giovedì 16 aprile 2015

Elephant White (2011) | Recensione

Elephant White
Voto Imdb: 5,1
Titolo Originale:Elephant White
Anno:2011
Genere:Azione
Nazione:Stati Uniti / Thailandia
Regista:Prachya Pinkaew
Cast:Djimon Hounsou, Kevin Bacon, Jirantanin Pitakporntrakul

Vah, che colori.
Recensione volante per Elephant White, un filmetto passato, forse giustamente, in sordina ma che ha qualche suo piccolo perché. Il protagonista è Curtie Church, interpretato dal buon vecchio Djimon Hounsou (ultimamente l'abbiamo visto in Fast & Furious 7). Siamo in Thailandia, Church è un killer professionista che uccide su commissione. Dato che ha una coscienza - distorta, d'altronde è un sicario - lui uccide solo persone brutte e cattive. Il suo ultimo incarico è apparentemente semplice: deve uccidere sei persone per 60.000$. Le future vittime fanno parte di una gang malavitosa invischiata in una torbida storia di prostituzione minorile (d'altronde siamo in Thailandia, vogliamo non parlare della sua grossa piaga sociale?); la gang sta vivendo un momento turbolento: il Grande Vecchio sa che non camperà a lungo e deve decidere chi sarà il suo successore: suo figlio (un vero inetto) o il fedele factotum, astuto come una faina e molto più affidabile? Mentre la risposta del quesito è evidente a tutti tranne che al Grande Vecchio, Church inizia a disseminare pallottole fra la gang. All'improvviso nel suo rifugio (il campanile di una chiesa - notare il cognome del protagonista: ah, queste fantastiche coincidenze di sceneggiatura!) fa la conoscenza di Mae (Jirantanin Pitakporntrakul), una quattordicenne vittima della gang, ex-prostituta in fuga e in cerca di protezione. Mae diventerà una sorta di guida spirituale per Church, che vede in lei una sorta di via per espiare il suo cammino fatto di bossoli e fucili da cecchino. Per inciso, Church sa che da solo non potrà mai farcela, e chiede l'aiuto di Jimmy l'Inglese (Kevin Bacon), trafficante d'armi un po' schizzato di cervello che non si capisce bene da che parte stia davvero (se stesso, quello sicuramente). Non racconto altro della trama, che non offre altri spunti interessanti nonostante ci sia un colpo di scena finale non indifferente. Che io, stranamente, avevo capito ben prima della rivelazione finale.
Il film riassunto in una inquadratura.
Ordunque, cos'ha di interessante questo film? Diciamolo subito: l'ho guardato esclusivamente perché mi è caduto l'occhio sul nome del regista, altrimenti l'avrei splendidamente ignorato. Prachya Pinkaew (anche stavolta sono riuscito a scriverlo senza fare copia e incolla! PAURA!) è un nome che è già comparso in questo blog, associato principalmente a Tony Jaa (anche lui presente in Fast & Furious 7) e al cinema di arti marziali thailandese: regista di Ong Bak, Chocolate, The Protector - la legge del Muay Thai, e produttore di Born to Fight - Nati per combattere. Tutti film profondamente thailandesi, basati su una forte componente action, con acrobazie ai limiti del suicidio da parte degli stunt man, trama vicina al nulla cosmico (Chocolate a parte) e ralenty inseriti fastidiosamente a raffica per sottolineare i momenti più eclatanti. Elephant White è il suo primo film di produzione (anche) statunitense, con attori di una certa notorietà e girato in lingua inglese: inutile nascondere la mia curiosità. Purtroppo, come temevo, il risultato non è stato esaltante. Questo destino sembra comune a molti registi asiatici quando cercano di sfondare nel mercato americano; il primo nome che mi è venuto in mente è John Woo, che al primo tentativo americano se ne uscì con Senza Tregua, a mio avviso decisamente inferiore alle sue produzioni precedenti di Hong Kong e a quelle hollywoodiane successive. Il ritmo di Elephant White, per quanto buono, non è minimamente ai livelli di The Protector o Ong Bak; le scene d'azione sono centellinate e non hanno quella sana nota autolesionista citata precedentemente, sia a causa dei maggiori limiti imposti dalla produzione americana che a causa del fatto che il protagonista è un cecchino e non un mischiatore d'ossa altrui. Djimon Hounsou e Kevin Bacon svolgono il compitino senza eccellere (fra i due, un pelo meglio Bacon nonostante non sia minimamente credibile nella parte di un britannico). La fotografia è molto buona, i colori sono insolitamente vivaci e rendono bene la Bangkok dalle due facce dipinta dal regista: quella sgargiante di giorno e quella oscura e malavitosa di notte. Tutta la trama, che procede in modo lineare e senza sussulti, è imperniata su questo famoso colpo di scena finale che dà un altro senso al film (e alla vita del protagonista), ma che lascia non tanto interdetti, quanto con quella sottile sensazione di presa pel culo. Ah, dato che il film è thailandese, non poteva non comparire un enorme elefante bianco, protagonista di un metaforone che non ho capito, al centro di una scena insensata e inopinato oggetto del titolo del film. Eppoi non c'è nemmeno Tony Jaa a difendere l'onore perduto degli elefanti! In conclusione: un titolo dimenticabile, da guardare giusto se avete voglia di completare la filmografia di un regista abituato a regalarci scene d'azione di ben altro spessore. Un'occasione sprecata.

Intenso primo piano di Mae, interpretata da
attrice-dal-nome-impronunciabile-uscito-da-una-gag-di-aldo-giovanni-e-giacomo

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 6
Uhm. Meh.
Musiche: 6,5
Solito electro-strano dei film di Pinkaew. A me non è dispiaciuto, ma i miei gusti sono orribili.
Regia: 6,5
Non male. La qualità visiva, dato anche il budget a disposizione, è buona.
Ritmo: 7
Un paio di buone scene, quelle corali dove scatta qualche rissa ed un inseguimento per le vie della città.
Violenza: 6
Sei di stima, perché il marchio di fabbrica del regista è presente. Ma si poteva fare meglio.
Humour: 5
La spalla comica è Kevin Bacon, il che è tutto dire.
XXX: 5
C'è un bordello, ma non è che si veda chissà che.
Voto Globale: 5
Occasione sprecata, film dimenticabile.

lunedì 13 aprile 2015

Fast & Furious 7 (2015) | Recensione

Fast & Furious 7
Voto Imdb: 8,1
Titolo Originale:Furious 7
Anno:2015
Genere:Azione
Nazione:Stati Uniti
Regista:James Wan
Cast:Vin Diesel, Jason Statham, Michelle Rodriguez, Paul Walker, Dwayne Johnson, Kurt Russell, Tony Jaa, Djimon Hounsou, Tyerese Gibson, Ludacris

Parte del cast maranza-style

Premessa
Ecco la solita premessa che ogni tanto (quando mi fa comodo) inserisco: Fast & Furious 7 ha incassato un botto, è il quarto miglior debutto di sempre negli USA, è stato visto da un fracco di persone e per questo motivo la sua presenza stride con il titolo del Blog e con il suo disclaimer. Però, come sempre, alla fine decido io e recensisco quello che mi pare e piace. L'eccezione non diventerà una regola, ma ogni tanto ci vuole. Eppoi avevo già parlato di Fast & Furious 6, recensione che vi invito a leggere perché nel prosieguo della lettura potreste trovare qualche riferimento ad essa.

La recensione
E così ci siamo giocati la serie di Fast & Furious con La Moglie! Amen. Forse non era il film migliore per partire... o forse non era nemmeno il caso di iniziare. Ma facciamo un passo indietro.

Io e La Moglie decidiamo i film così.
L'Angolo dell'Aneddoto Inutile! Che serve giusto per spiegare la frase precedente. Dal momento che, quando si tratta di cinema, non sempre i gusti miei e de La Moglie collimano, talvolta capita che si debba scendere a compromessi. L'ultimo è stato risolto in questo modo: il giorno di Pasqua si va a vedere un film scelto da lei e qualche giorno dopo un film scelto da me. La sua scelta è stata Into the Woods, la mia Furious 7. Ok: stavolta i gusti erano talmente lontani che potevamo misurarli solo in anni luce...

Into the Woods
Apro una piccola parentesi, per quei pochi che sono curiosi di conoscere il mio illuminatissimo giudizio (rido da solo) sul musical disneyano del momento. Into the Woods è veramente ATROCE. Non per il film in sé, che non è nemmeno fatto malaccio, ma perché è un musical della peggior specie, uno di quelli in cui l'80% è cantato e il 20% parlato. Basta solo questo per farmi bocciare un film senza passare dal via. Lo stesso motivo, giusto per restare in tema Disney recente, per non farmi apprezzare Frozen (nonostante abbia un rapporto migliore fra parlato e cantato) e per elogiare invece la formula perfetta trovata per Rapunzel - L'intreccio della torre. Superata l'idiosincrasia verso il genere, un giudizio più obiettivo vuole che si apprezzi la fotografia e la scenografia (davvero d'effetto), e che si possano spendere parole di elogio per qualche attore che si è distinto più di altri: Emily Blunt grandiosa nella parte della moglie del fornaio e Chris Pine in quella del principe deficiente. Poi c'è la solita Meryl Streep che urla "Voglio l'Oscar" ad ogni inquadratura, c'è Johnny Depp che fa Johnny Depp mascherato da Lupo Cattivo, c'è Anna Kendrick che ha proprio una faccia da stronza di suo ma, ahilei, la disegnano così e non può farci niente, e c'è la solita solida regia di Rob Marshall. Non un film eccezionale, ma che si lascia guardare se apprezzate il genere. Interessante il lavoro concettuale di trovare un filo conduttore (il bosco) per unire e collegare tra loro tante diverse fiabe classiche. Per me è sempre e comunque un 4 senza appello.

Fast & Furious 7
Torniamo al titolo in oggetto.
Paul Walker, Vin Diesel, Kurt Russell.
Sulla trama c'è poco da raccontare: il tema poteva essere come sempre LA FAMIGLIA, ma a mio avviso c'è stata una sottile, impercettibile, velata, quasi sussurrata sterzata verso la TAMARRAGGINE BORIOSA FINE A SE STESSA. Intendiamoci: ce n'era a pacchi anche nei film precedenti, ma qui si è deciso di andare veramente oltre. C'è Vin Diesel più grosso che mai che riempie la scena parlando sempre a monosillabi, e poi ci sono tutti gli altri. E c'è, per certi versi, l'ingombrante presenza/assenza di Paul Walker. Come è noto, l'attore è morto in un incidente stradale durante le riprese, che si sono fermate per quattro mesi, per poi riprendere grazie ai fratelli di Paul che hanno accettato di sostituirlo dove possibile. Era impossibile non domandarsi come avrebbero risolto la questione e quale sarebbe stato lo spirito generale del film. La soluzione offerta dalla produzione ha fatto storcere il naso a molti e ha commosso qualcuno. Ammetto di aver avuto gli occhi leggermente lucidi ma, giuro, è stato solo un attimo... non dico nulla per evitare spoiler, se poi mi gira aggiungo un paragrafo finale per dire la mia.
La trama di Furious 7 è un inutile orpello. Tutto gira intorno ad una hacker (che si scopre essere una gnoccolona, e ovviamente non mancheranno tristi gag su questo aspetto) che ha inventato il famigerato Occhio di Dio, un micro-stick che, una volta collegato alla Grande Rete, si interfaccia col mondo intero (telecamere, smartphone, circuiti chiusi di sicurezza, tv, etc) e riesce a rintracciare la posizione di chiunque nel giro di pochi secondi. Una manna soprattutto per la polizia! Solo che c'è un piccolo problema: un mercenario sanguinario ha rapito l'hacker e l'ha portata in un posto inaccessibile tipo Azerbaijan o qualche altra repubblica impronunciabile sperduta dell'ex URSS. Chi se non Toretto e la sua FAMIGLIA possono salvarla? A complicare le cose c'è la comparsa di Jason Statham, che vuole uccidere Toretto per vendetta (è il fratello del cattivo di The Fast and the Furious 3 - Tokyo Drift). Il suo personaggio rappresenta il triplo salto carpiato all'indietro coefficiente 3.5 degli sceneggiatori nel patetico tentativo di unire con un sottile (quasi inesistente) filo rosso il settimo episodio a quelli precedenti. In realtà è evidentissimo come la sceneggiatura sia stata costruita in ben altro modo: produttori, sceneggiatori e Vin Diesel hanno deciso a tavolino le scene più sborone che venissero loro in mente e solo successivamente hanno cercato di costruirci attorno il film. Dando poi tutto in mano ad un regista bravo quanto basta a non rovinare tutto.
Michelle "smemorina" Rodriguez e Vin Diesel
Una volta liquidata la trama, anche questa volta ricolma di cazzatone inverosimili, errori grossolani, vistosi buchi di sceneggiatura, salti illogici e, ciliegina sulla torta, dialoghi terribilmente imbarazzanti, cosa rimane di Fast & Furious 7? Ancora tanto. In altri film questa premessa sarebbe stata più che sufficiente per esprimere un giudizio lapidario come le battute mono-rigo di Vin Diesel. Ma noi appassionati sappiamo che F&F7 è uno di quei casi in cui al cinema non vai per il contenuto ma per il contenitore. Brutto a dirsi, ma è assolutamente così. Anche stavolta il prodotto è ottimamente confezionato, almeno strettamente da questo punto di vista. Cerchiamo di fare un po' di ordine elencando i pro e i contro del film, chiudendo con alcune considerazioni sul cast.

I pro
  • Ovviamente, al primo posto ci sono le scene action, girate senza quasi usare computer graphic. James Wan ha ottimamente raccolto il testimone dal regista dei film precedenti Justin Lin. Sono tantissime scene a spiccare, la scelta è ardua... mi limito a citare:
    • Il volo delle auto lanciate da un aeroplano con atterraggio vero con paracadute. Scena ripresa anche nel trailer ufficiale: oggettivamente, è spettacolare. Inverosimile, ma di grande impatto. Il bello è che per le riprese, le auto sono state lanciate davvero (senza nessuno a bordo, ovviamente), con una percentuale di successo del 70%. Non so cosa pensare di quel 30% di fallimento e dei conseguenti rottami sparsi in giro per il Colorado...
    • La corsa (volo?) forsennata della supercar Lykan Hypersport che sfonda tre palazzi del complesso Etihad Towers, simbolo di Abu Dhabi. Qui avrei voluto alzarmi in piedi ad applaudire in mezzo alla sala, a frenarmi è invero bastato lo sguardo severo e colmo di disapprovazione de La Moglie. Già mi presentano un'auto da sogno, attualmente la più costosa al mondo (un milione di euro in più della Bugatti Veyron), e prodotta in soli 7 esemplari. Poi me la lanciano contro le vetrate dei palazzi, facendole fare delle evoluzioni assurde e mirabolanti, e volete che io non mi esalti? Siete cattivi!
    • Il lancio di Toretto giù dal dirupo di montagna con la sua auto. Beh, questa è la dimostrazione del non pensare in via convenzionale di Toretto. Anzi, del non pensare e basta. Sei accerchiato da decine di auto cazzutissime mentre i cattivi ti puntano missili addosso? Nessun problema! Ti butti già dalla scarpata - proprio in senso verticale - perché tanto sai che non ti fai niente. E così avviene. Auto da rottamare, ma è solo un insignificante dettaglio.
    • La devastazione finale di Los Angeles causata da inseguimenti assurdi e aereo drone letale armato di missili teleguidati scagliato lungo le vie cittadine. Jason e Vin che se le danno di santa ragione con chiavi inglesi da un metro, ambulanze che si buttano contro gli aerei, ponti divelti neanche fossimo in Pacific Rim, palazzi crollati come se ci fosse stata una zampata di Godzilla. Ed era solo Toretto con la sua gang...
  • Finalmente un cattivo come si deve: Jason Statham spacca di brutto. Granitico, massiccio, mono-espressivo come si conviene a questi ruoli, un vero mastino che non molla mai la presa. I due combattimenti migliori sono stati riservati proprio a Jason: quello con The Rock in apertura e quello finale con Vin Diesel. Niente ruolo macchietta a fare da spalla a Stallone come in Expendables / Mercenari, ma solo tanta sana cattiveria.
  • Kurt Russell. E' stato un piacere rivederlo in una produzione ad alto budget. Certo, è invecchiato male, ma il suo personaggio l'ha reso con mestiere e la giusta dose di autoironia. Il buon vecchio Kurt.



Ecco due immagini della splendida Lykan Hypersport prese dal sito ufficiale. Click per ingrandire.

I contro
  • La sceneggiatura, veramente pietosa ed agghiacciante. I buchi e gli errori sono a volte grossolani. Ad esempio, Elsa Pataky dice che nella rissa iniziale The Rock si è spaccato il collo e le gambe in due punti; poi lo inquadrano con un gesso al braccio e un asciugamano sulla gamba distesa (!). I salti di scena spesso sono troppo azzardati o per nulla spiegati; ad esempio, non ti dicono come fa Vin Diesel a cavarsela dopo che ha devastato i tre palazzi Etihad nella scena citata precedentemente. Per non parlare di uno dei più grossi controsensi: a cosa cazzo serve l'Occhio di Dio se poi Jason Statham li trova ovunque si trovassero? Azerbaijan, Abu Dhabi, Tokyo, Los Angeles... in un arco narrativo che coprirà forse una settimana di tempo.
  • I dialoghi fanno davvero sanguinare le orecchie (così dice l'amico Marco, e non posso che dargli ragione) e in film come questo la cosa migliore sarebbe far parlare gli attori il meno possibile. Le gag, fra l'altro, non è che facessero molto ridere.
  • Due attori, che aspettavo con ansia, sono stati utilizzati poco o male: The Rock ha un ruolo molto marginale a causa di conflitti con le riprese del film Hercules; il vero delitto è però stato compiuto con il grande Tony Jaa, qui al debutto in un film occidentale. Una presenza poco incisiva e con un solo vero combattimento degno di nota, purtroppo con Paul Walker. Non il massimo per lasciare il segno e aspirare a ripercorrere le orme di un Jet Li con Arma Letale 4. E con quei baffetti da sparviero è proprio inguardabile.
  • Le musiche. Esprimo lo stesso giudizio dato in Fast 6 e non aggiungo altro.

The Rock e Jason Statham. Yeah!

Come ho scritto nella recensione di Fast 6, anche nel seguito il cast multietnico ha un ruolo molto importante nella serie. Non tanto per la bravura recitativa, qui francamente non necessaria, quanto per il carisma e l'appeal che, più o meno, tutti hanno. A parte i confermati dei film precedenti (Vin Diesel, Michelle Rodriguez, Dwayne "The Rock" Johnson, Tyrese Gibson, Elsa Pataky ed altri) un po' tutti attendavamo con curiosità i nuovi innesti:
  • Di Jason Statham, Tony Jaa, Kurt Russell ho già detto.
  • Ronda Rousey. Compare in una sola scena, il combattimento contro Michelle Rodriguez nelle Etihad Towers. La sua presenza è efficace, purtroppo la scena non mi ha colpito come era successo in F&F 6 con Gina Carano e Rodriguez. Peccato, non all'altezza ma neanche insufficiente.
  • Djimon Hounsou nella parte del mercenario Jakande. Djimon è un grande, lo seguo con interesse dai tempi de Il Gladiatore, e di strada ne ha fatta tanta (ricevendo un paio di nomination agli Oscar). In Fast 7 non deve nemmeno strafare: interpretazione senz'altro positiva, senza picchi di eccellenza, ma quanto basta per rendere in modo efficace la cattiveria e l'efferatezza del mercenario.
  • Nathalie Emmanuel nella parte dell'hacker Ramsey. Noi l'abbiamo vista ed apprezzata ne Il Trono di Spade (è Missandrei, l'interprete di Daenerys). Ci vorrebbe il contributo del Neurone Numero 4 per sottolineare il nostro ulteriore apprezzamento...

Jason Statham (mi sa che ho preso una foto
da Death Race, ma siamo sempre in tema...)

Ho lasciato per ultimo Paul Walker. Senza voler cadere in spoiler esagerati, posso dire che tutta la parte finale è un tributo del cast non tanto al personaggio Brian, quanto proprio all'attore, che con loro ha condiviso 15 anni di riprese. Nonostante fosse da molti (me incluso) ritenuto un cartonato, un attore inespressivo e poco incisivo per le sorti della serie, non si può nascondere o negare che Paul fosse una colonna portante di Fast & Furious. Un po' come il quadro orrendo lasciato dalla nonna ed appeso in salotto; dici sempre di volerlo cambiare, ma alla fine lo lasci al suo posto perché in fondo ti ci sei affezionato. Il tributo (un montaggio di scene tratte da tutti i film precedenti) è avulso dalla narrazione, sembra quasi appiccicato con lo scotch, in modo forzato. Eppure, questo stacco così smaccatamente gratuito e fuori posto, a mio avviso raggiunge lo scopo. Che è quello di ricordare un amico, un membro della FAMIGLIA, non con un semplice cartello o scritta (che compare come dedica finale), ma con un messaggio stonato e per questo più evidente. Non aggiungo altro, io mi sono un po' commosso, altri non hanno apprezzato.

Il regista James Wan ha iniziato a spammare
per creare hype durante le riprese...
Nota finale sul regista: James Wan ha un anno meno di me, e la cosa mi fa incazzare oltre ogni modo, perché già da tempo è considerato una specie di Re Mida del genere horror (ha diretto o prodotto film di successo come Insidious, Saw l'enigmista, L'evocazione - The conjuring). Qui si è messo alla prova in un genere assolutamente non suo, e a mio avviso non ha sfigurato. Non ha voluto strafare, ma non ha fatto nemmeno gridare allo scandalo. Justin Lin, il suo predecessore, prima di arrivare ai bellissimi Fast 5 e 6, è partito con il terzo, per me il peggiore di tutta la serie. Il suo miglioramento è stato esponenziale e tangibile. Mi domando cosa riuscirebbe a combinare Wan con un film più suo (e non consegnato già pronto ed impacchettato da altre mani). Forse non lo sapremo mai, dal momento che Wan dirigerà The Conjuring 2 e non è detto che sarà disponibile quando si deciderà la data di lancio di Fast 8; Justin Lin passerà invece a Star Trek 3, quindi apparentemente anche lui si è tirato fuori dal toto-regista. Sono altre le cose certe, una delle quali confermate dallo stesso Vin Diesel: Kurt Russell è stato in realtà ingaggiato principalmente per il ruolo in primo piano che avrà proprio nell'ottavo. Non ci resta che aspettare trepidanti le nuove news!

Nathalie Emmanuell versione hacker... credibilissima!
Sì, ok, ma in definitiva, questo film merita o no? E' il migliore della serie o no? La risposta alla prima domanda è: sì, merita, a patto ovviamente di scollegare il cervello (come sempre dovrebbe avvenire durante le visioni di questi film), accettare di vedere scene che sfidano le leggi della fisica, chiudere un occhio anzi le orecchie nei confronti dei dialoghi imbarazzanti... tanti requisiti, è vero, ma ce la si può fare. La risposta alla seconda domanda è un po' più articolata; secondo il pubblico che è corso alla visione, e secondo imdb (voto che, col tempo, calerà inevitabilmente), parrebbe di sì. A mio avviso invece è stato fatto un mezzo passo indietro, infatti il voto finale è un pur bel 7, ma lontano dal 9 ricolmo di esaltazione regalato a Fast 6. I motivi sono semplici: la formula adottata, per quanto vincente, sta iniziando a prestare il fianco ad una sorta di ripetitività delle situazioni. Ormai si assiste ad un progressivo innalzamento dell'asticella delle assurdità, e prima o poi l'effetto sorpresa è destinato a svanire. In secondo luogo, i difetti di Fast 7, già presenti nel 6, hanno un peso ancora maggiore. Assolutamente non una bocciatura (anzi!) ma un po' di delusione per chi, come me, aveva altissime aspettative. Probabilmente la scomparsa di Paul Walker ha scompaginato tutti i piani originari, non giovando al risultato finale, anche se magari un piccolo boost al botteghino - lo affermo cinicamente - l'ha fornito. Chissà.


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 3
Non ci siamo. Non chiedo un capolavoro, ma nemmeno vorrei vedere cazzatone ed errori a profusione. I dialoghi, poi, sono davvero brutti. Brutti brutti brutti in modo assurdo.
Musiche: 3
Rap e Hip Pop sono la morte delle sette note, lo ripeterò allo sfinimento. Una soundtrack con una netta preponderanza di questo genere è una vera iattura.
Regia: 7
Come scritto nel corpo della recensione, James Wan usa la telecamera con mestiere, ha avuto qualche guizzo qua e là (ad esempio la scena dell'ambulanza nello scontro finale), ma sicuramente ha deciso di non strafare.
Ritmo: 7
Solo 7 al ritmo? Eh, sì. Questo alla fine è il difetto maggiore di Fast 7. La parte iniziale è davvero orrenda, troppi dialoghi scritti male, troppe pause tra una scena sborona e l'altra. E tutto troppo inutile. Due ore e un quarto si fanno anche sentire, alla fine.
Violenza: 7
Stesso giudizio dato in Fast 6: niente splatter, ma i combattimenti e le scene sfrenate con le auto sono strepitose.
Humour: 6
Le gag degli amici di Toretto non fanno minimamente ridere, anche se apprezzo lo sforzo di alleggerire i toni. Decisamente meglio Kurt Russell.
XXX: 3
Non si va oltre del sano fan service, non c'è nulla di scandaloso (anche se La Moglie è di avviso diverso).
Voto Globale: 7
Fast 7, pur essendo grandioso nella sostanza della sboronaggine fine a se stessa, compie un mezzo passo indietro rispetto al Fast 6 che, a mio avviso, era più "film". Le impressionanti scene action salvano un film appena sufficiente in tutti gli altri aspetti. La Moglie darebbe un -4, se fosse possibile...

Ed eccoci al consueto appuntamento con il Neurone Numero 4, che pone la sua attenzione sulle due new entry Natalie Emmanuell (la mora) e Ronda Rousey (la bionda).
















martedì 3 febbraio 2015

Vampiri dagli abissi (2013) | Recensione

Vampiri dagli abissi
Voto Imdb: 3,3
Titolo Originale:Bering Sea Beast
Anno:2013
Genere:Fantascienza / Horror
Nazione:Stati Uniti
Regista:Don E. FauntLeRoy
Cast:Cassie Scerbo, Brandon Beemer, Jaqueline Fleming, Jonathan Lipnicki

Disclaimer per i seguaci del Piccolo Bon Ton: questa recensione è particolarmente incazzata. Se il blando turpiloquio qui contenuto disturba la vostra delicata sensibilità, evitate di proseguire. I TeleTubbies sono lì che vi aspettano a braccia aperte!

Lo sconforto degli attori traspira da questo intenso primo piano.

Ci sono delle volte in cui sarebbe meglio ascoltare quei piccoli segnali che ti pizzicano il cervello e ti dicono: "Non farlo! Non farlo! Non far...". E ci sono delle volte in cui ignori scientemente proprio quei segnali e poi te ne penti amaramente. Un po' come quando stai per attraversare di corsa un prato con la speranza di non pestare una merda di cane. O come quando individui con precisione chirurgica una fila alla cassa del supermercato perché è chiaramente la più veloce. O come quando leggi la trama di Vampiri dagli abissi, un miliardo di campanelli d'allarme squillano all'unisono in modalità "MINCHIATONA ALERT" e tu, imperterrito, ignori tutto perché, sì, tu sei un genio, la sai lunga e di errori non ne fai mai. Poi finisce che nella boazza ci sprofondi e l'unica cosa che ti resta da fare è buttare via le scarpe mentre imprechi in sumero arcaico; la coda alla cassa si blocca mestamente perché lo stronzo davanti a te ha messo nel carrello un articolo non prezzato e mezzo personale del supermercato sta sclerando per trovare il codice giusto; e Vampiri dagli abissi è una merda tale per cui il Rimpianto del Tempo Perduto ti farà creare aforismi così roboanti  che finiranno nelle miriadi di condivisioni di Baci Perugina & Gattini su Facebook. Se pensate di notare una vaga nota di risentimento nelle mie parole, vi dico col cuore in mano: sì, ci avete preso!
Cassie Scerbo is not impressed.
Tramina giusto per aggiungere un po' di caratteri e prolungare la tortura. Siamo in Alaska, in qualche isola remota in zona Stretto di Bering, dove le condizioni climatiche sono proibitive, di esseri umani ce ne sono pochi e quelli che incontri sono appena appena più simpatici dei liguri nelle località di villeggiatura della Riviera di Ponente. Owen è un giovanotto che viene dalla civiltà ed è appena stato assunto da una famiglia locale, composta da: Babbo (non ricordo il nome), la figlia Donna (Cassie Scerbo), il fratello Joe, più un campionario di gente tranquillamente sacrificabile. Questa allegra combriccola scandaglia i fondali marini perché convinta che lo stretto di Bering sia il Nuovo Klondike: tante pepite d'oro sono lì che aspettano, annidate fra murene, granseole, sogliole e bestie assortite del mar-del-sarcazzo. Durante una battuta di caccia, un tizio che forse è lo zio, forse un amico fraterno del babbo, si immerge e viene trucidato da una bestia mai vista prima: un Vampiro degli Abissi! Questi esseri, che si pensava appartenessero solo ad una leggenda locale, sono simili alle mante, ma con la capacità di volare fuori dall'acqua, con una miriade di denti acuminati, con una coda velenosa e con un mantello che alla bisogna le avvolge come se fossero dei piccoli Dracula sottomarini.
Il Terrificante Conte Dacula.
Il Conte Dacula al confronto è più terrificante di Predator a cui hanno impiantato i geni di un Velociraptor. Questa uccisione mette in moto una serie di avvenimenti che non provo nemmeno a spiegarvi e che portano alla trucidazione di umanità assortita. Vi basti sapere che fra i vari personaggi sbuca la biologa marina Megan che da anni è sulle tracce dei Vampiri degli Abissi e che, per completare i suoi studi e conoscere il nemico, impone di non uccidere il primo esemplare trovato. Ah, quale fatale errore! D'altronde il più grande insegnamento dei film horror è che nulla si può contro l'imbecillità umana.
Vampiri dagli Abissi è un film SyFy (primo campanello d'allarme), tv-movie (secondo campanello d'allarme), a basso budget (terzo campanello d'allarme) con Cassie Scerbo come protagonista (quarto campanello d'allarme) e un voto medio imdb del 3,3 (qui nessun campanello, il mio cervello sorvola su questo punto). Già dal primo dialogo ho capito a cosa sarei andato incontro. Ma voi lo sapete, no? Ho premuto Play. E per contratto, vado avanti fino alla fine.

Un Vampiro dagli Abissi mentre recita l'Amleto. Ah, la dignità perduta!

Dicevo del primo dialogo. Che è andato più o meno così:
Owen il belloccio si presenta, appena sbarcato: - Salve, sono il nuovo arrivato per quel posto che avete offer...-
Tizio del posto, mugugno che suona pressappoco così: - Belin. Loda ö mà ma stanni a cà. [1]
Owen, indicando Cassie Scerbo: - Lei è la tipa che mi ha offerto il posto?
Tizio del posto: - Fòscia. [2] -
Owen, con sguardo da furbetto: - Però! Magari me la dà anche, che dici?
Tizio del posto: - Dà retta a me: l'ommu u l'è cumme u cravettu: o u meue zuenu o u divente beccu. [3]

Quasi non credevo alle mie orecchie. Già per essere il primo dialogo del film (e quindi una sorta di benvenuto allo spettatore) è di una tristezza infinita; l'inverosimiglianza delle battute di Owen hanno solamente completato l'opera. Da quando ti presenti ad un forestiero e gli chiedi se la tizia è disponibile? Capirei fosse stato un porno, ma non è questo il caso.
Seconda situazione ai confini della realtà: la studiosa Megan trova il cadavere della prima vittima (ricordate? Tipo lo zio o l'amico fraterno del babbo). Megan si reca dall'allegra famigliola.
Megan: - Scusate, ho trovato questo cadavere, è vostro?
Donna: - Belin, fòscia. [2]
Megan: - Non avete denunciato la scomparsa?
Donna, a muso duro: - Ma una manica di cazzi tuoi, no?
Invero, l'assurdità di questo dialogo (ovviamente le battute non sono propriamente queste, anche se garantisco sul fatto che il senso sia rimasto intatto nella sua brutalità) è tale per cui ho passato il tempo con gli occhi sgranati:
1) Megan trova un cadavere e non batte ciglio.
2) Donna apprende che lo zio (o l'amico fraterno del babbo) è morto, e non batte ciglio.
3) L'unica preoccupazione di Donna è che nessuno sappia della morte del tizio (lo zio o l'amico fraterno del babbo) perché c'è in corso un'asta per comprare il pezzo di mare dove si presume ci sia il filone d'oro e dove, dettaglio tutt'altro che trascurabile, è schiattato proprio il tizio (l'amico o lo zio fraterno del babbo, insomma, avete capito).
Poi per fortuna dal cadavere escono fuori tanti vapirelli che seminano zizzania e il dialogo ha una sua naturale conclusione. Ma l'irrazionalità dei protagonisti e l'assurdità dei dialoghi è un peccato mortale che non si dovrebbe mai e poi mai compiere... nemmeno in una produzione di serie Z.
Terza scena assurda: radio e tv locali iniziano a strillare sul fatto che è in arrivo una tempesta di quelle per cui lo Stretto di Bering è così famoso. Inizio a sfregarmi le mani e mi dico: - Che bello, la classica situazione in cui oltre ai mostri c'è il bordello del tornado che isola i protagonisti, obbligati a superare le avversità della Natura mentre i mostri li decimano a poco a poco! -
Scena successiva: il tornado è passato, non è successo un cazzo di niente.
In sottofondo, s'ode un abitante del posto che mugugna: - Tanta tremadda, poca ceuvadda. [4]
Quarta scena assurda con SPOILERONE ANNESSO! OCIO! PAURA! GOMBLODDO!!11!1!
La studiosa Megan mUore durante il combattimento finale. Sapete una cosa? Non me ne sono minimamente accorto! Son dovuto tornare indietro per capire cosa fosse successo, perché di punto in bianco non la vedo più tra i personaggi. E, sì, per un microsecondo si vede che fa una brutta fine... e la storia va oltre, come se non fosse successo nulla.

Alien mi fa una potente pippa.
Ok, non mi dilungo ulteriormente: non penso sia necessario fornirvi altre prove di quanto questo film sia uno dei peggiori che mi sia mai capitato di vedere. La sceneggiatura è terrificante. La recitazione è di pari livello. Pensavo che Cassie Scerbo fosse una gnocca (l'avete già vista! In Sharknado! Quinto campanello d'allarme inascoltato!) con capacità recitative almeno a livello "Base". Invece qui è proprio una cagna. Talmente cagna che il suo essere gnocca qui svanisce come i Vampiri colpiti dai Bazooka di Luce (vedere una foto qui in giro). Sugli altri attori stendo un velo pietoso, i nomi non mi dicono niente e non ho nemmeno voglia di andare a vedere su Imdb se hanno fatto qualcos'altro di noto. Gli effetti speciali sono da raccapriccio. Per altri film del genere ho usato termini di paragone quali "Commodore 64", "ZX Spectrum" o "Atari VCS". Qui siamo a livelli ancora più infimi: Pelota della Polistil. Non c'è assolutamente niente che si salvi dallo sfacelo più desolante. Fatevi un favore, sul serio: evitate questo film come la peste. E' talmente brutto che non entra nemmeno nel Gotha delle Cagate Micidiali.

Può solo ambire al paragrafo successivo.

Video Games Polistil. Mejo della PS4.

Vampiri dagli abissi è migliore o peggiore di Robotropolis?
E' la prima volta che mi sento in estrema difficoltà nel rispondere a questa domanda. Il voto finale, che sicuramente avrete già sbirciato, è il medesimo. Quindi è quantomeno allo stesso livello. Ma c'è una cosa che lo rende leggerissimamente migliore di Robotropolis: ha un finale e non una desolante schermata nera. Sticazzi, scusate se è poco.

Vampirello imbrattato di sangue. Miiiiii che ppauuuura, il Conte Draaaaaacula!

SPOILER SUL FINALE (altamente filosofico e con una delle Grandi Domande dell'Umanità)
I protagonisti rimasti in vita (Owen, Donna, Joe il fratello) viaggiano su un motoscafo mentre il tramonto rosso fuoco inonda l'inospitale Stretto di Bering. Owen sorride: Donna ha risposto in modo ambiguo alla sua domanda. Gliela darà. Ma si riferiva all'offerta di lavoro, o a...? [puntini di sospensione] L'esterrefatto spettatore rimarrà con questo grosso interrogativo non svelato. Alla sua malata fantasia il compito di trovare una risposta degna.

L'Arma Definitva. Cowabungaaaaaaaa!

Note
[1] Loda il mare o stai a casa
[2] Forse!
[3] L'uomo è come il capretto: o muore giovane o fatalmente diventa becco (cornuto).
[4] Tanto tuonare, poca pioggia.

Cassie Scerbo preferiamo ricordarla così.



Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 3
Al di là della prevedibilità della storia e al di là della location che è sicuramente interessante, la sceneggiatura è assolutamente agghiacciante. Un compendio di cazzatone che non dovrebbero mai essere inserite, neanche nel filmino delle vacanze delle medie.
Musiche: 4
Se c'erano, non me ne sono minimamente accorto. Sarà stato il solito score composto inserendo note a casaccio in qualche sequencer elettronico freeware.
Regia: 4
Piatta, senza guizzi, incapace di cavare sangue dalle rape. Il nulla elevato a nulla.
Ritmo: 6
Perlomeno non manca di ritmo. Ogni sequenza d'azione è intervallata da un dialogo inutile e tedioso che spiega il background dei protagonisti. Dei quali, va detto, non ce ne frega un emerito cazzo.
Violenza: 5
Ha un sacco di potenziale inespresso, questo film. L'idea dell'incubazione è presa di peso da Alien ma è resa in modo talmente grottesco che sembra di assistere all'omicidio di Teddy Ruxpin.
Humour: 0
Non fa minimamente ridere, né volontariamente, né involontariamente. Semplicemente, lascia esterrefatti gli spettatori.
XXX: 0
Meglio non sprecare materiale interessante per questo film...
Voto Globale: 2
Due. Come Robotropolis. Quindi la Merda Fatta Film. Senza dignità, senza guizzi, talmente brutto che nella classifica dei film più brutti arriva solo secondo, rendendo Robotropolis tuttora inarrivabile.

giovedì 29 gennaio 2015

The Last Days (2013) | Recensione

The Last Days
Voto Imdb: 6,1
Titolo Originale:Los Últimos Días
Anno:2013
Genere:Fantascienza / Thriller
Nazione:Spagna
Regista:David & Alex Pastor
Cast:Quim Gutiérrez, José Coronado, Marta Etura, Leticia Dolera

Anche la Spagna approda su "Quello che gli altri non vedono"!

Ah, scusatemi: buongiorno a tutti e perdonatemi per la mancanza di aggiornamenti negli ultimi mesi: vediamo di tornare un po' in carreggiata!

Scene di ordinaria Apocalisse a Barcellona. Notare la Fiat in primo piano...
Coincidenze? Non credo...

Dicevo: benvenuta Spagna! The Last Days, a dispetto del titolo internazionale inglese, è un film spagnolo in tutto per tutto: produzione (si parla di circa 5,5 milioni di euro), regia, sceneggiatura, attori ed ambientazione. Potremmo definirlo un film di fantascienza / catastrofico per via di quanto avviene durante la narrazione della storia.
Permettetemi una piccola digressione sul termine "catastrofico". Una trentina d'anni fa uscì una raccolta di racconti brevi di fantascienza curata da Isaac Asimov, intitolata proprio "Catastrofi!". Il titolo è il tema conduttore di tutti i racconti. Nella prefazione, Asimov spiega i motivi delle scelte dei singoli racconti (di autori del calibro di Ursula K. Le Guin, Arthur C. Clarke, Robert Silverberg, Fritz Leiber, Harry Harrison, Asimov stesso e tanti altri) e il perché della sequenza con cui li ha inseriti: si parte dalla distruzione dell'universo intero, passando a quella del Sole, della Terra per arrivare a quella della civiltà. Nonostante, visivamente, sia partito dalla distruzione più grande a quella più piccola, il libro è in realtà un'escalation di tutte le nostre più grandi paure, la peggiore delle quali è la sparizione della nostra civiltà e, quindi di riflesso, di noi stessi. Se riuscite a trovare questo libro, leggetelo: non ve ne pentirete.
Altra scena ben fatta: Barcellona come non l'avete mai vista....
Il film in oggetto parla dell'ultimo tipo di catastrofe prospettata da Asimov: la distruzione della civiltà. Siamo a Barcellona, in un futuro estremamente vicino (OK: giorni nostri). Con un montaggio che alterna il presente al passato prossimo, apprendiamo quanto segue: il protagonista, Marc, è un programmatore di una società informatica di Barcellona. Non ha nemmeno il tempo di scrivere dieci righe di codice per far vedere quanto è figo: subito arriva in ufficio il bastardo Enrique, soprannominato Terminator perché è il classico "tagliatore di teste" chiamato dalle aziende in difficoltà, con l'obiettivo di segare via quanti più poveracci possibili per risparmiare sui costi del personale. Enrique assegna a Marc un compito praticamente impossibile: terminare in un paio di settimane un programma che richiederebbe mesi di lavoro. Marc ingoia il rospo e prosegue nel suo banale tran tran casa-ufficio ad orari impossibili, mentre ad aspettarlo c'è Julia, la sua donna, che lui ama tanto. E con la quale lui ha differenze di vedute: non vuole saperne di diventare ometto adulto e di avere un figlio con lei perché... non si sente pronto. I precari equilibri di questa situazione neanche tanto idilliaca vengono spazzati via da uno strano morbo. La gente si comporta in modo sempre più strano, qualcuno decide di non uscire più di casa perché anche solo l'idea di trovarsi per strada potrebbe portare alla pazzia... o addirittura alla morte. Presto il morbo dilaga: prende il nome di "Panico", e si manifesta con una forma estrema di agorafobia a causa della quale basta uscire negli spazi aperti per morire stecchiti. Barcellona (e tutto il resto del mondo, si intuisce) impazzisce in pochissimo tempo. La gente si rifugia nelle viscere della terra e per spostarsi sfrutta i tunnel della metropolitana, che nel tempo ha assunto la forma e l'aspetto di una disgustosa baraccopoli. In questo contesto così inquietante, dove il paradigma casa-lavoro non ha più ragione di esistere, Marc ha un solo scopo: trovare una via per tornare a casa e ritrovare Julia, della quale non ha più notizie da quando si è stambucato nel buco del suo ufficio per finire quel fottutissimo programma per Enrique. Già, il buon vecchio Terminator: l'avrete già capito, a Marc un bastardo come lui serve come il pane. Per aver maggiori possibilità di raggiungere l'altra parte della città, stringe un patto proprio con Enrique: unire le forze e viaggiare lungo le reti fognarie e i binari interrati di Barcellona. 
Marc (sinistra), Enrique (destra)
The Last Days è dunque la storia del viaggio di due personaggi agli antipodi, ognuno con uno scopo da perseguire, mentre il delirio intorno a loro si manifesta in tutta la sua crudeltà. La miseria trasforma gli uomini in predatori e la legge del più forte diventa l'unica modalità che garantisca la salvezza; chi ha una pistola sopravvive, chi non ce l'ha soccombe. Semplice. Le premesse di questo film mi hanno ispirato parecchio, al punto da vincere il Demoniaco Loop del menu di Sky on demand. Ora tutti vi chiederete cosa sia questo morbo (siamo in tema, giusto?) che colpisce me in modo particolare. La scena è questa. Mi spaparanzo sul divano, con la ferrea intenzione di guardarmi un film in santa pace. Apro il menu con tutti i film in programmazione, inizio a scorrere i vari generi (Azione, Horror, Fantascienza, Thriller, Commedia... in questo rigoroso ordine), leggo le trame di decine e decine di film, e due ore dopo realizzo che il tempo buttato nel cesso nel cercare di scegliere un titolo l'avrei speso meglio premendo il tasto play a casaccio nella categoria "Indigestione Potente di produzione polacca". Il Demonio del Loop Infinito, stavolta, non ha colpito: la scintilla è scattata presto, e poi voi lo sapete già: basta premere Play ed è fatta, io il film lo porto a casa fino ai titoli di coda. Il più è arrivarci, a quel cazzo di Play.
Un centro commerciale distrutto... sempre lì, si va a finire...
The Last Days è un film godibile, decisamente imperfetto, ma che scorre via per buona parte della sua durata. La prima metà, va detto, è realizzata davvero molto bene. Il montaggio alternato presente/passato funziona benissimo e spiega con passaggi ben studiati come si è arrivati alla disperata situazione attuale. Una volta formato il Tag-Team Marc + Enrique il film va avanti da solo, quasi per forza d'inerzia; e forse questo è il suo più grosso limite. A metà narrazione i colpi migliori sono stati quasi tutti sparati, la situazione è chiara e resta solo un interrogativo: Julia è viva o no? Non vi rovinerò la sorpresa. Certo è che, Kenshiro ce lo insegna, se il protagonista si innamora di Julia, la Possente Stella della Sfiga lo colpirà nei modi più impensabili e tragicomici... l'ultima parte del film scorre quasi banalmente, e certe risoluzioni risultano alternativamente obbligate (quindi banali, appunto) o talmente assurde da rasentare il ridicolo (per chi l'ha visto, dico solo: Andrea. Guardandolo, capirete). Questo è un grosso peccato, perché le premesse erano sviluppate davvero bene. Parliamo degli attori? Ma sì, facciamolo, anche se non ne conosco mezzo. Il protagonista mi ha irritato a pelle, non saprei spiegarvi il perché. Penso che una salutare salva di schiaffi se la meritasse tutta. La spalla Enrique invece sprizza carisma da tutti i pori, e faccio i miei complimenti all'attore José Coronado per aver regalato un gran bel personaggio, nonostante poi alla fine risulti tagliato con l'accetta. Niente di che l'attrice che fa Julia, mentre probabilmente l'unico volto noto è quello dell'amica Andrea, impersonata da Leticia Dolera, che abbiamo già visto nel folle Rec 3 - La genesi. Peccato che il personaggio sia minore e che non abbia il benché minimo senso. Dal punto di vista registico, ho apprezzato moltissimo le transazioni di sequenza fra il presente e il passato: originali e ben studiate. I registi, i fratelli Alex e David Pastor, hanno in precedenza girato Carriers, film del 2009 con un tema molto simile a quello di The Last Days; al momento si sono fermati a firmare la sceneggiatura di Out of the Dark (2014), horror/thriller con Julia Stiles
I tunnel della metropolitana. Non male, come scenografia.
Alla fine funziona questo prodotto spagnolo? Io, in tutta sincerità, vi dico di sì, pur con qualche riserva. Il film scorre bene, avvince, ha un finale con una sua coerenza visiva e narrativa ben precisa nonostante alcune banalità nello svolgimento, ma in sostanza pecca di superficialità nei confronti di quello che a mio avviso avrebbe potuto essere il suo spunto più interessante. La deriva della società costretta a non uscire mai più all'aperto è soltanto abbozzata. Se ci fosse stato uno sviluppo maggiore e più puntuale, sarebbe diventato un filmone con i controcoglioni, mentre alla fin fine The Last Days non è altro che la storia di un viaggio (anche interiore) dove gli ostacoli sono i demoni della paura e del morbo. E dove il più grosso interrogativo sollevato dai protagonisti è: ha senso avere un figlio in un mondo andato a puttane e senza un domani? Tranquilli, la risposta viene data, in modo anche troppo didascalico, ma i registi non si sono tirati indietro e hanno detto la loro.
Quello che posso dirvi è: dategli pure una chance; potrà non piacere completamente, ma difficilmente si farà strada la viscida sensazione di chiedere la restituzione di 80 minuti del proprio preziosissimo tempo. E, al giorno d'oggi, non è poca cosa.

Il Neurone Numero 4 (vi mancava? Vi ricordate di lui?) ci lascia qualche testimonianza su Leticia Dolera. Così, tanto per gradire.





Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 6
Spunto iniziale molto interessante, perde di verve durante lo svolgimento della storia. Peccato, si poteva osare di più.
Musiche: 6
Niente di particolare da segnalare, nel bene e nel male.
Regia: 7,5
La qualità è altalenante: molto ben fatte alcune sequenze, terribilmente raffazzonati altri punti (probabilmente a causa di un budget estremamente ridotto)
Ritmo: 7,5
Non è un fulmine di guerra, ci sono certe fasi di stanca, ma è un film che quando parte arriva dritto fino al finale senza perdersi per strada.
Violenza: 6
Non è uno splatter, ma la terribile situazione causata dal morbo del Panico è comunicata in modo efficace.
Humour: 4
No, è un film serio. Ci saranno un paio di battute, ma niente di memorabile.
XXX: 4
Credo si sia intravista una zizza di Julia in un infuocato flash back. Credo.
Voto Globale: 7
Alla fine ho deciso di premiare The Last Days con un bel 7. Non è un film perfetto, ma il suo compitino lo esegue bene e lo porta a casa. Mezzo punto in più per lo spunto iniziale, che ho trovato originale ed interessante. Promosso.
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