venerdì 5 giugno 2015

Mad Max: Fury Road (2015) | Recensione

Mad Max: Fury Road
Voto Imdb: 8,6
Titolo Originale:Mad Max: Fury Road
Anno:2015
Genere:Azione, Fantascienza
Nazione:Australia, Stati Uniti
Regista:George Miller
Cast:Charlize Theron, Tom Hardy, Nicholas Hoult, Rosie Huntington-Whiteley, Hugh Keays-Byrne

Ecco cosa vi dovete aspettare...
Il brutto di quando arrivi tardi a scrivere la recensione di un film che ha incassato un botto, è il finire con il ripetere cose già dette dagli altri. Ho un motivo ben preciso per giustificare il mio ritardo e ve lo puppate tutto perché così almeno scrivo qualcosa che sicuramente non avrete letto altrove. Anche questo film, visto il suo successo, fa a pugni con la definizione di "quello che gli altri non vedono" o di "film non mainstream". Ma il suo tema, la sua violenza, la sua resa finale eccezionale, l'esaltazione che mi ha pervaso, ecco, tutti questi elementi mi impediscono di ignorarlo. Partiamo con il solito Aneddoto Inutile del Giampy. Si tratta di una scena già vista, così come ho raccontato nel prologo della recensione di Fast & Furious 7. La Moglie non aveva la benché minima intenzione di guardare Mad Max: Fury Road. Mentre io sì, scalpitavo come un bimbominkia pacioccoso davanti ad uno scaffale pieno di Lego Star Wars col cartello: "GRATIS, SIAMO TUTTI TUOI". A salvarmi, ecco che interviene una coppia di amici tamarri come me ( :P ) che non ringrazierò mai abbastanza: si separano le coppie, i maschietti (a cui si unisce un terzo prode) si fiondano nella sala di Mad Max, le femminucce in quella di Tomorrowland, il film Disney con George Clooney. Mai scelta è stata più felice: le donne contente e rilassate, gli uomini esaltati come caimani (io quasi in calore). Vi dico solo che durante l'intervallo le mie uniche parole rivolte agli amici sono state: "Sappiate che ho gli occhi a forma di cuoricino".

Cazzo aspettate? Correte al cinema!
Consapevole del fatto che dovrebbero bastare queste poche righe per farvi precipitare al cinema se non l'avete ancora fatto - non perché io sono figo e dovreste sempre darmi retta, ma perché questa è una verità incontrovertibile - mi rendo altresì conto che dovrei anche uscire dai panni del bimbominkia e provare a spiegarvi il motivo di un consiglio così spassionato ed imperioso al contempo.

Per quei due o tre che si sono appena risvegliati in una camera criogenica perché rapiti dagli alieni negli ultimi 30 anni e che quindi non sanno cosa sia Mad Max (unico motivo per cui posso accettare tale mancanza di conoscenza), ecco una velocissima spiegazione. Non volendo fare il Puffo Quattrocchi, mi limito a rimandarvi alla lettura delle relative pagine su Wikipedia ed alle successive considerazioni.


Le cose da sapere sono:
  • La trilogia è stata pensata, prodotta e diretta dall'australiano George Miller;
  • Mad Max è il personaggio che ha dato notorietà mondiale all'attore Mel Gibson;
  • A partire soprattutto dal secondo film, questa visione di un futuro post-apocalittico è diventata una pietra miliare della storia del cinema e dei media in generale perché è stata fonte infinita di ispirazione (ricordiamo i più famosi: Terminator e, soprattutto, Ken il Guerriero);
  • I titoli italiani sono veramente pietosi, solo il terzo ha avuto una traduzione diretta;
  • Elemento in comune ai tre film è una dose di violenza superiore alla media. A volte fine a sé stessa, a volte propedeutica alla rappresentazione del mondo caduto in una specie di Medio Evo moderno neo-barbarico dove l'unica legge vigente è quella del più forte;
  • Max Rockatansky è una sorta di giustiziere solitario, che agisce non tanto per il trionfo del bene quanto per la propria giustizia personale. Per questo motivo l'indifferenza con cui uccide gli avversari può apparire brutale... ma è soltanto un mezzo come un altro per raggiungere il proprio scopo;
  • Più e più volte George Miller ha provato a dirigere un nuovo Mad Max e ci è riuscito solo trent'anni dopo l'ultimo della trilogia, con i fondi giusti, alla soglia dei settanta anni e avendo diretto nel frattempo film del calibro di Ai confini della realtà (1983, episodio "Terrore ad alta quota"), Le Streghe di Eastwick (1987), Babe va in città (1998, seguito di Babe, maialino coraggioso), Happy Feet (2006, con cui vince l'Oscar come Miglior film d'animazione). Se vedete una sottile linea rossa che collega tutti questi film, di genere davvero diverso l'uno dall'altro, siete dei geni. D'altro canto questo elenco dimostra quanto George Miller sia un artista poliedrico che raramente sbaglia un colpo. Leo Ortolani ha ironizzato (pure troppo) sui Pinguini canterini facendomi fare grasse risate, ma sta di fatto che raramente ci si imbatte in un regista capace di riscrivere un genere come quello post-atomico consegnandolo all'immortalità, per poi andare a vincere un Oscar con un film d'animazione finto-musical per famiglie. 
Sì sì, proprio per famiglie...
Ecco, di fronte ad un film, il quarto, uscito trent'anni dopo, c'erano diversi rischi che qualche pessimista ha sicuramente temuto:
  • Prequel? Sequel? Reboot? Quale scelta infelice a prescindere?
  • Baracconata edulcorata per ottenere il solito ridicolo rating per famiglie allegre?
  • Storia buonista del cazzo farcita di pappardella morale e metaforoni dietro l'angolo perché oggi come oggi la violenza deve essere giustificata da un pretesto e per la quale ci vuole anche uno spiegone?
  • CGI usata pedestremente per rappresentare un mondo distrutto e desertico?
  • Attori di quarta o quinta fascia, incapaci di rendere i personaggi?
  • Pinguini che compaiono nel deserto e che inchiappettano un maialino ballando il tip tap mentre una vecchietta urla "Hocus Pocus" a 10.000 metri d'altezza sull'ala di un aereo?
Beh, sappiate che questo arzillo settantenne se ne è, letteralmente, sbattuto la ciolla di tutto ciò e ha sfornato UN CAZZUTISSIMO FILM DI 120 MINUTI CHE IN UN COLPO SOLO DICE A TUTTI I REGISTI FIGHETTI TRENTENNI DI OGGI: GUARDATE E IMPARATE, POVERACCI CRESCIUTI A MTV E VIDEOCLIP DI 'STO GRAN BATACCHIO!

Genialità mista a disprezzo della vita.
Scusatemi, ma ci voleva proprio. Scriverlo in stampatello, dico. E, no, l'esaltazione non mi ha ancora abbandonato.

Reazione composta di Miller di fronte al visto censura R
Innanzitutto George Miller non ha fatto nulla per sottrarsi al Rating R (minori di 17 anni accompagnati da un adulto). Negli USA, il Rating R ha lo stesso effetto della kryptonite per Superman: gli Studios hanno il terrore di incappare in un floppone negli incassi perché la classificazione R diminuisce il numero di spettatori potenziali e in certi stati ultrabigotti addirittura scatena un fuggi fuggi. Miller ha semplicemente fatto spallucce ed è andato avanti per la sua strada. E ha avuto fottutamente ragione. Mad Max: Fury Road è un TGV scagliato a velocità impazzita senza il minimo controllo o freno. Non ha un attimo di respiro, tanto che lo stesso Miller ha dichiarato: "Ho visualizzato il film come se fosse un inseguimento dall'inizio alla fine". In più ha il raro pregio di non richiedere la conoscenza a menadito dei film precedenti: certo, il cultore troverà pane per i suoi denti grazie al gioco delle (tante) citazioni, ma Fury Road è un film che può essere tranquillamente visto senza minimamente conoscere le storie precedenti. Qualcuno, in qualche recensione, ha fatto un paragone azzeccato: è un po' come i film di James Bond, che puoi guardare in ordine sparso (anche gli ultimi di Daniel Craig, nonostante abbiano un filo conduttore) perché in comune c'è solo il nome del personaggio, il background e qualche situazione / tormentone. Anche questo Mad Max (Tom Hardy) è un ex-poliziotto (lo dice nel prologo-monologo) tormentato dalla perdita della famiglia e costretto a sopravvivere in un mondo barbaro e violento, dove la civiltà è stata spazzata via dall'idiozia umana e dal deserto. Chi controlla l'acqua e le coltivazioni ha il vero potere. Lo sa bene Immortan Joe, il capo della tribù dei Figli della Guerra. Questi ha un harem di gnocche, controlla le riserve idriche, comanda con la violenza e la promessa di una sorta di Valhalla dopo la morte (giustificando così azioni scellerate e kamikaze dei subalterni). E lo sa benissimo Furiosa (Charlize Theron), l'indomita Imperatrice che ha il compito di guidare la BlindoCisterna grazie alla quale Immortan Joe ottiene il rifornimento della benzina necessaria alla tribù. All'inizio del film Mad Max viene catturato dai Figli della Guerra proprio quando Furiosa decide di tradire Immortan Joe e scappare con la Blindocisterna portando con sé le mogli (gnocche, lo ribadisco) del capo per dare a loro la libertà e condurle in un posto dove c'è ancora il verde. Inutile a dirsi, Mad Max viene coinvolto suo malgrado nella fuga e, dopo la solita necessaria diffidenza iniziale, aiuterà Furiosa nella sua folle corsa verso la libertà.
La trama è tutta qui, ma si dipana in modo mai banale né noiosa. Assistiamo a corse, inseguimenti, sparatorie, scene da carneficina, morti assurde, chitarristi folli, mezzi a quattro ruote nati da una mente trucidamente malata ed in grado di fendere il deserto ed inerpicarsi sulle scarpate più inaccessibili, il tutto intervallato da pochi, significativi dialoghi. Permettetemi di citare questa scena:
Mad Max ricompare dopo uno scontro violentissimo e per questo motivo è tutto grondante di sangue.
Una delle mogli di Joe strilla: - Iiiiiihhh! Sei tutto coperto di sangue!
Furiosa osserva asciutta: - Non è il suo.
Ecco, questo semplice dialogo riassume in un secondo tutta l'ignoranza, la tracotanza e la sboronaggine non tanto di Mad Max quanto del regista. Parlando con gli amici, la parola che più è stata usata e che, quindi, di fatto è quella che racchiude in sé il significato dell'intero film, è proprio IGNORANZA. Usata con accezione positiva (lo sottolineo). IGNORANZA è la risposta da dare a tutte le domande che potrebbero affiorare nelle menti stolte che vogliono trovare spiegazioni non necessarie.

Perché quel chitarrista suona su un pick-up imbracciando una chitarra che vomita fuoco mentre indossa una maschera da folle depravato? IGNORANZA!
Perché si deve salire sul cofano di una macchina lanciata a velocità folle per aspirare benzina da un tubo e sputarla nel turbo? IGNORANZA!
Perché si usano aste di tre metri per saltare da una macchina alla Blindocisterna dimostrando totale sprezzo della vita? IGNORANZA!
Perché i personaggi pensano di poter attraversare il deserto in un viaggio di 160 giorni senza preoccuparsi di fare il pieno? IGNORANZA!
Perché la Blindocisterna contiene TONNELLATE di latte materno (!) senza che questi diventi gorgonzola? IGNORANZA!
Che bisogno c'era di far vedere Megan Gale nuda? Che domanda sciocca ed inopportuna! IGNORANZA!

Uno dei simboli dell'IGNORANZA
Nicholas Hoult e gnoccolame vario
E potrei andare all'infinito ad IGNORARE. Mad Max: Fury Road è un film da godersi per quello che è. Un road movie allegramente violento, che racconta il disperato viaggio della speranza di Furiosa. E il cui protagonista, strano a dirsi, non è Mad Max, bensì Furiosa stessa. Permettetemi di sottolineare questo aspetto. In Fury Road, Max è quasi ai margini: ha il suo ruolo ben definito, ha la sua importanza come deus ex machina, ma viene messo in ombra dal minutaggio e dal carisma di Furiosa. L'interpretazione di Charlize Theron è davvero superlativa: rasata, senza un braccio, atletica, cattivissima, dispensatrice di molti primi piani intensi. E, ovviamente, bellissima. C'è una scena che ho apprezzato notevolmente: quella in cui Max si imbatte per la prima volta nel gruppo di Furiosa e delle cinque mogli (gnocche) di Joe. Basta guardare i nomi di chi ha impersonato le donne: Zoe Kravitz, Rosie Huntington-Whiteley, Abbey Lee, Riley Keough, Courtney Eaton: tutte figone conclamate e prima modelle (o cantanti) che attrici. Ebbene, Max si imbatte nelle donne che, vestite, cercano di farsi una doccia di fianco alla Blindocisterna. La scena è però rubata da Furiosa, ai margini dello schermo, che le protegge con lo sguardo. Qui Charlize Theron offusca anzi annienta tutte le altre con una sola inquadratura. Sembra quasi voglia dire: "State al vostro posto, sciacquette." Avrei voluto alzarmi in piedi ed applaudire come se fossi stato in curva allo stadio. Un'altra scena simbolo vede Max sparare con un fucile da cecchino e mancare il bersaglio più volte; vedendo che è rimasto un solo colpo in canna, Max passa il fucile a Furiosa che spara ed effettua un perfetto head-shot. Sublime! Anche l'interpretazione di Tom Hardy è solida e di tutto rispetto. Non avendo un copione da memorizzare (a parte il monologo iniziale, sono ben poche le battute pronunciate da Max), l'attore ha potuto concentrarsi sulla fisicità della parte... e l'ha fatto davvero egregiamente. Ottimo Nicholas Hoult nella parte di Nux, importante personaggio nonché aspirante kamikaze della tribù Figli della Guerra, ottimo infine anche Hugh Keays-Byrne (Immortan Joe) che fa da anello di congiunzione con la vecchia trilogia: era il cattivo nel primo Interceptor del 1979!
Vi stropiccerete gli occhi davanti a questa scena.
Al di là della recitazione e della storia, il vero punto di forza di Fury Road è la regia. La resa visiva è strepitosa, le inquadrature eccezionali e non c'è nulla di confuso o poco intuibile; niente parkinson-camera, niente montaggio psichedelico: la chiarezza non solo delle immagini ma anche delle scene, unita al montaggio serrato ma non frenetico, rendono il film estremamente godibile. L'uso della gamma cromatica è stato inoltre di forte impatto. Al di là della predominanza di colori caldi dovuti all'ambientazione desertica, talvolta spiccano effetti sgargianti  come il verde delle piante, il rosso del chitarrista sparafuoco, l'azzurro del cielo: l'insieme fa di tutto per restare impresso nelle mente. Un altro aspetto da non sottovalutare è che, stando alle dichiarazioni del regista, l'80% di quello che si vede non è frutto di computer graphic ma di riprese dal vivo. Le esplosioni sono reali, gli stunt credibili per realismo e violenza, gli scontri efferati nel modo giusto. L'aggiunta della CGI ha semplicemente reso perfetta l'ambientazione. Il lavoro fatto in una delle scene madri (la Blindocisterna che si lancia disperatamente nel mezzo di una imponente tempesta di sabbia) è di livello assoluto. Ed eravamo solo nel primo tempo...

Furiosa e la Blindocisterna
In conclusione, pur essendo solo a giugno, Mad Max: Fury Road si candida prepotentemente a film rivelazione del 2015. Onestamente, non credevo che mi sarebbe piaciuto così tanto. E pensare che stavo per perdermi la visione al cinema: fortunatamente esiste il passaparola e non c'è stato amico, fra quelli che l'hanno visto, che me ne abbia parlato male. Qualcosa vorrà dire: o mi ritrovo degli amici dai gusti discutibili, o è un film fatto su misura per quelli della mia generazione. Promosso a pienissimi voti. Che l'IGNORANZA sia con voi!

Dato il materiale in abbondanza, il modo migliore di chiudere è con l'angolo del Neurone Numero 4. Buona visione...


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 6
Non che sia originale, tutt'altro. Ma è solida e costruita in modo lineare e coerente.
Musiche: 7
Non ricordo musiche particolari, ma il livello complessivo della colonna sonora si accompagna perfettamente alle immagini. D'impatto.
Regia: 9
George Miller ha tirato fuori un film registicamente ineccepibile. Potente visivamente, perfetto nel montaggio e nella successione delle scene, grande qualità delle immagini. Non si può chiedere di più, onestamente.
Ritmo: 10
Credo che questo sia il primo 10 assegnato nei miei pagelloni. Penso sia estremamente meritato. Una volta partito, già a mille nel prologo, il film non si ferma più. 
Violenza: 8
Non è un film splatter (non è quello il suo scopo), ma la violenza visiva è ben presente. Gli scontri sono eccezionali, ma ad essere violenta è l'ambientazione e le situazioni. Non è cosa da poco.
Humour: 6
C'è qualche battuta (IGNORANTE), ma a strappare sorrisi sghembi sono le situazioni ai limiti dell'assurdo durante gli inseguimenti nel deserto.
XXX: 4
Niente da segnalare, a parte Megan Gale nuda (ma non si vede nulla) e uno stuolo di pseudoattrici gnocche. E comunque no, non posso mettere zero ad un film con Charlize Theron. Non posso!
Voto Globale: 9
Il migliore Mad Max di sempre, uno dei più riusciti film d'azione degli ultimi anni, una produzione massiccia e sfolgorante che non dovrebbe mai e poi mai mancare nella videoteca degli appassionati del genere.

Ecco l'angolo del Neurone Numero 4! Vi ricordo sempre di cliccare sulle immagini per vederle in alta risoluzione.

Charlize Theron




Abbey Lee



Courtney Eaton



Rosie Huntington-Whiteley



Riley Keough



Zoe Kravitz



Megan Gale

giovedì 16 aprile 2015

Elephant White (2011) | Recensione

Elephant White
Voto Imdb: 5,1
Titolo Originale:Elephant White
Anno:2011
Genere:Azione
Nazione:Stati Uniti / Thailandia
Regista:Prachya Pinkaew
Cast:Djimon Hounsou, Kevin Bacon, Jirantanin Pitakporntrakul

Vah, che colori.
Recensione volante per Elephant White, un filmetto passato, forse giustamente, in sordina ma che ha qualche suo piccolo perché. Il protagonista è Curtie Church, interpretato dal buon vecchio Djimon Hounsou (ultimamente l'abbiamo visto in Fast & Furious 7). Siamo in Thailandia, Church è un killer professionista che uccide su commissione. Dato che ha una coscienza - distorta, d'altronde è un sicario - lui uccide solo persone brutte e cattive. Il suo ultimo incarico è apparentemente semplice: deve uccidere sei persone per 60.000$. Le future vittime fanno parte di una gang malavitosa invischiata in una torbida storia di prostituzione minorile (d'altronde siamo in Thailandia, vogliamo non parlare della sua grossa piaga sociale?); la gang sta vivendo un momento turbolento: il Grande Vecchio sa che non camperà a lungo e deve decidere chi sarà il suo successore: suo figlio (un vero inetto) o il fedele factotum, astuto come una faina e molto più affidabile? Mentre la risposta del quesito è evidente a tutti tranne che al Grande Vecchio, Church inizia a disseminare pallottole fra la gang. All'improvviso nel suo rifugio (il campanile di una chiesa - notare il cognome del protagonista: ah, queste fantastiche coincidenze di sceneggiatura!) fa la conoscenza di Mae (Jirantanin Pitakporntrakul), una quattordicenne vittima della gang, ex-prostituta in fuga e in cerca di protezione. Mae diventerà una sorta di guida spirituale per Church, che vede in lei una sorta di via per espiare il suo cammino fatto di bossoli e fucili da cecchino. Per inciso, Church sa che da solo non potrà mai farcela, e chiede l'aiuto di Jimmy l'Inglese (Kevin Bacon), trafficante d'armi un po' schizzato di cervello che non si capisce bene da che parte stia davvero (se stesso, quello sicuramente). Non racconto altro della trama, che non offre altri spunti interessanti nonostante ci sia un colpo di scena finale non indifferente. Che io, stranamente, avevo capito ben prima della rivelazione finale.
Il film riassunto in una inquadratura.
Ordunque, cos'ha di interessante questo film? Diciamolo subito: l'ho guardato esclusivamente perché mi è caduto l'occhio sul nome del regista, altrimenti l'avrei splendidamente ignorato. Prachya Pinkaew (anche stavolta sono riuscito a scriverlo senza fare copia e incolla! PAURA!) è un nome che è già comparso in questo blog, associato principalmente a Tony Jaa (anche lui presente in Fast & Furious 7) e al cinema di arti marziali thailandese: regista di Ong Bak, Chocolate, The Protector - la legge del Muay Thai, e produttore di Born to Fight - Nati per combattere. Tutti film profondamente thailandesi, basati su una forte componente action, con acrobazie ai limiti del suicidio da parte degli stunt man, trama vicina al nulla cosmico (Chocolate a parte) e ralenty inseriti fastidiosamente a raffica per sottolineare i momenti più eclatanti. Elephant White è il suo primo film di produzione (anche) statunitense, con attori di una certa notorietà e girato in lingua inglese: inutile nascondere la mia curiosità. Purtroppo, come temevo, il risultato non è stato esaltante. Questo destino sembra comune a molti registi asiatici quando cercano di sfondare nel mercato americano; il primo nome che mi è venuto in mente è John Woo, che al primo tentativo americano se ne uscì con Senza Tregua, a mio avviso decisamente inferiore alle sue produzioni precedenti di Hong Kong e a quelle hollywoodiane successive. Il ritmo di Elephant White, per quanto buono, non è minimamente ai livelli di The Protector o Ong Bak; le scene d'azione sono centellinate e non hanno quella sana nota autolesionista citata precedentemente, sia a causa dei maggiori limiti imposti dalla produzione americana che a causa del fatto che il protagonista è un cecchino e non un mischiatore d'ossa altrui. Djimon Hounsou e Kevin Bacon svolgono il compitino senza eccellere (fra i due, un pelo meglio Bacon nonostante non sia minimamente credibile nella parte di un britannico). La fotografia è molto buona, i colori sono insolitamente vivaci e rendono bene la Bangkok dalle due facce dipinta dal regista: quella sgargiante di giorno e quella oscura e malavitosa di notte. Tutta la trama, che procede in modo lineare e senza sussulti, è imperniata su questo famoso colpo di scena finale che dà un altro senso al film (e alla vita del protagonista), ma che lascia non tanto interdetti, quanto con quella sottile sensazione di presa pel culo. Ah, dato che il film è thailandese, non poteva non comparire un enorme elefante bianco, protagonista di un metaforone che non ho capito, al centro di una scena insensata e inopinato oggetto del titolo del film. Eppoi non c'è nemmeno Tony Jaa a difendere l'onore perduto degli elefanti! In conclusione: un titolo dimenticabile, da guardare giusto se avete voglia di completare la filmografia di un regista abituato a regalarci scene d'azione di ben altro spessore. Un'occasione sprecata.

Intenso primo piano di Mae, interpretata da
attrice-dal-nome-impronunciabile-uscito-da-una-gag-di-aldo-giovanni-e-giacomo

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 6
Uhm. Meh.
Musiche: 6,5
Solito electro-strano dei film di Pinkaew. A me non è dispiaciuto, ma i miei gusti sono orribili.
Regia: 6,5
Non male. La qualità visiva, dato anche il budget a disposizione, è buona.
Ritmo: 7
Un paio di buone scene, quelle corali dove scatta qualche rissa ed un inseguimento per le vie della città.
Violenza: 6
Sei di stima, perché il marchio di fabbrica del regista è presente. Ma si poteva fare meglio.
Humour: 5
La spalla comica è Kevin Bacon, il che è tutto dire.
XXX: 5
C'è un bordello, ma non è che si veda chissà che.
Voto Globale: 5
Occasione sprecata, film dimenticabile.

lunedì 13 aprile 2015

Fast & Furious 7 (2015) | Recensione

Fast & Furious 7
Voto Imdb: 8,1
Titolo Originale:Furious 7
Anno:2015
Genere:Azione
Nazione:Stati Uniti
Regista:James Wan
Cast:Vin Diesel, Jason Statham, Michelle Rodriguez, Paul Walker, Dwayne Johnson, Kurt Russell, Tony Jaa, Djimon Hounsou, Tyerese Gibson, Ludacris

Parte del cast maranza-style

Premessa
Ecco la solita premessa che ogni tanto (quando mi fa comodo) inserisco: Fast & Furious 7 ha incassato un botto, è il quarto miglior debutto di sempre negli USA, è stato visto da un fracco di persone e per questo motivo la sua presenza stride con il titolo del Blog e con il suo disclaimer. Però, come sempre, alla fine decido io e recensisco quello che mi pare e piace. L'eccezione non diventerà una regola, ma ogni tanto ci vuole. Eppoi avevo già parlato di Fast & Furious 6, recensione che vi invito a leggere perché nel prosieguo della lettura potreste trovare qualche riferimento ad essa.

La recensione
E così ci siamo giocati la serie di Fast & Furious con La Moglie! Amen. Forse non era il film migliore per partire... o forse non era nemmeno il caso di iniziare. Ma facciamo un passo indietro.

Io e La Moglie decidiamo i film così.
L'Angolo dell'Aneddoto Inutile! Che serve giusto per spiegare la frase precedente. Dal momento che, quando si tratta di cinema, non sempre i gusti miei e de La Moglie collimano, talvolta capita che si debba scendere a compromessi. L'ultimo è stato risolto in questo modo: il giorno di Pasqua si va a vedere un film scelto da lei e qualche giorno dopo un film scelto da me. La sua scelta è stata Into the Woods, la mia Furious 7. Ok: stavolta i gusti erano talmente lontani che potevamo misurarli solo in anni luce...

Into the Woods
Apro una piccola parentesi, per quei pochi che sono curiosi di conoscere il mio illuminatissimo giudizio (rido da solo) sul musical disneyano del momento. Into the Woods è veramente ATROCE. Non per il film in sé, che non è nemmeno fatto malaccio, ma perché è un musical della peggior specie, uno di quelli in cui l'80% è cantato e il 20% parlato. Basta solo questo per farmi bocciare un film senza passare dal via. Lo stesso motivo, giusto per restare in tema Disney recente, per non farmi apprezzare Frozen (nonostante abbia un rapporto migliore fra parlato e cantato) e per elogiare invece la formula perfetta trovata per Rapunzel - L'intreccio della torre. Superata l'idiosincrasia verso il genere, un giudizio più obiettivo vuole che si apprezzi la fotografia e la scenografia (davvero d'effetto), e che si possano spendere parole di elogio per qualche attore che si è distinto più di altri: Emily Blunt grandiosa nella parte della moglie del fornaio e Chris Pine in quella del principe deficiente. Poi c'è la solita Meryl Streep che urla "Voglio l'Oscar" ad ogni inquadratura, c'è Johnny Depp che fa Johnny Depp mascherato da Lupo Cattivo, c'è Anna Kendrick che ha proprio una faccia da stronza di suo ma, ahilei, la disegnano così e non può farci niente, e c'è la solita solida regia di Rob Marshall. Non un film eccezionale, ma che si lascia guardare se apprezzate il genere. Interessante il lavoro concettuale di trovare un filo conduttore (il bosco) per unire e collegare tra loro tante diverse fiabe classiche. Per me è sempre e comunque un 4 senza appello.

Fast & Furious 7
Torniamo al titolo in oggetto.
Paul Walker, Vin Diesel, Kurt Russell.
Sulla trama c'è poco da raccontare: il tema poteva essere come sempre LA FAMIGLIA, ma a mio avviso c'è stata una sottile, impercettibile, velata, quasi sussurrata sterzata verso la TAMARRAGGINE BORIOSA FINE A SE STESSA. Intendiamoci: ce n'era a pacchi anche nei film precedenti, ma qui si è deciso di andare veramente oltre. C'è Vin Diesel più grosso che mai che riempie la scena parlando sempre a monosillabi, e poi ci sono tutti gli altri. E c'è, per certi versi, l'ingombrante presenza/assenza di Paul Walker. Come è noto, l'attore è morto in un incidente stradale durante le riprese, che si sono fermate per quattro mesi, per poi riprendere grazie ai fratelli di Paul che hanno accettato di sostituirlo dove possibile. Era impossibile non domandarsi come avrebbero risolto la questione e quale sarebbe stato lo spirito generale del film. La soluzione offerta dalla produzione ha fatto storcere il naso a molti e ha commosso qualcuno. Ammetto di aver avuto gli occhi leggermente lucidi ma, giuro, è stato solo un attimo... non dico nulla per evitare spoiler, se poi mi gira aggiungo un paragrafo finale per dire la mia.
La trama di Furious 7 è un inutile orpello. Tutto gira intorno ad una hacker (che si scopre essere una gnoccolona, e ovviamente non mancheranno tristi gag su questo aspetto) che ha inventato il famigerato Occhio di Dio, un micro-stick che, una volta collegato alla Grande Rete, si interfaccia col mondo intero (telecamere, smartphone, circuiti chiusi di sicurezza, tv, etc) e riesce a rintracciare la posizione di chiunque nel giro di pochi secondi. Una manna soprattutto per la polizia! Solo che c'è un piccolo problema: un mercenario sanguinario ha rapito l'hacker e l'ha portata in un posto inaccessibile tipo Azerbaijan o qualche altra repubblica impronunciabile sperduta dell'ex URSS. Chi se non Toretto e la sua FAMIGLIA possono salvarla? A complicare le cose c'è la comparsa di Jason Statham, che vuole uccidere Toretto per vendetta (è il fratello del cattivo di The Fast and the Furious 3 - Tokyo Drift). Il suo personaggio rappresenta il triplo salto carpiato all'indietro coefficiente 3.5 degli sceneggiatori nel patetico tentativo di unire con un sottile (quasi inesistente) filo rosso il settimo episodio a quelli precedenti. In realtà è evidentissimo come la sceneggiatura sia stata costruita in ben altro modo: produttori, sceneggiatori e Vin Diesel hanno deciso a tavolino le scene più sborone che venissero loro in mente e solo successivamente hanno cercato di costruirci attorno il film. Dando poi tutto in mano ad un regista bravo quanto basta a non rovinare tutto.
Michelle "smemorina" Rodriguez e Vin Diesel
Una volta liquidata la trama, anche questa volta ricolma di cazzatone inverosimili, errori grossolani, vistosi buchi di sceneggiatura, salti illogici e, ciliegina sulla torta, dialoghi terribilmente imbarazzanti, cosa rimane di Fast & Furious 7? Ancora tanto. In altri film questa premessa sarebbe stata più che sufficiente per esprimere un giudizio lapidario come le battute mono-rigo di Vin Diesel. Ma noi appassionati sappiamo che F&F7 è uno di quei casi in cui al cinema non vai per il contenuto ma per il contenitore. Brutto a dirsi, ma è assolutamente così. Anche stavolta il prodotto è ottimamente confezionato, almeno strettamente da questo punto di vista. Cerchiamo di fare un po' di ordine elencando i pro e i contro del film, chiudendo con alcune considerazioni sul cast.

I pro
  • Ovviamente, al primo posto ci sono le scene action, girate senza quasi usare computer graphic. James Wan ha ottimamente raccolto il testimone dal regista dei film precedenti Justin Lin. Sono tantissime scene a spiccare, la scelta è ardua... mi limito a citare:
    • Il volo delle auto lanciate da un aeroplano con atterraggio vero con paracadute. Scena ripresa anche nel trailer ufficiale: oggettivamente, è spettacolare. Inverosimile, ma di grande impatto. Il bello è che per le riprese, le auto sono state lanciate davvero (senza nessuno a bordo, ovviamente), con una percentuale di successo del 70%. Non so cosa pensare di quel 30% di fallimento e dei conseguenti rottami sparsi in giro per il Colorado...
    • La corsa (volo?) forsennata della supercar Lykan Hypersport che sfonda tre palazzi del complesso Etihad Towers, simbolo di Abu Dhabi. Qui avrei voluto alzarmi in piedi ad applaudire in mezzo alla sala, a frenarmi è invero bastato lo sguardo severo e colmo di disapprovazione de La Moglie. Già mi presentano un'auto da sogno, attualmente la più costosa al mondo (un milione di euro in più della Bugatti Veyron), e prodotta in soli 7 esemplari. Poi me la lanciano contro le vetrate dei palazzi, facendole fare delle evoluzioni assurde e mirabolanti, e volete che io non mi esalti? Siete cattivi!
    • Il lancio di Toretto giù dal dirupo di montagna con la sua auto. Beh, questa è la dimostrazione del non pensare in via convenzionale di Toretto. Anzi, del non pensare e basta. Sei accerchiato da decine di auto cazzutissime mentre i cattivi ti puntano missili addosso? Nessun problema! Ti butti già dalla scarpata - proprio in senso verticale - perché tanto sai che non ti fai niente. E così avviene. Auto da rottamare, ma è solo un insignificante dettaglio.
    • La devastazione finale di Los Angeles causata da inseguimenti assurdi e aereo drone letale armato di missili teleguidati scagliato lungo le vie cittadine. Jason e Vin che se le danno di santa ragione con chiavi inglesi da un metro, ambulanze che si buttano contro gli aerei, ponti divelti neanche fossimo in Pacific Rim, palazzi crollati come se ci fosse stata una zampata di Godzilla. Ed era solo Toretto con la sua gang...
  • Finalmente un cattivo come si deve: Jason Statham spacca di brutto. Granitico, massiccio, mono-espressivo come si conviene a questi ruoli, un vero mastino che non molla mai la presa. I due combattimenti migliori sono stati riservati proprio a Jason: quello con The Rock in apertura e quello finale con Vin Diesel. Niente ruolo macchietta a fare da spalla a Stallone come in Expendables / Mercenari, ma solo tanta sana cattiveria.
  • Kurt Russell. E' stato un piacere rivederlo in una produzione ad alto budget. Certo, è invecchiato male, ma il suo personaggio l'ha reso con mestiere e la giusta dose di autoironia. Il buon vecchio Kurt.



Ecco due immagini della splendida Lykan Hypersport prese dal sito ufficiale. Click per ingrandire.

I contro
  • La sceneggiatura, veramente pietosa ed agghiacciante. I buchi e gli errori sono a volte grossolani. Ad esempio, Elsa Pataky dice che nella rissa iniziale The Rock si è spaccato il collo e le gambe in due punti; poi lo inquadrano con un gesso al braccio e un asciugamano sulla gamba distesa (!). I salti di scena spesso sono troppo azzardati o per nulla spiegati; ad esempio, non ti dicono come fa Vin Diesel a cavarsela dopo che ha devastato i tre palazzi Etihad nella scena citata precedentemente. Per non parlare di uno dei più grossi controsensi: a cosa cazzo serve l'Occhio di Dio se poi Jason Statham li trova ovunque si trovassero? Azerbaijan, Abu Dhabi, Tokyo, Los Angeles... in un arco narrativo che coprirà forse una settimana di tempo.
  • I dialoghi fanno davvero sanguinare le orecchie (così dice l'amico Marco, e non posso che dargli ragione) e in film come questo la cosa migliore sarebbe far parlare gli attori il meno possibile. Le gag, fra l'altro, non è che facessero molto ridere.
  • Due attori, che aspettavo con ansia, sono stati utilizzati poco o male: The Rock ha un ruolo molto marginale a causa di conflitti con le riprese del film Hercules; il vero delitto è però stato compiuto con il grande Tony Jaa, qui al debutto in un film occidentale. Una presenza poco incisiva e con un solo vero combattimento degno di nota, purtroppo con Paul Walker. Non il massimo per lasciare il segno e aspirare a ripercorrere le orme di un Jet Li con Arma Letale 4. E con quei baffetti da sparviero è proprio inguardabile.
  • Le musiche. Esprimo lo stesso giudizio dato in Fast 6 e non aggiungo altro.

The Rock e Jason Statham. Yeah!

Come ho scritto nella recensione di Fast 6, anche nel seguito il cast multietnico ha un ruolo molto importante nella serie. Non tanto per la bravura recitativa, qui francamente non necessaria, quanto per il carisma e l'appeal che, più o meno, tutti hanno. A parte i confermati dei film precedenti (Vin Diesel, Michelle Rodriguez, Dwayne "The Rock" Johnson, Tyrese Gibson, Elsa Pataky ed altri) un po' tutti attendavamo con curiosità i nuovi innesti:
  • Di Jason Statham, Tony Jaa, Kurt Russell ho già detto.
  • Ronda Rousey. Compare in una sola scena, il combattimento contro Michelle Rodriguez nelle Etihad Towers. La sua presenza è efficace, purtroppo la scena non mi ha colpito come era successo in F&F 6 con Gina Carano e Rodriguez. Peccato, non all'altezza ma neanche insufficiente.
  • Djimon Hounsou nella parte del mercenario Jakande. Djimon è un grande, lo seguo con interesse dai tempi de Il Gladiatore, e di strada ne ha fatta tanta (ricevendo un paio di nomination agli Oscar). In Fast 7 non deve nemmeno strafare: interpretazione senz'altro positiva, senza picchi di eccellenza, ma quanto basta per rendere in modo efficace la cattiveria e l'efferatezza del mercenario.
  • Nathalie Emmanuel nella parte dell'hacker Ramsey. Noi l'abbiamo vista ed apprezzata ne Il Trono di Spade (è Missandrei, l'interprete di Daenerys). Ci vorrebbe il contributo del Neurone Numero 4 per sottolineare il nostro ulteriore apprezzamento...

Jason Statham (mi sa che ho preso una foto
da Death Race, ma siamo sempre in tema...)

Ho lasciato per ultimo Paul Walker. Senza voler cadere in spoiler esagerati, posso dire che tutta la parte finale è un tributo del cast non tanto al personaggio Brian, quanto proprio all'attore, che con loro ha condiviso 15 anni di riprese. Nonostante fosse da molti (me incluso) ritenuto un cartonato, un attore inespressivo e poco incisivo per le sorti della serie, non si può nascondere o negare che Paul fosse una colonna portante di Fast & Furious. Un po' come il quadro orrendo lasciato dalla nonna ed appeso in salotto; dici sempre di volerlo cambiare, ma alla fine lo lasci al suo posto perché in fondo ti ci sei affezionato. Il tributo (un montaggio di scene tratte da tutti i film precedenti) è avulso dalla narrazione, sembra quasi appiccicato con lo scotch, in modo forzato. Eppure, questo stacco così smaccatamente gratuito e fuori posto, a mio avviso raggiunge lo scopo. Che è quello di ricordare un amico, un membro della FAMIGLIA, non con un semplice cartello o scritta (che compare come dedica finale), ma con un messaggio stonato e per questo più evidente. Non aggiungo altro, io mi sono un po' commosso, altri non hanno apprezzato.

Il regista James Wan ha iniziato a spammare
per creare hype durante le riprese...
Nota finale sul regista: James Wan ha un anno meno di me, e la cosa mi fa incazzare oltre ogni modo, perché già da tempo è considerato una specie di Re Mida del genere horror (ha diretto o prodotto film di successo come Insidious, Saw l'enigmista, L'evocazione - The conjuring). Qui si è messo alla prova in un genere assolutamente non suo, e a mio avviso non ha sfigurato. Non ha voluto strafare, ma non ha fatto nemmeno gridare allo scandalo. Justin Lin, il suo predecessore, prima di arrivare ai bellissimi Fast 5 e 6, è partito con il terzo, per me il peggiore di tutta la serie. Il suo miglioramento è stato esponenziale e tangibile. Mi domando cosa riuscirebbe a combinare Wan con un film più suo (e non consegnato già pronto ed impacchettato da altre mani). Forse non lo sapremo mai, dal momento che Wan dirigerà The Conjuring 2 e non è detto che sarà disponibile quando si deciderà la data di lancio di Fast 8; Justin Lin passerà invece a Star Trek 3, quindi apparentemente anche lui si è tirato fuori dal toto-regista. Sono altre le cose certe, una delle quali confermate dallo stesso Vin Diesel: Kurt Russell è stato in realtà ingaggiato principalmente per il ruolo in primo piano che avrà proprio nell'ottavo. Non ci resta che aspettare trepidanti le nuove news!

Nathalie Emmanuell versione hacker... credibilissima!
Sì, ok, ma in definitiva, questo film merita o no? E' il migliore della serie o no? La risposta alla prima domanda è: sì, merita, a patto ovviamente di scollegare il cervello (come sempre dovrebbe avvenire durante le visioni di questi film), accettare di vedere scene che sfidano le leggi della fisica, chiudere un occhio anzi le orecchie nei confronti dei dialoghi imbarazzanti... tanti requisiti, è vero, ma ce la si può fare. La risposta alla seconda domanda è un po' più articolata; secondo il pubblico che è corso alla visione, e secondo imdb (voto che, col tempo, calerà inevitabilmente), parrebbe di sì. A mio avviso invece è stato fatto un mezzo passo indietro, infatti il voto finale è un pur bel 7, ma lontano dal 9 ricolmo di esaltazione regalato a Fast 6. I motivi sono semplici: la formula adottata, per quanto vincente, sta iniziando a prestare il fianco ad una sorta di ripetitività delle situazioni. Ormai si assiste ad un progressivo innalzamento dell'asticella delle assurdità, e prima o poi l'effetto sorpresa è destinato a svanire. In secondo luogo, i difetti di Fast 7, già presenti nel 6, hanno un peso ancora maggiore. Assolutamente non una bocciatura (anzi!) ma un po' di delusione per chi, come me, aveva altissime aspettative. Probabilmente la scomparsa di Paul Walker ha scompaginato tutti i piani originari, non giovando al risultato finale, anche se magari un piccolo boost al botteghino - lo affermo cinicamente - l'ha fornito. Chissà.


Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 3
Non ci siamo. Non chiedo un capolavoro, ma nemmeno vorrei vedere cazzatone ed errori a profusione. I dialoghi, poi, sono davvero brutti. Brutti brutti brutti in modo assurdo.
Musiche: 3
Rap e Hip Pop sono la morte delle sette note, lo ripeterò allo sfinimento. Una soundtrack con una netta preponderanza di questo genere è una vera iattura.
Regia: 7
Come scritto nel corpo della recensione, James Wan usa la telecamera con mestiere, ha avuto qualche guizzo qua e là (ad esempio la scena dell'ambulanza nello scontro finale), ma sicuramente ha deciso di non strafare.
Ritmo: 7
Solo 7 al ritmo? Eh, sì. Questo alla fine è il difetto maggiore di Fast 7. La parte iniziale è davvero orrenda, troppi dialoghi scritti male, troppe pause tra una scena sborona e l'altra. E tutto troppo inutile. Due ore e un quarto si fanno anche sentire, alla fine.
Violenza: 7
Stesso giudizio dato in Fast 6: niente splatter, ma i combattimenti e le scene sfrenate con le auto sono strepitose.
Humour: 6
Le gag degli amici di Toretto non fanno minimamente ridere, anche se apprezzo lo sforzo di alleggerire i toni. Decisamente meglio Kurt Russell.
XXX: 3
Non si va oltre del sano fan service, non c'è nulla di scandaloso (anche se La Moglie è di avviso diverso).
Voto Globale: 7
Fast 7, pur essendo grandioso nella sostanza della sboronaggine fine a se stessa, compie un mezzo passo indietro rispetto al Fast 6 che, a mio avviso, era più "film". Le impressionanti scene action salvano un film appena sufficiente in tutti gli altri aspetti. La Moglie darebbe un -4, se fosse possibile...

Ed eccoci al consueto appuntamento con il Neurone Numero 4, che pone la sua attenzione sulle due new entry Natalie Emmanuell (la mora) e Ronda Rousey (la bionda).
















martedì 3 febbraio 2015

Vampiri dagli abissi (2013) | Recensione

Vampiri dagli abissi
Voto Imdb: 3,3
Titolo Originale:Bering Sea Beast
Anno:2013
Genere:Fantascienza / Horror
Nazione:Stati Uniti
Regista:Don E. FauntLeRoy
Cast:Cassie Scerbo, Brandon Beemer, Jaqueline Fleming, Jonathan Lipnicki

Disclaimer per i seguaci del Piccolo Bon Ton: questa recensione è particolarmente incazzata. Se il blando turpiloquio qui contenuto disturba la vostra delicata sensibilità, evitate di proseguire. I TeleTubbies sono lì che vi aspettano a braccia aperte!

Lo sconforto degli attori traspira da questo intenso primo piano.

Ci sono delle volte in cui sarebbe meglio ascoltare quei piccoli segnali che ti pizzicano il cervello e ti dicono: "Non farlo! Non farlo! Non far...". E ci sono delle volte in cui ignori scientemente proprio quei segnali e poi te ne penti amaramente. Un po' come quando stai per attraversare di corsa un prato con la speranza di non pestare una merda di cane. O come quando individui con precisione chirurgica una fila alla cassa del supermercato perché è chiaramente la più veloce. O come quando leggi la trama di Vampiri dagli abissi, un miliardo di campanelli d'allarme squillano all'unisono in modalità "MINCHIATONA ALERT" e tu, imperterrito, ignori tutto perché, sì, tu sei un genio, la sai lunga e di errori non ne fai mai. Poi finisce che nella boazza ci sprofondi e l'unica cosa che ti resta da fare è buttare via le scarpe mentre imprechi in sumero arcaico; la coda alla cassa si blocca mestamente perché lo stronzo davanti a te ha messo nel carrello un articolo non prezzato e mezzo personale del supermercato sta sclerando per trovare il codice giusto; e Vampiri dagli abissi è una merda tale per cui il Rimpianto del Tempo Perduto ti farà creare aforismi così roboanti  che finiranno nelle miriadi di condivisioni di Baci Perugina & Gattini su Facebook. Se pensate di notare una vaga nota di risentimento nelle mie parole, vi dico col cuore in mano: sì, ci avete preso!
Cassie Scerbo is not impressed.
Tramina giusto per aggiungere un po' di caratteri e prolungare la tortura. Siamo in Alaska, in qualche isola remota in zona Stretto di Bering, dove le condizioni climatiche sono proibitive, di esseri umani ce ne sono pochi e quelli che incontri sono appena appena più simpatici dei liguri nelle località di villeggiatura della Riviera di Ponente. Owen è un giovanotto che viene dalla civiltà ed è appena stato assunto da una famiglia locale, composta da: Babbo (non ricordo il nome), la figlia Donna (Cassie Scerbo), il fratello Joe, più un campionario di gente tranquillamente sacrificabile. Questa allegra combriccola scandaglia i fondali marini perché convinta che lo stretto di Bering sia il Nuovo Klondike: tante pepite d'oro sono lì che aspettano, annidate fra murene, granseole, sogliole e bestie assortite del mar-del-sarcazzo. Durante una battuta di caccia, un tizio che forse è lo zio, forse un amico fraterno del babbo, si immerge e viene trucidato da una bestia mai vista prima: un Vampiro degli Abissi! Questi esseri, che si pensava appartenessero solo ad una leggenda locale, sono simili alle mante, ma con la capacità di volare fuori dall'acqua, con una miriade di denti acuminati, con una coda velenosa e con un mantello che alla bisogna le avvolge come se fossero dei piccoli Dracula sottomarini.
Il Terrificante Conte Dacula.
Il Conte Dacula al confronto è più terrificante di Predator a cui hanno impiantato i geni di un Velociraptor. Questa uccisione mette in moto una serie di avvenimenti che non provo nemmeno a spiegarvi e che portano alla trucidazione di umanità assortita. Vi basti sapere che fra i vari personaggi sbuca la biologa marina Megan che da anni è sulle tracce dei Vampiri degli Abissi e che, per completare i suoi studi e conoscere il nemico, impone di non uccidere il primo esemplare trovato. Ah, quale fatale errore! D'altronde il più grande insegnamento dei film horror è che nulla si può contro l'imbecillità umana.
Vampiri dagli Abissi è un film SyFy (primo campanello d'allarme), tv-movie (secondo campanello d'allarme), a basso budget (terzo campanello d'allarme) con Cassie Scerbo come protagonista (quarto campanello d'allarme) e un voto medio imdb del 3,3 (qui nessun campanello, il mio cervello sorvola su questo punto). Già dal primo dialogo ho capito a cosa sarei andato incontro. Ma voi lo sapete, no? Ho premuto Play. E per contratto, vado avanti fino alla fine.

Un Vampiro dagli Abissi mentre recita l'Amleto. Ah, la dignità perduta!

Dicevo del primo dialogo. Che è andato più o meno così:
Owen il belloccio si presenta, appena sbarcato: - Salve, sono il nuovo arrivato per quel posto che avete offer...-
Tizio del posto, mugugno che suona pressappoco così: - Belin. Loda ö mà ma stanni a cà. [1]
Owen, indicando Cassie Scerbo: - Lei è la tipa che mi ha offerto il posto?
Tizio del posto: - Fòscia. [2] -
Owen, con sguardo da furbetto: - Però! Magari me la dà anche, che dici?
Tizio del posto: - Dà retta a me: l'ommu u l'è cumme u cravettu: o u meue zuenu o u divente beccu. [3]

Quasi non credevo alle mie orecchie. Già per essere il primo dialogo del film (e quindi una sorta di benvenuto allo spettatore) è di una tristezza infinita; l'inverosimiglianza delle battute di Owen hanno solamente completato l'opera. Da quando ti presenti ad un forestiero e gli chiedi se la tizia è disponibile? Capirei fosse stato un porno, ma non è questo il caso.
Seconda situazione ai confini della realtà: la studiosa Megan trova il cadavere della prima vittima (ricordate? Tipo lo zio o l'amico fraterno del babbo). Megan si reca dall'allegra famigliola.
Megan: - Scusate, ho trovato questo cadavere, è vostro?
Donna: - Belin, fòscia. [2]
Megan: - Non avete denunciato la scomparsa?
Donna, a muso duro: - Ma una manica di cazzi tuoi, no?
Invero, l'assurdità di questo dialogo (ovviamente le battute non sono propriamente queste, anche se garantisco sul fatto che il senso sia rimasto intatto nella sua brutalità) è tale per cui ho passato il tempo con gli occhi sgranati:
1) Megan trova un cadavere e non batte ciglio.
2) Donna apprende che lo zio (o l'amico fraterno del babbo) è morto, e non batte ciglio.
3) L'unica preoccupazione di Donna è che nessuno sappia della morte del tizio (lo zio o l'amico fraterno del babbo) perché c'è in corso un'asta per comprare il pezzo di mare dove si presume ci sia il filone d'oro e dove, dettaglio tutt'altro che trascurabile, è schiattato proprio il tizio (l'amico o lo zio fraterno del babbo, insomma, avete capito).
Poi per fortuna dal cadavere escono fuori tanti vapirelli che seminano zizzania e il dialogo ha una sua naturale conclusione. Ma l'irrazionalità dei protagonisti e l'assurdità dei dialoghi è un peccato mortale che non si dovrebbe mai e poi mai compiere... nemmeno in una produzione di serie Z.
Terza scena assurda: radio e tv locali iniziano a strillare sul fatto che è in arrivo una tempesta di quelle per cui lo Stretto di Bering è così famoso. Inizio a sfregarmi le mani e mi dico: - Che bello, la classica situazione in cui oltre ai mostri c'è il bordello del tornado che isola i protagonisti, obbligati a superare le avversità della Natura mentre i mostri li decimano a poco a poco! -
Scena successiva: il tornado è passato, non è successo un cazzo di niente.
In sottofondo, s'ode un abitante del posto che mugugna: - Tanta tremadda, poca ceuvadda. [4]
Quarta scena assurda con SPOILERONE ANNESSO! OCIO! PAURA! GOMBLODDO!!11!1!
La studiosa Megan mUore durante il combattimento finale. Sapete una cosa? Non me ne sono minimamente accorto! Son dovuto tornare indietro per capire cosa fosse successo, perché di punto in bianco non la vedo più tra i personaggi. E, sì, per un microsecondo si vede che fa una brutta fine... e la storia va oltre, come se non fosse successo nulla.

Alien mi fa una potente pippa.
Ok, non mi dilungo ulteriormente: non penso sia necessario fornirvi altre prove di quanto questo film sia uno dei peggiori che mi sia mai capitato di vedere. La sceneggiatura è terrificante. La recitazione è di pari livello. Pensavo che Cassie Scerbo fosse una gnocca (l'avete già vista! In Sharknado! Quinto campanello d'allarme inascoltato!) con capacità recitative almeno a livello "Base". Invece qui è proprio una cagna. Talmente cagna che il suo essere gnocca qui svanisce come i Vampiri colpiti dai Bazooka di Luce (vedere una foto qui in giro). Sugli altri attori stendo un velo pietoso, i nomi non mi dicono niente e non ho nemmeno voglia di andare a vedere su Imdb se hanno fatto qualcos'altro di noto. Gli effetti speciali sono da raccapriccio. Per altri film del genere ho usato termini di paragone quali "Commodore 64", "ZX Spectrum" o "Atari VCS". Qui siamo a livelli ancora più infimi: Pelota della Polistil. Non c'è assolutamente niente che si salvi dallo sfacelo più desolante. Fatevi un favore, sul serio: evitate questo film come la peste. E' talmente brutto che non entra nemmeno nel Gotha delle Cagate Micidiali.

Può solo ambire al paragrafo successivo.

Video Games Polistil. Mejo della PS4.

Vampiri dagli abissi è migliore o peggiore di Robotropolis?
E' la prima volta che mi sento in estrema difficoltà nel rispondere a questa domanda. Il voto finale, che sicuramente avrete già sbirciato, è il medesimo. Quindi è quantomeno allo stesso livello. Ma c'è una cosa che lo rende leggerissimamente migliore di Robotropolis: ha un finale e non una desolante schermata nera. Sticazzi, scusate se è poco.

Vampirello imbrattato di sangue. Miiiiii che ppauuuura, il Conte Draaaaaacula!

SPOILER SUL FINALE (altamente filosofico e con una delle Grandi Domande dell'Umanità)
I protagonisti rimasti in vita (Owen, Donna, Joe il fratello) viaggiano su un motoscafo mentre il tramonto rosso fuoco inonda l'inospitale Stretto di Bering. Owen sorride: Donna ha risposto in modo ambiguo alla sua domanda. Gliela darà. Ma si riferiva all'offerta di lavoro, o a...? [puntini di sospensione] L'esterrefatto spettatore rimarrà con questo grosso interrogativo non svelato. Alla sua malata fantasia il compito di trovare una risposta degna.

L'Arma Definitva. Cowabungaaaaaaaa!

Note
[1] Loda il mare o stai a casa
[2] Forse!
[3] L'uomo è come il capretto: o muore giovane o fatalmente diventa becco (cornuto).
[4] Tanto tuonare, poca pioggia.

Cassie Scerbo preferiamo ricordarla così.



Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 3
Al di là della prevedibilità della storia e al di là della location che è sicuramente interessante, la sceneggiatura è assolutamente agghiacciante. Un compendio di cazzatone che non dovrebbero mai essere inserite, neanche nel filmino delle vacanze delle medie.
Musiche: 4
Se c'erano, non me ne sono minimamente accorto. Sarà stato il solito score composto inserendo note a casaccio in qualche sequencer elettronico freeware.
Regia: 4
Piatta, senza guizzi, incapace di cavare sangue dalle rape. Il nulla elevato a nulla.
Ritmo: 6
Perlomeno non manca di ritmo. Ogni sequenza d'azione è intervallata da un dialogo inutile e tedioso che spiega il background dei protagonisti. Dei quali, va detto, non ce ne frega un emerito cazzo.
Violenza: 5
Ha un sacco di potenziale inespresso, questo film. L'idea dell'incubazione è presa di peso da Alien ma è resa in modo talmente grottesco che sembra di assistere all'omicidio di Teddy Ruxpin.
Humour: 0
Non fa minimamente ridere, né volontariamente, né involontariamente. Semplicemente, lascia esterrefatti gli spettatori.
XXX: 0
Meglio non sprecare materiale interessante per questo film...
Voto Globale: 2
Due. Come Robotropolis. Quindi la Merda Fatta Film. Senza dignità, senza guizzi, talmente brutto che nella classifica dei film più brutti arriva solo secondo, rendendo Robotropolis tuttora inarrivabile.

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