertirsi (e penso l'abbiano fatto fragorosamente), e hanno inserito tutte le cazzate che venivano loro in mente. Del tipo: "Ci mettiamo questa bella anguria in una pressa, senza un motivo?", "Fiiiiigo dai facciamolo!". Oppure: "Facciamo che gli alieni cattivi, che sembrano brutti e cattivi ma che poi in realtà sono i buoni, assomiglino tutti a Bob Marley?", "Cazzo, subito! Genio! Genio!". Fossi stato in quegli anni, probabilmente anch'io avrei fatto lo stesso. Anzi, rettifico: lo farei pure adesso. Bisogna capire però se questo frullato di assurdità possa piacere anche agli spettatori. Quando uscì nei cinema americani nel 1984 il film fu un flop colossale, ma col tempo ha acquisito lo status di cult - esclusivamente in America - dopo il rilascio della versione home video. Non so se sia una causa o un effetto, ma l'elenco dei film che in seguito hanno citato Buckaroo Banzai è bello nutrito. E' un dato inequivocabile del fatto che il film abbia davvero lasciato un segno; ne cito alcuni, tenendo presente che l'elenco completo si trova qui. Mad Max oltre la sfera del tuono, Ritorno al futuro (il flusso canalizzatore!), Grosso guaio a Chinatown, Le ragazze della Terra sono facili, Essi vivono, Atto di forza, Fight Club, Matrix Reloaded. Niente male, nevvero?
Christopher Lloy e la sua espressione corrucciata.
Perché Buckaroo Banzai è un cult? Onestamente, non so darmi una risposta. Il film è oggettivamente brutto. Brutto nell'accezione che potremmo dare se dovessimo descrivere la figlia di Fantozzi. Eppure... ha un qualcosa di stranamente magnetico che cattura l'attenzione. Solo a sprazzi e per giunta troppo brevi. Ma qualcosa c'è, s'intravede. Il cast, per esempio: leggo i nomi, e scuoto mestamente la testa. Penso che questo film sia un incredibile esempio di come un cast ricco di nomi di spicco sia stato usato così malamente. Il protagonista è Peter Weller: tutti ce lo ricordiamo per Robocop; intorno a lui si muovono Jeff Goldblum (uno degli attori più riconoscibili, negatelo se ne avete il coraggio!), Ellen Barkin nel massimo del suo splendore, il sempre grandissimo Christopher Lloyd e soprattutto l'immenso John Lithgow nella parte del supercattivo Lizardo. Se escludiamo quest'ultimo, autore di una grandissima interpretazione, sono costretto a stendere un pietoso velo su tutti gli altri nomi appena elencati: la recitazione è agghiacciante. Sembra di assistere al filmino della recita dell'oratorio. Meglio, anzi peggio: paiono le scene scartate prima del montaggio finale... i dialoghi sono assurdi, le espressioni di sorpresa sembrano prese direttamente dalle foto delle pubblicità dei Big Jim di Topolino, le scene concitate sono coreografate in modo pietoso e dilettantesco.
Un inguardabile Jeff Goldblum
Per essere un film a basso/medio budget, gli effetti speciali non sono però da buttare via, anzi. Molte scene sono ben fatte e risultano godibili. A rovinare tutto, però, sono i costumi e quel look terrificante che marchia in modo indelebile il film come sottoprodotto genuinamente anni ottanta. Può essere il suo più grande difetto, ma anche il suo tratto più distintivo. Potrei quasi definirlo un "delirio visivo pop". Purtroppo a me non è bastato. Non basta una colonna sonora elettro-pop genuinamente eighties, non basta la follia generale di cui è permeato, non bastano gli effetti speciali che, per essere di quell'epoca, avevano dei colpi di genio. La somma delle parti, purtroppo, è stata un vero sfacelo. Compreso un montaggio pessimo e una sceneggiatura inesistente. La regia di W.D. Richter è oggettivamente da mani nei capelli (quelli di Lithgow). Non ringrazierò mai abbastanza Richter per aver, di fatto, firmato la sceneggiatura di Grosso Guaio a Chinatown, ma non posso dire che abbia realmente lasciato un solco nella storia come regista: finora ne ha diretto un altro, lo sconosciuto Surgelati Speciali (1991) di cui non so assolutamente nulla. Ok, ammetto la mia ignoranza. Va un po' meglio la sua carriera come sceneggiatore: oltre al citato cult di John Carpenter, Richter ha firmato Cose Preziose (dimenticabile film tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King), Brubaker (1980, con Robert Redford), A casa per le vacanze (1995, di Jodie Foster con Robert Downey Jr.) e Stealth - Arma Suprema (2005, di Rob Cohen).
Ellen Barkin, anzi la coscia di Ellen Barkin
Il colpo di grazia arriva con questa osservazione: mentre assistevo esterrefatto al film, mi è successa una cosa che mi capita davvero raramente. Non vedevo l'ora che Buckaroo Banzai finisse, mentre l'ansia di veder scorrere i minuti troppo lentamente mi corrodeva il cervello. Quando finalmente sono arrivati i fantastici titoli di coda (che valgono tutto il film, e che riassumono in tre minuti la quintessenza e la folle cialtroneria di Buckaroo Banzai), ho tirato un lunghissimo sospiro di sollievo. L'agonia è finita!, ho pensato, è finita in modo dignitoso ma, cazzo, non ne potevo più!
Ecco l'epitaffio su questo film: un cult suo malgrado, che con gli occhi di oggi diventa di difficile digestione.
Solito commento finale, a margine, sulla versione italiana. Per ignoti motivi, la dimensione citata nel titolo italiano è la quarta; sia nel titolo originale americano che nella traduzione italiana dei dialoghi, la dimensione effettiva è l'ottava. Spiegatemi il perché, vi prego. Forse la parola "ottava" allungava troppo il titolo? (di una lettera...) Forse hanno deciso che otto dimensioni erano troppe e le hanno dimezzate d'ufficio? Misteri dei distributori italiani.

Vorrei infine condividere con voi questa riflessione. Il mio giudizio finale sul film è una sonora stroncatura, ma... c'è un ma grosso come una casa e che pesa tanto quanto l'antimateria. Ho ripensato alla recensione che ho fatto sul film The Barbarians & Co. e mi si è accapponata la pelle. Per capire perché, vi invito a leggerla e di tornare qui subito dopo.
L'avete fatto?
Ecco la riflessione. Fino a che punto la nostalgia influenza i giudizi di una persona?
Ellen Barkin, anzi l'altra
coscia di Ellen Barkin.
The Barbarians non è certamente un film migliore di Buckaroo Banzai, anzi: è di una rozzezza e demenzialità quasi fuori scala. Eppure l'ho trattato con una certa indulgenza canaglia mentre una lacrimuccia scendeva sulla tastiera. Perché l'ho sentito mio, parte della mia stessa esistenza. Buckaroo invece sbuca dal nulla, pur essendo sempre figlio di quegli anni, eppure non mi appartiene e non mi ha comunicato niente. Solo un po' di sana follia e una sottile, bastarda voglia di prendere a ciabattate il televisore. Non c'è niente da fare, questo dimostra due cose: primo, che non sarò mai bravo a recensire un film che ho vissuto troppo in epoche lontane; secondo, che Buckaroo Banzai è invecchiato male, anzi malissimo. Insomma, io dico sempre: portiamo rispetto agli anziani. Tranne a quelli che intasano le poste di prima mattina o si mettono in coda alla banca quando io sono obbligato a prendere un permesso dal lavoro. Buckaroo Banzai è un po' il vecchietto scassaminchia che invece si improvvisa capocantiere a bordo strada, con le mani giunte dietro la schiena. Da osservare con un misto di pietà e tenerezza, mentre mentalmente gli dai un buffetto sulla guanciotta.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama:
4
Folle, assurda, inesistente, senza capo né coda. Frutto di LSD mischiato con vodka al melone.
Musiche:
7
Soundtrack inequivocabilmente anni ottanta: non posso non apprezzarla.
Regia:
5
Del fatto che ci fosse un regista, me ne sono accorto nei titoli di coda. Montaggio raccapricciante, scene scollegate, azioni con un rapporto di causa-effetto  totalmente casuale e per nulla giustificato. Un delirio.
Ritmo:
5
Non vedevo l'ora che il film finisse. Non è un buon biglietto da visita...
Violenza:
4
Non è violento e le scazzottate sono ridicole.
Humour:
7
E' un film profondamente cialtrone; riderete per alcune sue trovate e riderete per altre sue assurdità inaspettate. Indubbiamente è un film che diverte.
XXX:
1
Non metto zero solo in onore delle gambe di Ellen Barkin. Ho detto.
Voto Globale:
4,5
In tutta onestà, non è un film che consiglierei. Irritante a tratti a causa del protagonista, ansiogeno a causa della voglia di arrivare indenni alla fine. Ma sempre e comunque genuinamente anni ottanta. Se vi piace il suo spirito cialtrone e fumettoso, se ritenete che i vostri film preferiti abbiano un debito con Buckaroo Banzai, portatelo pure alla sufficienza. Con me, purtroppo, qualcosa si è inceppato e non ha funzionato.
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