venerdì 11 settembre 2015

Pixels (2015) | Recensione

Pixels
Voto Imdb: 5,6
Titolo Originale:Pixels
Anno:2015
Genere:Commedia, Fantascienza
Nazione:Stati Uniti
Regista:Chris Columbus
Cast:Adam Sandler, Kevin James, Michelle Monaghan, Peter Dinklage, Josh Gad

Ehi, questa è la maxi storia
Di come questo mondo
E' cambiato, capovolto, sottosopra sia finito
Seduto su due piedi qui con te
Ti parlerò di Pixels, il super-film per i nerd!

Giocando a Pac-Man con gli amici sono cresciuto
Me la sono spassata, wow!
Che fissa ogni livello
Le mie toste giocate filavano così
Tra un bel tiro su Duck Hunt e un high score a Q*Bert!

Una delle scene più spettacolari di Pixels.

Ok, non vi tedio oltre, per carità. Una cosa voglio però dirla: Pixels è il segno di come il mondo stia cambiando. Siate voi a decidere se nel bene o nel male. I nerd di una volta, oggi sono i dominatori dell'universo conosciuto e sconosciuto. Hanno potere d'acquisto, hanno sex-appeal, comandano su Internet, hanno raggiunto posti di rilievo peggio del Gruppo Bildelberg e per di più sono i protagonisti di una delle sit-com di maggior successo degli ultimi anni. Un tempo i nerd erano dei possenti sfigati che solo a forza di colpi di intelletto potevano sperare di essere calcolati dalle coetanee (La rivincita dei nerds, 1984), oggi i nerd si permettono pure il lusso di trombarsi Penny (The Big Bang Theory, per chi non l'avesse capito).

Pixels estremizza ulteriormente questo cambiamento, mettendo ancora più in buona luce la connotazione positiva dell'essere nerd; se all'origine il termine aveva un'accezione per lo più negativa - era sinonimo di disadattato sociale che passava le giornate davanti ad un PC - oggi non è più così; nerd è usato più in senso bonario, indicando gli smanettoni tecnologici dotati di mente acuta. Il Precisino della Fungia obietterà dicendo che il termine corretto per l'accezione bonaria è geek, lasciando a nerd il significato più dispregiativo. E io do ragione al precisino, ma in Pixels si parla di nerd, e a questo termine mi atterrò lungo la (breve) recensione.

Armageddon ha un po' scassato la minchia.
La storia parte da una premessa fittizia, per quanto funzionale alla trama: nel 1982 la NASA mandò nello spazio una capsula del tempo, contenente simboli e registrazioni video per spiegare la Terra agli extraterrestri. Una razza aliena trova la capsula, legge il contenuto e... travisa completamente il messaggio! Dato che nella capsula c'erano raffigurazioni dei videogames di quegli anni, gli alieni pensano che Space Invaders e Donkey Kong siano messaggi bellici terrestri, e per questo attaccano la Terra. Chi potrà salvare il mondo? La risposta è ovvia, dato che parliamo di videogame: i NERD! Kevin James è il Presidente degli Stati Uniti, nerd che ama indossare la maschera di Chewbecca; Adam Sandler è il suo amico d'infanzia, super-nerd finalista alle finali mondiali dei videogame del 1982; Peter Dinklage è il nerd che sconfisse Sandler proprio in quella finale; Michelle Monaghan è la pseudo-gnocca-MILF-interesse-amoroso del protagonista. I quattro uniranno le loro forze per affrontare la minaccia aliena. Il film è quindi un susseguirsi di attacchi alieni nelle forme dei videogiochi più famosi dei primi anni '80, con i protagonisti che cercano di rispondere al meglio delle loro possibilità. Se ad esempio l'attacco è a forma di Pac-Man, i Nostri saranno i fantas-MINI a bordo di auto MINI Cooper (notare il finissimo gioco di parole nonché lo smaccato product placement); se l'attacco è fatto da Centipede, i nostri si armano di fuciloni protonici o qualcosa del genere, e cercano di sparare al nemico mirando alla testa senza colpire il corpo perché se no sono danni... e così via. Fra citazioni a volte riuscite, a volte infelici, il film scorre fino ai geniali titoli di coda, che raccontano nuovamente la trama in grafica 8-bit.

Sì, ok, sembra una spiegazione un po' scazzata, questa. "Il film è piaciuto? Lo consiglieresti?" Vi vedo lì, con la domanda pronta sui ditini. Ecco una risposta sintetica.

La vera mascotte del film: Q*Bert
Il film mi è moderatamente piaciuto. Non ero partito con aspettative elevatissime, trailer a parte; diciamo quindi che non sono stato deluso. Questa è la classica operazione alla Adam Sandler, chi lo conosce sa che può incappare alternativamente in una buona commedia o in una cacatona epocale. Il rischio che Pixels cadesse nel secondo gruppo era reale, ma per fortuna non si è verificato del tutto. Se avete già sbirciato il voto, avrete visto che io gli ho dato un onesto 6,5 (La Moglie addirittura mormora di un 7 da parte sua), mentre il popolo di imdb / Rotten Tomatoes non l'ha gradito affatto. Cerchiamo di capire il perché... analizzando i soliti punti salienti.

Peter Dinklage in tutta la sua cattiveria...
La sceneggiatura. Ha spunti esilaranti, ha battute tristi (la peggiore delle quali è una maldestra citazione-scopiazzatura di The Big Bang Theory con un personaggio che parla alla nonna esattamente come fa Howard con la mamma) e ha dei clamorosi sfondoni. Se ad esempio parti col presupposto che gli alieni conoscono e replicano i videogame e telefilm del 1982, non puoi però infilarci Paperboy (1985) e Tetris (1984) o Max Headroom che, per quanto fichissima come citazione (in sala l'abbiamo colta solo io e La Moglie), è del 1985 anch'essa. Insomma, richiederei un po' di attenzione. Ma in fondo è un film cazzone d'intrattenimento, su certe cose puoi sorvolare.
Peccato che poi si passi ad analizzare il target. Ci sono diversi errori, da questo punto di vista. Se il target principale è il nerd, bisogna mettere in conto che costui è un essere precisino e spaccacoglioni. Per questi tratti peculiari, il nerd sarà il primo ad accorgersi degli errori "cronologici", e sarà il primo a non perdonare gli sceneggiatori per la tragica sciatteria dimostrata. Il secondo problema è chi poi al cinema è andato a vederlo: battute e riferimenti specifici sono tutte comprensibili, diciamo, da chi ha più di 35 anni. I bambini piccoli, di cui la nostra sala era prevalentemente composta, ridevano senza capire il perché. Avranno capito, a dir tanto, le battute su Justin Bieber e Zac Efron. Oh, non sto dicendo che sia un film di difficile comprensione, anzi; semplicemente dico che per apprezzarlo al 100% devi avere più di 35 anni. O essere appassionato di retrogaming.
Michelle Monaghan / Von Patten
Il cast: come anticipato, se non piace Sandler, è difficile apprezzare anche questo film, perché sono anni che interpreta sempre lo stesso ruolo in un contesto di commedia leggera. Se nel film Mia moglie per finta ha funzionato tutto alla perfezione, non si può dire lo stesso ad esempio per Zohan - Tutte le donne vengono al pettine. Qui per fortuna a fare la differenza sono i co-protagonisti, davvero azzeccati. Kevin James (apprezzato soprattutto in Il superpoliziotto del supermercato) e Josh Gad sono spassosissimi e sulle loro spalle gravano le scene più divertenti ed indovinate di tutto il film; il già citato Peter Dinklage è bravissimo nell'interpretare l'odioso Eddie, l'antagonista di Sandler; infine, non guasta la leggera ma impalpabile presenza di Michelle Monaghan (l'abbiamo vista in Source Code: guardatelo, datemi retta) nella parte del Colonnello Van Patten. Nell'insieme il cast funziona e porta a casa il compito.
Il regista Chris Columbus non ha bisogno di tante presentazioni: ha fatto il botto con i primi film di Harry Potter, ma ha un posticino nel nostro cuore per aver firmato la sceneggiatura di mostri sacri come I Goonies, I Gremlins e Piramide di Paura; e come regista ha diretto film di successo come Mamma ho perso l'aereo, Mrs. Doubtfire e L'uomo bicentenario. Insomma, una garanzia. Con Pixels ha fatto il minimo sindacale: regia ineccepibile, solida, senza sbavature ma senza far gridare al miracolo. Il suo atto d'amore verso gli anni '80 è però evidente ed apprezzabile, grazie anche alla colonna sonora, davvero ben concepita: non poteva non esserci un sound fortemente anni '80 grazie a hit come Surrender dei Cheap Trick, True degli Spandau Ballet e We Will Rock You VonLichten, reinterpretazione del 2012 della storica hit dei Queen firmata da Brian May e Helmut VonLichten e contenente la traccia vocale originale di Freddy Mercury. Assolutamente pollice su per queste tracce!
Ashley Benson / Lady Lisa
Gli effetti speciali sono ben usati e il design degli alieni che copiano lo stile pixelloso 8-bit è indovinatissimo. Per essere una commedia fantascientifica, direi che il lavoro è stato fatto egregiamente al punto che le scene action non sfigurano affatto nei confronti di film più pirotecnici.
Infine, il gioco delle citazioni: non parliamo solo di videogame che hanno fatto la storia, ma anche di telefilm che l'appassionato riconoscerà al volo: Fantasilandia, Star Trek, il citato Max Headroom, oltre a citazioni verbali di Happy Days e non ricordo chi altri. Sui videogame c'è invece l'imbarazzo della scelta: alcune case produttrici storiche hanno attivamente collaborato alla realizzazione del film, e questo ha fatto sì che potessimo riconoscere Pac-Man, Donkey Kong, Centipede, Galaga, Arkanoid, Space Invaders, Tetris, Paperboy, Asteroids, Frogger, Q*Bert, Duck Hunt e, come raccordo tra il gamer di ieri e quello di oggi, gli sceneggiatori hanno avuto la bella idea di citare The Last of Us, uno dei migliori videogames moderni di sempre (tranquilli, è solo un mio umile parere).
In definitiva, Pixels è un film che con i trailer mi aveva fatto sperare in qualcosa di davvero epico e clamoroso, ma che alla fine è risultato ben inferiore alle aspettative iniziali; quello che è rimasto è però sufficiente per un'ora e mezza di evasione dove sì ti diverti, senza spanciarti dalle risate (non ci sono battute memorabili che facciano ridere alle lacrime come è successo, per esempio, con Spy). Però è un film allegro che strizza l'occhio a chi ha speso un patrimonio di 200 lire nei cabinati (io c'ero! Anche se videoludicamente sono della generazione successiva, dato che il primo coin-up di cui ho memoria è 1942, arrivato in Italia intorno al 1985) e che si lascia guardare senza troppi problemi. Poteva uscire qualcosa di più? Indubbiamente sì, è un'opera decisamente imperfetta, ma non è nemmeno così da buttare via come invece leggo nelle varie recensioni in giro per la rete. Una prova gliela concederei, magari sfruttando qualche promozione a prezzo ridotto delle catene dei cinema.

Michelle Monaghan

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5,5
Non lo sapevo, ma Pixels ha tratto ispirazione (eufemismo) da un cortometraggio indipendente francese (cliccate per vedere il video su YouTube) di Patrick Jean: ha quindi ben poco di originale. Peccato per gli sfondoni di sceneggiatura e per gli errori di anacronismo, personalmente sono fra quelli che ritengono che gli scrittori avrebbero dovuto fare più attenzione.
Musiche: 7,5
La colonna sonora è davvero grandiosa, ha un bel sound anni '80 che non potrà non piacere a quelli della mia generazione. Promossa!
Regia: 6,5
Solida, senza tanti fronzoli e con pochi tempi morti. Chris Columbus ci sa fare.
Ritmo:
7
Non è un film noioso e alterna sapientemente scene action con parti di commedia.
Violenza: 2
Suvvia, è un film per famiglie, forse orientato ancora più ai genitori che ai figli.
Humour: 6
Ci sono scene molto divertenti (niente lacrime da risata, però), anche se alcune parti non fanno particolarmente ridere, e per un film con pretese da commedia non è propriamente un aspetto positivo. La scrittura dei dialoghi poteva essere migliorata, a mio parere: alcune situazioni mi sono sembrate troppo forzate.
XXX: 0
Nulla da segnalare.
Voto Globale: 6,5
Intendiamoci: il film mi ha divertito, nonostante molti difetti e qualche passaggio a vuoto. Non è, però, quel film che avrebbe potuto entrare nella storia come avremmo voluto quando qualche mese fa vedemmo il trailer. Per molti è una grossa occasione sprecata, per me è un godibile ma dimenticabile film di  puro intrattenimento.

giovedì 6 agosto 2015

Sharknado 3 - Oh Hell, no! (2015) | Recensione


Sharknado 3 - Oh Hell, no!
Voto Imdb: 4,6
Titolo Originale:Sharknado 3 - Oh Hell, no!
Anno:2015
Genere:Azione / Catastrofico
Nazione:Stati Uniti
Regista:Anthony C. Ferrante
Cast:Ian Ziering, Tara Reid, Cassie Scerbo, David Hasselhoff, Bo Derek

Ma quanto è genuinamente trash questa foto?
Preambolo (potete saltarlo, se volete)
Se non avete idea di cosa stiamo parlando, i seguenti link vi aiuteranno a capire:

007 gli fa una pippa, allo sharknado.
Recensione senza spoiler
Premettendo che è quasi impossibile recensire un qualunque Sharknado senza spoilerare perché alla fine chi legge qui VUOLE sapere cosa vedrà con questo genere di film, mi limito a scrivere in due righe un commento veloce per chi ha intenzione di vederlo senza rovinarsi le (poche) sorprese. Nel terzo film della serie, i tornadi ricolmi di squali attaccano prima Washington D.C., poi scendono verso la Florida, proprio dove è diretto il protagonista perché, come al solito, la sua famiglia è altrove e si caccia in guai del tutto gratuiti et inopportuni. Tra graditi e popputi ritorni (Nova) e tormente che distruggono tutto (veramente tutto, simboli compresi), vedremo arrivare gli squali in posti dove mai nessuno è andato prima... Sharknado 3 mantiene la rotta tracciata dai primi due film della serie, ovvero ignoranza allo stato brado, povertà assoluta di regia ed effetti speciali, tonnellate di camei di persone quasi (o non più) famose, in un tripudio di assurdità assortite. Nella sostanza, valgono lo stesso voto e commento dei film precedenti.

LA SCENA. Punto.

Recensione con spoiler totali globali
- Come possono sopravvivere nello spazio? - chiede Fin (Ian Ziering)
- Come possono sopravvivere in un tornado? - risponde la moglie April (Tara Reid)

Povero Abramo.
Questo dialogo riassume in pieno tutto Sharknado 3. Ebbene, sì: puntuale come un libro di Bruno Vespa, o come Una Poltrona per due trasmesso alla vigilia di Natale, o come il servizio di Studio Aperto su quanto fa caldo d'estate, luglio è indubbiamente il mese di Sharknado e agosto è quello della sua recensione in questi lidi. Stessa spiaggia, stesso mare e... stessi squali, ovviamente. Sharknado è ormai oltre tutto. Non è più una serie di film; è un fenomeno di costume, è la strizzata d'occhio al nerd, è la sublimazione di un prodotto che per contratto e suo malgrado deve essere necessariamente brutto forte perché la gente lo guarda per questo motivo alquanto ridicolo. Con un pizzico di curiosità sulle assurdità che si inventano gli sceneggiatori. Con questo terzo capitolo, però, è cominciata a balenarmi la strisciante sensazione che sia tutto studiato a tavolino per ottenere quel risultato orrendo, e che gli sceneggiatori abbiano buttato l'occhio più al Manuale di Marketing del Kotler che al Compendio delle Sonore Cazzate. Non che prima non fosse stato fatto, sarebbe da ingenui folli non pensarlo: diciamo che siamo pericolosamente vicini al confine tra l'artefatto studiato e un prodotto genuinamente artigianale. Intendiamoci: le Cazzatone abbondano ancora in quantità industriale, semplicemente il mio pensiero si rivolge un po' a quella spontaneità presente nei primi due film e che qui vedo scemare; lo stesso pensiero va anche a quel discorso di onestà intellettuale che permeava tutta la prima produzione (rido da solo per l'accostamento del termine intellettuale a Sharknado... tranquilli). Il problema penso nasca tutto dalla mia mente bacata e da un discorso ideale che mi sono immaginato fare dal regista. Questo:
- Senti. Non ho soldi ma un mucchio di idee strampalate. Non ho i mezzi, ma solo qualche PC scassatissimo reduce dal Millennium Bug e qualche informatico alle prime armi. Per scritturare gli attori ho dovuto rapire i loro gattini e ricattarli. Ma è tutto genuino ed artigiano, ed esce tutto col cuore. E c'è Ian Ziering che, lui sì, ci crede, cazzo! -
Ecco, Sharknado 3 mi sembra che da questo punto di vista si stia un po' perdendo per strada. Quando vedo che è tutto uno spottone enorme con palesi product placement di Subway, parco divertimenti Universal in Florida, Xfinity, lì penso che la direzione intrapresa sia quella di un prodotto un po' troppo furbetto. Probabilmente la domanda vera da porsi è: "Sharknado è quello che il popolo nerd vuole vedere?" Chi lo sa! Lo scopriremo con l'esperimento che compare nel finale del film. Ne parleremo più avanti.
Strano partire subito col commento che, fra l'altro, potrà non sembrare molto positivo. Spazziamo via subito gli equivoci: Sharknado 3 mi ha divertito non poco, e qui di seguito vi snocciolerò i perché.
Sacro Ordine della MotoSega...
Innanzitutto inquadriamo brevemente il contesto: l'eroe Fin sta correndo a perdifiato a Washington: è convocato nientepopodimeno che dal Presidente degli Stati Uniti, il quale gli vuole conferire la Medaglia e l'attestato di Primo Membro della Confraternita della Sega Elettrica (!). Peccato che Fin porti sfiga, e dove c'è lui arriva uno sharknado. I telegiornali stessi iniziano ad insinuare il sospetto che Fin sia così portasfiga da essere in possesso della patente di pirandelliana memoria. Washington viene devastata completamente. Nel frattempo la moglie di Fin è in Florida con la figlia al parco divertimenti della Universal. Indovinate cosa succederà? Esatto, un enorme sharknado si sta dirigendo proprio lì. Fin deve quindi raggiungere la moglie per salvarla. Durante il viaggio incontra Nova (Cassie Scerbo), che si sta riprendendo dal "post traumatic shark disorder" diagnosticatole a causa di quanto le è successo nel primo film. Adesso la fanciulla è una cazzutissima cacciatrice di sharknadi. #TeamNova forever! Ovviamente lo sharknado devasta anche la Florida e si rivela come il peggiore mai visto prima. L'unico modo per debellarlo è usare lo SDI, il cannone spaziale voluto da Reagan, che sarà riattivato da... Gil, ex-astronauta caduto in disgrazia nonché papà di Fin! Segnatevi questo fatto: l'attore è l'immarcescibile David Hasselhoff. In una scena alla Armageddon dei poveri che incontra Gravity, lo scontro con gli squali si sposterà nello spazio. Fantastico tutto ciò! Non siete d'accordo? Vediamo di analizzare più in dettaglio il filmone.
STORIA? Pfui.
Primo fattore: hanno inserito due o tre sottotrame. E questo, credetemi, è male. Un film basato sulle cazzatone non può avere la velleità di migliorarsi pretendendo di coinvolgere lo spettatore con una STORIA. Ma scherziamo? Se gli autori si concentrano troppo sulla trama, le cazzatone saranno più trascurate. Se lo spettatore segue troppo la trama, non si accorge delle cazzatone. Se non è chiaro questo concetto, io lo urlo ai quattro venti: da Sharknado mi aspetto zampillate di stronzate una di seguito all'altra. E basta. Niente orpelli inutili. Quindi: bocciata la sottotrama adolescenziale della figlia di Fin al parco di divertimenti; bocciata la sottotrama di Nova (#TeamNova forever!) e del suo amico in giro per gli States a caccia di sharknadi; bocciata infine la sottotrama di Fin che deve ricongiungersi alla moglie come al solito. Della felice famigliola americana non ce ne fotte una ciolla. Pollice verso.
Secondo fattore da analizzare: le cazzatone. Sì, decisamente ora ragioniamo. Probabilmente ce ne sono meno rispetto al secondo, ma sono veramente grosse. Enormi. Il seguente elenco non vuole essere esaustivo, ma ve ne cito alcune veramente degne:



  • Titoli di testa: esilarante presa in giro di James Bond, con Fin che imbraccia la motosega di fronte all'obiettivo a forma di bocca di squalo.
  • Se nel secondo film si parlava di un libro su come sopravvivere ad uno sharknado scritto da April (poi messo davvero in vendita), qui si cita una fantastica app, Go Shark Yourself e... si scopre che esiste davvero negli store! (clicca sul link)
  • Il Presidente degli Stati Uniti conferisce a Fin il titolo di Primo Membro dell'Ordine della Motosega... regalandogli una scintillante motosega dorata! Senso del kitsch e ignoranza insieme, roba che pure Snoop Dogg si vergognerebbe ad esibire.
  • Gli squali attaccano Washington D.C. Prima un pescecane casca sulla statua di Lincoln; successivamente, i nostri eroi ne impalano un altro con la bandiera americana, assumendo la posa della foto storica di Iwo Jima. Nella stessa sequenza, il Campidoglio viene devastato e l'obelisco resta conficcato capovolto sulle macerie della Casa Bianca. E siamo solo al decimo minuto...
  • Clamorosa citazione dei Monty Python e la scena del Cavaliere Nero (Monty Python e il Sacro Graal), dove l'amico di Nova fa la sua stessa fine, perdendo braccia e gambe a causa degli squali.
  • Uno sharknado irrompe durante una gara di formula NASCAR creando devastazioni assortite.
  • Una delle uccisioni più assurde avviene nel parco divertimenti: uno squalo finisce su una rampa da ottovolante, fa diversi saliscendi sul giro della morte per prendere l'abbrivio e... GNAM! Si pappa Chris Jericho...
  • Nova: "Bisogna creare una torre di fuoco alta almeno 60 miglia affinché il calore sprigionato sia superiore a quello del sole e possa così dissipare le nubi." Mai sentite tante stronzate in così pochi istanti, in una scena carica di tensione e sboronaggine perché la moglie dice a Fin: "Fallo." quando sicuramente tutti pensavano che lei avrebbe cercato di dissuaderlo...
  • Fin e il padre Gil ci mettono ore a prepararsi per il lancio nello spazio a bordo dello Space Shuttle. Arriva April e in 30 secondi netti è seduta in cabina con la tuta da astronauta.
  • Squali nello spazio? Ma certamente! E quale migliore arma di una motosega laser per affettarli? E, incurante di qualunque legge di gravità, The Hoff atterra sulla Luna indenne.
  • Nova uccide gli squali con dei terrificanti PROIETTILI AL MASCARA CALIBRO .75!
  • April (incinta, lo specifico) viene mangiata da uno squalo nello spazio. Quella che sembrava una triste sorte, si rivela la sua salvezza: lo squalo casca sulla Terra e si spiaccica al suolo. Quando pensi che la donna sia spacciata, ecco che da un taglio sul fianco dello squalo spunta il NEONATO di April. E poi lei. Completamente vestita (inutile domandarsi da dove sia uscito il bimbo). Scena davvero raccapricciante, assurda e geniale allo stesso tempo. 
MOTOSEGA LASER! Con avviamento a strappo...
Di fronte a questo elenco (molto) parziale, sorge spontanea una domanda: "Cosa cacchio si inventeranno per il quarto? Hanno praticamente già messo tutto!". La curiosità è veramente tanta. Assolutamente pollice su per le cazzatone.

Voglio l'Oscar solo per questa espressione.
Terzo fattore da analizzare: il cast. I ruoli principali sono sempre gli stessi, ed evito di ripetermi. Ian Ziering è esaltato come un caimano a partecipare a questo film, Tara Reid probabilmente vorrebbe trovarsi altrove ma ha capito che tutto sommato la notorietà (ri)acquisita non è così disprezzabile e quindi ci sta... Cassie Scerbo è davvero cagna, ma... #TeamNova forever! E poi c'è lui. Il mito della mia infanzia. Tamarro con catenone e macchina ultrafantascientifica in Supercar prima, tamarro circondato da bagnine strafighe in Baywatch, dopo. Sto parlando di The Hoff, David Hasselhoff. No, non voglio sapere niente, di come sia in declino e rovinato dall'alcool e invecchiato male e poco aitante e non so che altro. Quello che conta è che The Hoff c'è. E dice stronzate a raffica. In pratica, il suo ruolo naturale. Per quanto riguarda il cast, non posso non menzionare la gara di chi vuole comparire in un cameo, segno della raggiunta notorietà del franchise stesso. Ecco un velocissimo sunto:

Te lo meriti, stronzo. (notare il livore...)
  • Primo su tutti, George R.R. Martin, lo scrittore della saga "Cronache del ghiaccio e del fuoco", meglio conosciuta come "Il Trono di Spade". Si dice che lui stesso, esaltato come noi mai, avesse fatto richiesta di comparire. Accontentato e dilaniato da uno squalo in un picosecondo di fianco ad una tizia vestita da sposa (citazione nella citazione!): ora torni immediatamente a scrivere l'ultimo volume, invece di perdersi in queste cazzate!
  • Lou Ferrigno (lo storico Hulk dell'omonimo telefilm anni '70), che si fa un selfie con Fin prima di essere sbranato da uno squalo.
  • Bo Derek nel ruolo di May, la madre di April. Ovviamente si sprecano le ilari (!) battute sui loro nomi. Ah, la sceneggiatura!
  • Lorenzo Lamas, il Renegade dei telefilm, nel ruolo di un militare.
  • Ne-Yo, rapper
  • Chris Jericho, wrestler
  • Steve Guttenberg e Michael Winslow che conosciamo grazie a Scuola di Polizia.
  • Kendra Wilkinson e Holly Madison (ehm... yuck)
  • un fracco di presentatori americani qui sconosciuti
  • un fracco di piloti di formula NASCAR a me ignoti
  • altre personalità televisive prettamente americane, che non mi dicono assolutamente nulla.
Quarto aspetto da analizzare: #TeamNova! Ecco svelato il perché di questo tormentone.







Quinto ed ultimo aspetto da analizzare: l'impatto social. Come ho scritto all'inizio, Sharknado vive ormai anche della partecipazione del pubblico, che chiede assurdità sempre più insensate. Qui i produttori sono andati oltre: il film termina con un clamoroso cliffhanger e... saranno i telespettatori, tramite Twitter, a decretare il destino di un personaggio! Parliamo di April e di un rottame che cade dallo spazio e la colpisce in pieno sulla crapa. Come andrà a finire? SyFy ha lanciato il sondaggione: voi, da che parte state? #AprilLives o #AprilDies? Lo scopriremo l'anno prossimo all'inizio di Sharknado 4, ovviamente... nell'attesa ci sollazzeremo (!) con Lavalantula (nome geniale), altro film catastrofico della The Asylum uscito a fine luglio, con Steve Guttenberg nella parte principale. Non vediamo l'ora!

E tu da che parte stai?

#AprilDies!

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama:4
Paradossalmente, senza le sottotrame idiote infilate, il voto sarebbe stato più alto. L'assenza di trama avrebbe ulteriormente glorificato Sharknado 3, purtroppo così non è stato.
Musiche:7
Continuano a piacermi le musiche e le canzoni presenti nel film, che ha pure una sigla tutta sua...
Regia:5
La qualità registica è sufficiente, gli effetti speciali fanno sanguinare gli occhi (distruzione di Washington a parte), ma la gente è contenta così. Ehi, si fa per dire...
Ritmo:8
Indiavolato, con una delle migliori partenze degli ultimi mesi (dire "anni" sarebbe stato eccessivo...)
Violenza:7
Alcune scene sono quasi splatter, anche se inserite in un contesto fortemente assurdo e volutamente esagerato. Gli squali sono solamente schegge impazzite che spiaccinano, decapitano e distruggono. 
Humour:7
Ho riso di gusto di fronte alle assurdità (le aspettavamo tutti al varco) e alle nefandezze dei dialoghi.
XXX:3
Sarebbe stato zero, ma il fan service di #TeamNova ha tutto il nostro apprezzamento.
Voto Globale:6,5
Sono stato a lungo indeciso se confermare il 7 del secondo o penalizzarlo. Alla fine ha prevalso quello che ho scritto verso l'inizio: film furbetto, forse troppo, che va nella giusta direzione ma con un pizzico di calcolo di troppo che mi ha causato qualche inutile sega mentale non voluta.

mercoledì 29 luglio 2015

The Tournament (2009) | Recensione

The Tournament
Voto Imdb: 6,1
Titolo Originale:The Tournament
Anno:2009
Genere:Azione
Nazione:Gran Bretagna
Regista:Scott Mann
Cast:Ving Rhames, Kelly Hu, Robert Carlyle, Ian Somerhalder, Liam Cunningham

Questo. Dall'inizio alla fine.
I casi curiosi della vita. Quella sera avevo proprio voglia di una commedia italiana. Ho iniziato con La mossa del pinguino perché mi ispirava parecchio il fatto che parlasse del curling (!) e l'ho stoppato dopo cinque minuti cinque perché non capivo mezza parola di dialogo. Mi sono incazzato come l'Automobilista Incazzato di Gioele Dix e ho deciso di spararmi il primo film action che mi capitasse a tiro dallo Sky On Demand, la mia vera croce e delizia. Ecco quindi che dal nulla spunta fuori The Tournament, film di cui non sapevo una beneamata cippa ma che ho scoperto essere una piccola gemma del cinema inglese indipendente: girato nel 2007, uscito nel 2009, 8 milioni di dollari di budget (due volte e mezzo lo stanziamento iniziale), incassi miserrimi (450.000 dollari scarsi), distribuzione italiana inesistente al cinema e solo in home video nel 2015. Le premesse per trovarsi di fronte ad una cacatona micidiale c'erano tutte, ma... attenzione! Così non è stato! Questo è un film che i fan dell'action dovrebbero provare a guardare almeno una volta. A La Moglie, che l'ha guardato con un occhio sì ed un occhio no mentre sonnecchiava, il film non è minimamente piaciuto, e questo è ovviamente un indizio estremamente positivo.

Lai Lai Zhen (Kelly Hu), la vera protagonista del film.
Di cosa parla The Tournament? Semplice. Ogni sette anni viene selezionata una città a caso che, suo malgrado, diventerà la sede del Torneo. 30 partecipanti scelti fra i più efferati assassini, mercenari, membri delle forze speciali caduti in disgrazia e altra feccia umana si scontreranno all'interno della città con sole poche regole:
  • Ne deve sopravvivere solo uno;
  • Il tempo limite è di 24 ore, scadute le quali se ci sarà più di un sopravvissuto, questi moriranno tutti e verrà nominato vincitore quello che in quel momento è in testa;
  • Non devono essere coinvolti i civili... ma se ci sono danni collaterali, pazienza;
  • Per il resto, libertà assoluta: ciascuno userà armi e abilità speciali come meglio crede.
Il nababbo texano non manca mai in questi film...
Il vincitore si aggiudicherà il premio di 10.000.000 di dollari, il titolo di Miglior Assassino del mondo e la possibilità di strappare contratti di assassinio da 1.000.000 di dollari a botta. Una vita da nababbi (o da babbidiminchia a seconda delle circostanze). A che pro organizzare questo torneo? Soldi, ovviamente! Gli organizzatori impiantano delle microspie (e al contempo microbombe letali) nei corpi dei partecipanti. Le spie si interfacciano con il server centrale che, a sua volta, sfrutta biecamente i sistemi di sorveglianza della città, le sue telecamere, i satelliti e così via. Un Grande Fratello potentissimo e circoscritto in una sola città, insomma. Ciascun partecipante ha un mini-rilevatore palmare che capta i segnali delle microspie degli avversari in un raggio di qualche metro. Grazie a questo sistema, nella stanza centrale vengono invitati i più ricchi del mondo che effettueranno le scommesse sul vincitore... con puntata minima di 100.000 dollari. Spiegato il gioco, il film ci presenta subito la città prescelta (Middlesbrough, Inghilterra) e i protagonisti:
  • Joshua Harlow (Ving Rhames): vincitore della precedente edizione di sette anni prima, dato per favorito assoluto (2:1) e ritornato in pista per vendetta; sua moglie è stata uccisa e l'assassino è fra i 30 partecipanti.
  • Lai Lai Zhen (Kelly Hu): assassina cinese creduta morta dai genitori; abilissima nelle arti marziali (come tutti i cinesi, lo sanno anche i sassi) e letale come pochi. Viene data a 10:1. Ed è la vera protagonista del film.
  • Miles Slade (Ian Somerhalder): Texano orribilmente sadico che indossa sempre un lungo soprabito bianco e usa il taglia sigari per mozzare le dita delle sue vittime. Una scheggia impazzita che non si fa problemi ad uccidere civili e partecipanti, perché per lui quello che conta è uccidere. Parte con una quotazione 25:1 perché mentalmente instabile, ma le sue quotazioni schizzano in alto quasi subito.
  • Anton Bogart (Sebastien Foucan): francese asso del parkour (se sei francese e di colore, la tua strada e il tuo destino è il parkour, sappiatelo), mente geniale e bastardissimo nel trarre vantaggio dalle situazioni ambientali. Un super-favorito: 9:1. Quasi senza volerlo, è l'ago della bilancia della competizione (qualche riga più avanti capirete il perché).
  • Yuri Petrov (Scott Adkins): montagna russa esperto di arti marziali e artiglieria pesante. Uno dei favoriti (parte con un 12:1) perché è una vera e propria macchina da guerra.
  • Padre Joseph MacAvoy (Robert Carlyle): un prete inglese. Sì, avete letto bene. Ubriacone marcissimo. Outsider del Torneo, dato 500:1.

Il prete (Robert Carlyle nella sua solita espressione)
Ma... ma... come ci è finito un prete nella competizione? Purtroppo per lui, la sua partecipazione è dovuta al destino beffardo e alla mente geniale dell'assassino francese. Costui è l'unico, fra tutti i partecipanti, a fare la cosa giusta che ogni assassino sano di mente avrebbe dovuto fare fin dall'inizio: prendere un coltellaccio, aprirsi la pancia, estrarre la microspia, andare in un bar e metterla nella caraffa del caffè che l'ignaro prete ancora sbronzo ingurgita senza rendersi conto di nulla. Il francese sparisce dai radar del Torneo (diventando più letale di un ninja invisibile) e il prete diventa un partecipante come tutti gli altri... colpi di qua, colpi di là, cosa accadrà... cosa accadrà? Non racconto oltre, ma è facile intuire come prosegue la narrazione: scontri assurdi, sangue che zampilla ovunque, esplosioni, smembramenti, uccisioni efferate, storie di amicizia e di onore e di redenzione e chissà che altro ancora.
Il Texano pazzo
Queste premesse mi hanno esaltato come un caimano - sono una persona molto semplice - anche se poi, riflettendoci più attentamente, mi sono reso conto del fatto che l'originalità è pressoché nulla. Lo spunto iniziale e il tema di fondo della sopravvivenza a scontri armati codificati in una serie di regole sono stati usati mille altre volte, cito per comodità i film più famosi o quelli che mi sono piaciuti nel tempo: L'implacabile / The Running man (1987), Giochi di morte (1989), Pronti a morire (1995), Battle Royale (2000), The Condemned - L'isola di morte (2007), The Hunger Games (2012). Interessante notare come di fatto nessuno di questi titoli sia originale: il vero capostipite del genere può essere considerato La Pericolosa partita, film del 1932 (!) tratto da un racconto del 1924 di Richard Connell. È la storia di un'isola teatro di molti naufragi il cui proprietario, un conte sadico, prima salva i poveri malcapitati nel suo maniero, poi dà loro caccia in un gioco dove la posta in palio è la propria vita. Questo film ha avuto nel tempo diversi remake o libere re-interpretazioni, delle quali mi limito a citare Senza Tregua (1993), il primo film hollywoodiano del grande John Woo. Appurato che in The Tournament l'originalità non è di casa, cosa diamine potrà spingere qualcuno a guardarlo? Provo a rispondere per punti:
  • ViUlenza
  • Ritmo
  • Curiosità
  • Il cast
Il malvagio organizzatore (Liam Cunningham)
Partiamo dal fatto che questo è un film indipendente e per giunta inglese: per questo motivo non è sorta la necessità di sottostare alle rigide regole moralistiche hollywodiane né la produzione si è dovuta scervellare per ottenere un rating / visto censura per accalappiare le famiglie. Il regista Scott Mann (qui al suo esordio in un lungometraggio) ha fatto quello che voleva, compatibilmente con il poco budget a sua disposizione. Il risultato è, a mio avviso, ben superiore alle aspettative. La viUlenza è ben presente e gli scontri sono stati resi molto bene sia come qualità degli stunt che come qualità registica. L'immagine è sempre chiara e lo spettatore non ha problemi a capire cosa sta vedendo. Si assiste a tante sparatorie (pistole, mitra, fucili da precisione e a pompa, bazooka, bombe a mano), scontri all'arma bianca (niente katane, purtroppo) e arti marziali con diversi stili (non conoscendone uno, evito di elencare nomi a casaccio). Si vede che come coreografie ed effetti speciali per il sangue a spruzzi c'è stato molto lavoro dietro. Risultato encomiabile. Così come il ritmo: l'ignoranza è tanta, i dialoghi pochi (e imbarazzanti), il ritmo quindi ne ha giovato molto. C'è giusto quel minimo di mistero per scoprire chi ha ucciso la moglie di Joshua e chi alla fine si aggiudicherà il premio finale. La curiosità mantiene viva l'attenzione fino alla scena finale.
L'asso del parkour
Infine, per avere una produzione col budget così ridotto, il cast non è male affatto! Ving Rhames è una garanzia per questo tipo di B-Movies; certo, i fasti di Pulp fiction e Mission Impossible sono lontani ma personalmente lo preferisco nelle parti di film "minori" ma non per questo meno meritevoli, primo su tutti il capolavoro indiscusso Death Race. Anche se nei crediti di The Tournament Ving compare per primo, non è lui il personaggio principale. La mattatrice è sicuramente Kelly Hu nella parte di Lai Lai Zhen. Ora. Parliamo di Kelly Hu. L'ho detto in altre recensioni, e lo ribadisco anche in questa: talvolta ci sono cose che un recensore deve sempre scrivere per contratto. Non è possibile evitarle, non si sfugge. Per Kelly Hu vale in pieno questo discorso... ve la ricordate la Kaori della pubblicità del Philadelphia? (hint: link al video su YouTube) Kelly Hu è lei. L'irritante giapponesina che storpiava il nome del formaggio è in realtà un'attrice hawaiana (di discendenza cinese e inglese) che ha fatto molta strada da quegli spot anni '80. Ha partecipato a X-Men 2 (2003), Il Re Scorpione (2002) e Strange Days (1995) ed è comparsa in molti telefilm tra cui The Vampire Diaries, Hawaii Five-O e Arrow. Mica male, nevvero? In The Tournament è anche credibilissima come spietata assassina. Lo ammetto, mi è piaciuta assai. Altri appunti li dirà poi il Neurone Numero 4 in fondo alla recensione. Poi abbiamo Liam Cunningham nella parte dell'organizzatore malvagio: oggi il suo nome è legato a Ser Davos il Cavaliere delle Cipolle ne Il Trono di Spade. Non aggiungo altro. Il prete è Robert Carlyle: il Tremotino del telefilm C'era una volta. Qui con la stessa faccia con barba incolta e la stessa espressione ebete da alcolizzato, quella che gli ha dato notorietà con Trainspotting. Interessanti infine due ruoli minori: l'appassionato di arti marziali e film di menare riconoscerà all'istante Scott Adkins nella parte del russo; l'appassionato dei telefilm da teenager invece quasi farà fatica a riconoscere nel texano pazzo Ian Somerhalder, il co-protagonista di Vampire Diaries. Va detto però che il film fu girato nel 2007, quindi prima del telefilm, e l'attore non era ancora famoso. Il regista? Scott Mann è esordiente assoluto in un lungometraggio, eppure la sua regia è pari a quella di un veterano. Purtroppo il flop al botteghino di The Tournament gli ha impedito di trovare altri progetti nell'immediato, tanto che bisognerà aspettare la fine del 2015 per vedere un suo nuovo film: Bus 657, action-thriller su un padre che per pagare le spese mediche della figlia farà una rapina ad un casinò e successivamente si impossesserà di un autobus di linea per la fuga. La lista degli attori sembra interessante: Robert De Niro, Gina Carano (occhi a forma di cuoricini), il Dave Bautista di Guardiani della Galassia (yeah!), Kate Bosworth e Mark-Paul Gosselaar, che noi tutti ricordiamo con affetto nella parte di Zach nel telefilm Bayside School. Su questo film ci punto! Occhio!
In conclusione, The Tournament mi è piaciuto. Film solido, certamente non perfetto a causa di trama e scarsa originalità, ma godibile durante la visione... ovviamente, sempre a patto che vi piacciano film dove si sparacchia senza un perché ma solo per il gusto di farlo. Il resto delle considerazioni sono nel pagellone finale, ma il responso finale è senza dubbio positivo.

Scott Adkins



Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5
Lo spunto iniziale è davvero fichissimo, ma poi ti rendi conto che è tutto tranne che originale. La trama funziona, le parti parlate un po' meno, ma va bene lo stesso.
Musiche: 6
Non mi sono accorto delle musiche, può essere una cosa sia positiva che negativa. Nel dubbio, do un sei politico e bon. Gli effetti sonori degli spari mi sembrano ben fatti, ma non saprei dire quanto fossero realistici o se fossero correttamente abbinati alle armi usate...
Regia: 7,5
Per essere il film di un esordiente, direi che ci siamo! Ottima la regia, ben concepite le inquadrature, buona la fotografia. Bene così.
Ritmo: 8
Impensabile un film di spara-spara che non abbia ritmo. Per fortuna, non è questo il caso. Il film è bello teso, le scene dei combattimenti per quanto scollegate l'una dall'altra hanno un loro senso e un giusto bilanciamento fra action e pausa di respiro.
Violenza: 8
Più violento di quello che si potrebbe immaginare leggendo la trama "istituzionale" e guardando la produzione. Niente splatter, ma esplosioni, decapitazioni, smembramenti e fontane di sangue abbondano. Quello che volevamo!
Humour: 5,5
Il film è serio, pure troppo. Certo, la scena del prete che confessa Kelly Hu stando seduto sul cesso in preda al lassativo è da applausi nel suo assoluto non sense (a patto che non disturbi la vostra sensibilità religiosa...), purtroppo non basta. Ci fosse stata qualche cazzatona in più, il film sarebbe pure stato (quasi) promosso da La Moglie... OK, ho detto una bestialità.
XXX: 6
Scena in uno strip-club. Yeah! Con 9 concorrenti che si sparacchiano mentre le ballerine si dimenano. Yeah! Molto pacchiano e trash, un tocco british oserei dire.
Voto Globale: 7
Il film mi è piaciuto e anche parecchio; i colpi di scena sono abbastanza prevedibili e la trama sa troppo di già visto; ma quello che si vede sullo schermo è più che sufficiente per una serata estiva a base di birra e pop-corn. Promosso: con più trama e più cazzatone, sarebbe diventato un instant-cult.

Ed ecco gli appunti del Neurone Numero 4: Kelly Hu!











venerdì 17 luglio 2015

Dead Snow 2: Red vs Dead (2014) | Recensione

Dead Snow 2: Red vs Dead
Voto Imdb: 7,0
Titolo Originale:Død snø 2
Anno:2014
Genere:Horror, Commedia, Splatter, Zombie
Nazione:Norvegia
Regista:Tommy Wirkola
Cast:Vegar Hoel, Ørjan Gamst, Martin Starr

Quelli che potreste incontrare nelle lande norvegesi...
L'estate con gli Zombie nazisti continua! Woah!
Questa volta è il turno di Dead Snow 2: Red vs Dead, diretto seguito di Dead Snow, recensito anche in queste pagine. Mentre stavo riordinando il comodino di fianco al letto, ho trovato gli scarabocchi che il regista Tommy Wirkola ha vergato di sua mano nel progettare il film in questione, e per dovere di cronaca ve li riporto:
  • Squadra che vince non si tocca;
  • Nazi-Zombie spaccano tutto!
  • More of the same;
  • Facciamo contenti i nerd!
  • Con qualche risata.
"Questa mano po' esse de piuma o de fero... o de sangue."
Sviluppiamo il pensiero di Tommy per dargli una forma concreta. Partiamo dal primo punto: "Squadra che vince non si tocca". Tommy è reduce dal primo Dead Snow (2009), che ha stupito gli appassionati per il suo stile goliardico, per il suo prendere in giro alcuni stilemi del genere horror, e per alcuni sprazzi di genialità inseriti qua e là, il tutto condito da un dissacrante humour nero. Il (relativo) successo degli zombie nazisti gli spalanca le porte di Hollywood: Paramount Pictures e Metro-Goldwyn-Meyer, in co-produzione, gli assegnano la regia di Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe (2013), una parodia fanta-horror della celebre fiaba dei Fratelli Grimm. Nonostante la critica l'abbia stroncato, il film fa il botto e incassa 226 milioni di dollari in tutto il mondo. Wirkola, esaltato come un caimano, si sente pronto per dirigere a casa sua il seguito di Dead Snow, proprio quando gli studios americani annunciano il seguito di Hansel & Gretel per il 2016.
Isteria? O incapacità recitativa?
Dead Snow 2 parte esattamente dal punto in cui il predecessore termina. Piccolo riassunto: Martin e i suoi amici avevano inavvertitamente risvegliato dei soldati nazisti capitanati da Herzog, morti durante la Seconda Guerra Mondiale. I Nazi-Zombie fanno un gran macello, sterminando tutti gli amici inclusa la fidanzata di Martin, l'unico sopravvissuto. Fine riassunto. Martin, all'inizio di Dead Snow 2, scappa dal luogo del massacro senza accorgersi che il braccio decapitato di Herzog è finito dritto nella sua auto. Durante la fuga l'uomo si addormenta al volante ed esce fuori strada. Si risveglia in ospedale, dove apprende con inusitato ORRORE che nell'incidente ha perso il braccio e che i medici gli hanno attaccato quello di Herzog, credendolo suo. Ovviamente il braccio del gerarca nazista è fonte di nuovi macelli e tanti, tanti guai per Martin. Primo, perché Herzog parte alla caccia del suo braccio e con i suoi soldati si mette in movimento per fare quanto più macello possibile nelle campagne norvegesi. Secondo, perché Martin scopre di avere favolosi poteri speciali quando alza il braccio e... no, non diventa He-Man ma resuscita i morti, trasformandoli in docili (?) soldatini pronti ad ubbidirgli. La situazione precipita: il braccio posseduto di Martin mica se ne sta tranquillo col suo nuovo proprietario, anzi uccide un po' di gente assortita, causando la fuga del disgraziato dall'ospedale. Una delle vittime è il ragazzino Bobby, membro della famigerata Zombie Squad - i cacciatori di zombie! - che si mette in contatto con il fuggiasco, promettendogli aiuto. Purtroppo Martin non sa che la Zombie Squad è formata da tre sfigatissimi nerd americani. Il resto del film è un crescendo di delirio, massacri nazi-zombieschi e tanto, tanto black humour. La scena clou vede due battaglioni scontrarsi fra loro: da un lato un plotone dell'Armata Rossa risvegliato da Martin, dall'altro i Nazi-Zombie di Herzog. Ovviamente si scatena l'apocalisse: "Nazi-Zombie spaccano tutto!" è la frase che più riassume quello che succede nella seconda parte del film. Vedremo ovviamente squartamenti assortiti, un carro armato sguinzagliato per le pacifiche cittadine norvegesi e manovrato dalle goffe mani di zombie dementi, battute tristi ed infelici inserite in un contesto grottesco e divertente, e tanto altro ancora.
Vi ho raccontato gran parte del film, credo senza aver fatto spoiler enormi. La trama è un concentrato di situazioni assurde e folli, e la genialità di Wirkola e sceneggiatori raggiunge picchi qualitativi su cui non avrei mai scommesso. Ecco la spiegazione della terza frase: "More of the same". Dead Snow 2 è esattamente il primo film con un mucchio di idee in più. Tommy & Co. hanno violentemente pigiato sul pedale del "Cazzatone a go-go!". In mezzo a tutto questo furore goliardico, gli sceneggiatori hanno in qualche modo voluto omaggiare i nerd che, grazie al passaparola di Internet, hanno decretato il successo del primo Dead Snow. I membri della Zombie Squad sono di fatto i co-protagonisti del film: Daniel, il capo, è l'unico ragazzo che crede davvero alle parole di Martin; le ragazze, molto scettiche, si muovono più per spirito di avventura che per cacciare davvero gli zombie; Monica, in particolare, è un'appassionata di Guerre Stellari e infarcisce i suoi dialoghi con battute e citazioni tratte dalla saga creata da George Lucas. La stessa ragazza indossa la maglietta "It's a Trap!" con l'ammiraglio Ackbar, che il popolo nerd ha trasformato in meme planetario. Ecco quindi perché Wirkola ha deciso di "Far contenti i nerd!". Peccato, però, che tutta questa sotto-trama sia di una tristezza incommensurabile. Non è che noi nerd ci esaltiamo solo perché qualcuno cita pedestremente i nostri film preferiti, suvvia. O sì? Beh, tristezza a palate a parte per questa situazione che probabilmente è sfuggita di controllo al regista e sceneggiatori, non posso non apprezzare il black humour inserito in moltissime scene, che alleggerisce notevolmente il tono e lo spirito dell'intero film. Stiamo parlando di humour norvegese, eh. Che sarà sicuramente superiore, che so, a quello teutonico (non credo di aver mai visto in vita mia un film comico tedesco che mi facesse ridere), ma lontano dal farmi fare scroscianti risate a crepapelle... qualche situazione molto buffa, invero, c'è: ecco così spiegata la frase finale "Con qualche risata" del Wirkola-pensiero.

Posa da fighi degli Zombie Armata Rossa
Penso di avervi inquadrato nel modo migliore possibile questo film, perché di altre frecce nel suo arco non ce ne sono, ma quanto esposto sarà senz'altro sufficiente per farvi decidere se passare 90 minuti di visione spensierata. Eppoi DEVO (imperativo categorico) fare un applauso alla demenzialità della scena finale (sì, c'è uno SPOILER GROSSO COME UNA CASA - selezionare il testo col mouse per leggere) che vede:
  • Martin recarsi alla tomba della fidanzata Hanna;
  • Martin risvegliare Hanna col braccio di Herzog (sì, gli è rimasto attaccato);
  • Martin trombare Hanna in macchina in una scena che cita palesemente Titanic con la mano pigiata sul vetro dell'auto;
  • Il tutto accompagnato dalla canzone "Total Eclipse of the Heart" di Bonnie Tyler. E qui mi è partito spontaneo l'applauso nel mezzo del mio salotto: il testo della canzone sembra quasi accompagnarsi alle immagini che scorrono, fino a sfumare nei titoli di coda. Tutto molto grottesco e geniale... e tutto senza un vero perché.
Le due Zombie Squad e lo sfigato Glen (a destra)
In conclusione, il film è decisamente promosso: a me Wirkola piace, nonostante debba ancora sgrezzarsi in alcuni aspetti. Dal punto di vista registico Dead Snow 2 è ineccepibile e solido. La sceneggiatura presenta sfondoni e perfino degli errori concettuali clamorosi, ma lì per lì neanche ci si fa tanto caso. Gli effetti speciali e il trucco degli zombie sono eccellenti, d'altronde ci sono stati altri due film in precedenza per farsi le ossa. Peccato per l'aver strizzato troppo l'occhio ai nerd: per me l'effetto ottenuto è più da presa pel culo che un omaggio vero e proprio; peccato anche per i dialoghi veramente imbarazzanti, e per la scarsa capacità recitativa dei comprimari, non all'altezza del protagonista. Peccato, infine, per il magro incasso al botteghino americano: il floppone è stato notevole, nonostante il budget fosse davvero minimo. Per il resto, Dead Snow 2 è semplicemente folle e, a tratti, geniale. Date retta ad un povero pirla: se vi piace il genere, dategli una possibilità.


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5,5
Diciamolo, non è il punto forte del film, anche se qualche situazione non banale sia stata inserita.
Musiche: 6
Do un "sei politico": non ricordo le musiche in modo particolare, ma le ho trovate adatte allo svolgimento del film.
Regia: 7
Per me Tommy ci sa fare. A volte non sembra nemmeno di vedere un film europeo a basso budget, e questo merito gli va dato. Il taglio registico e la resa visiva reggono tranquillamente il confronto con altre produzioni più blasonate.
Ritmo: 7
Non ha tante fasi di stanca, che sono correttamente intervallate dalle scene in cui gli zombie combinano qualche casino. Mi è sembrato un film equilibrato.
Violenza: 7,5
Lo splatter arriva quando i Nazi-Zombie entrano in azione, e non poteva essere altrimenti. In fondo, è il motivo principale per guardare film dementi come questo...
Humour: 7
Nonostante l'umorismo nordico non sempre sia nelle mie corde, la sua leggerezza e la sua demenzialità meritano un sette vigoroso.
XXX: 0
Niente da segnalare (nonostante quello che ho raccontato nello SPOILER del corpo della recensione)
Voto Globale: 7
Dead Snow 2 è promosso su tutta la linea, a me è piaciuto anche più del primo pur avendo un effetto novità inevitabilmente inferiore. Se Wirkola avesse dato meno spazio alla Zombie Squad, il film avrebbe preso un voto anche più alto.
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