venerdì 17 luglio 2015

Dead Snow 2: Red vs Dead (2014) | Recensione

Dead Snow 2: Red vs Dead
Voto Imdb: 7,0
Titolo Originale:Død snø 2
Anno:2014
Genere:Horror, Commedia, Splatter, Zombie
Nazione:Norvegia
Regista:Tommy Wirkola
Cast:Vegar Hoel, Ørjan Gamst, Martin Starr

Quelli che potreste incontrare nelle lande norvegesi...
L'estate con gli Zombie nazisti continua! Woah!
Questa volta è il turno di Dead Snow 2: Red vs Dead, diretto seguito di Dead Snow, recensito anche in queste pagine. Mentre stavo riordinando il comodino di fianco al letto, ho trovato gli scarabocchi che il regista Tommy Wirkola ha vergato di sua mano nel progettare il film in questione, e per dovere di cronaca ve li riporto:
  • Squadra che vince non si tocca;
  • Nazi-Zombie spaccano tutto!
  • More of the same;
  • Facciamo contenti i nerd!
  • Con qualche risata.
"Questa mano po' esse de piuma o de fero... o de sangue."
Sviluppiamo il pensiero di Tommy per dargli una forma concreta. Partiamo dal primo punto: "Squadra che vince non si tocca". Tommy è reduce dal primo Dead Snow (2009), che ha stupito gli appassionati per il suo stile goliardico, per il suo prendere in giro alcuni stilemi del genere horror, e per alcuni sprazzi di genialità inseriti qua e là, il tutto condito da un dissacrante humour nero. Il (relativo) successo degli zombie nazisti gli spalanca le porte di Hollywood: Paramount Pictures e Metro-Goldwyn-Meyer, in co-produzione, gli assegnano la regia di Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe (2013), una parodia fanta-horror della celebre fiaba dei Fratelli Grimm. Nonostante la critica l'abbia stroncato, il film fa il botto e incassa 226 milioni di dollari in tutto il mondo. Wirkola, esaltato come un caimano, si sente pronto per dirigere a casa sua il seguito di Dead Snow, proprio quando gli studios americani annunciano il seguito di Hansel & Gretel per il 2016.
Isteria? O incapacità recitativa?
Dead Snow 2 parte esattamente dal punto in cui il predecessore termina. Piccolo riassunto: Martin e i suoi amici avevano inavvertitamente risvegliato dei soldati nazisti capitanati da Herzog, morti durante la Seconda Guerra Mondiale. I Nazi-Zombie fanno un gran macello, sterminando tutti gli amici inclusa la fidanzata di Martin, l'unico sopravvissuto. Fine riassunto. Martin, all'inizio di Dead Snow 2, scappa dal luogo del massacro senza accorgersi che il braccio decapitato di Herzog è finito dritto nella sua auto. Durante la fuga l'uomo si addormenta al volante ed esce fuori strada. Si risveglia in ospedale, dove apprende con inusitato ORRORE che nell'incidente ha perso il braccio e che i medici gli hanno attaccato quello di Herzog, credendolo suo. Ovviamente il braccio del gerarca nazista è fonte di nuovi macelli e tanti, tanti guai per Martin. Primo, perché Herzog parte alla caccia del suo braccio e con i suoi soldati si mette in movimento per fare quanto più macello possibile nelle campagne norvegesi. Secondo, perché Martin scopre di avere favolosi poteri speciali quando alza il braccio e... no, non diventa He-Man ma resuscita i morti, trasformandoli in docili (?) soldatini pronti ad ubbidirgli. La situazione precipita: il braccio posseduto di Martin mica se ne sta tranquillo col suo nuovo proprietario, anzi uccide un po' di gente assortita, causando la fuga del disgraziato dall'ospedale. Una delle vittime è il ragazzino Bobby, membro della famigerata Zombie Squad - i cacciatori di zombie! - che si mette in contatto con il fuggiasco, promettendogli aiuto. Purtroppo Martin non sa che la Zombie Squad è formata da tre sfigatissimi nerd americani. Il resto del film è un crescendo di delirio, massacri nazi-zombieschi e tanto, tanto black humour. La scena clou vede due battaglioni scontrarsi fra loro: da un lato un plotone dell'Armata Rossa risvegliato da Martin, dall'altro i Nazi-Zombie di Herzog. Ovviamente si scatena l'apocalisse: "Nazi-Zombie spaccano tutto!" è la frase che più riassume quello che succede nella seconda parte del film. Vedremo ovviamente squartamenti assortiti, un carro armato sguinzagliato per le pacifiche cittadine norvegesi e manovrato dalle goffe mani di zombie dementi, battute tristi ed infelici inserite in un contesto grottesco e divertente, e tanto altro ancora.
Vi ho raccontato gran parte del film, credo senza aver fatto spoiler enormi. La trama è un concentrato di situazioni assurde e folli, e la genialità di Wirkola e sceneggiatori raggiunge picchi qualitativi su cui non avrei mai scommesso. Ecco la spiegazione della terza frase: "More of the same". Dead Snow 2 è esattamente il primo film con un mucchio di idee in più. Tommy & Co. hanno violentemente pigiato sul pedale del "Cazzatone a go-go!". In mezzo a tutto questo furore goliardico, gli sceneggiatori hanno in qualche modo voluto omaggiare i nerd che, grazie al passaparola di Internet, hanno decretato il successo del primo Dead Snow. I membri della Zombie Squad sono di fatto i co-protagonisti del film: Daniel, il capo, è l'unico ragazzo che crede davvero alle parole di Martin; le ragazze, molto scettiche, si muovono più per spirito di avventura che per cacciare davvero gli zombie; Monica, in particolare, è un'appassionata di Guerre Stellari e infarcisce i suoi dialoghi con battute e citazioni tratte dalla saga creata da George Lucas. La stessa ragazza indossa la maglietta "It's a Trap!" con l'ammiraglio Ackbar, che il popolo nerd ha trasformato in meme planetario. Ecco quindi perché Wirkola ha deciso di "Far contenti i nerd!". Peccato, però, che tutta questa sotto-trama sia di una tristezza incommensurabile. Non è che noi nerd ci esaltiamo solo perché qualcuno cita pedestremente i nostri film preferiti, suvvia. O sì? Beh, tristezza a palate a parte per questa situazione che probabilmente è sfuggita di controllo al regista e sceneggiatori, non posso non apprezzare il black humour inserito in moltissime scene, che alleggerisce notevolmente il tono e lo spirito dell'intero film. Stiamo parlando di humour norvegese, eh. Che sarà sicuramente superiore, che so, a quello teutonico (non credo di aver mai visto in vita mia un film comico tedesco che mi facesse ridere), ma lontano dal farmi fare scroscianti risate a crepapelle... qualche situazione molto buffa, invero, c'è: ecco così spiegata la frase finale "Con qualche risata" del Wirkola-pensiero.

Posa da fighi degli Zombie Armata Rossa
Penso di avervi inquadrato nel modo migliore possibile questo film, perché di altre frecce nel suo arco non ce ne sono, ma quanto esposto sarà senz'altro sufficiente per farvi decidere se passare 90 minuti di visione spensierata. Eppoi DEVO (imperativo categorico) fare un applauso alla demenzialità della scena finale (sì, c'è uno SPOILER GROSSO COME UNA CASA - selezionare il testo col mouse per leggere) che vede:
  • Martin recarsi alla tomba della fidanzata Hanna;
  • Martin risvegliare Hanna col braccio di Herzog (sì, gli è rimasto attaccato);
  • Martin trombare Hanna in macchina in una scena che cita palesemente Titanic con la mano pigiata sul vetro dell'auto;
  • Il tutto accompagnato dalla canzone "Total Eclipse of the Heart" di Bonnie Tyler. E qui mi è partito spontaneo l'applauso nel mezzo del mio salotto: il testo della canzone sembra quasi accompagnarsi alle immagini che scorrono, fino a sfumare nei titoli di coda. Tutto molto grottesco e geniale... e tutto senza un vero perché.
Le due Zombie Squad e lo sfigato Glen (a destra)
In conclusione, il film è decisamente promosso: a me Wirkola piace, nonostante debba ancora sgrezzarsi in alcuni aspetti. Dal punto di vista registico Dead Snow 2 è ineccepibile e solido. La sceneggiatura presenta sfondoni e perfino degli errori concettuali clamorosi, ma lì per lì neanche ci si fa tanto caso. Gli effetti speciali e il trucco degli zombie sono eccellenti, d'altronde ci sono stati altri due film in precedenza per farsi le ossa. Peccato per l'aver strizzato troppo l'occhio ai nerd: per me l'effetto ottenuto è più da presa pel culo che un omaggio vero e proprio; peccato anche per i dialoghi veramente imbarazzanti, e per la scarsa capacità recitativa dei comprimari, non all'altezza del protagonista. Peccato, infine, per il magro incasso al botteghino americano: il floppone è stato notevole, nonostante il budget fosse davvero minimo. Per il resto, Dead Snow 2 è semplicemente folle e, a tratti, geniale. Date retta ad un povero pirla: se vi piace il genere, dategli una possibilità.


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5,5
Diciamolo, non è il punto forte del film, anche se qualche situazione non banale sia stata inserita.
Musiche: 6
Do un "sei politico": non ricordo le musiche in modo particolare, ma le ho trovate adatte allo svolgimento del film.
Regia: 7
Per me Tommy ci sa fare. A volte non sembra nemmeno di vedere un film europeo a basso budget, e questo merito gli va dato. Il taglio registico e la resa visiva reggono tranquillamente il confronto con altre produzioni più blasonate.
Ritmo: 7
Non ha tante fasi di stanca, che sono correttamente intervallate dalle scene in cui gli zombie combinano qualche casino. Mi è sembrato un film equilibrato.
Violenza: 7,5
Lo splatter arriva quando i Nazi-Zombie entrano in azione, e non poteva essere altrimenti. In fondo, è il motivo principale per guardare film dementi come questo...
Humour: 7
Nonostante l'umorismo nordico non sempre sia nelle mie corde, la sua leggerezza e la sua demenzialità meritano un sette vigoroso.
XXX: 0
Niente da segnalare (nonostante quello che ho raccontato nello SPOILER del corpo della recensione)
Voto Globale: 7
Dead Snow 2 è promosso su tutta la linea, a me è piaciuto anche più del primo pur avendo un effetto novità inevitabilmente inferiore. Se Wirkola avesse dato meno spazio alla Zombie Squad, il film avrebbe preso un voto anche più alto.

martedì 14 luglio 2015

Frankenstein's Army (2013) | Recensione

Frankenstein's Army
Voto Imdb: 5,3
Titolo Originale:Frankenstein's Army / Army of Frankenstein
Anno:2013
Genere:Horror
Nazione:Paesi Bassi
Regista:Richard Raaphorst
Cast:Karel Roden, Joshua Sasse, Alexander Mercury, Luke Newberry


"Ti vedo palliduccio! Un colpo di martello e mezzo giro di vite, e sei come nuovo!"
Inutile nasconderlo: il found footage, come stile, ha sfracellato la minchia. Ma tanto. Detto brevemente, è quella tecnica registica usata specialmente nei mockumentary ("falso documentario", riprese fittizie che vogliono sembrare reali, come un vero documentario) in cui il video viene ripreso in prima persona da uno dei personaggi e montato in mondo (fintamente) grezzo per simulare il ritrovamento della telecamera. Solitamente chi effettua le riprese fa una brutta fine, e il video è l'unica testimonianza delle sue tragiche disavventure. Per rendere più realistica la ripresa, la colonna sonora è praticamente priva di musica (se non quella eventualmente presente nella scena ripresa), e viene enfatizzato l'effetto sonoro. Questa pappardella per dire che, sì, anche Frankenstein's Army ricade in questo genere. Usato spesso per film con basso budget, il found footage è un ottimo espediente per mascherare la pochezza di mezzi, a volte anche di idee (in fondo, basta prendere una telecamera barcollante, aggiungere urla agghiaccianti a cazzo, muovere in modo convulso suddetta telecamera come se l'operatore fosse posseduto dal Morbo di Parkinson - da questa definizione scaturisce il termine di Parkinson-Camera - e l'effetto è presto ottenuto). Nella storia recente e meno recente, basta citare The Blair Witch Project (1999) come uno dei più famosi esponenti di questo filone: insulso film basato sul TEDIO, con cinque (dicasi cinque) ottimi minuti finali, tradotti in una colossale presa per il culo mondiale a cui la gente (io me medesimo incluso, s'intende) abboccò grazie all'enorme hype generato su Internet in quegli anni. In effetti quel film non sfigurerebbe in un manuale di marketing (non certo in uno di cinematografia). Quasi una decade dopo, grande successo hanno riscosso film come l'inquietante Diary of the Dead (2007, di George Romero, sempre pronto a sperimentare nuove strade per riproporre lo stesso film all'infinito) lo spagnolo [REC] (2007, scusate non trovo il font del pallino  che fa parte del titolo completo e non ho voglia di fare copia & incolla da Wikipedia, ndGP) e gli americani Paranormal Activity (2007) e Cloverfield (2008). Poi, non posso non menzionare il qui recensito nonché ben riuscito Troll Hunter (2010).
Zombot infuocato con elica!
Dopo questa pappardella, addentriamoci nel mondo di Frankenstein's Army. Le cose da dire alla fine non sono tantissime: è un film a basso budget, e lo si era capito dall'introduzione; è olandese; è l'opera prima del regista, nonché ideatore, sceneggiatore e responsabile degli effetti speciali Richard Raaphorst; e, soprattutto, ha a che fare con il sotto-filone degli zombie nazisti, qui inseriti in un contesto più steampunk. Siamo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, e una truppa russa capitanata da Viktor è in missione in un punto non precisato della Germania Orientale: i russi stanno cercando dei compagni da salvare, dispersi in terra nazista. Il loro peregrinare è documentato da una telecamera portatile (chi non ce l'aveva nel 1945?) su diretto ordine di Stalin. Presto la truppa si imbatte in un villaggio dove si intuisce che qualcosa di malsano si sta aggirando nei dintorni. I cadaveri non sono propriamente rassicuranti: lame e strani aggeggi sono orrendamente attaccati ai corpi. Quando i protagonisti si addentrano nelle catacombe della chiesa, scoprono un vero inferno dantesco. Orrendi soldati nazisti privi di vita ma assemblati con parti di macchinari, eliche, lampade, spade e schifezze simili li attaccano, portandoli al delirio e alla follia. Dietro queste marcescenti creature bio-meccaniche c'è il diretto discendente del Dottor Viktor Frankenstein, il quale nella sua lucida follia sta per compiere il suo esperimento definitivo: unire i cervelli di un soldato comunista e di uno nazista per creare la macchina da guerra definitiva!
Su, da bravo, fai ciao con la manina! Sei ripreso!
Da queste poche righe è facile capire a cosa sta andando incontro l'ignaro spettatore di questo film. Diciamolo, non è per cuori deboli. Niente di terrificante, ma in alcune scene lo splatter la fa da padrone, riempiendo la scena e le inquadrature, che si soffermano su particolari ributtanti come cervelli asportati ed interiora pronte per cucinare la trippa con spezzatino. Frankenstein's Army è un film di nicchia che strizza l'occhio all'appassionato di horror e splatter, e schifa tutti gli altri telespettatori (che ricambieranno con gusto il sentimento). Il film in sé soffre di tutti i difetti del filone cui appartiene: la prima metà è di una noia allucinante, e serve soltanto per presentare i protagonisti. Che, purtroppo, non sono tratteggiati in modo efficace. Vediamoli insieme:

  • Il vecchio comandante, incartapecorito e mezzo rincitrullito, destinato a fare una prematura e orrenda fine; il suo scopo è semplice: in un certo momento della narrazione deve per forza avvenire il rito della scelta di chi prenderà il comando. Decisione che solitamente scontenta tutti se il prescelto non diventerà un eroe. Vi permetto quantomeno di dubitare su questa conclusione ovvia e scontata...
  • L'addetto alle riprese, che prende il suo incarico come una Missione Suprema, con innaturale e poco realistico disprezzo della vita propria e dei suoi commilitoni pur di ottenere il filmato che deve entrare nella Storia. Oggi se la sarebbe cavata con un drone, rovinando tutto il pathos del cronista che prova sulla propria pelle sventure assortite. Ma volete mettere gettarsi in trincea, nel mezzo di automi assetati di sangue, imbracciando una telecamera portatile russa del 1945?
  • Il graduato polacco, l'unico fra tutti dotato di buon senso. Peccato che abbia il terribile difetto di non essere russo: per questo motivo, è malvisto da tutti i commilitoni. Ovviamente è l'autocandidato a prendere il posto del vecchio comandante... immaginate la gioia degli altri nel dover sottostare a lui.
  • Il soldato sbarbatello, gli occhi sempre sbarrati dal terrore, che non può mai mancare in questi gruppi così male assortiti.
  • Il panzer di colore / meticcio. In tutti i film americani, il personaggio di colore è uno di quelli che muore subito. Questo è un film europeo, ma... nessuna sorpresa, accade quasi lo stesso.
  • Lo schizzato fuori di testa violento che odia tutti e che contesta in successione: il polacco perché è polacco e giustamente gli stanno tutti sul cazzo; il cameraman perché è ebreo; il panzer perché è di colore; lo sbarbatello perché è inutile. Anche lui si autoproclama a comandante del gruppo: d'altronde, quale candidato migliore per tirare TUTTI fuori dai guai? Ehm...

Da questo breve elenco, è palese che non ci sia niente di troppo nuovo o interessante. Il gruppo funziona quel poco che basta per portare avanti la narrazione fino alla mezz'ora finale, in cui succede di tutto e si verifica anche un (piccolo) colpo di scena. L'unico personaggio degno di nota, a livello di caratterizzazione, è Viktor Frankenstein Jr, ma non è che ci voglia un genio della penna per tratteggiare una mente allo stesso tempo superiore e folle, e totalmente incapace di discernere fra giusto e sbagliato. Per Viktor Jr. conta solo il risultato dei suoi esperimenti.
Esempio della cura riposta nel design degli Zombots!
La cosa più evidente dell'intero film è che gran parte del budget sia stato speso nel design e nella realizzazione dei soldati nazisti: solo leggendo i titoli di coda si scopre che hanno un nome (Zombots) e che ciascun Zombot presente ha un proprio nome che lo identifica. La maniacalità del regista risalta grazie a questa enorme cura dei dettagli. Va detto che la resa degli Zombots è davvero egregia e trasmette ottimamente il senso del grottesco e del delirio mentale di Viktor Frankenstein Jr. Diciamola tutta: gli Zombots sono l'unico motivo per cui guardare questo film. Sulla regia non mi sbilancio più di tanto: la Parkinson-Camera domina, le immagini sono a volte pulite, a volte ingarbugliate; il montaggio è atroce anche se voluto, dal momento che rispetta lo stile del found footage; la recitazione è così così. L'unico attore degno di nota è Karel Roden (Viktor Frankenstein Jr.), che abbiamo visto in Hellboy (nel ruolo di Grigori Rasputin) e in The Bourne Supremacy (nella parte di Gretkov). Il resto è fatto di attori emergenti o di terzo piano. Chi ama trovare diverse chiavi di lettura in un film e solitamente passa il tempo a domandarsi: "Cosa avrà voluto comunicarci, il Regista?", è meglio che si rivolga altrove. Non c'è traccia di critica sociale o insegnamento morale: c'è soltanto la voglia di stupire toccando il tasto dell'orrore e del grottesco. Diciamo piuttosto che il film è più un lungo esercizio di stile di Raaphorst, che in precedenza ha lavorato sugli effetti speciali di alcuni film di Paul Verhoeven - mica pizza e fichi.

In conclusione, Frankenstein's Army è un tentativo di horror europeo non particolarmente riuscito nella sua globalità, ma che ha alcuni aspetti meritevoli di attenzione e di qualità superiori alla media. Qualcuno ben prima di Raaphorst ha delineato gli stilemi dell'horror mockumentary, e il Nostro non ha fatto nulla per allontanarsi dai sentieri sicuri già tracciati. In più, in questo caso specifico, è purtroppo necessario un enorme sforzo di sospensione dell'incredulità (bisogna accettare che nel 1945 si usassero telecamere portatili in grado di registrare a colori in ottima qualità: per me è stato uno sforzo ben maggiore di quello di accettare l'esistenza di mostri patchwork con eliche al posto della testa e in divisa nazista...) Per lo spettatore medio o generalista il film sarà inevitabilmente una bocciatura senza appello; per malati di mente come il sottoscritto potrebbe invece riservare qualche momento di visione disimpegnata. Promosso o bocciato? Perbacco, leggi il pagellone!

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 4,5
L'originalità di trama e sceneggiatura latita. Pochi guizzi nella sceneggiatura e nella caratterizzazione dei personaggi, nessun tentativo di cambiare le regole dello stile cui il film si attiene in modo didascalico.
Musiche:
0
Come spiegato in sede di recensione, la colonna sonora è pressoché assente, dal momento che un found footage con le musiche risulterebbe poco credibile...
Regia: 5,5
Odio lo stile del found footage, detesto la cinepresa traballante, non sopporto il montaggio fintamente-a-cazzo-di-cane che mi rende la visione poco organica. Avrei dato un voto anche più basso alla regia, se non fosse che nella mezz'ora finale il film s'impenna.
Ritmo: 6
Come spesso mi succede, devo fare una media: la prima parte è davvero soporifera (4), la seconda decolla e conduce brillantemente al finale (8). Probabilmente la media andrebbe ponderata, perché i minuti soporiferi superano quelli con più ritmo... ma non esageriamo!
Violenza: 7,5
Alcune scene sono decisamente splatter, gli Zombots sono mostruosi e degni frutti di un vero malato di mente. C'è chi si aspettava anche di più, personalmente mi dichiaro soddisfatto di quanto visto.
Humour:
5
Qualche Zombot è dotato di una inventiva particolare che mi ha strappato un mezzo sorriso. Per il resto, il film è decisamente serio.
XXX: 0
Nulla da segnalare.
Voto Globale: 6
Oggi mi sento generoso e do la sufficienza piena ad un film con molte lacune ma che punta tutto su un aspetto visivo malsano e grottesco, reso in modo particolarmente efficace. Si tratta del classico: "Ha le potenzialità, ma non si è applicato abbastanza."

sabato 20 giugno 2015

Il punto sul 2015 a metà strada: facciamo un bilancio?

Facciamo un giochino? Tra i film usciti e quelli ancora in procinto di essere distribuiti, quale sarà la vera sorpresa del 2015? Se parliamo di solo incasso, sarà una lotta tra Fast & Furious 7, Avengers 2 (ad oggi, sono quasi appaiati) e il nuovo Star Wars. Quasi a sorpresa, Jurassic World si sta inserendo di prepotenza nelle sue prime settimane di proiezione. Ma tra tutti questi, quale sarà il film che meriterà davvero? Io, per ora, vi segnalo qualche titolo, con un commentino a lato dove mi è possibile, tanto per scrivere due stupidate a briglia sciolta.

Sezione Blockbuster e potenziali Blockbuster
  • Mad Max: Fury Road: attualmente è il mio serio candidato. Basta leggerne la recensione per capire perché.
  • Fast & Furious 7: Nonostante le mie elevatissime aspettative, gli ho dato "solo" 7. Film tamarrissimo, nelle mie corde, ma con un retrogusto di "già visto" che non lo fa svettare come mi sarebbe piaciuto.
  • Avengers 2 - Age of Ultron: non lo recensirò ma in questa sede si porterebbe a casa un 7,5. Piacevole, solita baracconata divertente Marvel, un po' confuso e, a mio avviso, non al livello del primo.
  • Humandroid (Chappie): già uscito e devo ancora recuperarlo; il regista Neil Blomkamp (District 9, Elysium) è una garanzia che però mi suscita una sensazione di freddezza e distacco. E poi Chappie mi fa venire in mente la streghetta dei cartoni animati (prima ancora del cibo per cani...)
  • Tomorrowland: è piaciuto a La Moglie, e probabilmente merita una visione. Sarà una sorpresa, ma per la Disney: almeno a livello prettamente d'incasso si teme sia uno dei peggiori flop degli ultimi anni, perché ad oggi non è ancora rientrato delle spese di produzione. Probabilmente non raggiungerà "Lone Ranger" (altro floppissimo Disney del 2013), ma ci andrà vicino...
  • Jurassic World: vorrei andare a vederlo, c'è Chris Pratt (Starlord in Guardiani delle Galassie), sta incassando un botto davvero, parrebbe meritevole ma ho il sentore cacatona di cui non se ne sentiva il bisogno. Lo recupererò in home video. (leggete tra le righe: o vado a vederlo da solo, o nada...)
  • San Andreas: io adoro i film catastrofici e The Rock per me è un grande in tutti i sensi. Non rimarrò deluso, lo so già. Nonostante sia stato stroncato a destra e a manca.
  • 007 Spectre: Daniel Craig non mi ha mai convinto fino in fondo come James Bond, ma Skyfall è stato uno dei miei 007 preferiti di sempre. Non mancherò all'appuntamento, visto che è stata confermata la squadra - regista Sam Mendes compreso - del film precedente.
  • Mission Impossible 5: dite quello che volete, l'unico vero Mission Impossible è il 2 di John Woo. Poi c'è quello di J.J. Abrams, il resto è noia. Non so cosa aspettarmi dal 5: il regista è lo stesso di Jack Reacher e il risultato non era stato disprezzabile. Mi sbilancio: per quanto godibile, non sarà un film memorabile.
  • La Fuga - Maze Runner 2: il primo Maze Runner è stata una piacevole sorpresa: un ottimo teen movie tratto da una serie di libri a metà strada tra fantascienza e avventura distopica. Giovani attori presi dal mondo dei telefilm (l'attore protagonista è Dylan O'Brien, lo Stiles di Teen Wolf), buon impianto visivo: il primo si porta a casa un personale 8, difficilmente il secondo bisserà il successo ma mai disperare. E poi sono abituato ad essere smentito.
  • Ant-Man: è Marvel, è uno dei personaggi minori, sarà probabilmente fatto bene, ma, oggettivamente: chi se lo incula Ant Man? Suvvia. 
  • Inside Out: è Pixar, è geniale, è l'Oscar per l'animazione annunciato per la prossima stagione, La Moglie è già in pole position per il cinema. Sono certo che non mi deluderà.
  • Star Wars - Il risveglio della forza: io ci punto tantissimo. Il trailer mi ha fatto venire i brividi, foss'anche solo per il "Chewbe, siamo a casa". J.J. Abrams e i suoi lens flare sono lì pronti ad aspettarmi. 
  • Pixels: Adam Sandler non ha mai fatto il botto qui in Italia, ma in America è una garanzia. A questo uniamo lo spunto GENIALE di Pixels, film fatto apposta per quelli della mia generazione. Alieni che invadono la Terra assumendo le sembianze dei personaggi di videogame anni '80? Fermi tutti! SONO GIA' LI'! Ci sarà Sean Bean in un ruolo minore (si accettano scommesse: arriverà ai titoli di coda del film?), così come Peter Dinklage (Tyrion del Trono di Spade)
  • Terminator Genisys: continuerò la personale tradizione di andare al cinema ad ogni Terminator uscito, non sarà questo flop annunciato a fermarmi. C'è Emilia Clarke (la Daenerys del Trono di Spade) nel ruolo di Sarah Connor, torna il buon vecchio Arnie e la trama sarà un ennesimo macello. Non posso perdermelo!
  • Kingsman - The secret service: ne sentirete parlare qui, in una delle prossime recensioni. Una splendida sorpresa, dal gusto profondamente british ma con una confezione davvero pregevole. Week end d'apertura a parte, in Italia è passato un po' in sordina. Peccato, perché nel resto dell'universo al di fuori degli italici confini, è andato piuttosto bene.
  • American Sniper: stiamo parlando di un film di Clint Eastwood. Ditemi, di grazia, quanti film Clint ha sbagliato come regista? Pochi, davvero pochi. E American Sniper non è uno di questi. Poi, per carità, per me non lo è stato nemmeno Firefox - Volpe di fuoco...
Sezione Outsider / B-Movie / Z-Movie... il succo di questo Blog, suvvia...
  • Ratchet & Clank: film d'animazione tratto dall'omonimo videogame per Playstation della Imsoniac Games. Insieme a La Moglie ho adorato questi giochi, e sono davvero curioso di sapere cosa salterà fuori nel film. L'universo fantascientifico variegato, protagonisti cartoonosi e simpatici, cattivoni ridicoli e carismatici erano i suoi ingredienti azzeccati.Il tutto a contorno di una eccezionale giocabilità.
  • The Taking of Tiger Mountain: ragazzi, stiamo parlando del regista Tsui Hark, il mentore ed ex socio di John Woo. Una stella di prima grandezza del cinema di Hong Kong, qui alle prese con una storia epica sul'Esercito Popolare di Liberazione maoista. Probabile polpettone farcito di CGI, ma di qualità orientale. Nel bene e nel male.
  • Zombeavers: film del 2014, dato in uscita nel 2015 in home video per l'Italia. Prima o poi ne parlerò, perché è un film davvero DEFICIENTE. Non solo per il grezzo ed intraducibile gioco di parole del titolo, ma anche per l'armata di castori zombie che infestano il bosco americano...
  • WolfCop: commedia horror canadese del 2014 che parla di un poliziotto alcolizzato che, a causa di una maledizione, diventa un lupo mannaro. Discretamente fuori di testa.
  • Ebola Zombies: voglio dire, il titolo parla di sé. E viene da Hong Kong. Non me lo voglio perdere!
  • Frankenstein vs. The Mummy: non so nulla. Ho letto il titolo. Voglio.
  • Dragon Blade: legione romana si perde e finisce in Cina. Jackie Chan incontra Adrien Brody e John Cusack in un film ad alto budget per lo standard cinese. Sembra quasi una storia tratta da un libro di Valerio Massimo Manfredi. 
  • Jem e le Holograms: all'annuncio ero davvero esaltato: chissà che delirio pop sarebbe saltato fuori? Poi ho visto il primo trailer e i maroni mi sono rotolati a valle. Sono davvero riusciti a mandare tutto in vacca. Peccato, Jem non merita questo triste destino. Spero vivamente che ad essere infelice sia solo il trailer, ma dubito fortemente.
  • Beyond Skyline: seguito di Skyline, incentrato su un'invasione aliena. Lo segnalo perché c'è Iko Uwais. OCIO!
  • Fetish Factory: copio & incollo. La storia è incentrata su delle bisbetiche pin-up che si scontrano contro degli zombie assetati di sangue, in una Hollywood post-apocalittica. VOGLIO. A PRESCINDERE. Non sarà peggiore di Zombie Strippers che, invero, aveva delle vette di genialità inaspettate.
  • Skin Trade. Non mi interessa sapere altro: ci sono Tony Jaa e Dolph Lundgren. MIO. Recensito prossimamente in queste pagine...
  • Jurassic City: la Asylum fa danni anche quando non c'entra nulla. C'è chi la copia nello sfornare filmacci trash sull'onda del richiamo di titoli altisonanti (in America esiste un termine perfetto: mockbuster). Questa volta è il turno della Vertical Entertainment che estrae dal cilindro un delirio pieno di dinosauri e ragazze in bikini. PAURA!
  • Cowboy vs Dinosaurs: di produzione SyFy, ecco un atroce film su dinosauri svegliati da un'esplosione in una miniera... Eric Roberts è chiamato, da villico pistolero, a difendere il paesello dall'assalto lucertoloso. 
  • Robot Overlords: la Vertical Entertainment colpisce ancora e produce un film semplicemente agghiacciante interpretato da Ben Kingsley (!) e Gillian Anderson (!). Come gettare alle ortiche due grandi nomi. E passarci sopra con una trebbiatrice scassata. Vi avviso, Robot Overlords è un serio candidato al paragrafo "E' migliore o peggiore di Robotropolis?"
  • Sgarbistan: c'è qualcosa di profondamente disturbante in questo docu-film. Affinché capiate questa mia strisciante sensazione, vi incollo qui la descrizione che ho trovato su MyMovies.it: Una mattina qualunque Vittorio Sgarbi esce da un albergo di Milano, accanto a lui un collaboratore e una guardia del corpo. Ad aspettarlo una telecamera che da quel momento indagherà la vita, senza interruzioni, dell’uomo dagli slanci impetuosi ma ancor più dalla raffinata intelligenza, in una quotidianità di assoluta autenticità. Scusatemi, ma di fronte ad una puttanata del genere, come potevo rimanere indifferente? Sarà forse la pietra tombale cinematografica sul 2015?

venerdì 5 giugno 2015

Mad Max: Fury Road (2015) | Recensione

Mad Max: Fury Road
Voto Imdb: 8,6
Titolo Originale:Mad Max: Fury Road
Anno:2015
Genere:Azione, Fantascienza
Nazione:Australia, Stati Uniti
Regista:George Miller
Cast:Charlize Theron, Tom Hardy, Nicholas Hoult, Rosie Huntington-Whiteley, Hugh Keays-Byrne

Ecco cosa vi dovete aspettare...
Il brutto di quando arrivi tardi a scrivere la recensione di un film che ha incassato un botto, è il finire con il ripetere cose già dette dagli altri. Ho un motivo ben preciso per giustificare il mio ritardo e ve lo puppate tutto perché così almeno scrivo qualcosa che sicuramente non avrete letto altrove. Anche questo film, visto il suo successo, fa a pugni con la definizione di "quello che gli altri non vedono" o di "film non mainstream". Ma il suo tema, la sua violenza, la sua resa finale eccezionale, l'esaltazione che mi ha pervaso, ecco, tutti questi elementi mi impediscono di ignorarlo. Partiamo con il solito Aneddoto Inutile del Giampy. Si tratta di una scena già vista, così come ho raccontato nel prologo della recensione di Fast & Furious 7. La Moglie non aveva la benché minima intenzione di guardare Mad Max: Fury Road. Mentre io sì, scalpitavo come un bimbominkia pacioccoso davanti ad uno scaffale pieno di Lego Star Wars col cartello: "GRATIS, SIAMO TUTTI TUOI". A salvarmi, ecco che interviene una coppia di amici tamarri come me ( :P ) che non ringrazierò mai abbastanza: si separano le coppie, i maschietti (a cui si unisce un terzo prode) si fiondano nella sala di Mad Max, le femminucce in quella di Tomorrowland, il film Disney con George Clooney. Mai scelta è stata più felice: le donne contente e rilassate, gli uomini esaltati come caimani (io quasi in calore). Vi dico solo che durante l'intervallo le mie uniche parole rivolte agli amici sono state: "Sappiate che ho gli occhi a forma di cuoricino".

Cazzo aspettate? Correte al cinema!
Consapevole del fatto che dovrebbero bastare queste poche righe per farvi precipitare al cinema se non l'avete ancora fatto - non perché io sono figo e dovreste sempre darmi retta, ma perché questa è una verità incontrovertibile - mi rendo altresì conto che dovrei anche uscire dai panni del bimbominkia e provare a spiegarvi il motivo di un consiglio così spassionato ed imperioso al contempo.

Per quei due o tre che si sono appena risvegliati in una camera criogenica perché rapiti dagli alieni negli ultimi 30 anni e che quindi non sanno cosa sia Mad Max (unico motivo per cui posso accettare tale mancanza di conoscenza), ecco una velocissima spiegazione. Non volendo fare il Puffo Quattrocchi, mi limito a rimandarvi alla lettura delle relative pagine su Wikipedia ed alle successive considerazioni.


Le cose da sapere sono:
  • La trilogia è stata pensata, prodotta e diretta dall'australiano George Miller;
  • Mad Max è il personaggio che ha dato notorietà mondiale all'attore Mel Gibson;
  • A partire soprattutto dal secondo film, questa visione di un futuro post-apocalittico è diventata una pietra miliare della storia del cinema e dei media in generale perché è stata fonte infinita di ispirazione (ricordiamo i più famosi: Terminator e, soprattutto, Ken il Guerriero);
  • I titoli italiani sono veramente pietosi, solo il terzo ha avuto una traduzione diretta;
  • Elemento in comune ai tre film è una dose di violenza superiore alla media. A volte fine a sé stessa, a volte propedeutica alla rappresentazione del mondo caduto in una specie di Medio Evo moderno neo-barbarico dove l'unica legge vigente è quella del più forte;
  • Max Rockatansky è una sorta di giustiziere solitario, che agisce non tanto per il trionfo del bene quanto per la propria giustizia personale. Per questo motivo l'indifferenza con cui uccide gli avversari può apparire brutale... ma è soltanto un mezzo come un altro per raggiungere il proprio scopo;
  • Più e più volte George Miller ha provato a dirigere un nuovo Mad Max e ci è riuscito solo trent'anni dopo l'ultimo della trilogia, con i fondi giusti, alla soglia dei settanta anni e avendo diretto nel frattempo film del calibro di Ai confini della realtà (1983, episodio "Terrore ad alta quota"), Le Streghe di Eastwick (1987), Babe va in città (1998, seguito di Babe, maialino coraggioso), Happy Feet (2006, con cui vince l'Oscar come Miglior film d'animazione). Se vedete una sottile linea rossa che collega tutti questi film, di genere davvero diverso l'uno dall'altro, siete dei geni. D'altro canto questo elenco dimostra quanto George Miller sia un artista poliedrico che raramente sbaglia un colpo. Leo Ortolani ha ironizzato (pure troppo) sui Pinguini canterini facendomi fare grasse risate, ma sta di fatto che raramente ci si imbatte in un regista capace di riscrivere un genere come quello post-atomico consegnandolo all'immortalità, per poi andare a vincere un Oscar con un film d'animazione finto-musical per famiglie. 
Sì sì, proprio per famiglie...
Ecco, di fronte ad un film, il quarto, uscito trent'anni dopo, c'erano diversi rischi che qualche pessimista ha sicuramente temuto:
  • Prequel? Sequel? Reboot? Quale scelta infelice a prescindere?
  • Baracconata edulcorata per ottenere il solito ridicolo rating per famiglie allegre?
  • Storia buonista del cazzo farcita di pappardella morale e metaforoni dietro l'angolo perché oggi come oggi la violenza deve essere giustificata da un pretesto e per la quale ci vuole anche uno spiegone?
  • CGI usata pedestremente per rappresentare un mondo distrutto e desertico?
  • Attori di quarta o quinta fascia, incapaci di rendere i personaggi?
  • Pinguini che compaiono nel deserto e che inchiappettano un maialino ballando il tip tap mentre una vecchietta urla "Hocus Pocus" a 10.000 metri d'altezza sull'ala di un aereo?
Beh, sappiate che questo arzillo settantenne se ne è, letteralmente, sbattuto la ciolla di tutto ciò e ha sfornato UN CAZZUTISSIMO FILM DI 120 MINUTI CHE IN UN COLPO SOLO DICE A TUTTI I REGISTI FIGHETTI TRENTENNI DI OGGI: GUARDATE E IMPARATE, POVERACCI CRESCIUTI A MTV E VIDEOCLIP DI 'STO GRAN BATACCHIO!

Genialità mista a disprezzo della vita.
Scusatemi, ma ci voleva proprio. Scriverlo in stampatello, dico. E, no, l'esaltazione non mi ha ancora abbandonato.

Reazione composta di Miller di fronte al visto censura R
Innanzitutto George Miller non ha fatto nulla per sottrarsi al Rating R (minori di 17 anni accompagnati da un adulto). Negli USA, il Rating R ha lo stesso effetto della kryptonite per Superman: gli Studios hanno il terrore di incappare in un floppone negli incassi perché la classificazione R diminuisce il numero di spettatori potenziali e in certi stati ultrabigotti addirittura scatena un fuggi fuggi. Miller ha semplicemente fatto spallucce ed è andato avanti per la sua strada. E ha avuto fottutamente ragione. Mad Max: Fury Road è un TGV scagliato a velocità impazzita senza il minimo controllo o freno. Non ha un attimo di respiro, tanto che lo stesso Miller ha dichiarato: "Ho visualizzato il film come se fosse un inseguimento dall'inizio alla fine". In più ha il raro pregio di non richiedere la conoscenza a menadito dei film precedenti: certo, il cultore troverà pane per i suoi denti grazie al gioco delle (tante) citazioni, ma Fury Road è un film che può essere tranquillamente visto senza minimamente conoscere le storie precedenti. Qualcuno, in qualche recensione, ha fatto un paragone azzeccato: è un po' come i film di James Bond, che puoi guardare in ordine sparso (anche gli ultimi di Daniel Craig, nonostante abbiano un filo conduttore) perché in comune c'è solo il nome del personaggio, il background e qualche situazione / tormentone. Anche questo Mad Max (Tom Hardy) è un ex-poliziotto (lo dice nel prologo-monologo) tormentato dalla perdita della famiglia e costretto a sopravvivere in un mondo barbaro e violento, dove la civiltà è stata spazzata via dall'idiozia umana e dal deserto. Chi controlla l'acqua e le coltivazioni ha il vero potere. Lo sa bene Immortan Joe, il capo della tribù dei Figli della Guerra. Questi ha un harem di gnocche, controlla le riserve idriche, comanda con la violenza e la promessa di una sorta di Valhalla dopo la morte (giustificando così azioni scellerate e kamikaze dei subalterni). E lo sa benissimo Furiosa (Charlize Theron), l'indomita Imperatrice che ha il compito di guidare la BlindoCisterna grazie alla quale Immortan Joe ottiene il rifornimento della benzina necessaria alla tribù. All'inizio del film Mad Max viene catturato dai Figli della Guerra proprio quando Furiosa decide di tradire Immortan Joe e scappare con la Blindocisterna portando con sé le mogli (gnocche, lo ribadisco) del capo per dare a loro la libertà e condurle in un posto dove c'è ancora il verde. Inutile a dirsi, Mad Max viene coinvolto suo malgrado nella fuga e, dopo la solita necessaria diffidenza iniziale, aiuterà Furiosa nella sua folle corsa verso la libertà.
La trama è tutta qui, ma si dipana in modo mai banale né noiosa. Assistiamo a corse, inseguimenti, sparatorie, scene da carneficina, morti assurde, chitarristi folli, mezzi a quattro ruote nati da una mente trucidamente malata ed in grado di fendere il deserto ed inerpicarsi sulle scarpate più inaccessibili, il tutto intervallato da pochi, significativi dialoghi. Permettetemi di citare questa scena:
Mad Max ricompare dopo uno scontro violentissimo e per questo motivo è tutto grondante di sangue.
Una delle mogli di Joe strilla: - Iiiiiihhh! Sei tutto coperto di sangue!
Furiosa osserva asciutta: - Non è il suo.
Ecco, questo semplice dialogo riassume in un secondo tutta l'ignoranza, la tracotanza e la sboronaggine non tanto di Mad Max quanto del regista. Parlando con gli amici, la parola che più è stata usata e che, quindi, di fatto è quella che racchiude in sé il significato dell'intero film, è proprio IGNORANZA. Usata con accezione positiva (lo sottolineo). IGNORANZA è la risposta da dare a tutte le domande che potrebbero affiorare nelle menti stolte che vogliono trovare spiegazioni non necessarie.

Perché quel chitarrista suona su un pick-up imbracciando una chitarra che vomita fuoco mentre indossa una maschera da folle depravato? IGNORANZA!
Perché si deve salire sul cofano di una macchina lanciata a velocità folle per aspirare benzina da un tubo e sputarla nel turbo? IGNORANZA!
Perché si usano aste di tre metri per saltare da una macchina alla Blindocisterna dimostrando totale sprezzo della vita? IGNORANZA!
Perché i personaggi pensano di poter attraversare il deserto in un viaggio di 160 giorni senza preoccuparsi di fare il pieno? IGNORANZA!
Perché la Blindocisterna contiene TONNELLATE di latte materno (!) senza che questi diventi gorgonzola? IGNORANZA!
Che bisogno c'era di far vedere Megan Gale nuda? Che domanda sciocca ed inopportuna! IGNORANZA!

Uno dei simboli dell'IGNORANZA
Nicholas Hoult e gnoccolame vario
E potrei andare all'infinito ad IGNORARE. Mad Max: Fury Road è un film da godersi per quello che è. Un road movie allegramente violento, che racconta il disperato viaggio della speranza di Furiosa. E il cui protagonista, strano a dirsi, non è Mad Max, bensì Furiosa stessa. Permettetemi di sottolineare questo aspetto. In Fury Road, Max è quasi ai margini: ha il suo ruolo ben definito, ha la sua importanza come deus ex machina, ma viene messo in ombra dal minutaggio e dal carisma di Furiosa. L'interpretazione di Charlize Theron è davvero superlativa: rasata, senza un braccio, atletica, cattivissima, dispensatrice di molti primi piani intensi. E, ovviamente, bellissima. C'è una scena che ho apprezzato notevolmente: quella in cui Max si imbatte per la prima volta nel gruppo di Furiosa e delle cinque mogli (gnocche) di Joe. Basta guardare i nomi di chi ha impersonato le donne: Zoe Kravitz, Rosie Huntington-Whiteley, Abbey Lee, Riley Keough, Courtney Eaton: tutte figone conclamate e prima modelle (o cantanti) che attrici. Ebbene, Max si imbatte nelle donne che, vestite, cercano di farsi una doccia di fianco alla Blindocisterna. La scena è però rubata da Furiosa, ai margini dello schermo, che le protegge con lo sguardo. Qui Charlize Theron offusca anzi annienta tutte le altre con una sola inquadratura. Sembra quasi voglia dire: "State al vostro posto, sciacquette." Avrei voluto alzarmi in piedi ed applaudire come se fossi stato in curva allo stadio. Un'altra scena simbolo vede Max sparare con un fucile da cecchino e mancare il bersaglio più volte; vedendo che è rimasto un solo colpo in canna, Max passa il fucile a Furiosa che spara ed effettua un perfetto head-shot. Sublime! Anche l'interpretazione di Tom Hardy è solida e di tutto rispetto. Non avendo un copione da memorizzare (a parte il monologo iniziale, sono ben poche le battute pronunciate da Max), l'attore ha potuto concentrarsi sulla fisicità della parte... e l'ha fatto davvero egregiamente. Ottimo Nicholas Hoult nella parte di Nux, importante personaggio nonché aspirante kamikaze della tribù Figli della Guerra, ottimo infine anche Hugh Keays-Byrne (Immortan Joe) che fa da anello di congiunzione con la vecchia trilogia: era il cattivo nel primo Interceptor del 1979!
Vi stropiccerete gli occhi davanti a questa scena.
Al di là della recitazione e della storia, il vero punto di forza di Fury Road è la regia. La resa visiva è strepitosa, le inquadrature eccezionali e non c'è nulla di confuso o poco intuibile; niente parkinson-camera, niente montaggio psichedelico: la chiarezza non solo delle immagini ma anche delle scene, unita al montaggio serrato ma non frenetico, rendono il film estremamente godibile. L'uso della gamma cromatica è stato inoltre di forte impatto. Al di là della predominanza di colori caldi dovuti all'ambientazione desertica, talvolta spiccano effetti sgargianti  come il verde delle piante, il rosso del chitarrista sparafuoco, l'azzurro del cielo: l'insieme fa di tutto per restare impresso nelle mente. Un altro aspetto da non sottovalutare è che, stando alle dichiarazioni del regista, l'80% di quello che si vede non è frutto di computer graphic ma di riprese dal vivo. Le esplosioni sono reali, gli stunt credibili per realismo e violenza, gli scontri efferati nel modo giusto. L'aggiunta della CGI ha semplicemente reso perfetta l'ambientazione. Il lavoro fatto in una delle scene madri (la Blindocisterna che si lancia disperatamente nel mezzo di una imponente tempesta di sabbia) è di livello assoluto. Ed eravamo solo nel primo tempo...

Furiosa e la Blindocisterna
In conclusione, pur essendo solo a giugno, Mad Max: Fury Road si candida prepotentemente a film rivelazione del 2015. Onestamente, non credevo che mi sarebbe piaciuto così tanto. E pensare che stavo per perdermi la visione al cinema: fortunatamente esiste il passaparola e non c'è stato amico, fra quelli che l'hanno visto, che me ne abbia parlato male. Qualcosa vorrà dire: o mi ritrovo degli amici dai gusti discutibili, o è un film fatto su misura per quelli della mia generazione. Promosso a pienissimi voti. Che l'IGNORANZA sia con voi!

Dato il materiale in abbondanza, il modo migliore di chiudere è con l'angolo del Neurone Numero 4. Buona visione...


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 6
Non che sia originale, tutt'altro. Ma è solida e costruita in modo lineare e coerente.
Musiche: 7
Non ricordo musiche particolari, ma il livello complessivo della colonna sonora si accompagna perfettamente alle immagini. D'impatto.
Regia: 9
George Miller ha tirato fuori un film registicamente ineccepibile. Potente visivamente, perfetto nel montaggio e nella successione delle scene, grande qualità delle immagini. Non si può chiedere di più, onestamente.
Ritmo: 10
Credo che questo sia il primo 10 assegnato nei miei pagelloni. Penso sia estremamente meritato. Una volta partito, già a mille nel prologo, il film non si ferma più. 
Violenza: 8
Non è un film splatter (non è quello il suo scopo), ma la violenza visiva è ben presente. Gli scontri sono eccezionali, ma ad essere violenta è l'ambientazione e le situazioni. Non è cosa da poco.
Humour: 6
C'è qualche battuta (IGNORANTE), ma a strappare sorrisi sghembi sono le situazioni ai limiti dell'assurdo durante gli inseguimenti nel deserto.
XXX: 4
Niente da segnalare, a parte Megan Gale nuda (ma non si vede nulla) e uno stuolo di pseudoattrici gnocche. E comunque no, non posso mettere zero ad un film con Charlize Theron. Non posso!
Voto Globale: 9
Il migliore Mad Max di sempre, uno dei più riusciti film d'azione degli ultimi anni, una produzione massiccia e sfolgorante che non dovrebbe mai e poi mai mancare nella videoteca degli appassionati del genere.

Ecco l'angolo del Neurone Numero 4! Vi ricordo sempre di cliccare sulle immagini per vederle in alta risoluzione.

Charlize Theron




Abbey Lee



Courtney Eaton



Rosie Huntington-Whiteley



Riley Keough



Zoe Kravitz



Megan Gale

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