lunedì 4 febbraio 2013

Drunken Master 2 (1994) | Recensione

Drunken Master 2
Voto Imdb: 7,6
Titolo Originale:Jui Kuen II / The Legend of Drunken Master
Anno:1994
Genere:Arti Marziali
Nazione:Hong Kong
Regista:Chia-Liang Liu, Jackie Chan
Cast:Jackie Chan, Ti Lung, Anita Mui, Ken Lo

Jackie incazzato come una biscia.
A discapito dell'anno e del titolo, questo è il primo film di Jackie Chan che vi presento in Quello che gli altri non vedono. C'è un criterio? Assolutamente no! Qui si fanno solo cose randomiche, cari miei. In realtà una spiegazione ci sarebbe, ma coinvolge la mia memoria troppo breve, il fatto che Drunken Master II è l'ultimo film di Jackie Chan che ho visto in ordine cronologico, che... ci siamo capiti, vero?
Come raccontavo nella monografia di Jackie Chan, mentre stavo scrivendo questa recensione mi sono accorto che la stessa stava venendo lunga, troppo lunga. Così ho deciso di scindere i due argomenti. Quella di Drunken Master II (da ora: DM-II) sarà solo la prima recensione della lunga lista di film di Jackie Chan che ho in serbo per voi!

Come argutamente suggerisce il titolo, DM-II è il seguito del 1994 del film che nel 1978 aprì definitivamente la via del successo al nostro eroe. Diciamolo subito: DM-II è un seguito un po' strano. Il personaggio interpretato da Jackie è Wong Fei Hung, quindi lo stesso per entrambi i film, ma le due storie non hanno praticamente punti in comune a livello di trama e continuità. Detto fra noi: ci importa qualcosa? No, quindi torniamo a bomba su DM-II. Wong Fei Hung è un personaggio popolare per non dire leggendario in Cina, tanto che quasi un centinaio di film ne narrano le sue gesta: medico e massimo esperto di arti marziali al servizio dei più deboli, visse a cavallo fra il 1800 e il 1900. Jackie Chan (DM-I e DM-II) e Jet Li (nella serie di film Once Upon a Time in China) sono senz'altro gli attori più famosi che lo hanno interpretato sul grande schermo.

In questo punto della recensione avrebbe dovuto comparire la biografia di Jackie Chan: ora è rimasto solo il link alla Monografia, che se non l'avete letta, vi invito caldamente a farlo. Non perché sono figo, ma perché sono discretamente soddisfatto di quello che è uscito fuori. E poi un ripasso sul perché Jackie è un grande non fa mai male.

Posa stilosa. Un esempio fra mille.
Avete letto? Bravi.
DM-II è un film action Hong Kong anni '90 nel midollo, ma proprio tanto. A dirla tutta, è leggermente atipico rispetto alla produzione di Jackie Chan di quel decennio: è un film che sposta tantissimo l'ago della bilancia sulle arti marziali in senso stretto piuttosto che su scene acrobatiche e stunts pericolosi, qui sì presenti, ma con un grado di spettacolarizzazione minore. Con questo non voglio dire che non sia un film spettacolare, anzi. Ma manca di quelle scene a cui siamo abituati, tipo un volo di Jackie attaccato alla corda di un elicottero che svolazza per la città (SuperCop); o il salto da un ponte su una nave che passa sul fiume di sotto (Terremoto nel Bronx); o il salto da una scala mobile all'altra di un centro commerciale con tanto di atterraggio in piedi sul gradino semovente (Police Story); per non parlare della sega circolare troppo vicina ai gioielli di famiglia (Mr. Nice Guy). Di questo tipo di sequenze DM-II ne contiene solo una, fra l'altro fottutamente inutile ma che fa capire il livello (elevato!) del nostro mito. Si tratta di una delle tante sequenze del lungo combattimento finale (20 minuti circa), in particolare quella in cui Jackie cade all'indietro, rotolandoci sopra, in una pozza di carboni ardenti reali. Ovviamente Jackie lo fa davvero. Mentre simula di essere sbronzo.

Ecco il concetto di 'mbriacatura (1)
Parlare di un film di arti marziali, alla fine, non è mai semplice senza correre il rischio di essere banali o ripetitivi: in questi film ci sono un fracco di botte da orbi, la gente si fa male in modi assurdi, il ritmo è forsennato e, nel caso di Jackie Chan, c'è pure una forte componente di commedia. DM-II non si discosta certamente da questi cliché, pur se inseriti in un contesto coerente con una trama simpatica (certo non sorprendente) che scorre liscia e lineare in tutta tranquillità. La storia parla, come detto, di Wong Fei Hung, in viaggio in treno col babbo, sommo maestro di arti marziali, uomo autoritario, onesto, incorruttibile. Inevitabile lo scontro di caratteri fra padre e figlio, che è l'esatto opposto: pasticcione, fannullone, insofferente alle regole. E maestro nello "Stile dell'Ubriaco". Qui non si tratta di assumere pose stilose da ubriaco. Qui si tratta di sbronzarsi come se non ci fosse un domani per poter sfoderare il meglio dello stile. Il succo di tutto il film è questo, ovviamente. Dicevo. Durante il viaggio del treno iniziano le disavventure di Jackie e babbo... disavventure tipiche della commedia degli equivoci con scambi di oggetti e scambi di persone con tanto di coinvolgimento in un caso di contrabbando di reperti antichi trafugati dal console inglese. Queste situazioni sono utili a mettere in imbarazzo la seriosità del babbo e a presentarci alcuni personaggi che, da comprimari, quasi rubano la scena al protagonista. Il primo è Fu Wen-Chi, una specie di agente governativo incaricato di fermare il contrabbando. Il secondo strepitoso personaggio è la signora Wong, madre adottiva di Wong Fei Hung, interpretato dalla bravissima e sfortunatissima Anita Mui, prematuramente scomparsa nel 2003. La signora Wong, se possibile, è anche peggio del figliastro: dedita al gioco d'azzardo, astuta ed ingannatrice, è la figura che maggiormente sprona Wong a 'mbriacarsi per sfoderare la sua super-abilità e risolvere le situazioni spinose. Facile intuire come il film si poggi su due elementi: la figura comica di Anita Mui e gli scontri di Jackie Chan. Il resto è solo contorno.

Ecco il concetto di 'mbriacatura (2)
Arti marziali? Ebbene sì, qui ce n'è in abbondanza fino ad arrivare al clou dell'intera produzione: un lunghissimo scontro fra Jackie e lo sgherro del console interpretato da Ken Lo. Lo scontro è davvero memorabile, al punto che è ritenuto uno dei più lunghi, maestosi, intensi della storia del cinema di arti marziali. Affermazione forse un po' esagerata e pretenziosa, di sicuro lo scontro è al livello di quello de "Il mistero del Conte Lobos". 

DM-II è un film che merita la visione, questo è innegabile. Dal mio punto di vista di persona poco esperta di arti marziali, forse è inferiore ad altri film contemporanei di Jackie (Terremoto nel Bronx o Senza nome e senza regole, per citarne un paio), ma non faccio fatica a riconoscere che sia senz'altro uno dei meglio riusciti se guardiamo solo l'aspetto "arti marziali". Fino a poco fa in Italia potevamo solo guardare il primo film; la mancanza è stata risolta con edizione e doppiaggio nostrano, tutto sommato accettabili e nella media. Per chi è incuriosito e vuole dargli un occhio, il film è presente nel catalogo di Sky on Demand.

Anita Mui nel ruolo della matrigna. Da vedere!
Orsù, guardatelo e divertitevi! 

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5
Se guardate un film di Jackie principalmente per la trama, non avete capito una cippa.
Musiche: 6
Onestamente non mi hanno detto nulla, ma non mi hanno nemmeno fatto schifo.
Regia: 6,5
Si narra ci fossero stati dissidi fra la star e il regista, al punto che il secondo forse lasciò le riprese tanto che fu Jackie stesso a prendere le redini: sua è la firma di tutto il lunghissimo scontro finale. E sticazzi, si vede.
Ritmo: 6,5
C'è una strana alternanza di scene fottutissimanente veloci ed esaltanti e di scene ridicolmente idiote e comiche, nello stile farsesco per le quali solo gli orientali ridono e chi, boh, tipo il sottoscritto perché c'ha il cervello bacato.
Violenza: 7
Voto strano: di violenza pura nei film di Jackie non ce n'è mai. Ma di legnate, quelle tante. Legnate di qualità, va detto.
Humour: 6
Vedi sopra.
XXX: 0
Sarei sorpreso del contrario...
Voto Globale: 7
Assolutamente godibile e meritevole. Vai così, una (ri)scoperta per noi italiani, che abbiamo aspettato troppo tempo prima di poterlo vedere.

mercoledì 23 gennaio 2013

Adam Chaplin (2010) | Recensione

Adam Chaplin
Voto Imdb: 5,3
Titolo Originale:Adam Chaplin
Anno:2010
Genere:Splatter / Ultraviolento
Nazione:Italia
Regista:Emanuele De Santi
Cast:Emanuele De Santi, Valeria Sannino, Alessandro Gramanti

Alzi la mano chi ha visto Fist of the North Star (1995), il film americano di Ken il Guerriero e ha esclamato disgustato: "E' una cagata PRIMORDIALE!". Io l'ho alzata, e da allora sono sempre stato in (vana) attesa di un lungometraggio live-action che rendesse giustizia al mio mito Kenshiro. Forse che i tempi sono giunti grazie a questo Adam Chaplin

Cosa vi fa venire in mente questa posa?
Vedo molti di voi aggrottare le sopracciglia, mentre dubbiosi vi chiedete cosa minchia centri Charlot con Ken il Guerriero. Ci penso io ad illuminare le vostre ottenebrate menti. Primo, il Chaplin di Charlot è Charlie. Adam non c'entra un cazzo. Ho semplicemente fatto una battuta orrida, giusto per stare in tema col film e con la recensione. Secondo, questo è un film ITALIANO a bassissimo budget. Non esagero se dico che è costato infinitamente meno di Fist of the North Star. Terzo, ovviamente non ha nulla a che fare con Kenshiro, ma è di sicuro il film che più gli si avvicina in quanto a resa visiva, estremizzandone per altro l'aspetto splatter e sanguinolento.

A scanso di equivoci:
1) E' un film che ho catalogato come Ultraviolento. Qui ci sono litri anzi tonnellate di sangue, sbudellamenti, interiora, mutilazioni, morti non violente ma - appunto - ULTRAVIOLENTE. Una roba grottesca che può essere accostata, ad esempio, ai film più estremi di quei registi pazzi della Sushi Typhoon, il Tokyo Gore Police di Yoshihiro Nishimura su tutti. Senza dimenticare un altro film spesso accomunato a queste produzioni, Riki-Oh: The Story of Ricky (Hong Kong, 1991).
2) Non è un film per stomaci deboli. Può essere apprezzato, diciamo, da meno dell'1% di chi incappa in questo Blog. Ergo non mi sfavate la minchia a dirmi che Adam Chaplin è una cagata pazzesca: lo è, e lo sarà per il 99% della popolazione mondiale. Grazie e arrivederci.
3) E' un film estremamente povero. Ma povero povero povero. Di mezzi e di recitazione. Ma non di idee. Quelle ci sono in abbondanza, come i litri di sangue che scorrono dal primo all'ultimo minuto.

Esempio molto soft della citata ultra-violenza.
Di cosa parla Adam Chaplin?

Vedete il piccolo demone?
La trama non è lineare (non ridete), quello che vi sto raccontando è la ricostruzione di alcuni flashback che, di tanto in tanto, interrompono la narrazione del film. Adam Chaplin è un tizio dall'aspetto di un culturista. Ha una moglie che, non si sa come, ha un ultra-debito con Denny, un cattivo ultra-sfigurato che è di fatto il boss della Heaven Valley (il paese americano - non ridete - in cui è ambientata la storia). Denny cosa fa? La accoppa ultra-bruciandola viva (solo chi ha visto, può ultra-capire). Adam Chaplin s'incazza come una bestia e fa un patto con una sottospecie di demone che da quel momento in poi albergherà nella sua spalla destra. Grazie a questo patto, Adam diventa ultra-cattivo e uccide tutti quelli che gli si parano davanti finché non si sarà consumata la sua atroce ultra-vendetta.

Vi presento Denny, il cattivone.
Questa risibile trama non è che l'esile pretesto che permette al regista-attore-compositore (sì, Emanuele De Santi ha curato praticamente tutto in questo film, colonna sonora compresa) di mettere in scena dei combattimenti assolutamente folli, deliranti, violenti, splatter. Attaccateci la parola "Ultra-" a tutti questi termini e forse avrete una vaga idea di quello che ne è venuto fuori. Non a caso, il genere che più si accomuna a questo film è quello dei già citati Sushi Typhoon dove l'eccesso è l'unica vera regola cui attenersi. Il resto è irrilevante. Così come il realismo. Volete vedere un pugno che fa esplodere una testa? Eccovi accontentati! Volete vedere un tizio impalato su per il *bip* e sventolato come una bandiera? [1] Ecco anche questo! E che ne dite della fantastica Mossa dei Cento Colpi di Hokuto dove il protagonista scaglia una caterva di pugni talmente veloci che neanche li vedi - o meglio, li vedi raffigurati come una rosa di cento pugni che colpiscono simultaneamente il malcapitato - e che sfracellano il volto fino a ridurlo ad un ammasso macilento di carne? C'è pure questo, insieme ad arti spezzati, costole strappate, fontane di sangue, etc etc etc. Insomma, fate uno sforzo di fantasia e pensate a tutto il campionario del Perfetto Manuale dello Splatter.

Insomma, l'avete capito: il fine ultimo di questo film è mettere in scena gli effetti più raccapriccianti, e bearsene in pose da ultra-figo. Che vi devo dire? I ragazzi della NecroStorm in questo sono stati davvero bravissimi! Al punto che hanno sviluppato autonomamente una tecnica di riprese nominata H.A.B.S. (Hyperrealistic Anime Blood Symulation). Questa tecnica sostituisce la ridicola CGI e il ridicolo effetto spruzzo-di-sangue-rosa-che-sembra-acqua tanto cari ai giapponesi della Sushi Typhoon, e rende il risultato finale davvero convincente, come se - a detta loro - guardaste un anime splatter trasformato in film. Se lo guardate con il benevolo occhio del "accetto questo irrealistico estremismo", s'intende.

Dopo che per alcuni paragrafi ho parlato bene di alcuni aspetti di questo film, soffermiamoci sul resto, prima che veniate colti dall'irrefrenabile impulso di andare a guardarlo. Ah, mi rivolgo a quell'ipotetico 1% di cui sopra, eh.
Esempio di location povera ma stilosa.
Qui di positivo non c'è davvero nient'altro. Attenzione però: il discorso si fa spinoso, perché non è possibile non tenere conto dei pochi mezzi che la produzione aveva a disposizione. La recitazione è davvero infima, soprattutto da parte dei comprimari. Questo aspetto è però aggravato dal doppiaggio, assolutamente osceno. I produttori stessi l'hanno ammesso: un doppiaggio in studio avrebbe comportato costi che da soli avrebbero coperto i due terzi di tutto il loro budget, e per forza di cose hanno dovuto arrangiarsi come potevano. Peccato. Poi, chiaramente, pur con tutto l'entusiasmo del caso, non posso non sottolineare come il film sia infarcito di ingenuità, buchi di sceneggiatura, dialoghi da terza media, trama assurdamente esile. Non si può pretendere di ambientare il film in un paesino americano se poi gli attori parlano con accento romano-abruzzese e lasci l'inquadratura di un'auto sì modificata ma con una palese targa italiana. 

Una nota sulla distribuzione italiana: beh, non c'è. Il film è auto-prodotto e auto-distribuito direttamente dal sito della NecroStorm. Nessuno in Italia ha preso il coraggio a due mani per distribuirlo. Neanche nel settore direct-to-video. Il produttore Giulio De Santi (fratello di Emanuele) in questo è stato chiaro: il film ha avuto oltre 15.000 vendite in tutto il mondo, di cui... 40 in Italia. Ecco, Adam Chaplin è apprezzato dappertutto tranne che in terra italica. Questo dato fa molto riflettere, e in questo senso è comprensibile lo sfogo del De Santi.

Un altro cattivo (a destra) è un mix fra Ultimate Warrior e
un membro qualunque dei Kiss.
Insomma, cerchiamo di contestualizzare e relativizzare il tutto: in termini assoluti, è facile cadere nell'errore di considerare Adam Chaplin una CAGATA PRIMORDIALE. Adam Chaplin è in realtà una CAGATA STILOSA. Io per questo lo premio. Le scelte registiche ci sono. La necessità aguzza l'ingegno, no? De Santi ha scelto pochissime location, ma le ha valorizzate con discreti giochi di luci e ombre e con inquadrature atte a mascherare la povertà della messa in scena; l'atmosfera è resa ottimamente dalla tesa colonna sonora, un bel miscuglio di musiche elettroniche; certi passaggi sono volutamente lenti, per dilatare il tempo e lo spazio e... ma va a cagare! Cosa sto dicendo! Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Adam Chaplin NON vi piacerà. Io ne ho parlato bene, perché l'ho relativizzato. Con i pochi mezzi a disposizione, la NecroStorm ha tirato fuori un prodotto che... sì, diverte, nonostante i suoi enormi ultra-difetti.

Riassumo la chiave di lettura del mio pensiero:
Contestualizzato: sto parlando di nicchia nella nicchia. Di un film di difficile collocazione, non certo un horror a tutti gli effetti, ma splatter / gore.
Relativizzato: come già detto, con i pochi mezzi era difficile pretendere di più.

Insomma: un film non per pochi, ma per pochissimi. A me è piaciuto. Ultra-relativamente, s'intende.

Fonti che mi hanno aiutato:
Sito ufficiale NecroStorm
Splattercontainer - sezione Adam Chaplin

[1] Geniale citazione di un cult intramontabile, I Guerrieri della Notte. Ho detto tutto.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 3,5
No, dai, non c'è trama. Quel poco che c'è, è reso farraginoso a causa del gioco di flashback e flashforward inseriti qua e là.
Musiche: 8
Posso dirlo? Lo dico! Non me l'aspettavo! A me la colonna sonora è piaciuta abbestia. L'ho trovata davvero azzeccata per il tipo di film.
Regia: 5
Apprezzo la buona volontà. Apprezzo.le soluzioni adottate per ovviare al budget ultra-ridotto. Facciamo che 5 è la media tra alcune trovate ultra-geniali e alcune cadute di stile ultra-pietose.
Ritmo: 6
Meno indiavolato di quello che si può supporre, a causa di alcune sequenze troppo lente che un po' fanno il verso a Sergio Leone ma che mi danno l'impressione di voler allungare la brodaglia. Scusa Sergio se ti ho scomodato in questo contesto.
Violenza: 9,5
Non do 10 perché... non so, mi aspetto che qualcuno, prima poi, alzi l'asticella dell'ULTRA-VIOLENZA e così sarei costretto a dargli 11. Qui di violenza ce n'è a pacchi e in abbondanza. Quello cercavate, quello trovate in Adam Chaplin. Il resto è fuffa.
Humour: 5
Assolutamente zero humour, se non quello involontario di certe scene ingenue e ridicole.
XXX: 0
Zero.
Voto Globale: Ultra-5
Minchia. Non so davvero che voto dare, alla fine. Adam Chaplin mi è piaciuto, e questo presuppone un voto superiore alla sufficienza. Ma allo stesso tempo, è un film troppo di nicchia, troppo estremo, troppo raffazzonato. Quindi invento un nuovo voto. ULTRA-CINQUE. E' una nuova scala di valori. E' un film insufficiente, ma troppo Ultra- per finire nel limbo del dimenticatoio. Ecco.

giovedì 10 gennaio 2013

Jackie Chan: Ultra-Stunt e simpatica faccia da schiaffi! | Monografia

Stavo scrivendo la recensione di Drunken Master II e, di punto in bianco, in preda all'esaltazione, mi sono messo a buttare giù qualche riga per meglio presentare Jackie Chan, uno dei miei miti cinematografici per eccellenza. Quando le righe da quattro sono diventate quaranta, mi sono fermato e mi sono detto: "Grande Giove! O scrivo una recensione, o scrivo una monografia. Le due cose insieme porterebbero il lettore al suicidio - o al limite all'insulto facile nei miei confronti - troppe parole insieme!"
Ecco quindi che ho separato le cose. La Recensione da una parte, la Monografia dall'altra, ad inaugurare la nuova sezione Monografie / Articoli del Blog.

Jackie Chan (Hong Kong, 1954) in patria è un attore decisamente poliedrico, anzi, una vera e propria istituzione al punto che ormai è produttore di se stesso: recita, talvolta dirige, fa le coreografie, caccia il grano e spesso canta le canzoni principali dei suoi film.
Bruce Lee e Jackie Chan
Un'infanzia povera contraddistingue i suoi primi studi di danza, canto e soprattutto arti marziali, nelle quali eccelle fin da subito. Non consegue cinture di alcun colore: è semplicemente bravo. Punto. Inizia come stuntman nei film di Bruce Lee dal quale impara tanto al punto da sviluppare uno stile proprio, studiato appositamente in modo da risultare l'esatto opposto di quello del suo mito. Successivamente diventa attore a tutti gli effetti, anche se deve sudare parecchio prima di vedere il successo. Nel 1976, per esempio, partecipa al film Hand of Death di John Woo, che si rivela però un fiasco clamoroso di critica e incassi. Questa nota di colore è importante perché accomuna per la prima volta due mostri sacri del cinema di Hong Kong, anche se a quei tempi non erano ancora stati baciati dal successo.
Jackie ottiene il primo grande successo nel 1978 con Drunken Master che già allora presentava alcune caratteristiche che in seguito sarebbero diventate dei veri e propri marchi distintivi di Jackie Chan, primo su tutto il tono scanzonato da commedia farsesca dove tutti si fanno male ma nessuno (o quasi) muore.

I trade-mark di Jackie Chan
Perché Jackie Chan ha avuto così successo al punto da essere considerato un vero e proprio mito? Ci sono diversi fattori comuni a quasi tutti i suoi titoli, diciamo a partire da metà anni '80 in poi, che lo caratterizzano in modo quasi unico.
  • I suoi film sono costellati di acrobazie assurde eseguite in prima persona senza aiuti esterni (ergo senza gli stramaledettissimi cavi), senza CGI e senza stuntmen. Ad ogni film Jackie alza l'asticella della spettacolarità e soprattutto della pericolosità dello stunt. Su questo aspetto tornerò in seguito: è il succo di Jackie Chan, ed è il vero motivo per cui mi metto a guardare i suoi film in preda ad esaltazione mistica e bavetta alla bocca.
  • L'azione è serrata ma è totalmente inserita in un contesto di commedia slapstick molto simile a quelle di Bud Spencer & Terence Hill. L'attore ha più volte sottolineato come il suo più grande ispiratore fosse stato Buster Keaton, il capostipite del genere.
  • I titoli di coda della stragrande maggioranza dei suoi film contengono i video degli errori e degli stunt eseguiti male. Fondamentali sia perché fanno ridere in stile Paperissima, sia perché sono la dimostrazione di quanto ci sia di vero in quello che abbiamo appena visto a schermo.
  • I suoi personaggi non sono eroi, ma simpatici guasconi contraddistinti da buonismo e positività che sprizzano da tutti i pori. Sganassoni sì, ma a fin di bene.

I dolori del giovane Jackie
Dal momento che si espone in prima persona a fare gli stunt più pericolosi, non c'è stato film in cui non si sia fratturato naso (tre volte), gambe, mani, costole, caviglie e chi più ne ha, più ne metta. Più di una volta ha rischiato la vita a causa di stunt andati non male, ma malissimo: in Police Story si è quasi fracassato la spina dorsale (danneggiate la settima e l'ottava vertebra) calandosi da un palo di un centro commerciale, mentre si spellava tutte le mani e rischiava la folgorazione con ustioni di terzo grado; in Armour of God, inedito in Italia, si è perforato il cranio cadendo da un albero (c'ha tutt'ora un buco così nel cranio, protetto da una placca di plastica. Fra l'altro, da quel lato l'orecchio ha perso parte dell'udito); in Project A ha rifatto più volte la scena di una caduta di quasi venti metri perché era venuta male, per giunta nell'ultima ripresa, quella buona, si è quasi spaccato il collo. A detta sua, lo stunt che però più gli ha provocato dolore è stato nel 1973 quando inavvertitamente Bruce Lee gli ha spatasciato un nunchaku in faccia. Non so voi, ma io sono fondamentalmente d'accordo con questa dichiarazione di Jackie. Immaginatevi quel mezzo bastone di legno (o di metallo, non so) che vi si spiaccica sul grugno. Io probabilmente avrei smesso di recitare arti marziali in quel nanosecondo mentre avrei smadonnato in ostrogoto stretto e riempito Bruce Lee di insulti così gravi da meritarmi la cacciata dai set di tutto il mondo: grande plauso all'abnegazione di Jackie, ordunque! Se poi volessimo snocciolare il suo bollettino medico, aggiungiamo pure: in Drunken Master ha quasi perso un occhio quando si è sfondato l'arcata sopraccigliare; in Il serpente all'ombra dell'aquila ha perso un dente e si è tagliato in braccio con una spada che avrebbe dovuto avere la lama non tagliente (fra l'altro non sono state interrotte le riprese: l'urlo di dolore di Jackie è reale!); in Il ventaglio bianco è rimasto soffocato con un colpo alla gola; in Drangon Lord (inedito in Italia) si è devastato il mento, la qual cosa gli ha pure reso difficile recitare correttamente le battute a copione; in Armour of God II: Operation Condor si è lussato lo sterno (!) cadendo da una catena penzolante su cui era appeso (sì, anch'io apprendo ora che è possibile sgnogarsi lo sterno - è l'ammissione di Jackie Chan stesso); in SuperCop si è fratturato uno zigomo; in City Hunter ha detto addio per un po' alla scapola+spalla; in Crime Story si è stortato entrambe le gambe, essendo rimaste in mezzo a due auto che si scontravano frontalmente; in Terremoto nel Bronx, lanciandosi da un ponte su un hovercraft si è spaccato il piede destro e ha passato il resto delle riprese con la gamba semi ingessata e un calzino con su dipinta la forma della scarpa per dissimulare il tutto (fantastico! Vedere i titoli di coda per credere). Bell'elenco vero? Beh, è tutto reale, e raccontato da Jackie nella sua autobiografia, più volte citata in questo articolo.
Stile dell'ubriaco, Drunken Master
Al di là di queste esperienze estreme, tanto per farvi capire lo stile di Jackie, eccovi un esempio illuminante: nel film Terremoto nel Bronx si vede l'attore che salta da un tetto di un palazzo al balcone di un secondo palazzo di fronte al primo. Non so quanti piani fossero, ma direi tanti, pure troppi. Nei titoli di coda si vede chiaramente che il salto è FOTTUTAMENTE REALE ed è eseguito senza cavi di protezione o altri ausilii. E senza che l'attore avesse una visione chiara del punto di atterraggio. Se Jackie avesse sbagliato, si sarebbe sfracellato da qualche parte o al limite, con un colpo di culo, sul materassone posto tipo 10 piani più sotto (lo spero io per lui che ci fosse, perché negli out-take finali questo materasso mica si vede). Un pazzo? Sicuramente sì. Ma meritevole di tutta la mia stima!

Un po' di carriera, tanto per snocciolare dei titoli fichissimi
Ripercorrendo in breve la sua carriera, citiamo il fatto che più volte abbia cercato di sfondare negli USA: d'altronde, si sa, se aspiri al successo planetario, spesso la tua strada deve passare dal botteghino americano. Nei film Cannonball Run - La corsa più pazza d'America 1 e 2 (1981 e 1984) Jackie interpreta un partecipante alla gara, lo sfigato giapponese (!) a cui capita di tutto mentre guida una sfolgorante Subaru-Baracca tristemente spacciata per una Mitsubishi. Purtroppo per lui, quei film si rivelano dei flop colossali. A me ai tempi erano piaciuti, ma non dite in giro che sono troppo di bocca buona.
In patria Jackie macinava comunque un successo dietro l'altro: Project A - Operazione pirati, Il mistero del Conte Lobos (contenente, a detta di molti, uno dei combattimenti finali più tosti della storia del cinema; io dissento parzialmente perché questo riconoscimento lo rivendica a mio avviso Drunken Master II), la serie di Police Story (da noi è arrivato per primo il terzo della serie col titolo Supercop), Drunken Master II e... Terremoto nel Bronx, nel 1995.

Police Story I
Ecco. Proprio con questo film arriva, finalmente, oltre un decennio dopo, il primo vero grande successo negli USA. Produzione assolutamente di Hong Kong, ma girato ed ambientato a New York. Il successo è ampiamente meritato, perché Terremoto nel Bronx, arrivato incredibilmente al cinema anche in Italia (e io c'ero! Anche se in sala eravamo tipo in cinque), è la summa di tutto il Jackie-pensiero, per non parlare del fatto che il Nostro in quegli anni fosse assolutamente al top della forma fisica: uno splendido quarantenne anzichenò! Azione a manetta, stunt fantastici, combattimenti divertentissimi, storia semplice e carina da risultare godibilissima. 90 minuti di vera evasione. Sono indeciso se considerarlo il mio preferito in assoluto,  sicuramente rientra nella Mia Top 5.
Promo di Rush Hour 3
Da questo film in poi, arriva un filotto di altri successi quali Mr. Nice Guy, First Strike (in patria Police Story IV: First Strike), Senza nome e senza regole e... Rush Hour - Due mine vaganti, nel 1998. Con Rush Hour arriva la definitiva consacrazione, il record di incassi e la meritata stella sulla Walk of Fame a Hollywood. Peccato che quella di Rush Hour non sia la serie preferita di Jackie Chan, che afferma di non comprendere appieno l'humour americano. Lasciatemi dire che la coppia Jackie Chan - Chris Tucker è stata fenomenale, superata a mio avviso soltanto da Jackie Chan - Owen Wilson in Pallottole Cinesi e relativo seguito.
Escludendo i seguiti di film già citati, tutti di successo (Colpo grosso al Drago Rosso - Rush Hour 2 incassa più di 300 milioni di dollari!), arrivano altri film come Il Giro del mondo in 80 giorniRob-B-Hood  e L'impero Proibito, del 2008, film che finalmente vede recitare insieme Jackie Chan e Jet Li: il sogno di tanti fan, arrivato forse un po' troppo tardi per evidenti limiti di età di entrambi gli attori. E peccato per il massiccio uso di effetti speciali e di cavi, che aborro (ve l'ho già detto?).
Proprio l'età che avanza fa sì che le ultime produzioni di Jackie, per ovvii motivi, si focalizzino più sulla commedia che sull'action. Ricordo ancora quanto rimasi inorridito al cinema con Pallottole Cinesi quando ho visto per la prima volta uno stunt di Jackie eseguito non in brevissimo piano sequenza ma con un evidente stacco di scena al momento dell'atterraggio. Quello è stato il primo campanello d'allarme, segno evidente che l'età colpisce anche i più grandi iron man del '900. E purtroppo negli ultimi anni sono aumentati anche i film dimenticabili, per non dire proprio brutti (Lo smoking, The Medallion e Operazione Spy Sitter non hanno certo reso giustizia all'attore, lasciatemelo dire)
Accennavo prima che un marchio di fabbrica di Jackie è l'aver sempre interpretato la parte del personaggio positivo. Per mantenere fede a questa immagine e ai suoi valori, Jackie ha rinunciato a diverse parti di cattivi che hanno fatto la fortuna di altri attori: Arma Letale 4 (Jet Li prese il suo posto) e Demolition Man (sostituito da Wesley Snipes) sono due casi emblematici. Rinunciò anche ad una parte di cattivo nel bellissimo Black Rain - Pioggia Sporca. Peccato? Sì e no. Senza queste scelte, Jackie non sarebbe quello che è oggi. Forse.
Proprio nel finale di carriera ha però fatto diverse eccezioni, per dimostrare di essere in grado di sostenere anche un ruolo drammatico. Non posso non citare La Vendetta del Dragone, osceno titolo italiano di Shinjuku Incident (2008), storia crepuscolare, cupa e opprimente sulla vita degli immigrati cinesi a Tokyo. Ricordo che vidi questo film ignaro di tutto ciò, e che la qual cosa mi causò uno shock non indifferente. Sì, sì, mi sono sentito un po' un bimbominkia americano, in quel frangente: mi aspettavo di vedere il solito Jackie fracassone e scanzonato - questa volta a Tokyo - e mi sono trovato un drammone sociale peraltro fatto molto bene. In Rob-B-Hood (2006) Chan interpreta un ladruncolo da strapazzo che, insieme a due complici, rapisce un bimbo di pochi mesi per conto della Triade... ovvio, il film è sempre commedia, il personaggio però non è tanto in linea con lo stile-Jackie! In New Police Story (2004), il quinto e ultimo capitolo dell'omonima fantastica serie, i toni si fanno più cupi e drammatici: il poliziotto protagonista, ultimo sopravvissuto della sua squadra, in preda ai sensi di colpa si dà all'alcoolismo spinto con tutti i problemi che la cosa provoca: non l'ubriacatura che rende comicamente invincibili come nei due Drunken Master, ma quella ubriacatura autodistruttiva e negativa da atmosfera quasi noir. Insomma, gli indizi per una svolta non da poco ci sono tutti. Il primo indizio di questa deriva, in ogni caso, lo si trova nel film Crime Story (1993) dove la farsa ha lasciato spazio ad azione ed un tocco di dramma. In quegli anni però Jackie non si era sentito ancora pronto per questa svolta, e in fase di montaggio aveva alleggerito notevolmente il clima teso del film.

Piccola aggiunta allo scritto originale del 2013: il 26 febbraio 2017 Jackie Chan riceve un meritatissimo Oscar alla carriera. Sempre tardivamente, ma alla fine arriva un riconoscimento per me dovuto e sacrosanto per come si è speso nel divulgare un certo tipo di cinema di azione, divertente, leggero, piacevole da guardare per tutti. 

I migliori stunt per cui Jackie Chan è famoso.
Ecco il succo dell'articolo, il vero motivo di tutto questo. Badiamo al sodo, parliamo di scene esageratamente folli, pericolose, fuori di testa e adrenaliniche! YouTube è infarcita di "Best of Jackie Chan Stunts", usate queste keywords per cercare le scene migliori. Anch'io stilo la mia personalissima Top 10. Ho cercato di evidenziare con un bel cerchietto il Nostro, nel caso in cui non fosse chiaro.

10) Sul cornicione! Un piccione? Mr. Nice Guy (Id., 1997) Piazzate una telecamera in cima ad un grattacielo ed aspettate. Vedrete comparire la crapa di Jackie Chan, e realizzerete con orrore che costui è sbucato da una finestra e che sta camminando su un cornicione profondo una ventina di centimetri scarsi. A centinaia di metri di altezza, senza cavi, senza reti di protezione, senza un cazzo di niente. Ecco.

9) Vuoi evitare un'auto che vola prima che ti decapiti? Volteggia! Armour of God (Id., 1987) Qui c'è un'intera scena che merita la menzione. E' la rissa in un magazzino che vede coinvolto Jackie contro degli sgherri e delle auto impazzite. A parte il fatto che si vede un'auto che prende in pieno un poveraccio (ah, questi film asiatici dove gli stuntman si immolano per la Causa!), ecco il clou della scena: Jackie si arrampica su una pila di scatoloni e riesce ad attaccarsi ad un tubo del soffitto. In quel momento, lanciata da una rampa, un'auto decolla pronta a colpirlo (!). Jackie esegue uno splendido volteggio stile trapezista e, in volo, con una scelta di tempo perfetta, evita per un soffio l'auto volante.

8) Come saltare la fila in un centro commerciale. Police Story (Id., 1985) Jackie è all'ultimo piano di un centro commerciale enorme, e i cattivi si trovano al piano terreno. Qual è il modo più veloce per raggiungerli? Aggrappandosi ad un palo e lasciarsi andare giù. Il tutto circondato da cavi della corrente, luci e teloni con atterraggio finale su un piano di VETRO. Scena citata nell'articolo principale: Jackie qui ha seriamente rischiato la vita.

7) Ecco come ti entro in stanza! Police Story 2 (Id., 1988) E' tutta una sequenza unica, folle e fantastica. Se volete entrare in un ufficio, mi raccomando, voi scegliete la via più comoda (entrando nell'atrio e prendendo l'ascensore). Jackie si è invece buttato giù da un edificio, atterrando su un bus in movimento; ha saltato qualche cartello orizzontale, giusto per non spatasciarsi, e si è gettato in volo contro la VETRATA (sì, vetro reale) sfondandola. E facendosi un male assurdo (vedere titoli di coda).

6) Motoretta BREM BREM! Armour of God II: Operation Condor (Id., 1992) Nella sua autobiografia, Jackie afferma che questo è il suo stunt preferito. Il Mito è su una motoretta da cross, inseguito da dei malviventi. La folle corsa finisce al molo del porto, dove c'è una gru su cui è appeso un bancale di merce, sorretto da una rete di corde. La moto schizza su una rampa e prende il volo; Jackie zompa in aria e acchiappa in aria la rete, mentre la moto rovina nel mare. Roba che solo Hiroshi può fare prima di trasformarsi in Jeeg.

5) Giù dalla torre dell'orologio! Project A - Operazione Pirati (Project A, 1983) Avete presente il Doc di Ritorno al Futuro appeso all'orologio della scuola? Ecco. Qui Jackie Chan, un anno prima, fa qualcosa di simile, ma in grande stile. L'altezza è maggiore, e lui cade giù di schianto. La caduta è attutita da dei teloni che, rompendosi, fanno da materasso. Peccato che Jackie abbia dovuto rifare la scena TRE volte perché la caduta finale era venuta male. Facendosi un male allucinante al collo nell'ultima caduta. Un pazzo.


4) Da un tetto al balcone! Terremoto nel Bronx (Rumble in the Bronx, 1995) Scena già citata nell'articolo. Il salto è davvero impressionante.


3) Turista fai da te? Ahi ahi ahi! SuperCop (Police Story 3: Super Cop, 1992) Siamo a Kuala Lumpur (Malesia) e c'è un elicottero che decolla. Jackie non trova niente di meglio da fare che non aggrapparsi alla scala di corda che ivi penzola. L'elicottero prende il volo e il Nostro resta appeso per tutta la durata del tragitto, mentre evita pinnacoli, si schianta su qualche tetto e man mano perde la presa fino a rimanere appeso all'ultimo gradino della scaletta. A centinaia di metri d'altezza, sottolineo. Nell'autobiografia è Jackie Chan stesso a spiegare il perché di questa folle decisione. Semplicemente, voleva dimostrarsi migliore di Michelle Yeoh, che nello stesso film aveva eseguito uno stunt difficilissimo (salto impossibile con moto e atterraggio su un treno in movimento). D'accordo con il regista, ha inserito questa scena che non era prevista nel copione e ha detto a Michelle: "Puppa!". E' andata così, sissignori.

2) Giù dalla scogliera! Armour of God (Id., 1987) Una delle scene più impressionanti che ho visto. Jackie si lancia nel vuoto da un dirupo e fa un volo a centinaia e centinaia di metri di altezza. Senza paracadute, riesce ad atterrare perfettamente su una mongolfiera che svolazza sotto di lui. In realtà la scena è stata costruita in due riprese: nella prima, con inquadratura dal basso, Jackie si lancia da un burrone legato ad un cavo. Successivamente è salito su un aereo, e ha completato la seconda ripresa con l'atterraggio sulla mongolfiera. La resa finale è comunque impressionante, anche se qui c'è stato un minimo di lavorazione e, diciamo così, finzione nello stunt.

1) Giù dalla parete vetrata! Senza nome e senza regole (Who am I?, 1998) Io soffro di vertigini, ergo questa è una delle scene che più mi ha fatto star male. Semplicemente, Jackie si getta dal tetto di un palazzo vetrato con la parete in pendenza, ed inizia ora a scivolare ora a correre sulla parete mentre cade giù. Il tutto mentre le telecamere riprendono la folle caduta da più angolature. La caduta si arresta alla fine dello scivolo: Jackie frena bruscamente sul bordo, dove si vede chiaramente il vuoto sotto di lui. PANICO TOTALE. Mi sudano ancora le mani mentre sto scrivendo.

Questo è il palazzo incriminato. Si trova a Rotterdam e si chiama Willemswerf Building.

Orrore e raccapriccio!
Jackie è da prendere così. E' fondamentalmente un tamarro buono, uno spaccone con il sorriso perennemente stampato su una faccia da schiaffi. Uno che passa indifferente da film terribilmente spettacolari a flop tragici e ignobilmente kitsch. Mi riferisco per esempio a City Hunter - Il film (1993), film entrato nella leggenda per il suo essere spaventosamente trash e dove l'anarchia di trama e di regia regnava sovrana. Il risultato è stato talmente orrendo che Jackie Chan stesso disconosce ogni paternità sull'opera, marcandolo come errore che avrebbe voluto evitare. Ricordo però che John Woo, non certo una persona qualunque, in visita al set, raccontò di essere rimasto sconvolto nel vedere il regista scazzato su una sedia a scapperottarsi mentre Jackie giocava con una telecamera attaccata ad una gru, con il cast che stava recitando una scena particolarmente concitata.
Ecco, queste cose potevano accadere solo nella Hong Kong dei primi anni '90.

Ed è anche protagonista involontario di un meme su Internet!

Grande Jackie e lunga vita!

Elenco dei film di Jackie Chan recensiti su Quello che gli altri non vedono (in costante aggiornamento):

giovedì 6 dicembre 2012

Splice (2009) | Recensione

Splice
Voto Imdb: 5,9
Titolo Originale:Splice
Anno:2009
Genere:Fantascienza / Horror
Nazione:Canada / Francia
Regista:Vincenzo Natali
Cast:Adrien Brody, Sarah Polley, Delphine Chanéac

Pericolosi esperimenti genetici con DNA umano, mostriciattoli, concezione un po' fallica del mondo, coppia di scienziati genialoidi che non trombano e quando lo fanno quasi non me ne accorgo, complessi di Edipo e di Elettra in un colpo solo, mito di Prometeo, multinazionali mediche senza scrupoli... il tutto frullato con un pizzico di horror e una sequenza vagamente erotica. Questo mischione è Splice, del regista Vincenzo Natali, italo-canadese che preferiamo ricordare per il suo unico film riuscito, Cube - Il Cubo. Dato che queste poche righe bastano per inquadrare il film, il cui risultato finale può essere sintetizzato con "Banalità a profusione", preferisco immaginarmi mentre scrivo una letterina al regista giusto per esprimere le mie rimostranze verso questo obbrobrio.

Lettera aperta al regista Vincenzo Natali

Caro Vincenzino,
ho letto che ci hai messo dieci anni a tirare fuori questo film. Tipo che l'hai lasciato nel cassetto perché dopo Cube - Il Cubo (1997) non avevi il grano e la tecnologia per realizzare Splice così come te lo immaginavi. Parliamoci chiaro: avevo buone aspettative perché Il Cubo mi era piaciuto parecchio per la sua originalità di fondo, per l'ottima realizzazione nonostante fosse low-budget e per il clima claustrofobico nonché alienante che lo caratterizzava. Ti scrivo perché vorrei chiederti una cosa, innanzitutto. Hai avuto DIECI anni per prendere la sceneggiatura, scriverla e riscriverla, insomma per migliorarla di giorno in giorno, per di più aiutato da altra gggente. Voglio dire, lo spunto di partenza non è davvero male. Ma proprio non capisco: perché alla fine di tutto questo lavoro è uscita questa chiavica allucinante? Ecco, te l'ho detto: non ti offendere, eh, anche se con questo film un pochino hai offeso l'intelligenza di noi spettatori. Ti preciso una cosa: non vado a sindacare sulle questioni morali che, in modo banale ma anche semplicistico, sollevi con questo film. Della moralità me ne impipo bellamente (così come ho scritto nella recensione di Codice Genesi). Io preferisco valutare il film dal punto di vista della trama, dei personaggi, della realizzazione tecnica. E nei primi due aspetti, proprio non ci siamo, con Splice.
La trama? Non che voglia raccontartela, immagino tu la conosca a menadito, ma dato che questa è una letterina aperta scrivo giusto due righe per il pubblico ludibrio. Ci sono Clive (Adrien Brody) e Elsa (Sarah Polley), due iper-scienziati-super-geniali, che stanno insieme e lavorano in un centro di ricerca avanzatissimo che si chiama N.E.R.D.
Cameretta nerd
Ora. Bello sto gioco di parole, eh? Nucleic Exchange Research and Development = NERD. Mi immagino le ore passate a trovare un significato decente per trasformare nerd in acronimo. Vincé, non è mica che volevi ammiccare ad un pubblico un po' geek, così, tanto per sembrare divertente? Altrimenti come le spieghiamo le ridicole magliette che Clive indossa per tutto il film? E i poster manga con cui tappezzi le pareti degli scienziati? Beh, io non ho riso manco per il cazzo. Sarò un nerd strano, ma col sottoscritto non hai minimamente fatto colpo. 
Ginger e Fred.
Dicevo. Clive ed Elsa giocano col fuoco anzi con il DNA. Creano dal nulla Fred e Ginger, due esseri falliformi (non voglio essere volgarotto, mi fermo qui. Vedere due simil-cazzoni che si muovono fa ridere. Ok, ho fatto un po' di preterizione, perdonami.) il cui unico scopo è fornire cellule staminali e tutto l'apparato genetico necessario per curare le Grandi Malattie del Mondo. Visto il successo dell'operazione, i due scienziati vogliono sperimentare col DNA umano. Ma la Compagnia non è così munita di spirito umanitario. Vuole fare soldi a vagonate. Subito. Ordina loro di lavorare su Fred e Ginger e ricavarci tutto il monetizzabile. Elsa e Clive s'incazzano, vanno avanti per la loro strada e mischiano un po' di geni umani, di rane / anfibi, di galline (oh, a me pare) e di non so che altre specie, e viene fuori questo mostriciattolo a due zampe e con una testa così. Visto che lavorano alla NERD e visto che due scienziati così genialoidi non hanno la fantasia per dare un nome decente a questo ROBO, decidono di chiamarlo nerd al contrario, ovvero Dren. Vincè. Potevi fare meglio, eh. Dren non si può proprio sentire. Fa proprio cagare come nome. Comunque Dren cresce a dismisura, e salta fuori che è una femmina. E pure vagamente gnocca. Peccato per quelle zampe alla ranocchia. Fin qui lo spunto è interessante, te lo concedo. Poi tutto precipita. Evito di raccontare altro per non incappare in spoiler ma, davvero, non succede più nulla di davvero sorprendente. A parte il fatto che Dren si tromba Clive e poi pure Elsa. Ops, spoiler assassino. Tranquilli, non è il finale. 
Purtroppo il grosso difetto della trama è proprio questo: non sorprende. Mentre guardi il film provi ad immaginare quale colpo di scena possa scompaginare tutti gli indizi che hai pedestremente disseminato qua e là. Invece nulla: nel film succede proprio tutto quello che ti aspetti che succeda. Finale incluso. E questo è un peccato mortale, soprattutto se te ne esci con un ibrido di film scientifico-fanta-scientifico e gli dai una spruzzatina di horror giusto per dare un contentino ai nerd. Non ci siamo, Vincè.
Ma l'aspetto peggiore, incredibile a dirsi, non è nemmeno la trama. Sono i personaggi.
Sarah Polley a sinistra. A destra,
dietro il suo naso, Adrien Brody.
Evito di ironizzare su naso di Adrien Brody. Ma davvero al casting non avevate nessun altro di decente per la parte? Non dico che Brody non sia un cattivo attore, tutt'altro. In S.O.S. Summer of Sam - Panico a New York di Spike Lee è fantastico, come pure nel film Il Pianista con cui vinse l'Oscar. Ma ora non è che vincere l'Oscar ti renda automaticamente perfetto per ogni parte che ti rifilino. Quindi, Vincé, davvero, la scelta di Brody è davvero infelice. Sarah Polley (me la ricordo nel bellissimo L'alba dei morti viventi di Zack Snyder) è più funzionale nella parte ma è proprio il personaggio di Elsa ad essere terribilmente irritante. Semplicemente non è credibile. Lei non vuole bambini. Ma, novella Eva, tenta Clive-Adamo a proseguire con lo scellerato esperimento. Eppoi ci mette il proprio, di DNA. Egocentrismo a manetta? Arriva Dren, e la tratta amorevolmente come la figlia che però non ha mai voluto. Mentre Clive, che un bimbo lo voleva, cerca di accoppare Dren in un parossismo di rifiuto perché "non è giusto". Poi, come per incanto, quando Dren raggiunge la maturità sessuale, ecco che i ruoli si ribaltano. Per giustificarsi dopo la trombata, Clive dice ad Elsa: "Abbiamo superato la distinzione fra ciò che è giusto e ciò che non lo è". Esticazzi, facile cavarsela così. La cosa più incredibile è che lei accetta questa ridicola scusa. Se Clive avesse detto: "... le cavallette..." sarebbe stato meglio. Non c'è proprio nulla di credibile in tutti questi cambiamenti di ruoli e personalità. Non dico che non si debba cambiare. Dico, Vincé, che si debba farlo su basi solide e credibili. Qui succede tutto in modo casuale e quasi senza il minimo perché.
Buona la resa di Dren.
Dopo che un po' ti ho massacrato il film, voglio darti un contentino: i complimenti per gli effetti speciali te li meriti tutti. La fotografia è ottima e la resa sia dei mostriciattoli che di Dren è davvero eccellente; da questo punto di vista è tutto assolutamente credibile. Molto più dei personaggi principali, ed è un vero paradosso. E' un peccato che tutti gli sforzi produttivi siano andati a favore dell'aspetto visivo, totalmente a discapito di tutto il resto. Splice è un film fondamentalmente noioso, che non terrorizza e che vorrebbe colpire con l'unica scena un po' forte solleticando la morbosità erotica del "bello del mostruoso". Buona, invero, la recitazione di Delphine Chanéac che interpreta Dren.


Caro Vincenzo, concludo questa letterina con una minaccia. Tira fuori un'altra cazzata come questa, e sei fuori.



Cordiali saluti da un fan deluso,
Giampy

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 5
Ottimi spunti iniziali, svolti in modo pedestre e terribilmente banale e prevedibile.
Musiche: 5
Niente di memorabile. Musiche banalotte, che non comunicano tensione.
Regia: 7
Dal punto di vista tecnico, niente da dire: ottimo per la resa visiva, le inquadrature e gli effetti speciali.
Ritmo: 5
Un quasi horror che non terrorizza. Lento, compassato, non eccelle per il ritmo. Peccato capitale da manuale del cinema.
Violenza: 5
Povero coniglietto sbranato da Dren.
Humour: 4
L'effetto umoristico è dato dal naso di Brody e dalle sue ridicole magliette. Non propriamente quello che definirei un aspetto positivo.
XXX: 6,5
Dren si bomba Brody. Qui capisci che l'attrice modella è gnocca.
Voto Globale: 4,5
E' per me un film davvero sconclusionato, senza un perché e senza mordente. Personaggi poco credibili e svolgimento banale fanno sì che Splice sia un film dimenticabile.

martedì 4 dicembre 2012

Ong Bak 2 - La nascita del dragone (2008) | Recensione

Ong Bak 2 - La nascita del dragone
Voto Imdb: 6,1
Titolo Originale:Ong-Bak 2
Anno:2008
Genere:Azione / Arti Marziali
Nazione:Thailandia
Regista:Tony Jaa - Panna Rittikrai
Cast:Tony Jaa, Dan Chupong, Sarunyu Wongkrachang

Vado dritto al sodo, un po' come fa Tony Jaa con questo film.
Prendete il primo Ong Bak, toglietegli ogni orpello inutile (in pratica: lasciategli solo i combattimenti), eliminate i ralenty tipici di Prachya Pinkaew, ambientatelo nell'antica Thailandia anno 1432 o giù di lì, aumentate il budget, affidate la regia a Tony Jaa stesso, rendetevi conto che lui non ce la fa e chiamate in aiuto il suo mentore Panna Rittikrai, infilateci qualche elefante perché sennò non sarebbe un film di Tony Jaa e alla fine ottenete Ong Bak 2 - La nascita del dragone.

Già per il fatto che è ambientato nel XV secolo vi sarà chiara una cosa: questo film, a parte l'attore principale, non c'entra una beata fava col primo Ong Bak. Non è nemmeno un prequel. Potevano chiamarlo tranquillamente Te corco di botte in tutti i modi possibili ed immaginabili e te faccio pure male e non se ne accorgeva nessuno.

Il resto della recensione si basa su questa semplice proporzione matematica:

Ong Bak 2 : Signore degli Anelli = Primi 60 minuti di Ong Bak 2 : Tom Bombadil

Ve la leggo: i primi 60 minuti di Ong Bak 2 sono come la parte di Tom Bombadil nel Signore degli Anelli. Cosa intendo dire con questo? Ve lo spiego con una sola parola:

IL TEDIO

Vi giuro, mi sono sfracellato i maroni come non mai a guardare questi primi 60 minuti, in cui non succede NULLA. Sì, qualche sganassone, qualche scaramuccia qua e là, qualche accenno di trama attaccata con lo scotch giusto per dargli un minimo di credibilità, qualche flash back veramente inutile ed ignobile, ma credetemi, assolutamente non accade nulla. Stiamo parlando della quintessenza dell'inutilità. Esattamente come Tom Bombadil nel Signore degli Anelli. Sega via quelle 150 pagine, e non cambia nulla. Ok, cari fan tolkeniani: fate sbollire la rabbia e placate la vena pulsante sul collo; aspettate qualche minuto, insultatemi, poi continuate pure a leggere perché ho finito con questo paragone scellerato.

Ong Bak 2 parla di un ragazzino la cui famiglia reale è stata sterminata; viene raccolto e cresciuto come un figlio dal capo dei banditi, il quale gli insegna qualunque arte marziale gli passi per la testa: muay thai, ninjutsu,  capoeira, wushu e non so che altro. Il ragazzo, diventato uomo (Tony Jaa), decide che è ora di vendicarsi e di spaccare i culi grazie alle straordinarie capacità acquisite nel tempo. Massacra decine di sgherri mascherati da ninja thailandesi ma finisce che le busca di brutto da una specie di guerriero truccato da corvaccio fantasma (Dan Chupong). Sì, il film finisce così, con un cliffhanger degno della Telenovela Piemontese mandata in onda su Mai Dire Tv.

Vi ho liquidato la trama in poche righe perché, davvero, non c'è null'altro da dire. 
Siamo nel 2006, il successo di Ong Bak va oltre i confini thailandesi, il secondo film The Protector nel 2005 (ci torneremo, promesso) ha avuto uguale successo, e succede che Tony Jaa si stanca di essere trattato come un burattino dal regista Prachya Pinkaew. Trova un po' di fondi, e decide di fare il SUO Ong Bak. Con risultati assurdamente altalenanti. Dal punto di vista filmico, Ong Bak 2 non fa due ma duecento passi indietro. E' veramente pessimo nella sua costruzione globale. La trama è inesistente, le scene sono malamente collegate fra loro - segno che il lavoro di montaggio è stato fatto male - e spesso all'interno delle stessa scena la qualità dell'immagine, delle luci, della fotografia varia vistosamente: segno di rimaneggiamenti a posteriori. Diciamocelo: come regista, Tony Jaa ha toppato alla grande al punto che si narra che, in preda ad una crisi mistica, fosse scomparso per 2 mesi nella giungla mentre la produzione aveva fermato le riprese perché i fondi erano finiti. Per salvare la baracca viene chiamato Panna Rittikrai (che voi lettori attenti avete incrociato come regista nel film Born to Fight), mentore di Tony e grande coreografo di arti marziali. Tony Jaa fa pubblica ammenda, e in fretta e furia fa terminare le riprese del film, due anni dopo che il carrozzone era stato messo in piedi. Questa nota di colore serve a spiegare le grandi incongruenze del film e tutte le sue debolezze. E serve a spiegare il fatto che di lì a poco è stato annunciato il seguito Ong Bak 3, di cui vi parlerò in un'altra recensione.
Il punto di forza di Ong Bak 2 è dato sicuramente dai combattimenti. Qui non avevamo il minimo dubbio: la qualità è davvero elevata, e per di più non ci sono nemmeno i fastidiosissimi ralenty a cazzo che Pinkaew piazza in tutti i suoi film. Qui si bada alla sostanza, che in questo caso è il picchia forte, picchia duro

Ma, amici miei, questa volta non basta. Dopo un'ora di tedio, niente può risollevarmi dal torpore come è accaduto in questo caso. Ok, gli ultimi 40 minuti sono davvero spettacolari e valgono la pena di essere visti. Non come film, ma come videoclip. Ecco quindi il vero limite di Ong Bak 2. Non posso promuoverlo come film nella sua globalità, ma se vi armate di fast forward e passate alle scene clou, potrebbe anche riservarvi qualche piacevole sorpresa. La scena della rissa con lo stile della scimmia ubriaca (qui si scomoda un mostro sacro come il Jackie Chan anni '70), quella con il corvo fantasma, o ancora il combattimento Tag-Team con... un elefante (!!!) meritano assolutamente una visione. Il resto è fuffa, e la cosa mi dispiace perché i mezzi per fare il botto c'erano tutti. Bocciato.

Il Pagellone!
Così è deciso!
Trama: 4
Inutile e pretestuosa. Ci sono pezzi di trama buttati a caso in flash back, ma che vengono dimenticati nel proseguimento della storia: roba da dilettanti allo sbaraglio.
Musiche: 5
Anonime. Accompagnano l'azione, ma non restano in mente, alla fine di tutto.
Regia: 5
Davvero povera, e per di più con qualche espediente da quattro soldi (prologo di 5 minuti riciclato nella sua interezza come flash back in mezzo al film: orrore!).
Ritmo: 5
E' la media fra il 2 dei primi 60 minuti e l'8 dei combattimenti finali.
Violenza: 7,5
Qui si premia non tanto lo splatter in sé (inesistente) quanto la qualità di combattimenti e coreografie, assolutamente all'altezza delle aspettative.
Humour: 0
Eliminata ogni traccia di humour. Il che non è necessariamente un male.
XXX: 0
Niente da segnalare.
Voto Globale: 5
Splendido come videoclip, ma solo per una sua minima parte. Come film è decisamente bocciato, un'occasione mancata per fare il vero salto di qualità. Dirò di più: la delusione è tanto più alta quanto maggiori sono le aspettative che non vengono mantenute.
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